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X-Men Deluxe #170

Ecco la recensione di Shelidon del numero 170 di X-Men Deluxe!

Marvel - X-MenI premi Darwin (The Darwin Awards, da X-Factor #33 del settembre 2008). Dopo svariate decine di splendide storie e dopo essere stato a lungo il fiore all’occhiello dell’albo, X-Factor torna a fare da copertina dell’albo. Mi sa che non succedeva da X-Men Deluxe #154, dove avevamo la copertina di X-Factor #8 (questa, per i più distratti). Anche allora era in copertina per via di un crossover (era il tie in di Civil War), così come ora le si dà un minimo di importanza solo perché è l’unico tie in dei mutanti con Secret Invasion. Un peccato che, per una volta sotto i riflettori, questa storia non sia all’altezza delle aspettative. Non fraintendetemi, l’inizio con i commenti su Detroit e la battuta sul New Jersey è ottima, ma il resto è in caduta libera fino all’entrata in scena di She-Hulk, come se il solo pensare al personaggio sia sufficiente a far calare la qualità di scrittura di PAD. Per di più, Larry Stroman fa un lavoro decisamente pessimo: personaggi femminili inguardabili, un Madrox ombra di se stesso, persino Longshot è orribile. In compenso PAD coglie l’occasione per riportare in scena Darwin, creato da Brubaker in Genesi Letale, portato nello spazio, riportato indietro e decisamente trascurato. E’ lui a dare il titolo, ma non solo. Ricordo infatti a chi non lo sapesse che i Darwin Awards sono un premio realmente esistente che viene conferito a chi giova all’evoluzione della propria specie… togliendosi di mezzo. Per certi versi, si tratta del contrario dei premi Stella: sono possibili candidati tutti coloro che, nei modi più stupidi e spesso indecorosi, riescono a procurarsi morte accidentale (e parte fondamentale di tutto ciò è andarsene senza figli). Avete presente l’uomo che si lanciò contro la vetrata antisfondamento del cinquantesimo piano, non ricordando che è antisfondamento da fuori? Ecco. Un premio alla stupidità. Per chi vuole farsi una cultura a riguardo, esiste anche un film di qualche anno fa con Joseph Fiennes.

Ghost Box #3 (Ghost Box #3, da Astonishing X-men #27 del novembre 2008). Il gusto di Ellis per la battuta inizia a farsi un po’ stucchevole, specie quando perde di vista le psicologie dei personaggi e li appiattisce. Non che alcune non siano anche divertenti, intendiamoci, ma sono semplicemente fuori luogo. Così come mi sembrava fuori luogo la creazione di non una ma addirittura due specie di mutanti “artificiali”. Fortuna che l’idea sembra essere significativamente diversa.
L’espediente delle realtà parallele è abusato ma può essere efficace, tuttavia non posso fare a meno di domandarmi una cosa: non ho l’albo sottomano, ma in Endangered Species Hank non aveva percorso anche la via dell’indagine nelle realtà parallele senza trovare nulla di interessante? Non sarebbe forse d’uopo un inciso, ora che qualcosa di interessante si è in effetti mostrato ai suoi occhi?
Nerdismi a parte, la storia non decolla fino alla splendida doppia pagina di Tian (天), il paradiso mutante cinese, ed è decisamente un po’ tardi. A nulla servono l’entrata in scena di Abigail Brand e i disperati tentativi di mantenere l’attenzione con battutine allusive da caserma sulla sua relazione con Hank (proprio Scott fa del moralismo, poi).
E, a quanto pare, per i prossimi due mesi non leggeremo altro che interludi illustrati da quel carciofo di Alan Davis (che stiamo vedendo sul te in dei Fantastici Quattro con Secret Invasion, se non ricordo male) e dal bravo Adi Granov, meglio noto per il suo lavoro sulla testa di latta e di cui invito a guardare alcune copertine (Fantastic Four #543, Iron Man - Viva Las Vegas, Nova #10).

Angeli e Demoni - conclusione (Angels and Demons #6, da X-Force #6 dell’ottobre 2008). Kyle & Yost dovrebbero capire che aumentare il pathos accompagnando le vicende con una voce narrante di sottofondo va bene una, due volte, ma non possono farlo in continuazione. E in questo numero il racconto di Wolverine a tratti diventa più che stucchevole, ottenendo l’effetto contrario di abbattere la tensione e far quasi sorridere di fronte alle sanguinolente e drammatiche scene che i due infilano sperando di impressionarci. Persino Clayton Crain, che continua a piacermi molto, sembra essersi stancato di loro e ci regala vignette più tradizionali, lasciandosi andare alle sue visionarie macchie di colore forse solo nella scena di Arcangelo adagiato sulla pila di cadaveri. La scena sembra un’illustrazione di Doré al Paradiso Perduto di Milton (se Doré avesse avuto Photoshop o se Milton fosse stato un tantino più splatter), ma è forse l’unica emozione dell’albo.
Rahne avrà divorato il padre o l’avrà lasciato andare? E per quanto tempo durerà l’epocale, radicale, profondo sconvolgimento interiore di Warren? Ma che ve lo dico a fare?

La caduta dei mutanti (Fall of the Mutants, da Young X-Men #5 dell’ottobre 2008). Oddio, qualcuno mi spari nelle ginocchia così penso ad altro. Questo numero è la degna conclusione di uno story-arc banale e inutile, pieno di luoghi comuni e di stereotipi. La morte inutile del personaggio inutile è la summa di come Guggenheim fa fumetti: nessun rischio con i personaggi, nessuna originalità con gli schemi narrativi, nessuna padronanza dei personaggi esistenti, nessuna spinta per caratterizzare quelli nuovi. Paquette è inguardabile, e persino la copertina pinupposa di Dodson questa volta non riesce a piacermi.

Ecco le cover di X-Men Deluxe #170Ecco le cover di X-Men Deluxe #170Ecco le cover di X-Men Deluxe #170

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