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Wolverine #231

Ecco la recensione di Shelidon del numero 231 del mensile di Wolverine!

Wolverine - Marvel Comics - Fumetti - X-Men - Mark MillarVecchio Logan #1 (Old Man Logan #1, da Wolverine #66 dell’agosto 2008).
«50 anni fa Wolverine morì… ma allora chi è il vecchio e amareggiato signore di nome Logan che si aggira per le strade del mondo impazzito?»Giuro che l’istinto è rispondere a questa domanda con una sonora pernacchia. Abbiamo avuto il vecchio Logan di Here Comes Tomorrow (e Dio ce ne scampi e liberi), quello giovanile del futuro di Claremont, quello di Wolverine: The End, ovviamente, e quello di New X-men: End of Days, per tacer di tutti i Logan visti nella storia degli Exiles con Fratello Mutante. Insomma, diciamocelo, dovendo scegliere di narrare le gesta di un personaggio vecchio la scelta di Wolverine non è proprio originale. Come si misura Mark Millar con questo non facile cimento? Con un Logan campagnolo e sposato, e tanti tanti Hulk. E qui Shelidon tenta il suicidio la prima volta.
Prima che accada l’irreparabile, Millar cerca di recuperare portando in scena anche una versione anziana di Occhio di Falco (peraltro non nuova ai lettori di MC2), cieca. E confesso che il mio spirito tamarro, di fronte a questi due vecchietti on the road again, un pochino è attratto. Staremo a vedere.

Le armi di Avalon #1 (The Guns of Avalon #1, da Captain Britain and MI-13 #1 del luglio 2008).
E’ tornato. Dopo averci deliziato, fatto ridere, commosso e fatto impazzire alla caccia delle citazioni con la serie di Peter Wisdom, Paul Cornell è tornato ed è in gran forma. L’esordio, con Grimsdale skrull e John lo Skrull che continua a schierarsi dalla parte dei nostri è a dir poco spumeggiante, così come la splash-page del titolo e il commento di Peter, l’infermiera musulmana fan dei supereroi inglesi e l’entrata in scena del cavaliere nero («a te il lavoro serio, a me la gloria»). Anche la gestione di Capitan Bretagna, un personaggio che non mi entusiasma particolarmente, non è niente male: temo un po’ per la questione delle visioni, ma conoscendo Cornell risolverà il tutto in modo inaspettato. Ah, a proposito di supereroi inglesi, la safe word usata da John è sì il titolo di una canzone dei Beatles, ma anche la guerra che Charles Manson era convinto sarebbe scoppiata tra neri e bianchi, nonché il soprannome della Bishopgate Tower, il più alto grattacielo di Londra tutt’ora in costruzione.

Migas (Migas, da X-Men; Divided we stand #1 del giugno 2008).
Ma le storie in questo volume non sono ancora finite? Le hanno disseminate davvero ovunque e ho praticamente perso il conto. Questo nuovo piccolo episodio ci parla di Nightcrawler e Scalphunter e, garantisco, l’ho trovata una bella storia. L’espediente narrativo delle migas è buono, quasi inedito, così come l’utilizzo di Walter Benjamin come ponte tra la riproducibilità del piatto e la natura di Scalphunter. La struttura circolare della narrazione è, forse, un espediente banale che a questo punto Fraction avrebbe anche potuto evitare, ma l’impressione è che abbia tentato a tutti i costi di sviluppare una storia solidamente impostata. Uno sforzo apprezzabile.

Fino in fondo - Conclusione (The Deep End - Conclusion, da Wolverine: Origins #25 del luglio 2008).
Ho saltato lo scorso numero, ma giuro che non si nota la differenza. Way mette in bocca a Deadpool qualche buona battuta, come la barocca osservazione su Daken, Wolverine e il parrucchiere, eppure la storia - per quanto narrata con grande mestiere nella parte finale - manca di appeal, pathos, buon senso. Che sia perché del figlio di Wolverine non me ne frega assolutamente niente?

Alla fine quest’albo è un matrimonio all’americana: qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo, qualcosa di prestato e qualcosa di blu.

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