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Dark Reign - Thunderbolts

Ecco la recensione di Dark Reign - Thunderbolts scritta da Shelidon!

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Un volumetto che mette insieme in modo pretestuoso, spacciandola per “storia completa”, cinque numeri di Thunderbolts dal #132 al #136 dal recupero di mr X a Madripoor alla formazione del nuovo assetto.
Non trattandosi di una vera e propria miniserie, è difficile giudicarla: storia corale? No. Assolo della vedova? Nemmeno. Solo uno spaccato sulle storie del gruppo di super-eroi supercriminali al soldo di Osborn.
Ghost, ripescato dal lontano 1987 e riportato in scena come personaggio disturbato, paranoico, evasivo e senza una vera psicologia, un deus ex machina che compie azioni cruciali senza un vero motivo ma anche senza essere ragionevolmente imprevedibile al pari di un Jaimie Braddock. Non dovrebbe essere una mente brillante? Chi è questo deficiente?
Paladin, la testa di cavolo che sappiamo aver tradito Osborn nel tentativo di assassinare Elektra, qui è dipinto non solo come il mercenario che è, ma addirittura come un mercenario con della morale: a meno che non mi sia persa qualcosa, non è lui a sollevare obiezioni al momento di “giustiziare sommariamente” Songbird? Ma quando mai?
Carnefice, un personaggio piatto ma piatto che più piatto non si può, un inutile bulletto di periferia. E, con quell’alias, di lui si dice pure che “pare un tipo a posto”. Siamo a cavallo.
Ant-man, il piccolo e mediocre pusillanime, è paradossalmente uno dei pochi personaggi con un po’ di spessore: si è cacciato in uno scenario che non gli appartiene e ora tenta di ricoprire ruoli vili e poco rischiosi nelle missioni della squadra, nel tentativo di non rimetterci le penne. E’ un personaggio perennemente sul filo del tradimento pur di portare a casa la pelle, il che lo rende piuttosto credibile.
Flagello, che in seguto si rivela essere Nuke, ha pochissimo tempo per farsi notare e in quel poco tempo non fa molto per mettersi in luce, né positivamente né negativamente: calza a pennello nel gruppo di Norman, ma niente di più. E del resto non mi è mai piaciuto molto.
Mr X, membro della squadra che viene reclutato nell’arco di questi cinque numeri, è decisamente un’idea balorda: l’ennesimo super-villain psicologicamete dipendente dall’omicidio, potenzialmente imbattibile e bla bla bla. Non se ne sentiva proprio la mancanza. La sua entrata in scena è utile solo a un dettaglio, ma ne parlerò in seguito.
Contrapposti ai membri del nuovo gruppo, fanno capolino alcuni del vecchio, dopo che Osborn aveva deciso di abortire il loro progetto vedendo che i super-criminali avevano preso troppo gusto a fare gli eroi: compaiono la piccola Melissa “Songbird” Gold, che ha un ruolo cruciale nel ciclo narrativo, e i suoi due ex-compagni di squadra Mach-V e Fixer. Ma un ruolo centrale, insieme a Songbird, gioca l’ultimo membro della squadra, la Vedova Nera, alias Yelena Belova. O forse no? Un indizio viene dato, a chiare lettere cubitali, quando Paladin e la Vedova vanno a Madripoor per reclutare mr. X e scelgono la scena del teatro come copertura. “Questa nuova prima ballerina è uno spettacolo”. Ma è Nathasha Romanova ad essere stata (o meglio a non essere stata) una ballerina. Un buon colpo di scena, comunque, cosa che purtroppo non si può dire del successivo salto narrativo che riporta in scena Nick Fury e Yelena. Ma chi mai aveva creduto alla morte del Colonnello? Mah. Albetto che pecca, come tutto il Dark Reign, di una malriposta voglia di stupire che alla fine risulta, ahimé, poco più di una minestra riscaldata.

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