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Fantastici Quattro #294

Ecco la recensione di Fantastici Quattro #294 di Shelidon!

Fumetti - Marvel Comics - Destino - Fantastici Quattro - Mark MillarLa morte della donna invisibile #1 (Death of the Invisible Woman #1, da Fantastic Four #558 dell’agosto 2008). Prima premessa fondamentale: mai e poi mai comprerei di mia spontanea volontà un numero sponsorizzato come “la morte di tizio”. Non più. Ho smesso (più o meno alla quindicesima morte di Magneto). Seconda premessa fondamentale: mai e poi mai comprerei i Fantastici Quattro in epoca di crossover. Non più. Ho smesso (più o meno all’ingresso di Pantera Nera e Tempesta, con le scimmie gangster e le rane magiche). Chi quindi mi ha indotto a comprarlo? Altri miserabili lettori, che a seguito di un micidiale passaparola giuravano e spergiuravano sulle qualità di questo numero. Ebbene? Beh. Torto non avevano. Millar imbastisce una storia piuttosto intrigante che getta diversi semi: la comparsa dei New Defenders mi ha lasciata un po’ perplessa (francamente dopo i Defenders for a Day, i New Defenders con Strange e il Silver Surfer, i Secret Defenders, l’ultima cosa che mi serviva era questi tizi). E, data l’inutilità delle note di chiusura, ho avuto il mio bel da fare a trovare chi siano questi sei cretini. Senza successo. Psionics, invece, è donna nota (anche se non a me) e ho apprezzato la caratterizzazione della torcia in questo frangente: idiota ma non banale. L’ingresso in scena del dottor Destino è intrigante, così come quello di Tabitha Deneuve, un nome a dir poco parlante che mi dà più di un’idea su chi sia la nuova misteriosa governante (Tabitha è un nome derivante dall’aramaico “Gazzella” meglo noto per essere il nome della bambina di Bewitched, altrimenti noto come Vita da strega, anche se i più nerd tra voi avranno pensato a Tabitha Smith; Deneuve invece fa pensare a tutti a Catherine, personaggio usato più volte come modello estetico per… ok, mi fermo qui). Quanto all’entrata in scena di Bruce Banner, non mi rende felice neppure un po’, ma siamo nati per soffrire. Scherzi a parte, dialoghi ben strutturati e corposi quanto occorre, caratterizzazioni precise, indizi ben distribuiti e narrazione lineare, con un Destino che promette bene. Disegni buoni, anche se Hitch fa un uso un po’ sconsiderato della “telecamera inclinata”, per i miei gusti. Staremo a vedere.

Nessuno ne uscirà vivo! (No one gets back alive!, da Secret Invasion: Fantastic Four #1 del luglio 2008). Mah. Certo se c’è una serie (e sottolineo se) che può uscire bene da questo inutile crossover, è questa: le minacce cosmiche dovrebbero essere il pane dei Fantastici Quattro. Certo, l’idea è fin’ora sviluppata talmente male che non c’è molto da essere ottimisti. E infatti l’esordio con il romantico interludio Susan - Skrull non è proprio dei migliori. Anche la scansione con “preludio” e “interludio” non mi entusiasma. E tuttavia la storia non è completamente da buttare, nonostante la zona negativa, la zia Petunia, gli insettoni giganti, il fantastisenso che pizzica e tutto quanto il resto. La strategia della skrull inizialmente è buona, cercare di mettere Johnny contro Ben, ma è nel colpo di scena che dà il meglio di sé. Certo, colpo di scena abbastanza scontato, una delle cose che si sperava si ricordassero di ripescare durante questo crossover, ma ugualmente fa piacere che se ne siano ricordati com’era logico.

Essere un supereroe #2 (The Whole Hero Thing #2, da She-Hulk #26 dell’aprile 2008).
Devo dire qualcosa sulla traduzione del titolo o posso passare a parlare della storia? Ormai è come sparare sulla Croce Rossa. Ammetto che non avendo letto la parte precedente mi è piuttosto difficile seguire la storia, ma l’impressione è che non ci sia molto da seguire. A parte una donna riportata in vita con un pretesto a caso per cercare di strappare un momento commovente. A parte Jennifer che perde i vestiti. A parte lo sterminio di tutta la fauna locale, che neanche Aldo Giovanni e Giacomo nello sketch del viaggio in auto. Boh.

Nel momento del bisogno #1 (Friends in need #1, da She-Hulk #27 del maggio 2008).
Beh, in questo frangente invece comincio a riconoscere di più Peter David. Due donne in viaggio, qualche battuta brillante, un uomo in crisi, un discorso sull’impatto dei supereroi sulla società e sulla vita della gente normale. Cose che in Civil War avrebbero fatto un figurone ma che anche qui non stanno male.

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