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X-Men Deluxe #166

Ecco un'altra recensione di Shelidon da X-Men Deluxe #166!

X-Force

Angeli e Demoni #1 e #2 (Angels and Demons #1 e #2, da X-Force vol. 3 #1 e #2 dell’aprile e del maggio 2008). Molto controversa questa nuova tamarra serie di Kyle e Yost, con i disegni di quel Clayton Crain già molto controverso e contestato su Ghost Rider. Difficile dare un’opinione, lo confesso. Un po’ perché questa serie, ammettiamolo, parte all’insegna delle idee banali: una squadra segreta organizzata da Ciclope per fare il lavoro sporco, una squadra di artigliati, una squadra che si scontra con integralismo contro l’integralismo dei Purificatori, con la mutante cattolica Rahne come ostaggio, nel mezzo.


D’altro canto, però, qualche punto di forza questa serie ce l’ha. Inficiato certo dal dubbio che saranno spunti sterili da abbandonare subito ma che, in questa fase, meritano comunque il beneficio del dubbio. Di che cosa sto parlando? Beh, innanzitutto abbiamo un Ciclope spregiudicato e crudele, che manda Laura verso la sua dannazione e ricatta Logan, che calcola perdite e rischi con freddezza rinunciando a salvare Rahne. Ma sarà davvero Scott? L’ombra del nuovo cross-over già proietta il suo cono di boiate su qualunque cosa. Skrull a parte, abbiamo una squadra cazzuta e una X-23 che perde il suo lato umano, costruito proprio da Kyle e Yost, con un po’ troppa disinvoltura ma sicuramente con un buon risultato. La caratterizzazione che promette meglio, quella di X-23.


Non ultimi, abbiamo i disegni di Clayton Crain. Lo so. E’ stato definito confusionario, ed è la verità, ma non è forse un trucco cinematografico di recente concezione quello di mostrare le scene di battaglia come realmente devono apparire a chi le vive? Espressioni contorte e colori cupi, liquidi come piacciono a me, vortici di sensazioni e linee nere, su background sfumati e dipinti da cui vengono fatti emergere sapientemente i dettagli importanti: l’aquila di sassi durante la sepoltura, il lampadario di cristallo a casa di Warren, il boschetto durante l’appostamento, lo scenario post-atomico del bunker. Sì. Clayton Crain mi piace. E molto. E se qualcuno ha qualcosa da dire, si tenga pure Dillon e le sue facce di sapone, i suoi colori di plastica, le sue atmosfere insipide. Se questa serie ha un problema, più che altro, è proprio il puntare tutto sull’atmosfera: poco intreccio, poco pathos se non per i disegni, poca psicologia. Vedremo se i due si stanno solo riscaldando o se si sono semplicemente raffreddati.


Ma mi spiegate che senso ha mettere all’interno la stessa copertina… di copertina? Proprio non sapevano come altro impiegare un’intera pagina (fronte e retro)? Si lamentano tanto della mancanza di spazio: è una fortuna che non ce l’abbiano perché a quanto pare quando si presenta l’occasione non hanno un bel niente da dire.


Genesi finali (Final Genesis, da Young X-men #1 del maggio 2008). Confesso che non ce l’ho fatta. Un po’ per i disegni di Yanick Paquette, deprecabile come al solito (mi sveglio ancora la notte urlando, per Civil War: X-men). Un po’ per Marc Guggenheim, decisamente svaccato. Un po’ perché davvero non riesco ad affrontare l’ennesimo inizio di uno story-arc sui giovani X-men, che sembra ricalcare un’altra volta tutti i precedenti. X-men versione Smallville. Una nuova confraternita di mutanti malvagi. Nuovi morti, nuovi personaggi uguali ai vecchi. Basta, per carità.


Conseguenze (Aftermath, da X-Factor vol 3 #29 del maggio 2008). Numero di bilancio o trampolino per una nuova storia? Entrambi. Peter David affronta la perdita di Rahne e porta avanti le sue storie, tra Madrox in crisi e Siryn incinta, ma non rinuncia ad interrogarsi sullo stato attuale dei mutanti, in modo coerente con il suo mondo secondario ma anche squisitamente meta-fumettistico come lui sa fare. E le riflessioni che mette in bocca a Madrox sono le stesse che ho sentito fare a tanta gente, delusa da Messiah Complex e in preda ai peggiori pesentimenti per Secret Invasion. Che senso ha essere qui? Lui dietro alla pagina, Madrox sulla pagina e noi dall’altra parte a leggere. Boh. Può essere la risposta di Rictor. «Sono stufo di queste storie mutanti. Andare in giro coi mutanti. Combattere per aiutare i mutanti. Preoccuparsi per i mutanti». E se avesse ragione lui? Almeno Peter David si pone il dubbio. E ho il presentimento che si senta come Madrox, che sta tentando disperatamente di conservare un senso per quello che fa, ma che quel senso ha difficoltà a coglierlo egli stesso. E non è un caso, come ha giustamente osservato qualcuno, che metta in scena uno dei villain più assurdi dell’universo mutante. Che PAD sia davvero in crisi, che si senta una mosca bianca o che tutto ciò sia solo un parto della mia mente malata, un’ottima storia.

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