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Captain Britain and MI-13 chiude i battenti

La serie scritta dal Paul Cornell, chiude. Ecco il commento di Shelidon!

Marvel - Captain BritainLa notizia qui. E tra fan e detrattori si scatena la guerra santa. E io mi trovo a riflettere, anche perché la serie di Wisdom mi era molto piaciuta e MI-13 promette bene. Ma soprattutto perché le reazioni dei detrattori italiani mi hanno lasciata parecchio perplessa.

Innanzitutto, l’esultanza di fronte alla cancellazione di un progetto è una cosa che mi fa sempre morire dal ridere (vedere il forum che frequento, su cui trovate un intervento simile a questo). E sono stata io la prima a gioire di fronte alla cessata pubblicazione di X-Men First Class, ma è proprio questo il punto. Da una parte abbiamo l’esultanza per il non vedere più sulle testate italiane un prodotto ritenuto immeritevole e per cui si è costretti a pagare comunque, essendo inserito in un carnet di altre storie. Dall’altra abbiamo l’esultanza per la morte di un’idea, per il fatto che cose partorite dall’ingegno umano, destinate a essere messe su carta e poi corredate da disegni, rimarranno per sempre ignote ai posteri, rinchiuse nella mente di chi le stava imbastendo. Un’idea che non vedrà mai la luce dovrebbe far mettere a lutto, indipendentemente da tutto, perché come si potrà mai criticarla, se non è possibile leggerla?
E ovviamente la cosa ci porta dritti dritti al punto due. Com’è possibile criticare una serie di cui si sono letti solo due numeri? Intendiamoci, in alcuni casi bastano anche due pagine per rendersi conto delle caratteristiche di una serie, e quelle caratteristiche possono essere sufficienti a stroncarla, quindi vediamo un po’ quali possono essere le caratteristiche emerse dai primi due numeri di MI-13.
Beh, innanzitutto - come già è stato detto - è una serie di stampo inglese e, come sa chi si intende di serie tv, c’è una differenza abissale tra l’impostazione inglese e quella americana. Badate che non mi sto ancora riferendo all’ambientazione: parlo proprio dell’impostazione. Prendete ad esempio Life on Mars, o Torchwood (lasciando perdere che gli attori sono incapaci), entrambe serie britanniche più o meno investigative con ben più di una punta di fantascienza. Anche un bambino si accorgerebbe che non sentono il bisogno di spiegare ossessivamente qualunque cosa, anche nel caso di riferimenti culturali e citazioni tradizionalmente lontani da quelli del pubblico cui si rivolgono. La serie americana al contrario, anche nel caso di ottime serie dense di citazioni e riferimenti come X-Factor (o Chuck, per restare in campo televisivo), tende a puntare sul sicuro, discostandosi di rado da ciò che il lettore (o lo spettatore) quasi sicuramente conosce. Serie come Wisdom o MI-13, al contrario, costringono a informarsi, a documentarsi, a porsi delle domande e - addirittura - a fare ricerca. Mi rendo conto che ad alcuni tutto ciò appesantisca il cervello, ma fermiamoci a pensare se questa particolarità possa davvero essere ritenuta un limite. Mi viene in mente solo un caso, ovvero quello in cui il gusto per la citazione travalica la capacità di raccontare una storia, ma non è proprio questo il caso di Cornell. Avrebbe forse tolto pathos alla storia di Maureen il non sapere che i mostri provenivano dalla Guerra dei Mondi? O qualcuno si sarebbe forse sentito defraudato del senso della storia non sapendo che le varie versioni di Jack lo Squartatore corrispondevano ad altrettante teorie sulla sua identità? Ma non credo proprio. Quindi mi viene da domandarmi: non sarà un insoluto senso di inferiorità di fronte alla citazione che porta a scagliarsi tanto violentemente contro la serie? Nella voce dei detrattori c’è dell’astio che ha del personale: nemmeno Lupoi parlando di Deadpool si accalora tanto.
Vogliamo invece parlare dell’ambientazione? Trovo inquietante il fatto che MI-13 disturbi il lettore italiano perché si svolge in Inghilterra: proprio il lettore italiano dovrebbe essere disturbato che storie dall’eco globale abbiano personaggi esclusivamente statunitensi e che le ambientazioni estere siano sempre gestite come semplici trasferte popolate da informi e pittoresche popolazioni locali nemmeno si trattasse di pianeti della Guida Galattica per Autostoppisti. Gli americani sono convinti di essere l’unica nazione interessante al mondo, ma non sarà che alla fine ne hanno convinto anche noi?
Comprimari, dicevo. Qualcuno ha criticato la qualità dei comprimari, e voglio sperare si stesse riferendo a Wisdom (dato che, come si diceva, di MI-13 in Italia abbiamo letto fino ad ora solo due storie). Chi dovrebbe essere il problema? Tink, la fata punk figlia di Oberon e molto meno ribelle ai giochi politici di quanto potesse apparire? O forse John lo Skrull, classica spalla comica che poi tanto spalla non è, il cui umorismo non scivola mai nelle banalità che solitamente vengono messe in bocca all’uomo ragno, e che riesce a mostrarci l’assurdità di Secret Invasion pur inserendosi perfettamente nel tie in? Troppo metafumettistico per i vostri gusti? Va bene, parliamo di un Wisdom caratterizzato almeno quanto Madrox, nella metà dei numeri e quasi senza l’uso di monologhi interiori. No, i personaggi possono non piacere o non piacere, come può piacere o non piacere l’umorismo di Cornell, ma non si può né negare che siano caratterizzati né negare che di umorismo si tratti. Certo, magari non è possibile apprezzarlo con il cervello pesante per tutte quelle citazioni, ma riconoscerlo dovrebbe essere sufficiente. Così come dovrebbe essere sufficiente riconoscere la qualità oggettiva di un prodotto, pur potendo ammettere di non gradirlo. E badate bene che, dopo tanti grossi giudizi sparati trincerandosi poi dietro il “è una mia opinione”, non sto esprimendo una mia opinione: ho analizzato in modo oggettivo le caratteristiche della serie. Sono caratteristiche che mi piacciono tutte, in blocco. Ora confutatemi. Se ci riuscite.

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