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Intervista a Mike Carey

Ecco l'intervista che ho fatto allo scrittore Mike Carey autore di X-Men Legacy e Ultimate Fantastic Four!

Magneto - X-Men - Lecay - Mike Carey - IntervistaSalve Mike è un piacere farti quest’intervista per il mio sito sulla Marvel, ecco la prima domanda, quando e come hai iniziato a lavorare nei comics?
Circa diciassette anni fa, credo. Ho iniziato scrivendo articoli sui fumetti – recensioni e pezzi per piccole fanzine. Ho lavorato soprattutto per un magazine chiamato FANTASY ADVERTISER, che è tristemente chiuso adesso. Grazie a questo ho proposto delle idee ad un editor, che ho incontrato alla Apocalypse Press. Era una casa editrice inglese che tentò di competere con 2000AD, ma che durò soltanto per un anno o poco più. Mi sembrava che tutto quello che facevo allora mi portasse un passo in avanti e due indietro. Ero bravo a trovare editori che stavano andando in bancarotta e a prendere lavori da loro. Quando Apocalypse fallì mi dovevano ancora un mucchio di soldi. Una cosa difficile da raggiungere, se consideri che pagavano solo 10 Sterline per pagina. Ma mai nulla è sprecato. Ogni progetto sbagliato, in cui sono stato coinvolto, mi ha fatto conoscere a più persone. Alcune di queste - Ken Meyer, Lurene Haines, Alisa Kwitney – sono stati incredibilmente gentili a incoraggiarmi nella direzione che volevo intraprendere. Il motivo principale per cui ci è voluto così tanto è stato perché ero molto insicuro e timido…

Come hai iniziato a lavorare per la Marvel?
Incontrai alcuni editor della Marvel, alla convention di San Diego, circa cinque anni fa. In particolare, parlai a lungo con Axel Alonso. Allora non mi offrì nessun lavoro, ma mi disse che, se mai fossi stato libero e avessi voluto fare qualche lavoro alla Marvel, avrei dovuto chiamarlo. Così feci, circa otto e nove mesi dopo. Fu così che mi offrirono Ultimate Elektra, il primo fumetto che scrissi per la Marvel. Poi, partendo da lì, Ultimate Fantastic Four e Ultimate Vision.

Com’è lavorare per la Casa delle Idee?
E’ grandioso. Non ho una singola cosa negativa da dire. Ho lavorato con editor fantastici e incoraggianti e con artisti ispirati. Altrettanto importante, ho lavorato su una larga serie di progetti che mi hanno reso più flessibile come sceneggiatore e mi hanno condotto in luoghi nuovi, creativamente parlando. Ho lavorato sul Marvel Universe, sull’ Ultimate Universe, su adattamenti di film e romanzi, e poi sugli Holidey Specialis! Tieni presente che, prima di iniziare a lavorare per la Marvel, non avevo mai fatto parte di un crossover di qualsiasi tipo: scrivere Messiah Complex è stata, di per sé, un’esperienza fantastica.

Nella miniserie Ultimate Vision hai usato il personaggio di Gah Lak Tus, la versione Ultimate di Galactus. Chi preferisci tra Galactus e Gah Lak Tus?
Beh, se mi punti una pistola alla tempia, Galactus. Che posso dire? Sono un grande fan di Lee e Kirby. C’è qualcosa in quei primi cinque anni dei Fantastici Quattro che non sbiadisce nel tempo, non sembra mai vecchio o imbarazzante, nonostante le convenzioni dello storytelling siano cambiate molto nel tempo. Ecco perché ho scritto Ultimate Fantastic Four con così tanto piacere.

Sempre per l’Universo Ultimate, scrivi Ultimate Fantastic Four, un episodio della serie gli FQ si ritrovano nella Milano del 1500 e il protagonista è l’alchimista Diablo, come mai questa scelta? Come ti sei documentato per scrivere questo episodio?

Penso che l’idea venne dal voler fare qualcosa di diverso dopo l’arco di Thanos e della God War. Volevo che si basasse sulla Terra, non sullo spazio o su un universo parallelo. Iniziai a cercare qualcuno che potessi usare, tra i grandi nemici della vecchia scuola dei Fantastici Quattro. Se Destino fosse stato disponibile, credo che avrei fatto una storia con lui. Ma non c’era, così pensai a Diablo. L’idea del viaggio nel tempo arrivò un po’ più tardi nella lavorazione. All’inizio Diablo doveva svegliarsi nel presente, come nell’originale storia di Lee e Kirby. I FQ dovevano trovare e rianimare gli alchimisti che l’avevano sconfitto la prima volta. Ma non sembrava abbastanza dinamico, e riduceva i FQ a ruoli minori nella loro storia. Quindi ho riscritto le cose per portarli indietro nel tempo.

Dopo Ultimatum, Ultimate Fantastic Four chiuderà… perché? Dopo la sua chiusura continuerai a lavorare nell’Ultimate Universe?
Sfortunatamente, credo di no. Almeno non nel prossimo futuro. So qualcosa di ciò che hanno pianificato ed è veramente fantastico, ma non faccio parte di questo progetto al momento. La via che hanno preso – l’idea dietro Ultimatum, e ciò che ne seguirà – credo fosse più o meno questa: diamo all’Ultimate Universe qualcosa di eccitante e di speciale, qualcosa del prestigio che aveva quando era stato lanciato. E per fare questo, hanno spazzato via parte del materiale che già c’era…

La mia amica Shelidon mi domanda di chiederti di fare qualche commento sul tuo lavoro con Bachalo, come avete collaborato? Bachalo è stato scelto perché era il disegnatore adatto alla trama o la trama è stata ispirata dal tratto di disegno di Bachalo?
Beh ero il nuovo arrivato, quindi l’editor Mike Marts decise di farmi lavorare con un riconosciuto ed esperto artista degli X-Men. Questo fu certamente parte della decisione. Tuttavia, quando il mio team si riunì e divenne chiaro che questo sarebbe stato uno strano X-book con una strana dinamica dei personaggi, devono aver capito che Chris era un artista che avrebbe potuto potenziare la storia e renderla visivamente incredibile. Com’è stato lavorare con Chris? Grandioso! Conosceva questi personaggi così bene, e propose così tante idee. Fu un puro piacere.

Due domande dal mio amico Fabrizio Furchì, ecco la prima: Mike Carey, ma anche Morrison, Ennis, Claremont, Gaiman, Moore…
La lista potrebbe continuare ancora per molto. Gli autori britannici hanno caratterizzato la storia recente del mondo dei comics. Hanno una marcia in più rispetto agli americani?

Credo che Alan Moore, Neil Gaiman e Grant Morrison abbiano semplificato la strada al resto di noi che li ha seguiti! Hanno reso gli editori americani consci che gli scrittori inglesi erano qui, e che erano una risorsa che valeva la pena esplorare. In particolare, crearono dei legami così forti con la linea Vertigo della DC che i rispettivi editor iniziarono a frequentare le convention inglesi, alla ricerca di nuovi talenti. Fu di sicuro un periodo memorabile, quando un unico gruppo di autori inglesi ristrutturò l’industria dei fumetti americani e reinventò il genere dei supereroi (oltre a quello horror/fantasy). Non sono sicuro del perché fu così: probabilmente ci sono molte ragioni. I grandi scrittori inglesi degli anni ‘80 erano pazzi iconoclasti che distrussero le vecchie strutture, indiscusse e mai esaminate per decenni, e con quei pezzi costruirono qualcosa di più bello. Stiamo ancora vivendo nelle conseguenze di quel momento.

Seconda domanda: Nella tua carriera hai scritto personaggi spesso oscuri e complessi, come Constantine, Sandman e Lucifer. Allo stesso tempo ha lavorato anche su serie più mainstream, come gli X-Men e i Fantastici Quattro. Qual è stato il suo approccio in casi così differenti tra loro?

In realtà, c’è un senso in questo. Lavorare su progetti molto differenti contemporaneamente, ti mantiene carico e ti fa lavorare meglio complessivamente. E’ difficile in un certo senso fare molti progetti nello stesso stresso spazio creativo: a quel punto inizi ad inciampare su te stesso, ripetendo storie e dialoghi già battuti, e (se non stai attento) diventando un po’ stantio. Sono attirato dal lato oscuro – lo sono sempre stato – quindi non è una coincidenza che il mio nome sia stato associato all’ horror e al dark fantasy. Ma amo anche i supereroi, sono cresciuto leggendoli: non vedo incoerenze nel passare da Lucifer agli X-Men.

Come è stato gestito il crossover Messiah Complex?

Bisogna dire che è stato l’X-office della Marvel a organizzarlo, e l’hanno diretto molto bene. Hanno iniziato a pianificare presto. Fecero incontrare tutti gli scrittori degli X-Men a New York, per un ritiro creativo, più di un anno prima che noi iniziassimo a scrivere il crossover. A questo ritiro abbiamo parlato di alcuni degli obiettivi che volevamo raggiungere nel crossover, ma era tutto ancora molto generico. Sei mesi dopo, ci siamo di nuovo incontrati alla Marvel West a Los Angeles. Era subito dopo la convention di San Diego, quando ci trovavamo ancora tutti nella West Coast ed era facile programmare. Questa volta ci tirammo su le maniche e iniziammo a lavorare sugli argomenti della storia, e fu veramente eccitante. La cosa sorprendente è che molto di quello che avevamo già programmato si inserì in Messiah Complex e funzionò perfettamente. come parte di una più grande struttura. Rogue e Mystica, ovviamente, i Purificatori, Sinistro e i Marauders… Sembrava di fare - Click, click, click – e si costruì molto velocemente. La gran cosa, inoltre, fu che tutti eravamo convinti di quello che stavamo facendo, tutti credevamo nella storia. Andammo via da quel meeting con la testa sugli episodi che dovevamo scrivere individualmente.

Cosa c’è alla base di X-Men: Legacy? Ti sei divertito nell’usare personaggi come Xavier e Magneto? (nella traduzione il verbo usare erroneamente è stato reso come “creare” suscitando una risposta assai divertente da parte dell’autore)
Creare??? Magari! :D Mi è piaciuto scriverli, sì, davvero tanto. C’è qualcosa in questi grandi vecchi dell’universo degli X-Men – il Professor X, Magneto, Exodus, Sinistro e così via – che li rende un enorme divertimento scriverli. Probabilmente è la conseguenza di tutta questa cosa dinastica – il fatto che gli X-Men sono (come altre cose, ovviamente) una saga familiare. Loro sono dei i vecchi statisti burberi, che non vogliono abbandonare le redini del potere e ancora cercano di controllare le cose da dietro le quinte. Legacy emerge direttamente da Messiah Complex. Alla fine della storia, Alfiere spara al Professor X in testa. Exodus è capace di riparare il danno organico del cervello di Xavier, ma ha anche perso molti dei suoi ricordi: quindi inizia una ricerca per recuperarli, essenzialmente. Vuole trovare le persone con cui era più a contatto nei differenti periodi della sua vita, e attraverso loro riscoprire le sue azioni e gli eventi determinanti della sua vita. Ma c’è un obiettivo secondario, che diventa più importante mentre la serie va avanti. Non vuole solo reclamare il suo passato, vuole anche riscattarsi: rimettere insieme i pezzi e pagare i vecchi debiti alle persone a cui ha fatto un torto. Ed è quell’esplorazione della sua colpa e dei suoi peccati imperdonabili che danno alla serie una tensione emotiva.

Ci puoi dare qualche anticipazioni sul futuro di X-Men: Legacy?

Molto diverso da ciò che è stato. Smetterà di essere la storia del Professor X dal #226, e diventerà… beh, non posso dirti cosa diventerà, ma posso dirti che il suffisso Legacy continuerà ad essere rilevante, in maniera assai differente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho intenzione di uscire per una birra e per un pacchetto di patatine. Oh, intendi dopo oggi? Scriverò almeno un altro romanzo di Felix Castor. Sto lavorando su alcune brevi storie per un’antologia. Sto programmando una nuova miniserie Marvel per la quale sono proprio carico. E c’è il mio nuovo mensile Vertigo, che uscirà a maggio. Attualmente si sta parlando di un film su Felix Castor, e di un altro progetto cinematografico che è già a buon punto. Una volta tanto mi dico di prendere le cose con un po’ più di calma – e poi normalmente accetto tre o quattro nuovi progetti….

Ringrazio Antonio Gallo della Guida Bibliomania e il mio amico disegnatore Fabrizio Furchì per l’aiuto nella traduzione.

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