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Nova e i Guardiani della Galassia #1

Ecco la recensione di a e i Guardiani della Galassia #1 ad opera di Shelidon!

Nova - Silver Surfer - Marvel L’ultimo giorno (On the Last Day, da Nova #13 del luglio 2008).
L’ultima ora (In the final hour, da Nova #14 dell’agosto 2008).
Il Divoratore (The Devourer, da Nova #15 del settembre 2008).

In momenti come questi, in cui stiamo assistendo ad una brutta saga cosmica, si attendeva con ansia di vedere come si sarebbe posto Nova rispetto a Secret Invasion. Per fortuna questo volume non contiene solo il tie-in, ma anche un episodio precedente fondamentale per comprenderlo: la morte di uni-mente (perché poi tradurre così Worldmind, è un mistero).
E detto così è riduttivo. Già, perché questa prima parte della storia è la bella morte di un mondo, il ritorno di un Galactus maestoso e talmente al di là della moralità e del mondo da non poter nemmeno essere definito spietato, oltre al ritorno di un Silver Surfer tragicamente granitico. Dopo quelle checche isteriche che avevamo letto in Annihilation, dopo che chiunque può abbattere Galactus semplicemente guardandolo, era più di quanto osassi sperare. Detto questo, anche gli ulteriori elementi di questa storia sono abbastanza solidi e contribuiscono a creare l’atmosfera apocalittica, drammatica e claustrofobica che solo il dramma di non poter lasciare un pianeta può creare. Certo, Harrow è l’ennesimo mostro psionico che possiede le sue vittime facendogli sanguinare gli occhi e nutrendosi di sofferenza. Certo Orbucen è l’ennesimo pianeta di gente con la pelle di colori improbabili e le orecchie a punta in cui i governanti vorrebbero mettere in salvo solo una parte selezionata della popolazione. Certo i siparietti tra Richard e uni-mente sono sempre gli stessi («nelle parole immortali del mio fratellino rob… la la la, non ti sento!»). Ma comunque la storia fila e ha il suo giusto ritmo, tra campi elettromagnetici ed epiche battaglie sotto lo sguardo freddo e infastidito del Divoratore di Mondi. Anche se per buttare in vacca gli epici ultimi momenti di un pianeta è sufficiente tradurre «Galactus mangia» invece che «Galactus si nutre». Un Galactus maestoso e potente, dicevo, chiamato con il suo attributo più appropriato (devourer è un termine specifico usato in mitologia per indicare i titani divoratori di anime e materia) e in quello che sembra essere l’unico momento di gloria da qualche anno a questa parte. Riprenditi, divoratore, siamo tutti con te.

Pericolo verde (Green for danger, da Nova #16 dell’ottobre 2008).
Ormai privo di uni-mente, Richard si trova nella foresta pluviale Dendron, attratto da una trappola skrull. Accorre in suo aiuto una vecchia conoscenza: il super-skrull Kl’rt. Perché? Non lo sa nessuno, nemmeno lui. Certo, non mi dispiaceva l’idea di avere un altro skrull traditore (un bacio virtuale a chi si ricorda il primo), ma è stata abbandonata in favore di un inutile e discutibile colpo di scena. Che senso ha portare Richard vicino alla terra e avvertirlo dell’invasione per poi cercare di prenderlo? Mistero. Staremo a vedere. Il titolo gioca sul colore verde, generalmente usato per indicare che non c’è più alcun pericolo, ed il pericolo appunto. Nella traduzione trovo che il gioco di parole si perda un po’. Forse sarei stata un po’ più libera ed avrei tradotto qualcosa come “allarme verde”.

Qualcuno deve pur farlo (Somebody’s got to do it, da Guardians of the Galaxy #1 del luglio 2008).
Retaggio (Legacy, da Guardians of the Galaxy #2 dell’agosto 2008).

Beh, mi piacciono i personaggi sopra le righe, come tutti ben sapete, e questa serie ne è piena a cominciare da Star Lord, passando per Quasar e le sue bande quantiche e senza per nessun motivo dimenticarsi di Gamora, del cosmico Warlock e di Rocket Raccoon. Insomma, da un gruppo che si fa chiamare “guardiani della galassia” è il minimo che ci si possa aspettare.
Si potrebbe obiettare che la serie ne risulta eccessivamente leggera, ma la costruzione della sceneggiatura, con gli inserti dei diari di bordo, non lascia particolari dubbi sul fatto che - almeno nella prima storia - l’effetto sia voluto. Ma qual è il lavoro sporco del titolo della prima storia? Riparare l’universo dai danni che l’onda di Annihilus ha causato. Dove ho già sentito uno spunto come questo? Ah, sì, Exiles. Nulla di nuovo né tanto meno originale, con tanto di braccialetti per il teletrasporto, e onestamente non posso biasimare chi storcerà un po’ il naso, ma nel complesso la serie è frizzante e si lascia leggere. E la battuta di Rocket Raccoon sugli animali parlanti è decisamente carina.

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