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Fantastici Quattro #295

Arriva la recensione, sempre ad opera di Shelidon, di Fantastici Quattro #295

Fantastici Quattro - She HulkUn numero discretamente inutile, dalla storia di Millar a Secret Invasion passando per She-Hulk. Non aspettatevi che compri anche il prossimo, a meno di un miracolo.

La morte della Donna Invisibile #2 (Death of the Invisible Woman #2, Fantastic Four #559 del settembre 2009). Il tentativo di mostrarci un po’ di vita quotidiana del gruppo sarà anche apprezzabile, ma quale scimmia urlante ha concepito la sceneggiatura? Per non parlare po del soggetto. Ho comprato il numero precedente incuriosita esclusivamente dalla copertina con Destino, ma questo numero ha toccato livelli di demenza inimmaginabile, senza contare che proprio non vedo come abbia fatto quella banda di scazzoni a catturare Galactus. Anche se, ripensandoci, anche mia nonna riuscirebbe a catturare il Galactus di oggi.
Depressione.

Nessuno ne uscirà vivo (No one gets back alive, da Secret Invasion: Fantastic Four #2 dell’agosto 2008). I personaggi del Quartetto hanno la psicologia inchiodata, da anni, e questo è uno dei principali problemi della testata. Se con Reed e Sue un po’ di lavoro è stato fatto in Civil War (per poi buttarlo via, ma sono dettagli) e se la Cosa trova il suo ruolo, per quanto deprimente, come spalla “comica”, il problema emerge a livelli macroscopici con Johnny. E la cosa è evidentissima in questo assai telefonato albo.
Non fraintendetemi, il tono del prologo è divertente, ma è sempre e comunque umorismo di vent’anni fa, caratterizzante un personaggio che dire vuoto è poco. La Torcia combatte l’ex-moglie skrull solo per poi salvarla da una minaccia idiota (due volte) e vissero tutti felici e contenti.
Tristezza.

Nel momento del bisogno (Friends in need #1 e #2, da She Hulk #27 e #28 del maggio e del giugno 2008). Peter David è a dir poco sottotono, in questa serie, ed è un vero peccato. Sarà il soggetto, non proprio entusiasmante, sarà il personaggio non proprio monocorde ma neanche così sfaccettato come siamo abituati con i membri di X-Factor, sarà che forse si trova più a suo agio con le realtà multiple e in questa testata gli elementi sono davvero troppo pochi. Sia come sia, il buon PaD si riconosce solo in un paio di scene e di battute (vedi il dialogo con la compagna di cella. Il resto è noia.
Delusione.

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