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X-Men Deluxe #167

Ecco una nuova recensione di Shelidon direttamente dal numero 167 di X-Men Deluxe!

X-Force - X-Men - Cassaday - Wolverine

Angeli e demoni #3 (Angels and Demons #3, da X-Force #1 del giugno 2008 stando a quello che dice il retro di copertina, da X-Force #3 dell’agosto 2008 stando a quello che ricordo io). Come dicevo il mese scorso, i disegni di Clayton Crain possono piacere o non piacere, ma è difficile negare che sia in grado di creare un’atmosfera. Così come può piacere o non piacere la storia imbastita da Kyle & Yost, una storia di violente mattanze e poca moralità da ambo le parti, ma è altrettanto difficile negare che abbia del mordente.

L’idea di riportare in vita i principali nemici dei mutanti in una versione lobotomizzata, “phalanxizzata”, ha dell’interesse, anche se ha la non indifferente controindicazione di riportarci tra le balle gente di cui ci eravamo felicemente dimenticati (Donald Pierce, William Stryker, Bolivar Trask, la Regina Lebbrosa) o che sembrava - almeno ai più ingenui di noi - dovesse rimanere morta ancora per un po’ (un certo Creed, ad esempio). Molto bella la copertina variant in bianco e nero: personalmente per l’albo, dovendo attingere a X-Force, avrei messo quella. O almeno quella di X-Force #3, che pure non era malissimo. Ma, come dirò in seguito, è ben altro che avrei messo in copertina. A proposito di copertine, sono molte le variant che non ci stanno facendo vedere. (Le trovate nella gallery)


Il sole tramonta anche (The Sun Also Sets, da X-men: Divided We Stand #2 del luglio 2008). Storia autoconclusiva di C.B. Cebulski (ricordate il pazzo di Marvel Fairy Tales e Marvel Mangaverse, o Mystic Arcana? probabilmente no, perché in Italia se ne sono visti pochi e mal pubblicati), con ai disegni il non entusiasmante David Lafuente (che non sarà nuovo ai lettori di Ultimate Spiderman, credo). Surge fa visita a Moonstar per sfogare le proprie frustrazioni, segue passeggiata alquanto non risolutiva in montagna. Non metto in dubbio che possa essere una storia godibile da chi ama particolarmente i personaggi. Molto bella la pagina doppia, le immagini dei traumi di Nori e Danielle che si sovrappongono ai loro volti che si guardano. Non che la stessi cercando, ma di una di queste pagine ho trovato anche una versione in bianco e nero (non so se originale o costruita a posteriori): sembra uno di quei libri per colorare dei bambini. Una copertina complessiva invece, fatta a pezzi come quella dell’altra volta, è qui.


Per la rubrica “forse non tutti sanno che”, forse non tutti sanno che il titolo parafrasa un famoso racconto di Ernest Hemingway, The Sun also Rises, altrimenti noto come Fiesta o Il Sole sorgerà ancora. Si tratta di un modo molto intelligente di ribaltare un detto per mostrare il rovescio della medaglia, come il proverbiale bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Hemingway a sua volta prese il titolo da un passo della Bibbia, precisamente:

«Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà.» (Qoelet: 1, 5)

I nuovi mutanti (New Mutants, da Young X-men #2 del luglio 2008). X-Men che uccidono? Giovani X-Men che si allenano ad uccidere vecchi compagni di squadra come Rahne e Moonstar? Ciclope che manda i ragazzi allo sbaraglio contro Magma? Mah. Sarà che succede tutto molto in fretta e sembra uno di quei cambiamenti inutili e brevi che sono usuali alla Marvel. Sarà che questi disegni pupazzosi e questi colori pastello proprio non aiutano a prendere sul serio la drammaticità del momento. Sarà che Magma canticchia Last to Die di Bruce Springsteen. Magari sarà semplicemente che sto invecchiando, chi lo sa. Il punto è che proprio non riesco a prendere sul serio questa roba. Ed è un peccato perché, ad esempio, la scelta della canzone è piuttosto calzante. La strofa dopo quella cantata da Amara, infatti, continua:

«Who’ll be the last to die for a mistake
The last to die for a mistake
Whose blood will spill, whose heart will break
Who’ll be the last to die»

Più chiaro di così…

Per la serie, troppa grazia Sant’Antonio, nell’albo ci becchiamo anche la variant cover di Young X-men #1 firmata Peterson. Un po’ abusata la scelta di Ciclope come novello zio Sam, ma lodevoli alcuni colpi di genio, come i tocchi di blu tra i mattoni ad evocare la bandiera americana. Bella, ma nemmeno questa avrei scelto come copertina dell’albo.


Ogni seme ha il suo tempo (Planting Seeds, da X-men: Divided We Stand #2 del luglio 2008). Stesso autore della storia di Nori, ma disegnatore diverso e la differenza si vede, oh se si vede. David Yardin (District X) fa un lavoro egregio ondeggiando tra passato e presente, tra limbo e rovine dello Xavier Institute, tra malinconia e rabbia, tra disperazione e vendetta. La coda di Magik fa decisamente impressione, d’accordo, e determina l’insorgere di inquietanti quesiti anatomici, ma non fatevi troppo vicariare dalla semantica. Si tratta di una bellissima storia, ancora più struggente se si pensa che Magik non sa nulla di Kitty così come non sapeva nulla dello Xavier Institute. Illyana si confronta con se stessa, con il proprio passato, con i propri affetti, con lo spettro di Belasco, con la presente incapacità di indossare scarpe da tennis. Una storia anche troppo breve, ma decisamente intensa e toccante. E lei avrei messo in copertina. Proprio lei con la sua coda enorme. Spero non perderanno l’occasione con la cover di Finch per X-Infernus.


L’unico baluardo #2 (The Only Game in town #2, da X-Factor #30 del giugno 2008). Come ci ha abituato David, l’entrata in scena di Arcade non era l’ingresso pretestuoso di un nuovo villain, ma qualcosa di collegato alla trama principale. Monet elettrificata con i capelli gonfi è stupenda, così come il commento meta-fumettistico quasi alla Deadpool di Madrox (”ma perché i miei dialoghi interiori devono sempre essere così accurati?”). Di ottima qualità come sempre, persino il cliff-hanger finale (e lo dice una che non ama particolarmente i cliff hanger). Per inciso, ho come la sensazione che la copertina sia una citazione da qualcosa, ma non riesco a mettere a fuoco da cosa.


Il buco (The Hole, da X-men: Divided We Stand #2 del luglio 2008). Ultima storia breve dell’albo, riguardante il secondo Summers, quello nello spazio, quello che non avevamo più visto dalla sconfitta subita contro Vulcan. Si narra Messiah Complex dal punto di vista di Vulcan e questo punto di vista viene rovesciato: laddove l’imperatore vede una sconfitta, Havok vede speranza, da ciò con cui il fratello spera di piegarlo, Havok trae forza per reagire. Molto ben scritto. In sostanza, un albo davvero intenso: anche questo mese merita l’acquisto molto più della sua controparte “regolare”.



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