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Comics for Africa

Ecco come i fumetti possono aiutare i bambini della Tanzania!

comics for africa, marvel comics, fumetti volontariato, Questo non è il solito articolo della Guida sulla Marvel, questa volta vi parlo di qualcosa di veramente importante, di un’associazione che usa i fumetti per aiutare i bambini dell’Africa, tra i vari progetti dell’organizzazione troviamo la costruzione di pozzi per l’acqua potabile in vari villaggi della Tanzania, la costruzione di case famiglie per i bambini orfani, la ristrutturazione di una scuola, di un centro di assistenza medico. Sul sito internet dell’organizzazione si possono molti modi per contribuire ad aiutare i bambini della Tanzania. Dalla semplice donazione, all’acquisto di gadget e all’acquisto di tavole originali donate da alcuni bravissimi disegnatori di fumetti. Tra i disegnatori della Marvel che hanno donato le loro tavole segnalo Simone Bianchi e Gabriele Dell’Otto. Quindi vi invito tutti a visitare il sito di Comics for Africa e di contribuire anche voi, nel vostro piccolo, ad aiutare chi sta in una condizione peggiore della nostra. Concludo riportandovi le parole del “papà” di quest’organizzazione, Roberto Riccio, parole che campeggiano nel sito

“Da ragazzino sognavo che da grande avrei fatto il pilota. Mi sembrava il massimo della felicità, del vivere libero. A quattordici anni avevo già cambiato idea. Volevo sempre girare il mondo, l’avrei fatto da missionario. Mi piaceva l’idea di poter essere utile, di regalare a tanta gente una speranza e , perché no, un amico. E me li immaginavo i miei poveri. Gente semplice, ma buona, eternamente sorridente. Era un sogno da bambino. Qui ho capito che la povertà è una cosa terribilmente seria, addirittura crudele, inimmaginabile. Ad ogni sguardo di questi bambini vorrei che potessimo dire: abbi cura di te. Sei mille volte coraggioso, mille volte infelice. Abbi cura di te.

Ma spesso sto li, inchiodato alla mia inutilità. E’ facile ripartire, ritornare alla mia comoda normalità, tante volte ho sperato che questi occhi smettessero di guardarmi, nei loro occhi scopro il dolore, l’angoscia del bambino mai stato. Eppure una mia smorfia si trasforma in un sorriso sul loro volto. Mi chiedo ora che cos’è una favola. Mi chiedo ancora. Mi ricordo la prima volta che sono venuto qui, compravo cinquecento pani al giorno e , insieme al pane il latte. Ma serviva a sfamare solo poche bocche. Un privilegio terribile, era come scegliere chi far vivere e chi far morire.”

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