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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
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	<title>I Radicali liberi</title>
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	<pubDate>Tue, 09 Oct 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>medicina_estetica</category><category>alimentazione</category><category>medicina estetica</category><category>radicali liberi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>I   RADICALI   LIBERI</p>
<p>I radicali liberi sono molecole instabili in quanto possiedono un elettrone spaiato sull’ultimo orbitale. Questo fenomeno rende queste molecole particolarmente reattive con un risultato altamente destabilizzante per l’ equilibrio elettrico di altre molecole.</p>
<p>Questa interazione è particolarmente veloce ed è causa di una reazione a catena con un effetto fortemente perturbante per la fisiologia dell’organismo.</p>
<p>C’è da dire che tutti i processi vitali in cui partecipa l’ossigeno provocano in via del tutto naturale la produzione di radicali liberi: trattasi, quindi, di un fenomeno biologico che avviene di continuo, a fronte del quale l’organismo si difende provvedendo a disattivare queste molecole dannose con la produzione di sostanze che sono in grado di catturarle e di renderle innocue.</p>
<p>Il problema insorge quando, per vari motivi, anche di natura patologica o legati al processo naturale d’invecchiamento, la risposta in tal senso dell’organismo risulta deficitaria oppure se la produzione di radicali liberi risulta comunque eccessiva.</p>
<p>Consideriamo che la produzione di radicali liberi è un processo naturale e quindi inevitabile nell’ambito del metabolismo aerobico, cioè di quei processi chimici che assicurano la produzione di energia necessaria al corpo umano.</p>
<p>A lato di questo processo naturale, vi sono poi altre circostanze che concorrono ad incrementare la presenza di radicali liberi; in corso di malattie infettive, ad esempio, v’è senza dubbio un aumento della produzione di queste molecole dannose, per il maggior impegno del sistema immunitario che implica tutta una serie di reazioni chimiche che richiedono ossigeno.</p>
<p>L’esposizione alle radiazioni è un altro fenomeno dannoso in cui si verifica un pericoloso incremento di radicali liberi : non trattasi solo dei raggi X usati in medicina ma anche della radioattività naturale o accidentale, così come dell’esposizione prolungata ai raggi solari.</p>
<p>Anche le radiazioni elettromagnetiche, denominate comunemente “elettrosmog”, sono in grado di attivare un pericoloso aumento di queste sostanze e non v’è dubbio che siamo letteralmente circondati da oggetti di uso comune che emettono questo tipo di radiazione.</p>
<p>Purtroppo, a questa serie di fattori, v’è da aggiungere ancora quella condizione che  ci  sembra  forse  la  più  pericolosa,  se  non  altro  perché  più  subdola :  trattasi dell’inquinamento ambientale, oggi talmente diffuso da non risparmiare nessun luogo del pianeta.<br />
L’inquinamento ambientale ha peraltro un’azione a vasto raggio e non solo di tipo ossidativi: esso riguarda l’aria che respiriamo, i cibi di cui ci nutriamo ma anche l’acqua, così necessaria alla nostra sopravvivenza. Le sostanze inquinanti sono veramente tante, con effetti spesso poco conosciuti così come non sappiamo nulla della potenziale pericolosità dell’associazione di queste sostanze fra di loro.</p>
<p>V’è un inquinamento diffuso da metalli pesanti ( piombo, mercurio, cadmio, alluminio, nickel, ecc. ), così come v’è un inquinamento da parte di molecole o sostanze chimiche diverse, utilizzate in agricoltura ( fitofarmaci, pesticidi, ecc. ), sprigionate dall’industria o derivanti dall’uso di oggetti, macchine ed utensili vari.</p>
<p>Ora, non v’è dubbio che tutte queste sostanze sono tossiche non solo per il fatto di incrementare la produzione di radicali liberi ma anche e soprattutto per la loro azione, spesso mutagena e quindi potenzialmente cancerogena, sull’organismo umano.</p>
<p>Come se non bastasse, v’è anche il fumo di tabacco, che agisce come un vero e proprio veleno sull’organismo, in quanto ha la proprietà non solo di aumentare la concentrazione di radicali liberi ma immette sicuramente in circolo anche un insieme di sostanze ad azione cancerogena o comunque tossica.</p>
<p>Paradossalmente, spesso anche i farmaci, cioè quelle sostanze prodotte dall’uomo a fini terapeutici, presentano spesso caratteristiche di tossicità in tal senso, considerando che oltre al principio attivo sono presenti sostanze leganti o conservanti o coloranti, la cui innocuità è tutta da dimostrare, soprattutto a lungo termine.</p>
<p>Ora, non v’è dubbio che una presenza eccessiva e continua di radicali liberi nell’organismo è sicuramente causa di conseguenze degenerative, sia in termini di invecchiamento che di possibili patologie insorgenti, soprattutto tumori o malattie cardiovascolari.</p>
<p>Per questo l’assunzione di sostanze che contrastano l’azione dei radicali liberi, aiutando l’organismo nella sua funzione naturale di detossificazione,  pone in grado quest’ultimo di contrastare meglio il processo di invecchiamento e di difendersi dall’insorgenza delle malattie degenerative.</p>
<p>Da   più   di   venti  anni,   ricerche   sempre   più   numerose  hanno  messo  in correlazione molte delle malattie più comuni con un’insufficiente introduzione di nutrienti antiossidanti e di contro con un eccesso di radicali liberi.</p>
<p>Il danno radicalico, cui abbiamo poc’anzi accennato, viene definito come danno ossidativo ed è certamente un rischio cui l’organismo è sottoposto in funzione di più fattori: il tipo di dieta, lo stile di vita, la salubrità dell’ambiente, l’età, lo stato di salute, l’ereditarietà, ecc.<br />
Naturalmente, l’organismo ha la capacità di difendersi da sè dall’azione tossica dei radicali liberi, producendo tutta una serie di molecole attive, che sono in grado di contrastarne l’azione. Se l’individuo ha una buona costituzione sotto il profilo genetico, non è debilitato e possiede uno stato di salute non compromesso, l’attacco dei radicali liberi viene efficacemente contrastato da meccanismi fisiologici naturali, attraverso la produzione di sostanze enzimatiche come, ad esempio, le catalasi, la superossido dismutasi e la glutatione perossidasi, che sono in grado di indurre ed attivare tutta una serie di reazioni chimiche di difesa.</p>
<p>Vi sono inoltre sostanze attive che intrappolano i radicali liberi, inattivandoli: le principali sono il glutatione,la vit. C, la vit. A , la vit. E, il selenio.</p>
<p>Tuttavia, se non c’è un apporto nutrizionale sufficiente di tali vitamine o di oligoelementi necessari per mantenere in efficienza questo complesso sistema di difesa, non v’è dubbio che l’organismo non sarà in grado di far fronte all’attacco continuo che esso subisce.</p>
<p>Senz’altro, la reazione dell’organismo in tal senso riveste un’importanza fondamentale ma può rivelarsi insufficiente a causa di un eccessivo accumulo di radicali liberi, dovuto a tutta quella seri di fattori di cui abbiamo poc’anzi parlato.</p>
<p>Ecco, allora, che la dieta può venire in soccorso a tale scopo, anzi a questo punto si può affermare che solo attraverso l’alimentazione ed un’integrazione mirata siamo in grado di opporci al processo degenerativo innescato dall’eccesso radicalico.</p>
<p>Con quest’obiettivo,  la ricerca ha sicuramente individuato a tutt’oggi moltissimi nutrienti a funzione antiossidante, che sicuramente sono in grado di potenziare la normale risposta antiossidativa dell’organismo.</p>
<p>Alle sostanze maggiormente note  ( Vit. C, Vit. A, Vit. E, certi oligoelementi, ecc. ), anche perché da più tempo individuate e studiate, si sono aggiunte varie altre sostanze, come i bioflavonoidi, le antocianidine e proantocianidine, il licopene, la curcumina, il resveratrolo, l’acido a-lipoico, l’astaxantina, ecc.</p>
<p>A riprova dei benefici a lungo termine che tutte queste sostanze sono in grado di realizzare, c’è da dire che tra tutti gli esperimenti fatti sugli animali da laboratorio, i migliori risultati per quanto riguarda  sia la conservazione dello stato di salute che  il rallentamento del processo di invecchiamento si sono ottenuti con diete per l’appunto ricche di principi antiossidanti nonché ipocaloriche, intendendosi con ciò un apporto calorico appena sufficiente ai bisogni dell’organismo e non tale da indurre dimagrimento.</p>
<p>In termini più semplici, ciò equivale a mangiare poco, cioè quanto basta e bene. E’ chiaro che quasi tutti questi esperimenti sono stati effettuati con le cavie, tuttavia ci sono diversi motivi per credere che i risultati estrapolati possano valere anche per gli esseri umani.</p>
<p>Del resto, non è un mistero che gli esseri umani che riescono a vivere più a lungo, superando facilmente la soglia dei cento anni in buone condizioni di salute, si trovano in zone del mondo estremamente povere, poco inquinate e per molti aspetti ancora incontaminate. Questi uomini vivono a lungo nutrendosi poco e con cibi poveri e naturali, lavorando in condizioni naturali e rispettando la natura ed i suoi ritmi: non sono affetti da malattie degenerative e soprattutto si mantengono in buona efficienza fisica e mentale anche in un’età così avanzata.</p>
<p>Con ciò non si vuol dire che bisognerebbe rifiutare il progresso e tutti i suoi vantaggi né che si dovrebbe tornare a vivere come si viveva all’età della pietra, ma sicuramente solo cercando di ritrovare un equilibrio con l’ambiente, rispettando i ritmi e la naturale fisiologia del rapporto uomo-natura, è possibile ottenere e conservare uno stato di benessere.</p>
<p>E’ un fatto che la ricerca, soprattutto negli ultimi anni, ha scoperto e scopre tuttora un numero sempre maggiore di sostanze naturali potenzialmente benefiche per la nostra salute, contenute in particolare in molti alimenti.</p>
<p>Naturalmente, vi sono alimenti che ne contengono in maggior quantità rispetto ad altri, così come è vero che la manipolazione o la cottura o la cattiva conservazione di quest’alimenti spesso comporta una perdita significativa se non la completa distruzione del loro potere antiossidante.</p>
<p>Questo ha condotto a uno studio sistematico di molti cibi, erbe aromatiche, spezie e piante medicinali, nell’intento di individuare dei principi attivi potenzialmente utili per l’uomo.</p>
<p>Non è più un mistero, ad esempio, che i cibi appartenenti alla famiglia delle Crucifere, come le verze, i cavolfiori, il cavolo cappuccio, la rapa, i ravanelli, ecc. siano oltremodo ricchi di sostanze antiossidanti e presentano quindi, tra l’altro, una forte azione preventiva antitumorale.</p>
<p>Anche vari tipi di spezie ed erbe aromatiche, alcune peraltro di comune impiego nelle nostre regioni, hanno mostrato di essere vere e proprie miniere di principi attivi ad azione benefica, molti dei quali sviluppano un’intensa attività antiossidante.</p>
<p>In tal senso, v’è stata la riscoperta anche di bulbi come l’aglio e la cipolla, normalmente usati più per dare sapore alle pietanze ed ai sughi che non come veri e propri alimenti.</p>
<p>Il consiglio che si può trarre dagli studi più recenti in materia di alimentazione naturale è quello di abbondare in frutta e vegetali freschi, di vari tipi e colori, proprio perché contenenti una serie di principi attivi ad azione antiossidante e quindi in grado di aiutare l’organismo a difendersi dall’aggressione ambientale e dai famigerati radicali liberi.</p>
<p>Non v’è dubbio poi che s’impone l’astensione dal fumo di tabacco, considerata la sua pericolosità ed una forte limitazione circa il consumo di alcolici, essendo l’etanolo dannoso in generale per l’intero organismo e non solo per il fegato in particolare.</p>
<p>E’ auspicabile quindi uno stile di vita salutare e una dieta semplice, varia e naturale, cercando di non eccedere in calorie ed in grassi animali ma rispettando ad ogni modo la regola di assumere i nutrienti essenziali di cui l’organismo ha bisogno.</p>
<p>Se ne ricorre la necessità, in considerazione dello stato di salute e di nutrizione nonché dell’età, dell’attività fisica o di particolari condizioni ambientali, può essere utile ricorrere ad un’integrazione con sostanze ad azione antiossidante, tra cui spiccano la vitamina C , l’acido alfa-lipoico, l’astaxantina e la melatonina vegetale per la loro specifica attività a sostegno dei meccanismi di difesa dell’organismo.</p>
<p>Tratto dal libro<br />
“Alimentazione Naturale come fonte di Benessere”<br />
Per info:<br />
Segreteria S.I.M.BEN. tel. 0773-695673<br />
(dal lun. al ven. 9:00 – 13:00)<br />
e-mail: paoladinca@supereva.it</p>
 
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	<description>I   RADICALI   LIBERI
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	<title>Estate Vitamine e Benessere</title>
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	<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>alimentazione_e_diete</category><category>vitamine benessere medicina estetica simben</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Tra i  nutrienti essenziali così definiti perchè la loro assenza relativa o assoluta dalla dieta provoca sintomi e spesso malattie dobbiamo ricordare le vitamine.</p>
<p>Sono composti organici, si trovano in molti cibi e sono necessarie per le regolari funzioni metaboliche. Sono suddivise in liposolubili, che possono essere immagazzinate nel fegato, nel tessuto adiposo e nelle ghiandole endocrine, e in idrosolubili che invece si distribuiscono nei liquidi intra ed extracellulari e vengono eliminate, dopo una certa soglia, nelle urine.</p>
<p>La vitamina A si distingue in retinolo da fonti animali e carotenoidi da fonti vegetali. Il beta-carotene ha una potente azione antiossidante rivolta a neutralizzare i radicali liberi, mentre il retinolo è essenziale per la vista, pelle, capelli, mucose. E’ contenuta nelle uova, nel fegato, nel pesce e nella frutta di color giallo-arancione. Tra i carotenoidi più importanti ricordiamo la luteina presente nei cavoli, lattuga, spinaci, fagiolini, la zeaxantina presente nel pomodoro, anguria e pompelmo. Da ultimissime ricerche si è venuti a conoscenza anche dell’astaxantina presente nei crostacei e nel salmone.<br />
In condizioni normali circa l’80% della vitamina è assorbita seguendo la via dell’assorbimento lipidico, ricordando che il sito di deposito del retinolo è il fegato.</p>
<p>La vitamina D regola la crescita del tessuto osseo attraverso il controllo dell’assorbimento di calcio e fosforo nell’intestino tenue. L’olio di fegato di merluzzo ne è ricchissimo ma di difficile palatabilità; tra i pesci, l’aringa e il salmone ne contengono discrete quantità, tra le carni, il fegato, tra i latticini solo il burro e i formaggi particolarmente grassi.</p>
<p>La vitamina E è presente in natura in otto forme, ma la più importante è l’alfatocoferolo. L’assorbimento dei tocoferoli avviene nel tenue mediante l’ausilio degli acidi biliari. Dalla mucosa intestinale passano dapprima nella circolazione linfatica, poi in quella sistemica dove sono veicolati da lipoproteine. I depositi più significativi sono nel tessuto adiposo, nel muscolo e  nel fegato.<br />
L’azione della vitamina è dovuta alle sue proprietà anti-ossidanti, in quanto protegge gli acidi grassi poli-insaturi dalla ossidazione. Questa funzione è presente nelle membrane cellulari dove il tocoferolo si trova associato ai PUFA nei fosfolipidi. E’ presente nell’olio d’oliva, in alcuni cereali e nella frutta, ma alcune preparazioni domestiche , quali la bollitura, la frittura e la cottura al forno, possono comportare perdite rilevanti.</p>
<p>La vitamina K presente negli ortaggi a foglia verde quali spinaci, lattuga, broccoli e cavoli, è assorbita al livello dell’ileo prossimale e passa con i chilomicroni nella circolazione linfatica. Come per le altre vitamine necessita delle normali funzioni pancreatiche e biliari per l’assorbimento, che è quindi favorito dalla presenza dei grassi. Nei casi in cui si ha malassorbimento di lipidi si può avere una compromissione nell’utilizzazione della vitamina.</p>
<p>La vitamina B1, detta Tiamina, si trova in alimenti di origine vegetale ed animale, tra questi ricordiamo il lievito di birra, i legumi, la carne di maiale e le uova. Viene assorbita nel tenue e la sua deficienza interessa il sistema cardiovascolare, muscolare e gastrointestinale. Nei paesi asiatici la causa più importante di deficit è legata all’uso di carboidrati poveri in vitamina quali il riso, mentre nell’Europa occidentale è legata all’alcolismo. La resistenza chimica della tiamina dipende dal ph del mezzo, sotto a ph 5 è stabile al calore e all’ossidazione, a ph più elevati è distrutta. Visto che  la tiamina teme quindi ph alcalini, l’aggiungere bicarbonato per mantenere verdi i legumi porta alla distruzione di vitamina e per la sua idrosolubilità può sciogliersi nelle acque di lavaggio o bollitura.</p>
<p>La vitamina B5, detto acido pantotenico, è noto per essere il componente del coenzimaA, fattore principale del metabolismo dei carboidrati e degli amminoacidi. Le sorgenti alimentari sono il fegato, il rene, il lievito di birra, il tuorlo d’uovo e notevoli quantità anche nella pappa reale, carenze sono assai rare. Nelle preparazioni multivitaminiche non si usa il pantotenato, ma il pantotenolo, poichè più stabile e comunque viene trasformato in pantotenato nell’organismo umano.</p>
<p>La vitamina B8, Biotina, coopera nel metabolismo degli aminoacidi e dei carboidrati. E’ presente nel tuorlo, fegato, soia, lievito di birra e the’. La biotina non assorbita nel tenue viene escreta con le feci poichè l’intestino crasso ha capacità molto limitate d’assorbimento. </p>
<p>La vitamina C, acido ascorbico, ha un’azione antiossidante, potenziata dalla vit E e dal beta carotene, agisce soprattutto come vasoprotettore. E’ assorbita nel tenue, ma la capacità di assorbimento è individuale e comunque abbastanza limitata. Per questo è uso somministrare piccole dosi giornaliere, considerando che per dosi di 1 grammo si può contare su un assorbimento del 50%, mentre per dosi di 5 grammi tale assorbimento scende al 25%. Frutta e verdura fresca ne contengono la maggior percentuale, la conservazione di queste, però ne implica frequentemente la perdita. Bisogna tener presente che con la cottura o la conservazione dei cibi si ha ossidazione dell’ascorbato.<br />
I folati, sono un coenzima di numerose reazioni metaboliche e sono coinvolti nella sintesi degli acidi nucleici e nella formazione di cellule del sangue e del tessuto nervoso; un loro deficit può provocare anemia megaloblastica e malformazioni nel neonato. I depositi nell’organismo sono limitati ed anche la loro disponibilità negli alimenti. Non essendo molto stabili, la cottura inattiva gran parte di vitamina labile al calore. Circa i tre quarti dei folati presenti nel cibo vengono idrolizzati e assorbiti nell’intestino tenue e si possono ricercare nei pomodori, nelle frattaglie, nei fagioli e arance.</p>
<p>La vitamina B12, comprende un gruppo di sostanze caratterizzate da un atomo di cobalto: cobalamine. E’ essenziale per la crescita e la formazione di cellule ematiche e guaine nervose. Le sorgenti alimentari sono i legumi, i frutti di mare come cozze e ostriche, in natura può essere sintetizzata da batteri, funghi e alghe. Sono assorbiti circa i due terzi di vitamina introdotta che raggiunge l’intestino attraverso la secrezione biliare. Le diete vegetariane sono ad alto rischio di deficienza.<br />
Oltre alle vitamine esistono anche altri nutrienti essenziali detti oligoelementi.</p>
 
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	<title>L&#039;angolo dell&#039;esperto: Acido salicilico</title>
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	<pubDate>Tue, 27 Mar 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>medicina_estetica</category><category>salicilico</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><STRONG>G</STRONG>li  effetti  antipiretici,  analgesici,  antireumatici,  antigottosi  e  uricosurici  degli  infusi  a  base  di  salice  sono  noti  fin  dall’  antichità.<br />
Nella  prima  metà  del  ‘900  nasce  l’  impiego  dell’  acido  salicilico  nella  cura  di  patologie  dermatologiche.  Usato  al  25%  in  soluzione  alcolica  è  indicato  nell’  acne  papulo-pustolosa  di  media  e  lieve  entità,  nelle  iperpigmentazioni   e  negli  in estetismi  da  fotoinvecchiamento,  svolgendo  una  delicata  e  progressiva  esfoliazione  dell’  epidermide  (soft  peeling).</p>
<p><STRONG>Importante  è  anche  l’  impiego  dell’  acido  salicilico  nella  cura  della  psoriasi  del  cuoio  capelluto  e  delle  verruche</STRONG></p>
<p>Le  proprietà  febbrifughe  e  analgesiche  dell’  acido  salicilico  sono  note  fin  dall’  antichità.  Gli  effetti  antireumatici,  uricosurici  e  antigottosi  sono  invece  riconosciuti  solo  nella  prima  metà  dell’  800,  dopo  che  Buchner,  nel  1828,  dichiara  di  aver  isolato  la  salicina  dalla  corteccia  del  salice  e  che  Raffaele  Piria,  nel  1838,  trasforma  per  idrolisi  la  salicina  in  acido  salicilico.</p>
<p><STRONG>I</STRONG>l  10  ottobre  1897  poi,  un  altro  giovane  farmacista  e  chimico,  Felix  Hoffmann,  sintetizzerà  l’  acido  acetilsalicilico,  che  poi  non  è  altro  che  il  costituente  della  comune  Aspirina.<br />
È  nella  prima  metà  del  ‘900  che  nasce  l’  impiego  dell’ acido  salicilico  nella  cura  di  patologie  dermatologiche:  la  V  edizione  della  Farmacopea  del  Regno  d’  Italia  del  1920  citava  tra  i  preparati  a  base  di  acido  salicilico  la  famosa  pasta  antipsoriasica  di  Lassar  e  il  collodio  salicilico di Unna,  che  sfruttavano  le  proprietà  cheratolitiche  e  antisettiche  dell’  acido,  utilizzate  attualmente  nella  terapia  antimicotica  con  l’  unguento  di  Whitfield.  E  fra  le  sostanze  impiegate  per  ottenere  una  delicata  e  progressiva  esfoliazione  dell’  epidermide  (soft  peeling),  c’è  proprio  l’  acido  salicilico.<br />
Questo,  usato  al  25%  in  soluzione  alcolica,  è  indicato  nella  cura  dell’  acne  papulo-pustolosa  di  media  e  lieve  entità,  nelle  iperpigmentazioni  e  negli  inestetismi  da  fotoinvecchiamento.</p>
<p>Riguardo  alle  proprietà  cheratolitiche  dell’  acido  salicilico ( chimicamente un  betaidrossiacido),  se  utilizzato  ad  una  concentrazione  superiore  al  10-40%,  agisce  come  acido  forte,  determinando  la  rottura  dei  legami  chimici  delle  cheratine  in  tempi  estremamente  brevi.</p>
<p>Numerosi studi di  Douglas  Kligmann,  proprio  nel  trattamento  delle  forme  medio-lievi  di  acne  papulo-pustolosa  e  delle  pelli  invecchiate  precocemente  a  causa  dell’  eccessiva  esposizione  ai  raggi solari,  mettono  in  evidenza    la  mancanza  di  effetti  collaterali  permanenti  come  esiti  cicatriziali  o  iperpigmentazioni  reattive.<br />
Il  veicolo  base  nelle  preparazioni  a  base  di  acido  salicilico  è  rappresentato  dall’  alcool. Infatti la diluizione con acqua è possibile fino a concentrazioni del 4-6% vista la facilità con cui precipita.<br />
Applicata  la  soluzione  su  tutto  il  volto,  il  peeling  agisce  per  tre  o  quattro  minuti  dopodiché  l’  alcool  evapora  e  l’  acido  salicilico  residuo  precipita  sotto  forma  di  polvere  bianca.<br />
Pur  essendo  considerato  un  peeling  ad  azione  superficiale,  quello  con  l’  acido  salicilico  produce  sullo  strato  corneo  un  effetto  desquamante  superiore  a  qualsiasi  altro  agente  e  un’  intensa  azione  proliferativa  sullo  strato  germinativo,  creando  un  profondo  rinnovamento  dell’  epidermide.  Per  quanto  riguarda  gli  effetti  collaterali,  dopo  il  trattamento  si  può  notare  una  reazione  eritematosa  che  però  non  si  protrae  per  più  di  due  giorni.  A  volte  può  apparire  una  lieve  desquamazione  con  la  comparsa  di  un  colorito  brunastro  a  macchie,  da  non  interpretare  però  come  un  fenomeno  di  iperpigmentazione.</p>
<p><STRONG>R</STRONG>iguardo  invece  alle  controindicazioni,  si  consiglia  di  evitare  l’  applicazione  di  creme  o  gel  su  nei,  mucose  ed  organi  genitali,  che  rappresentano  zone  più  soggette  ad  irritazioni  ed  escludere  sia  donne  in  gravidanza,  perché  è  stato  dimostrato  un  assorbimento  transdermico  dell’  acido  salicilico,  che  pazienti  con  fototipo  V  o  VI  della  Scala  di  Fitzpatrick,  più  soggetti  a  sviluppare  reazioni  iperpigmentarie.  Prestare  inoltre  attenzione  a  pazienti  diabetici,  per  i  quali  i  preparati  a  base  di  acido  salicilico  possono  risultare  maggiormente  irritanti.<br />
Sia  l’  acido  salicilico  che  l’  acido  glicolico  sono  agenti  dermici  che  determinano  un  peeling  superficiale,  ossia  un  rinnovamento  superficiale  dell’  epidermide.  Ma  mentre  il  primo  è  più  indicato  nell’  acne  e  nella  pelle  grassa  e  agisce  uniformemente,  il  secondo  è  specifico  per  il  trattamento  delle  macchie  e  della  pelle  secca  e  invecchiata.<br />
È  proprio  per  questa sua  azione  levigante  delicata  che  l’  acido  salicilico  è  uno  dei  protagonisti  delle  creme  e  dei  detergenti  delicati  per  le  pelli  grasse  e  acneiche.</p>
<p><STRONG>I</STRONG>mportante  è  anche  l’  impiego  dell’  acido  salicilico  nella  cura  della  psoriasi  del  cuoio  capelluto  in  associazione  a  corticosteroidi.  Mentre  l’  acido  salicilico  aiuta  a  rimuovere  le  squame,  il  cortisone  riduce  la  componente  eritematosa.<br />
Non  meno  rilevante  è  l’  utilizzo  dell’  acido  salicilico  nel  trattamento  delle  verruche.<br />
Contro  le  verruche  i  rimedi  si  rifanno  spesso  alla  tradizione  popolare  risultando  il  più  delle  volte  inefficaci.  L’  unico  rimedio  scientificamente  più  efficace  sembra  essere  proprio  quello  più  semplice:  impacchi  di  acido  salicilico.  Ne  sono  convinti  ricercatori  inglesi  che  hanno  passato  in  rassegna  la  letteratura  scientifica  sui  trattamenti  di  questo  fastidioso  problema  cutaneo.  Sono  stati  analizzati  sei  studi  contro  placebo,  con  acido  salicilico,  che  avevano  dimostrato  un’  efficacia  del  75%,  rispetto  al  48%  del  gruppo  di  controllo.</p>
<p><STRONG>M</STRONG>entre  altri  due  studi  con  diclorobenzene  in  immunoterapia  locale  avevano  mostrato  un  successo  (scomparsa  della  verruca)  nell’  80%  dei  casi  contro  il  38%  del  placebo,  ma  con  diversi  effetti  collaterali,  come  frequenti  irritazioni  locali.</p>
<p><STRONG><I>BIBLIOGRAFIA</I></STRONG></p>
<p>V.  Iammarino,  T. Piccioni,  “Il  salice  e  i  salicilati”</p>
<p>Goodman  &#038;  Gilman,  “Le  basi  farmacologiche  della  terapia”,  McGraw-Hill  Ed.</p>
<p>Meyers-Jawetz-Goldfien,  “Farmacologia  medica”,  Piccin  Ed.</p>
<p>“Manuale  Merck  di  diagnosi  e  terapia”,  Stampa  medica</p>
<p>Anzalone,  “Botanica  farmaceutica”,  Japadre  Ed.</p>
<p>Della  Loggia,  “Piante  officinali”,  Ed.  OEMF</p>
<p>G.Penso,  “Piante  officinali  nella  terapia  medica”,  Ed.  OEMF</p>
<p>R. Suozzi,  “Dizionario  delle  erbe  medicinali”,  Newton  Ed.</p>
<p>E. Riva,  “Piante  medicinali”,  Ghedina-Tassotti  Ed.</p>
<p>“Medicamenta”,  V  Ed. 1933,  VII  Ed.  1991-1992</p>
<p>Fassina-Ragazzi,  “Lezioni  di  Farmacognosia”,  Cedam  Ed.</p>
<p>Farmacopea  Ufficiale  del  Regno  d’  Italia,  V  Ed.,  1929</p>
<p>Prontuario  chimico  “Montecatini”,  1936</p>
<p>Firenzuoli,  “Gli  antinfiammatori”,  Farmacia  Naturale,  1995</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070327000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070327000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070327000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20070327000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2007%2F03%2F290536.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Gli  effetti  antipiretici,  analgesici,  antireumatici,  antigottosi  e  uricosurici  degli  infusi  a  base  di  salice  sono  noti  fin  dall’  antichità.
Nella  prima  metà  del  ‘900  nasce [...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;angolo dell&#039;esperto: La papaya</title>
	<link>http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2007/01/284156.shtml</link>
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	<pubDate>Sat, 27 Jan 2007 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>medicina_estetica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La papaya è una pianta della famiglia delle Caricacee (latino scientifico Carica papaia), detta anche albero dei meloni, originaria del sud del Messico e della vicina America centrale,attualmente diffusa in tutti i paesi tropicali e subtropicali<br />
Il suo frutto è molto apprezzato, soprattutto dall’industria alimentare. Il suo colore è giallo quando è maturo, verde quando ancora immaturo. La sua composizione percentuale in micronutrienti e non è così ripartita: 86,8% acqua,12,8% carboidrati, vit. E, vit. C, vit A, riboflavina, niacina, tiamina., calcio, fosforo, ferro. La vitamina C, come noto a tutti, è dotata di proprietà antiossidanti e antiradicali liberi oltre che stimolante il  sistema immunitario.  Il suo contenuto nel frutto della papaya equivale a 84 mg/kg. Un altro importante costituente della papaya è rappresentato dall’α-tocoferolo (vit.E). Il fabbisogno dietetico giornaliero raccomandato di vit.E, è pari a 10 mg per i soggetti maschi adulti e a 7.6 mg per le femmine in età adulta. Essa ha un valore protettivo nei confronti di molteplici patologie: cardiovascolari, cutanee, otorinolaringoiatriche e neoplastiche. Infatti la vitamina E protegge le membrane cellulari dai processo di degradazione (lipoperossidazione), grazie alla sua attività antiossidante e anti-radicali liberi. Ha inoltre proprietà vasoprotettive e elasticizzanti cutanee. Il  contenuto di vit. E  nei germogli di papaya  è pari a 113mg/kg.  La vitamina A (contenuto nel frutto della papaya pari a 10,9 mg/kg),  rigenera i tessuti epiteliali e incrementa la funzionalità degli annessi pilosebacei.<br />
Tutte le parti della pianta contengono un lattice in cui sono contenuti enzimi cosiddetti cistein-proteinasi, appartenenti alla famiglia delle chitinasi di classe II. Tra queste la principale è la papaina. Questa si presenta come una polvere grigia, solubile in acqua, dotata di marcata azione proteolitica in un PH compreso tra 4 e 6.5.<br />
La papaya viene utilizzata in medicina per la cura della dispepsia, oltre che in varie preparazioni per uso topico; infatti alcune preparazioni tradizionali a base di papaya vengono utilizzate in Africa e in Jamaica, per la terapia delle ustioni in età pediatrica e per le ulcere cutanee croniche in età adulta. La papaya infatti, e in particolar modo gli enzimi in essa contenuti, oltre ad avere una azione cheratolitica, possiede proprietà esfolianti e antimicrobiche sull’epidermide, facilitando l’eliminazione del tessuto necrotico, la formazione di tessuto di granulazione e impedendo infine fenomeni di sovrainfezione batterica in sede di lesione. </p>
<p>I germogli di papaya contengono alcuni tipi di flavonoidi (1264 mg/kg ). I flavonoidi sono dei polifenoli. con proprietà antiossidanti e antiradicali liberi, antinfiammatorie, antiaggreganti piastriniche, antitrombotiche e antiallergiche .Inoltre essi inibiscono  la sintesi  di numerosi enzimi implicati nei processi di genesi tumorale, come le lipossigenasi e le ciclossigenasi. oltre a rappresentare una fonte di riserva di vitamina C.<br />
La papaina costituisce da un punto di vista funzionale il costituente fondamentale della papaya (viene estratta nella sua forma attiva, quando il frutto è ancora verde e quindi immaturo). Infatti le sue proprietà cheratolitiche, rigeneranti il tessuto collagene, eutrofiche, antisettiche, rappresentano delle caratteristiche fondamentali per l’utilizzo in dermocosmesi.<br />
Alla luce di quanto esposto in precedenza, possiamo dunque concludere che il frutto della papaya, oltre ad essere dotato di proprietà sistemiche (digestive, antiparassitarie, antiossidanti etc.) è altresì  assai idoneo all’utilizzo in  dermo-cosmesi.<br />
In particolare, esso può rappresentare una alternativa valida ed efficace agli AHA ( alfa-idrossiacidi), ad esempio all’acido glicolico.</p>
<p>ATTIVITA’ ANTIAGING DELLA PAPAYA<br />
La papaia è una pianta della famiglia delle Caricacee ( latino scientifico Carica papaia), detta anche albero dei meloni, originaria del sud del Messico e della vicina America centrale. Attualmente è diffusa in tutti i paesi tropicali e subtropicali.<br />
Il suo frutto è molto apprezzato, soprattutto dall’industria alimentare.<br />
Il suo colore è giallo quando è maturo, verde quando ancora immaturo.<br />
Tutte le parti della papaia contengono un lattice in cui sono contenuti enzimi cosiddetti cistein-proteinasi, appartenenti alla famiglia delle chitinasi di classe II: la papaina o pepsina vegetale, la papaiotina o papas, la chimopapaina, la caricaina e una glicol-endopeptidasi.<br />
La papaina si presenta come una polvere grigia, solubile in acqua, dotata di marcata azione proteolitica, soprattutto nel campo di ph compreso tra 4 e 6,5; è formata da una catena polipeptidica con peso molecolare di circa 21000.<br />
Mediante la separazione del lattice di papaia su gel cromatografico, con substrato contenente (NH4)2SO4, è possibile identificare 3 diversi picchi: picco1, corrispondente alla caricaina, picco2 corrispondente alla chimopapaina, picco3 alla glicol-endopeptidasi, picco 4 alla papaina.<br />
La papaina viene utilizzata in medicina per la cura della dispepsia, oltre che in varie preparazioni per uso topico ( cura delle ustioni e ulcere croniche ).</p>
<p>La papaia infatti, e in particolar modo gli enzimi in essa contenuti, oltre ad avere un’azione cheratolitica, hanno proprietà esfolianti ed antimicrobiche sull’epidermide, facilitando l’eliminazione del tessuto necrotico, la formazione di tessuto di granulazione e impedendo infine fenomeni di sovrainfezione batterica in sede di lesione.Kermanshai et al, hanno dimostrato che gli estratti di papaia posseggono anche proprietà antielmintiche. L’introduzione nella dieta di donne nel post-partum della papaia con il beta carotene, ha determinato un incremento del contenuto in vitamina A ed in ferro del latte materno.<br />
La papaia contiene inoltre alcuni tipi di flavonoidi. I flavonoidi sono dei polifenoli con la struttura dei difenilpropani. Le 4 classi principali sono: ossiflavonoidi ( flavoni, flavonoli,etc.), antocianine, isoflavoni e i derivati del flavon-3-olo ( catechina e tannini ). Essi hanno proprietà antiossidanti, antinfiammatorie,antiaggreganti piastriniche, antitrombotiche e antiallergiche e possono inibire la sintesi di numerosi enzimi implicati nei processi di genesi del tumore, come le lipossigenasi e le ciclossigenasi.<br />
Prof. Tommaso  Addonisio<br />
www.tommasoaddonisio.it</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20070127000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20070127000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20070127000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20070127000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2007%2F01%2F284156.shtml"/></p>
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	<description>La papaya è una pianta della famiglia delle Caricacee (latino scientifico Carica papaia), detta anche albero dei meloni, originaria del sud del Messico e della vicina America centrale,attualmente[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Corsi per estetiste ed operatori del benessere</title>
	<link>http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/07/263784.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/07/263784.shtml</guid>
	<pubDate>Mon, 24 Jul 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>estetica</category><category>corsi estetiste</category><category>corso estetista</category><category>estetica</category><category>master</category><category>peeling</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Vista la grande richiesta, ho deciso di aprire una rubrica dedicata ai corsi per operatori del benessere e dell&#8217;estetica (estetiste), iniziando da questo corso di perfezionamento organizzato dalla S.I.M.BEN.</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">CORSI DI PERFEZIONAMENTO PER </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">OPERATORI IN ESTETICA E DEL BENESSERE </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">(Estetiste, Naturopati, Infermieri, Personal-trainer, </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Erboristi, Fisioterapisti, Dietisti, Psicologi)</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B> </p>
<p>01 Ottobre 2007<br />
<A href="http://www.dermestetica.com/articolo.asp?codice=177" target=_blank>Corso monotematico di perfezionamento teorico-pratico: &#8220;IL PEELING IN ESTETICA&#8221; </A> (corso base).</p>
<p>15 Ottobre 2007 </p>
<p><A href="http://www.dermestetica.com/articolo.asp?codice=177" target=_blank>Corso monotematico di perfezionamento teorico-pratico: &#8220;IL PEELING IN ESTETICA&#8221; </A> (corso avanzato).</p>
<p>05 Novembre 2007 </p>
<p>Corso monotematico teorico-pratico in “BIOSTIMOLAZIONE CUTANEA”.</p>
<p>12 Aprile 2008</p>
<p>Corso monotematico teorico-pratico in “DIETE ED OBESITA’: approccio diagnostico-pratico, approccio terapeutico-multidirezionale, diete ipocaloriche e diete speciali (indicazioni, controindicazioni, risultati e limiti)”.</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">INFORMAZIONI GENERALI</B></p>
<p>Sede dei corsi</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">EUROPEAN HOSPITAL - </B>Via Portuense 700 ROMA<B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Per info:</B></p>
<p>SEGRETERIA S.I.M.Ben.</p>
<p>Sig.ra Paola D&#8217;Incà</p>
<p>Tel. Fax  0773/690303 dal lunedì al venerdi ore 9-18</p>
<p>E.mail: <A href="mailto:paoladinca@supereva.it">paoladinca@supereva.it</A>    </p>
<p>www.simben.it</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20060724000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20060724000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20060724000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20060724000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2006%2F07%2F263784.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Vista la grande richiesta, ho deciso di aprire una rubrica dedicata ai corsi per operatori del benessere e dell&amp;#8217;estetica (estetiste), iniziando da questo corso di perfezionamento organizzato[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>Continua</title>
	<link>http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/06/258260.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/06/258260.shtml</guid>
	<pubDate>Tue, 06 Jun 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/06/258260.shtml#comments</comments>
    <category>medicina_estetica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><I style="mso-bidi-font-style: normal"><br />
<B style="mso-bidi-font-weight: normal">LIPORIDUZIONE NON CHIRURGICA</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">TRAMITE SOLUZIONI DI FOSFATIDILCOLINA       - SODIO DEOSSICOLATO -</B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">23 Settembre 2007</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">E.C.M. Educazione Continua in Medicina: </B></p>
<p>evento accreditato<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> 4 punti - MEDICO CHIRURGO - </B>(rif 6551- 224276)</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p>PROGRAMMA</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Le soluzioni di fosfatidilcolina</B></p>
<p>Storia, Chimica delle componenti, Attività farmacologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PEFS, Adiposità Localizzata ed Abitus Ginoide</B></p>
<p>Inquadramento nosologico, Aspetti fisiopatologici, Inquadramento clinico e diagnosi differenziale, L’esame ecografico</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Intralipoterapia e protocollo LIPOREMODEL</B></p>
<p>Definizione, Mesoterapia, microterapia e intralipoterapia, Armamentarium e modalità di infiltrazione</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Il Trattamento della regione peritrocanterica (roulotte de cheval)</B></p>
<p>Valutazione clinica, Tecniche di infiltrazione e posologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Il trattamento della ginecomastia</B></p>
<p>Tecniche di infiltrazione e posologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Il trattamento dell’addome e dei fianchi</B></p>
<p>Valutazione clinica e antroplicometrica, Tecniche di infiltrazione e posologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Il</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">trattamento dell’interno cosce e del ginocchio</B></p>
<p>Tecniche di infiltrazione e posologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Il trattamento degli arti superiori</B></p>
<p>Valutazione clinica e antroplicometrica, Tecniche di infiltrazione e posologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Il trattamento del doppio mento e delle borse adipose palpebrali</B></p>
<p>Valutazione clinica, Tecniche di infiltrazione e posologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Aspetti Medico Legali</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Docente:</B> Prof. Pasquale Motolese, Specialista Medicina Generale - Cattolica RN</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Durata: </B>1 stage di 8 ore</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Numero iscritti</B>: Il corso è a numero chiuso, criterio discriminante per l&#8217;accettazione </p>
<p>della domanda sarà l&#8217;ordine di arrivo della stessa.</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Sede: </B>Divisione Didattica<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B>VALET, Bologna</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PER INFO</B>: Segreteria Organizzativa <B style="mso-bidi-font-weight: normal">VALET S.r.l</B>. - Via dei Fornaciai 29/b - 40129 - Bologna Tel. 051.6388334 - fax 051.326840 - E-mail: <A href="mailto:info@valet.it">info@valet.it</A> - Web Site: www.valet.it<B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">CORSO TEORICO - PRATICO</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PEELINGS CHIMICI</B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">DI SUPERFICIE, MEDI E PROFONDI</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">corso base / avanzato</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Obiettivo dei corsi</B> </p>
<p>Fornire un’adeguata preparazione teorico pratica sull’argomento facendo si che il discente possa immediatamente mettere in pratica le nozioni acquisite.</p>
<p><B>Principali argomenti trattati</B></p>
<p>Cenni di anatomia e fisiologia della cute, cos’è il peeling e quali sono le opzioni terapeutiche, i soft peels e le loro applicazioni, i peeling medi, i peeling profondi, possibili associazioni fra vari agenti peeling, sessione pratica del docente su pazienti.</p>
<p><B>Metodologia didattica</B></p>
<p>I corsi prevedono una serie di lezioni frontali per l’insegnamento teorico degli argomenti e per poter fornire</p>
<p>l’adeguata preparazione relativa alla gestione del paziente, agli aspetti tecnici della metodica, alla ricerca dei migliori risultati e alla gestione delle possibili complicanze.</p>
<p><B>CORSO BASE </B>- Un’adeguata parte pratica, eseguita in diretta dal docente, consente di far si che le tecniche di applicazione vengano immediatamente comprese dal discente.</p>
<p><B>CORSO 2° LIVELLO PRATICO </B>- Esecuzione pratica da parte dei discenti sotto la guida di esperti tutor.</p>
<p> <B>Durata e data dei corsi:        </B></p>
<p><B>            </B></p>
<p><B>      </B><B>BASE                                </B>12 ore <B>29-30/09/07        </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">10 </B>crediti ECM<B></B></p>
<p><B> </B></p>
<p><B>  2° LIVELLO PRATICO                         </B>8 ore <B>20/10/07              </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">9 </B>crediti ECM<B></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Docente: </B>Dr. Giuseppe Maria Izzo, Specialista in Dermatologia e Venereologia, Napoli</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Numero iscritti</B>: Il corso è a numero chiuso, criterio discriminante per l&#8217;accettazione </p>
<p>della domanda sarà l&#8217;ordine di arrivo della stessa.</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Sede: </B>Divisione Didattica Valet srl, Bologna </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PER INFO</B>: Segreteria Organizzativa <B style="mso-bidi-font-weight: normal">VALET S.r.l</B>. - Via dei Fornaciai 29/b - 40129 - Bologna Tel. 051.6388334 - fax 051.326840 - E-mail: <A href="mailto:info@valet.it">info@valet.it</A> - Web Site: www.valet.it<B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">CORSO DI </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Gli inestetismi del volto: </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> FILLER </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">corso </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">base / </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">corso </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">avanzato </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Obiettivo dei corsi </B></p>
<p>Fornire un’adeguata preparazione teorico pratica sull’argomento facendo si che il discente possa immediatamente mettere in pratica le nozioni acquisite. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Principali argomenti </B></p>
<p>Invecchiamento e fisiopatologia, management del medico estetico, modalità di anamnesi e visita, prodotti da utilizzare e criteri di scelta, panorama dei prodottti iniettabili esistenti, controindicazioni e indicazioni all’utilizzo, metodiche d’impianto, precauzioni, aspetti pratici della gestione dei prodotti. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Metodologia didattica </B></p>
<p>I corsi prevedono una serie di lezioni frontali per l’insegnamento teorico degli argomenti per poter fornire l’adeguata preparazione relativa alla gestione del paziente, agli aspetti tecnici della metodica, alla ricerca dei migliori risultati e alla gestione delle possibili complicanze. </p>
<p>Un’adeguata parte pratica, eseguita in diretta dal docente, consente di far si che la tecnica di applicazione venga immediatamente compresa dal discente. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Durata e date dei corsi:</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">BASE</B>                                     8 ore    <B style="mso-bidi-font-weight: normal">28/09/2007      6 </B>crediti ECM</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">AVANZATO</B>                         8 ore    <B style="mso-bidi-font-weight: normal">19/10/2007      6 </B>crediti ECM</p>
<p>Docenti:                                   Dr.ssa Rosalba Russo, Specialista Chirurgia Generale, Modena                                                                     Dr. Salvatore Fundarò, Specialista Chirurgia Generale, Modena</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Numero iscritti: </B>il corso è a numero chiuso, criterio discriminante per l&#8217;iscrizione sarà l&#8217;ordine di arrivo della                                               domanda.</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Sede:</B> Divisione Didattica VALET srl, Bologna </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PER INFO</B>: Segreteria Organizzativa <B style="mso-bidi-font-weight: normal">VALET S.r.l</B>. - Via dei Fornaciai 29/b - 40129 - Bologna Tel. 051.6388334 - Fax 051.326840 -  <A href="mailto:info@valet.it">info@valet.it</A> - www.valet.it<B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">CORSO DI </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> INSUFFICIENZA VENOSA,</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> SCLEROTERAPIA DELLE VARICI</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">ED ESAME E.C.D. E MOUSSE SCLEROSANTE</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">E.C.M. Educazione Continua in Medicina: </B></p>
<p>evento accreditato<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> 50 punti - MEDICO CHIRURGO - </B>(rif. 6551- 57362)</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">I livello – propedeutico</B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">                                                                                                   </B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">14-15/09/2007</B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p>INSUFFICIENZA VENOSA<br />
ANATOMIA VENOSA DEGLI ARTI INFERIORI; FISIOLOGIA E FISIOPATOLOGIA VENOSA DEGLI ARTI INFERIORI; </p>
<p>NOZIONI DI EMODINAMICA; CLASSIFICAZIONE DELLE MALATTIE VENOSE; STADIAZIONE CEAP; AMBULATORIO FLEBOLOGICOESAME OBIETTIVO FLEBOLOGICO; DIAGNOSTICA STRUMENTALE; PROVE PRATICHE CON DOPPLER CW, VARICI, TVS, IVC; TELEANGECTASIE E ALTRE PATOLOGIE VENOSE; CHIRURGIA DELLE VARICI; SCLEROTERAPIA, TERAPIA FARMACOLOGICA, ELASTOCOMPRESSIONE; RIABILITAZIONE VASCOLARE<B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Durata: 1 stage di 16 ore</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p>II livello – avanzato                                12-13-14/10; 16-17-18/11/2007; 30/11,1-2/12/2007<br />
<B style="mso-bidi-font-weight: normal">            SCLEROTERAPIA DELLE VARICI ED ESAME ECO-COLOR DOPPLER E MOUSSE SCLEROSANTE </B></p>
<p>ANATOMIA ED ECOANATOMIA VENOSA; EMODINAMICA NELL’INSUFFICIENZA VENOSA; FISIOLOGIA E FISIOPATOLOGIA VENOSA; PRINCIPI FISICI DELL’ESAME DOPPLER; DOPPLER CW; ECO-COLOR-DOPPLER; REPERTI NORMALI E PATOLOGICI ALL’ESAME DOPPLER CW; PRESENTAZIONE DI CASI SIMULATI; REGISTRAZIONE DEI DATI; REFERTAZIONE; VARICI DEGLI ARTI INFERIORI; CASI CLINICI; AMBULATORIO FLEBOLOGICO; AGENTI SCLEROSANTI; ALTRO MATERIALE D’USO; TECNICHE E TATTICHE DI SCLEROTERAPIA; APPROCCIO PRATICO CLINICO-STRUMENTALE PRE-SCLEROTERAPIA; PROTOCOLLI DI SEDUTE TERAPEUTICHE; ELASTOCOMPRESSIONE, PRATICA DI FORMAZIONE E UTILIZZO DELLA SCHIUMA IN SCLEROTERAPIA, METODO TESSARI, NORME DI SICUREZZA PER L’IMPIEGO DELLA SCHIUMA SCLEROSANTE. </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Durata: 3 stage di 20 ore</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">NUMEROSE FASI DI ESERCITAZIONI PRATICHE SONO PREVISTE DURANTE I SEMINARI</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Docenti: Dr. ATTILIO CAVEZZI, </B>Specialista in chirurgia vascolare, San Benedetto del Tronto (AP)</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">                    Dr. LORENZO TESSARI, </B>Specialista in chirurgia generale, Peschiera del Garda</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">   Dr. ALESSANDRO FRULLINI, </B>Specialista in chirurgia vascolare, Incisa Val d’Arno (FI)</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Numero iscritti: </B>Il corso è a numero chiuso, criterio discriminante per l&#8217;accettazione  della domanda sarà l&#8217;ordine di arrivo della stessa.</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Sede:</B> Divisione Didattica VALET srl, Bologna </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PER INFO</B>: Segreteria Organizzativa <B style="mso-bidi-font-weight: normal">VALET S.r.l</B>. - Via dei Fornaciai 29/b - 40129 - Bologna </p>
<p>Tel. 051.6388334 - fax 051.326840 - E-mail: <A href="mailto:info@valet.it">info@valet.it</A> - Web Site: www.valet.it<B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">CORSO TEORICO - PRATICO SUL TEMA </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">LA BIOSTIMOLAZIONE</B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">, STRATEGIA DI SUCCESSO </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">NEL GLOBALE TRATTAMENTO DEGLI </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">INESTETISMI DEL VISO</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">21 Ottobre 2007</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">E.C.M. Educazione Continua in Medicina: </B></p>
<p>evento accreditato<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> 8 punti - MEDICO CHIRURGO - </B>(rif 6551- 222104)</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PROGRAMMA DIDATTICO</B></p>
<p>-         fisiopatologia dell’invecchiamento cutaneo</p>
<p>-         razionale della biostimolazione </p>
<p>-         quando proporla: proposta del medico o richiesta dal paziente</p>
<p>-         come migliorare la compliance del paziente</p>
<p>-         metodiche di impianto</p>
<p>-         il post impianto</p>
<p>-         controindicazioni</p>
<p>-         materiali: le vitamine, gli aminoacidi, gag e pdrn, l’acido ialuronico naturale</p>
<p>-         biostimolazione non farmacologica</p>
<p>-         biostimolazione omotossicologica</p>
<p>-         biostimolazione e integrazione orale con nutriceutici</p>
<p>-         biostimolazione e filler</p>
<p>-         biostimolazione e peeling</p>
<p>-         biostimolazione e laser/luce pulsata</p>
<p>-         biostimolazione come alternativa al filler</p>
<p>-         biostimolazione e smagliature</p>
<p>-         biostimolazione nelle ipotonie dei tessuti</p>
<p>-         discussione </p>
<p>-         <B style="mso-bidi-font-weight: normal">parte pratica eseguita in diretta </B>dal docente per consentire che la tecnica di applicazione venga immediatamente compresa dal discente.                                           </p>
<p>-         test di valutazione finale</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">                                                                      </B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Docente: </B>Dr.ssa Palmieri Isabella Pia,  Specialista Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, Messina </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Durata: </B>1 stage di 8 ore</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Numero iscritti</B>: Il corso è a numero chiuso, criterio discriminante per l&#8217;accettazione </p>
<p>della domanda sarà l&#8217;ordine di arrivo della stessa.</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Sede: </B>Divisione Didattica<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B>VALET, Bologna</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">PER INFO</B>: Segreteria Organizzativa <B style="mso-bidi-font-weight: normal">VALET S.r.l</B>. - Via dei Fornaciai 29/b - 40129 - Bologna Tel. 051.6388334 - fax 051.326840 - E-mail: <A href="mailto:info@valet.it">info@valet.it</A> - Web Site: www.valet.it<B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Modulo di Omotossicologia</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> in Medicina Generale</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p>Il modulo prevede l’insegnamento di metodiche e terapie all’avanguardia che permettono al</p>
<p>professionista di trattare le principali e più comuni patologie nel proprio ambulatorio.</p>
<p>Il modulo è organizzato in 8 incontri nella giornata di sabato suddiviso in 4-5 ore di lezione teorica e 2-3 ore di dimostrazione pratica (protocolli terapeutici e farmaci suggeriti)</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">CORSI CHE COMPONGONO IL MODULO:</B></p>
<p>PERCORSO BASE PROPEDUTICO </p>
<p>- OMOTOSSICOLOGIA </p>
<p>PERCORSO AVANZATO </p>
<p>PRINCIPALI E PIU’ COMUNI PATOLOGIE DEI SEGUENTI APPARATI:</p>
<p>- RESPIRATORIO </p>
<p>- OSTEOARTICOLARE</p>
<p>- DIGERENTE</p>
<p>- VASCOLARE PERIFERICO </p>
<p>- ENDOCRINO-METABOLICO</p>
<p>- SISTEMA NERVOSO CENTRALE</p>
<p>- GERIATRIA: SINGOLE PATOLOGIA </p>
<p><B> </B></p>
<p><B>Docente </B>e <B>Direttore del Corso</B>: Prof. Eugenio Riva di Sanseverino</p>
<p>Professore ordinario di Fisiologia umana, Università di Bologna</p>
<p>e docente di Omotossicologia</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">E.C.M</B>. evento in fase di accreditamento </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Numero iscritti</B>: Il corso è a numero chiuso, criterio discriminante per l&#8217;accettazione </p>
<p>della domanda sarà l&#8217;ordine di arrivo della stessa.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20060606000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20060606000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20060606000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20060606000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2006%2F06%2F258260.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>LIPORIDUZIONE NON CHIRURGICA
TRAMITE SOLUZIONI DI FOSFATIDILCOLINA       - SODIO DEOSSICOLATO - 
23 Settembre 2007
 
E.C.M. Educazione Continua in Medicina: 
evento accreditato 4 punti - MEDICO CHIRURGO[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;angolo dell&#039;esperto: L&#039;attività del Licopene</title>
	<link>http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/05/254143.shtml</link>
	<guid isPermaLink="true">http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/05/254143.shtml</guid>
	<pubDate>Wed, 03 May 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
    <comments>http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/05/254143.shtml#comments</comments>
    <category>medicina_estetica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Introduzione</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">&nbsp;</B></p>
<p>Diversi studi e ricerche hanno evidenziato l’importanza nella dieta, del consumo di frutta e ortaggi al fine di preservare la salute umana e il benessere fisico, prevenendo l’insorgenza di malattie cardiovascolari e di alcune forme tumorali. Negli ultimi anni una grande attenzione è stata rivolta al pomodoro e ai suoi derivati in quanto fonti principali di Licopene. Alcuni autori&nbsp;hanno riportato che un consumo abbondante di pomodoro e suoi derivati è inversamente correlato con il rischio di insorgenza di tumori dell’apparato digerente e della prostata. Inoltre sono stati svolti altri approfondimenti riguardo agli effetti benefici del Licopene sia nell’ambito delle malattie infettive, sia nei disturbi dermatologici. </p>
<p>Nella presente esposizione verranno affrontate queste ed altre tematiche per comprendere in che modo il Licopene agisce nell’organismo umano e fino a che punto può risultare utile in differenti campi della prevenzione medica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Struttura e biodisponibilità del Licopene</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">&nbsp;</B></p>
<p>Il Licopene, è il principale responsabile del colore rosso del pomodoro maturo e di altri pigmenti gialli e rossi caratteristici di alcuni frutti e verdure, quali per esempio il cocomero, l’albicocca, il pompelmo rosa, l’uva e la papaia. Nel pomodoro il Licopene si trova maggiormente nella&nbsp; parte&nbsp; più&nbsp; esterna&nbsp;&nbsp; del&nbsp; mesocarpo,&nbsp; dove in&nbsp;seguito alla maturazione del frutto va a sostituire la clorofilla.</p>
<p>Il Licopene viene definito chimicamente un carotenoide&nbsp;aciclico&nbsp;lineare&nbsp;caratterizzato&nbsp;da 11 doppi&nbsp;legami&nbsp; coniugati&nbsp;e,&nbsp;a&nbsp;differenza&nbsp;del Beta-carotene, non è provitaminico A, cioè non viene trasformato dall’organismo in vitamina A.</p>
<p>In natura il Licopene si trova sotto forma strutturale di isomeri di tipo “trans” e, in particolare, nella frutta e nella verdura fresca la sua percentuale risulta essere di 30 mg per Kilo. Nell’osservazione dei metodi di lavorazione del Licopene, con particolare attenzione al riscaldamento, è stato dimostrato che la sua struttura viene modificata portando alla formazione di isomeri di tipo “cis”, che sono stati valutati maggiormente assimilabili dall’organismo umano, mostrando così una maggiore biodisponibilità. Inoltre la quantità di Licopene in tutti i derivati trattati del pomodoro risulta essere molto alta (100-150 mg per Kilo) superando i livelli relativi alla quantità nei pomodori rossi freschi. Dunque nella preparazione culinaria o industriale la struttura del Licopene è apparsa molto stabile anche rispetto a quella della vitamina C.</p>
<p>L’organismo umano non è in grado di sintetizzare il Licopene, ma una volta assunto si ritrova in concentrazioni più alte nel fegato, nei testicoli, nelle ghiandole surrenali e nella prostata. Assumere ogni giorno attraverso i pasti una piccola quantità di Licopene (50-100 mg) per almeno&nbsp;&nbsp; 30&nbsp;&nbsp; giorni&nbsp;&nbsp;&nbsp; protegge&nbsp;&nbsp; le&nbsp;lipoproteine&nbsp;dall’ossidazione, purchè l’organismo disponga di quantità normali di vitamina E. L’accumulazione del Licopene nell’organismo lo difende anche nei periodi in cui eventualmente non è possibile assumerlo. L’aggiunta di flavonoidi potenzia inoltre l’attività antiossidante del Licopene.</p>
<p>La biodisponibilità&nbsp; per l’uomo&nbsp;&nbsp; del&nbsp;&nbsp; Licopene&nbsp;&nbsp; è fortemente influenzata dalla concomitante presenza di lipidi nella dieta, in quanto questi hanno un ruolo fondamentale di estrazione dei carotenoidi dalla fase acquosa con formazione di micelle miste, attraverso le quali i carotenoidi vengono assorbiti dagli enterociti e trasferiti ai tessuti in modo automatico come lipofili.</p>
<p>I chilomicroni nell’intestino sono i responsabili del trasporto del Licopene e di altri carotenoidi, attraverso i vasi linfatici, dalla mucosa al sangue.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attività del Licopene<br />
&nbsp;</p>
<p>E’ stato dimostrato che rispetto ad altri carotenoidi il Licopene possiede un’altissima capacità antiossidante e antiradicali liberi e questa sua funzione lo rende una sostanza molto interessante relativamente alle sue molteplici applicazioni terapeutiche. Da tempo si conosce l’importanza degli antiossidanti nell’agire contro l’invecchiamento cellulare e la proliferazione cellulare causa di molteplici malattie degenerative, quali i tumori e alcune patologie cardiovascolari; in particolare, gli studi svolti sul Licopene, confermano questi dati e riportano altre importanti informazioni relative alla prevenzione ed intervento in diverse aree della medicina. </p>
<p>Il Licopene, come antiossidante, interviene a intrappolare l&#8217;ossigeno facendo diminuire le mutazioni nel Test di Ames. Inoltre il Licopene inibisce la crescita delle cellule cancerogene interferendo con l’aumento dei fattori di ricezione del segnale e l’avanzamento del ciclo cellulare senza causare alcun tipo di effetto tossico o di apoptosi cellulare. E’ stato osservato inoltre che la combinazione di bassi livelli di Licopene con la 1,25-diidrossivitamina D3 era sinergica agli effetti sulla proliferazione cellulare e agli effetti di differenziazione sulla progressione del ciclo cellulare nel delimitare le cellule HL-60 della leucemia promielocitica, condizionando alcune interazioni a livello nucleare o subcellulare. Il Licopene e la luteina interagiscono sinergicamente come antiossidanti e ciò potrebbe essere correlato al posizionamento dei diversi carotenoidi nelle membrane.</p>
<p>A Chicago nel 1997 venne misurata la quantità di Licopene ed altri carotenoidi nel sangue di 578 uomini con cancro della prostata, e i dati vennero confrontati con quelli ricavati dall’analisi di 1294 individui sani. Mentre gli altri carotenoidi erano ugualmente presenti negli individui ammalati e in quelli senza cancro,&nbsp; il Licopene&nbsp; era&nbsp; molto&nbsp; basso </p>
<p>nei pazienti con cancro alla prostata. Più grave era il cancro, più basso era il livello di Licopene nel sangue, cioè si ammalavano più facilmente e più gravemente gli individui che non avevano assunto sufficienti quantità di Licopene. Si concluse che la somministrazione giornaliera di estratti di pomodoro (ricchi di Licopene) riduceva significativamente il rischio di avere un cancro alla prostata.<B style="mso-bidi-font-weight: normal"> </B></p>
<p>Studi molto recenti sulle cellule umane&nbsp; e&nbsp; animali </p>
<p>hanno individuato la funzione del gene 43 nel regolare l’azione del Licopene che interviene a migliorare la comunicazione a livello delle porte di giunzione intercellulari (GJC). La GJC è deficitaria in molte forme di tumori e il ripristino di questa funzione è associato ad una riduzione della proliferazione cellulare.</p>
<p>Il tumore dell’apparato digestivo (cancro dell’esofago, dello stomaco, del colon, del retto) è tra i più frequenti in tutto il mondo e presenta caratteristiche eziologiche e processi biologici molto particolari. Uno dei primi studi che hanno esaminato il ruolo del Licopene nella prevenzione del cancro all’esofago venne svolto nell’Iran del Nord dove questo tipo di patologia è fortemente diffusa. Venne dimostrato che il suo consumo settimanale in un gruppo di soggetti presi in esame era associato alla riduzione del rischio di tumore all’esofago del 40%. Più di recente un altro studio di controllo svolto in Italia ha riportato che il consumo settimanale di sette o più porzioni di pomodori in un gruppo campione, rispetto ad un altro campione che ne consumava solo due porzioni settimanali, era associato ad una riduzione del rischio di cancro del 50%. Inoltre è stato valutato che alte concentrazioni di Licopene nel sangue sono associate ad una diminuzione del rischio di cancro alla mucosa gastrica.</p>
<p>Buoni risultati nell’applicazione sull’organismo umano sono stati ottenuti anche nel tumore al pancreas che risulta essere una patologia di oscura eziologia e particolarmente devastante a causa del suo insidioso innestarsi, che viene individuato solo a stadi avanzati, e che mostra una irrilevante risposta positiva alle terapie mediche. Anche per questo tipo di patologia è stato rilevato che i soggetti con più alti livelli di Licopene nel sangue avevano una probabilità cinque volte inferiore di sviluppare un tumore al pancreas.</p>
<p>Uno studio di controllo svolto su un campione di donne con neoplasia cervicale intraepiteliale ha dimostrato che il Licopene è risultato il solo carotenoide che interviene a ridurre il rischio di tumore alla cervice. Per quanto riguarda l’azione sul tumore alla mammella possiamo sottolineare i dati emersi da una ricerca effettuata su un campione di topi, trattati con 7,12-dimetil-benzantracene (DMBA), che avevano manifestato questo tipo di patologia. Ai topi era stato somministrato olioresina di pomodori ricchi di Licopene attraverso iniezioni intraperitoneali effettuate nelle due settimane precedenti all’esposizione di DMBA e per un periodo di 16 settimane successive alla formazione del carcinoma. Questi topi, rispetto a quelli del gruppo di controllo, svilupparono un numero inferiore di tumori con un volume minore.</p>
<p>Uno studio su cellule in coltura riporta che il Licopene inibisce la proliferazione di cellule cancerogene mammarie MCF-7. </p>
<p>I disturbi cardiovascolari risultano essere tra le principali cause di mortalità nella maggior parte dei paesi industrializzati; Il Licopene come importante antiossidante agisce anche contro l’ossidazione del Colesterolo LDL che è considerata una delle cause più rilevanti nella formazione della placca ateromasica responsabile a sua volta di vari disordini vascolari quali per esempio l’ostruzione delle arterie coronariche, le arteriopatie in genere e quindi un eventuale inizio e sviluppo dell’arteriosclerosi. E’ importante sottolineare, dunque, l’azione di questa sostanza nel prevenire infarti ed ictus.</p>
<p>Un’altra possibile applicazione del Licopene è rappresentata dall’azione protettiva che esso esercita sulla pelle in caso di lunga esposizione ai raggi UV. L’esposizione alla luce ultravioletta, e quindi anche al sole, provoca effetti sia a breve che a lungo termine. A lungo termine si hanno degli effetti sicuramente non graditi, come per esempio l’invecchiamento cutaneo, che purtroppo può aumentare anche il rischio di sviluppare alcune forme di tumori epiteliali. Oggi si sa però che gli effetti nocivi dei raggi ultravioletti sono causati in parte dalla formazione di specie reattive dell’ossigeno, dallo stress ossidativo e dall’azione dei radicali liberi, i quali possono danneggiare la struttura del DNA delle cellule, causare un’alterazione delle proteine e delle attività enzimatiche, produrre la perossidazione dei lipidi, e causare danni alle membrane cellulari.&nbsp; Inoltre è stato dimostrato che i raggi UV provocano una riduzione dei livelli di carotenoidi nel plasma. Per questi motivi si ritiene che l’assunzione di Licopene, grazie alla sua elevata azione antiossidante, possa essere un importante mezzo di difesa per la nostra pelle nei confronti del fotoinvecchiamento e di eventuali processi di cancerogenesi.</p>
<p>Uno studio svolto su pazienti risultati positivi al test dell’HIV ha mostrato che le concentrazioni nel siero di Licopene, a-carotene e b-carotene erano basse in particolare in quei soggetti che presentavano infezioni più gravi con un numero inferiore di cellule CD4+ “helper”.</p>
<p>Ridotte concentrazioni di Licopene nel siero sono state osservate nei bambini affetti da HIV.</p>
<p>Nonostante sia impossibile affermare che il Licopene intervenga a ridurre il rischio di contrarre HIV, è invece possibile sostenere che&nbsp; l’abbassamento delle concentrazioni di antiossidanti nel sangue, possa essere associato a fenomeni metabolici caratteristici dell’infezione da HIV.</p>
<p>Essendo oramai accertata l’azione antiossidante del Licopene è interessante infine ricordare il ruolo che può assumere nel prevenire danni ossidativi del Sistema Nervoso Centrale che spesso sono causa dell’instaurarsi di patologie neurologiche quali l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.</p>
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<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Conclusioni</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">&nbsp;</B></p>
<p>Come è stato possibile osservare, sulla base di quanto esposto sopra, gli effetti benefici del Licopene sono molteplici e le controindicazioni all’assunzione di questa sostanza praticamente inesistenti. Una dieta ricca di Licopene è consigliata a tutte le età, a partire dai dieci mesi di vita, poiché la prevenzione di alcune patologie è condizionata anche da un’alimentazione equilibrata in grado di fornire all’organismo tutte quelle sostanze nutritive e protettive che possono intervenire a migliorare la salute ed il benessere fisico, e quindi la qualità della vita di ogni individuo.</p>
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<p>&nbsp;Prof. Tommaso Addonisio</p>
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    <p><map name="google_ad_map_20060503000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20060503000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20060503000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20060503000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2006%2F05%2F254143.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Introduzione
&amp;nbsp;
Diversi studi e ricerche hanno evidenziato l’importanza nella dieta, del consumo di frutta e ortaggi al fine di preservare la salute umana e il benessere fisico, prevenendo[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;angolo dell&#039;esperto - La fototerapia con UVB</title>
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	<pubDate>Thu, 06 Apr 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>medicina_estetica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>La fototerapia con UVB nella cura di alcune dermatiti</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B>&nbsp;</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B>&nbsp;</p>
<p><STRONG>Fototerapia</STRONG></p>
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<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">&nbsp;</B><B style="mso-bidi-font-weight: normal">&nbsp;</B></p>
<p>Per fototerapia (f.) con UVB si intende l’utilizzo a scopo terapeutico di radiazioni ultraviolette, con lunghezza d’onda compresa tra 315 e 280 nm.</p>
<p>La f. con UVB è, oggi ampiamente utilizzata con risultati incoraggianti nel trattamento di molte affezioni cutanee. Questa metodica è stata, infatti&nbsp; applicata con successo nella cura della psoriasi,&nbsp; della vitiligine e di altre comuni malattie della pelle, come l’acne o la dermatite seborroica. L’origine della moderna fototerapia risale all’antico Egitto, dove i benefici effetti dell’esposizione solare erano ben noti. Attraverso i secoli, l’idea di utilizzare le radiazioni solari a fini terapeutici, diede un grande impulso per lo sviluppo della tecnica attuale. La prima fonte di luce artificiale venne utilizzata, all’inizio del novecento, nel trattamento del lupus vulgaris da Niels Finsen. In seguito nel 1925 Goeckerman, introdusse l’uso combinato di un unguento a base di catrame minerale e di radiazioni UV emesse da una lampada al vapore di mercurio. Di contro, Ingram nel 1952 promosse gli effetti sinergici dell’associazione antralina con radiazioni UV.</p>
<p>I regimi di Goeckerman e Ingram, divennero la terapia di eccellenza in pazienti affetti da psoriasi, per più di mezzo secolo.</p>
<p>Un ulteriore passo avanti nello sviluppo della fototerapia, si ebbe nei primi&nbsp; anni ’60, con la costruzione di una lampada al vapore di mercurio&nbsp;a bassa pressione provvista di un fosforo, in grado di assorbire radiazioni di 254 nm e di riemetterle in uno spettro continuo a lunghezza d’onda superiore.</p>
<p>Questa lampada fu successivamente sostituita da una nuova lampada a raggi UVB fluorescente, con un massimo di emissione a 311-313 nm, definite radiazioni a banda stretta, che risultarono molto più efficaci rispetto alle precedenti a banda larga.&nbsp;Sono numerose le lampade utilizzate per la fototerapia, tutte con spettro centrato dai 308 ai 313 nm, in modo da ottenere la massima azione terapeutica.</p>
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<p><STRONG>Aspetti Biomolecolari</STRONG></p>
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<p>I vantaggi ottenuti e gli apprezzabili miglioramenti in patologie quali la psoriasi e la vitiligine, alimentano un crescente interesse nei riguardi della fototerapia. Per questo oggi, molti ricercatori&nbsp; focalizzano la propria attenzione su tale terapia innovativa e i lori sforzi sono rivolti alla totale comprensione del suo meccanismo d’azione. I raggi UVB raggiunta la cute, sono in gran parte assorbiti dallo strato corneo, totalmente dallo strato malpighiano e dal derma. Precedenti lavori hanno riportato che a livello molecolare la radiazione emessa dalla sorgente luminosa viene assorbita da cromofori endogeni, ed in particolar modo dal Dna nucleare. Gli UVB infatti,&nbsp; sono un agente mutageno ben noto, in grado di indurre la formazione di fotoprodotti nel Dna;&nbsp; i dimeri di pirimidina. Le lesioni al Dna e l’interazione con la sua sintesi, sembrano prender parte al processo di riduzione dell’iperproliferazione caratteristica delle cellule epidermiche nelle lesioni psoriasiche. Inoltre,&nbsp; le radiazioni UVB regolano il prodotto del gene soppressore dei tumori p53, coinvolto nel controllo del ciclo cellulare, suggerendo un ruolo importante sia nell’apoptosi in cellule dell’eritema che nell’insorgenza di tumori della pelle. Altri rilevanti bersagli dei raggi UVB sono&nbsp; l’induzione del rilascio delle prostaglandine e l’alterazione dell’espressione delle citochine, in particolar modo della IL-6 e IL-10, implicate nella fototossicità da UV&nbsp; e nella soppressione del sistema immunitario. Evidenze sperimentali in topi, riportano che gli UV causano&nbsp; scomparsa dell’allergia da contatto, ritardo dell’ipersensibilità e della sorveglianza immune contro il carcinoma. E’ dunque evidente come i suddetti meccanismi, siano ugualmente importanti sia per l’efficacia terapeutica che per gli effetti collaterali.&nbsp; Infine sono stati osservati ma non del tutto chiariti, effetti molecolari indipendenti dal danno al Dna, in grado anch’essi di regolare l’espressione genica, mediante interazione con recettori di membrana. Anche se alcuni aspetti relativi ai meccanismi di azione della fototerapia sono tuttora oggetto di studio e discussione, la fototerapia si è comunque rivelata come uno dei più validi strumenti terapeutici con vasti campi di applicazione. </p>
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<p><STRONG>La Fototerapia nella Psoriasi</STRONG></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B>&nbsp;</p>
<p>Le radiazioni UVB a banda stretta sono correntemente utilizzate nel trattamento della psoriasi, dove sono stati ottenuti successi sorprendenti in molti casi. La psoriasi è una malattia cutanea ad andamento cronico, che colpisce il 4-5% della popolazione , caratterizzata da papule e placche desquamanti, argentee e ben circoscritte determinate da un aumentato turnover cellulare(2-7gg).&nbsp;L’estensione dell’interessamento cutaneo può variare da aree localizzate di modeste dimensioni, fino al coinvolgimento dell’intera superficie corporea. Esistono numerose forme cliniche della psoriasi e la sua eziologia rimane sconosciuta.&nbsp;&nbsp; La scelta del regime fototerapeutico deve essere fatta considerando la risposta precedente del paziente al trattamento, il tipo di pelle e la gravità della malattia. Esistono diversi schemi terapeutici di trattamento, in genere i pazienti sono irradiati con una frequenza di 2-5 volte alla settimana, partendo con una dose iniziale che raggiunge il 75-100% della dose minima eritematogena (DME), che viene aumentata del 15-30% ogni giorno. L’eritema compare entro 24 ore dall’esposizione, e sebbene può intensificarsi con il crescere delle dosi durante il trattamento, è auspicabile mantenere una reazione eritematosa appena percettibile da utilizzare come dosimetro clinico. Gli effetti collaterali acuti della fototerapia sono simili a quelli di una esposizione eccessiva alla luce solare, consistono in un eritema ritardato, edema e bolle, secchezza, prurito e ricorrenti eruzioni di herpes simplex, mentre quelli a lungo termine sono più gravi e comprendono il fotoinvecchiamento&nbsp; e il cancro della pelle. Solitamente la f. con UVB viene utilizzata in associazione con diverse sostanze topiche come steroidi, catrami, antralina, calcipotriolo e tazarotene o combinato con altri approcci fotorapeutici. In particolare uno di questi agenti; il calcitriolo è stato utilizzato per il trattamento della psoriasi fin dal 1994, ma in realtà non è stata osservato alcuna prova a favore. In un studio retrospettivo sono stati messi a confronto per efficacia e sicurezza tre modalità differenti per il trattamento della psoriasi; gli UVB, i PUVA e i bathPUVA. I risultati dell’esperimento non hanno evidenziato alcuna differenza significativa, se non per la comparsa degli effetti collaterali acuti, più frequenti negli UVB e PUVA rispetto nel bathPUVA.&nbsp;In conclusione esiste dunque un buon compromesso tra effetti collaterali ed esiti terapeutici che accrescono sempre più l’uso della fototerapia nella psoriasi.</p>
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<p><STRONG>La Fototerapia nella Vitiligine e in altre dermatiti</STRONG>&nbsp; </p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B>&nbsp;</p>
<p>La vitiligine è una patologia acquisita e talvolta a carattere familiare caratterizzata da una riduzione nella produzione di melanina. Questo tipo di ipopigmentazione si manifesta con la comparsa di chiazze bianche sulla pelle, colpisce lo 0.5-4% della popolazione mondiale, senza distinzione di sesso e razza. La causa della carenza dei melanociti, è sconosciuta ma può essere imputata ad un difetto genetico coinvolgente il sistema immunitario sul quale possono agire numerose concause quali stress, traumi fisici, o malattie virali. Le ipotesi maggiormente attendibili&nbsp; si riferiscono alla teoria autoimmune, ovvero alla produzione di autoanticorpi diretti contro i melanociti o alla promozione dell’apoptosi nelle stesse cellule. I metodi più interessanti per la cura della vitiligine e di altri disturbi cutanei come l’acne, sono rappresentati dalla terapia PUVA e soprattutto dall’irradiazione con raggi UVB a banda stretta. In uno studio comparativo recente, un gruppo di pazienti affetti da vitiligine sono stati trattati per 4 mesi sia con terapia locale PUVA&nbsp; che con raggi UVB separatamente. Nei risultati, il trattamento con UVB mostra un buon livello di ripigmentazione pari al 67% dei casi, rispetto al 46% dei pazienti trattati con PUVA. Un possibile meccanismo coinvolto nella ripigmentazione sembra sia determinato dalla capacità dei raggi UVB a banda stretta di indurre la proliferazione dei melanociti, stimolando la liberazione di citochine e mediatori infiammatori. Gli studi attuali mirano ad identificare i potenziali effetti di sostanze additive. Fin ora è certo che l’uso di una crema a base di un composto inorganico; la pseudocatalase, in combinazione con gli UVB a banda stretta non sembra apportare miglioramenti. Un’altra ricerca simile considera invece il valore della f. con UVB da sola o in associazione con la vitamina B12 e l’acido folico, deficitarie in alcuni casi di vitiligine. Si suppone che queste due sostanze siano coinvolte nella biosintesi della melanina. In realtà i risultati indicano che il livello di ripigmentazione non differisce nei due trattamenti.</p>
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<p><STRONG>Conclusioni</STRONG></p>
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<p>I raggi solari costituiscono da sempre un naturale rimedio e stimolazione per la nostra pelle. Lo scopo della fototerapia è quella di riprodurne nel modo più autentico, gli effetti benefici, limitandone però i rischi. Ci sono sufficienti evidenze che confermano, la fototerapia con UVB a banda stretta come la principale e maggiormente valida monoterapia per il trattamento di molte dermatiti. Il valore terapeutico della fototerapia è oggi ben documentato, tuttavia i rischi, gli effetti collaterali e i meccanismi biomolecolari sono ancora poco conosciuti. Attualmente la ricerca è rivolta all’identificazione di possibili sostanze additive in grado di incrementare l’attività dei raggi UV e di ridurre la dose cumulativa d’esposizione.</p>
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<p>&nbsp;<EM>Prof. Tommaso Addonisio</EM></p>
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    <p><map name="google_ad_map_20060406000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20060406000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20060406000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20060406000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2006%2F04%2F251231.shtml"/></p>
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	<description>La fototerapia con UVB nella cura di alcune dermatiti
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Fototerapia
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Per fototerapia (f.) con UVB si intende l’utilizzo a scopo terapeutico di[...]</description>
	
	</item>
    
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	<title>L&#039;angolo dell&#039;esperto - I peeling combinati</title>
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	<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>medicina_estetica</category><category>acido glicolico</category><category>citrico</category><category>malico</category><category>peeling</category><category>tricloroacetico</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Peeling combinati con alfa e beta-idrossiacidi</p>
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<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Il Peeling Chimico</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">&nbsp;</B><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B></p>
<p>Il Peeling Chimico (P.) è un trattamento dermatologico che prevede l’applicazione sulla pelle di una o più sostanze chimiche, in grado di provocare mediante l’esfoliazione, un rinnovamento rapido ed efficace degli strati epidermici e dermici. Attualmente gli agenti di P. più utilizzati sono gli alfa-idrossiacidi (AHAs) in associazione con i beta-idrossiacidi (BHAs), l’acido tricloroacetico (TCA), la resorcina e il fenolo. Il P. è considerato una tecnica di dermatologia estetico-correttiva sicura ed efficace già affermata da decenni negli USA. In Italia invece, prima del 1993 anno in cui fu avviata la commercializzazione dei cosmetici a base di acido glicolico e la divulgazione della tecnica con soluzioni a varie concentrazioni, tale metodica era dominio di pochi ed era effettuata da un esiguo numero di dermatologi e chirurghi plastici. Il P. per la sua versatilità è ormai largamente diffuso, ed è ben nota la sua azione che determina una distruzione controllata degli strati cutanei trattati, con conseguente desquamazione.</p>
<p>La desquamazione di durata variabile, è il prodotto di un aumentato turnover cellulare, di una rigenerazione epidermica e di un’intensa stimolazione della riparazione del derma, con formazione di nuovo collagene.&nbsp;&nbsp; </p>
<p>Il processo di P. se ben controllato consente di attenuare o eliminare discromie pigmentarie, cheratosi attiniche, segni del tempo e del sole e cicatrici superficiali.</p>
<p>E’ dunque una procedura che mira a stimolare le nuove cellule ed agisce come una terapia di mantenimento dello stato di salute della cute e come meccanismo di prevenzione del suo invecchiamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Classificazione</B></p>
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<p>La classificazione attuale dei vari tipi di P. si basa sugli effetti biologici degli agenti ottenuti in condizioni sperimentali controllate, e quindi sulla profondità raggiunta nonché sulla forza dell’azione esfoliante.</p>
<p>I P. sono suddivisi in superficiali, medi e profondi e differiscono per concentrazioni e tempi d’applicazione. La scelta del tipo di P. è determinata dal problema che bisogna affrontare, dalla profondità dello strato da raggiungere, dal fototipo, e dall’età del paziente.</p>
<p>Il P. superficiale è il più diffuso e viene utilizzato a fini cosmetologici, si ottiene applicando soluzioni di AHAs e BHAs; acido glicolico a concentrazioni tra&nbsp; 50% e 70%, di acido salicilico al 30%, oppure di TCA tra 15% e 20%, soluzione di Jessner e pasta di Unna (resorcina 40 %). Il P. superficiale interessa lo strato granuloso e agisce producendo un ricambio epidermico, e gli effetti sono un bruciore diffuso, cute eritematosa e comparsa di una lieve esfoliazione dopo 3 giorni dal trattamento che permane per circa una settimana.(1)</p>
<p>E’ indicato per tutti i fototipi di Fitzpatrick e si usa per rimuovere l’opacità cutanea, attenuare le alterazioni pigmentarie moderate, per il trattamento dell’acne, ridurre cicatrici superficiali, rughe e per correggere i segni cutanei causati dal sole ( lentiggini e melasma).</p>
<p>Diversamente i P. medi e profondi con soluzioni a base di TCA 35-40% e fenolo 88%, provocano bruciore intenso, edema, scurimento della cute ed esfoliazione marcata della durata di 8-10 giorni. Sono indicati per stati patologici, come acne papulopustolosa e nodulocistica, cicatrici, cheratosi attinica e rughe profonde.(2) </p>
<p>Sebbene questa classificazione possa sembrare definita, in realtà deve essere considerata solo una linea di guida in quanto ancora molto deve essere investigato circa i meccanismi d’ azione dei vari agenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Peeling Combinati</B></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">&nbsp;</B></p>
<p>Il peeling combinato (P.c.) è un trattamento innovativo e recente messo a punto negli Stati Uniti, e consiste in una miscela di sostanze acide di origine vegetale. Gli agenti maggiormente utilizzati in combinazione sono gli AHAs e i BHAs, con i quali si ottengono risultati apprezzabili in vari trattamenti dermatologici. Il P.c. per il suo crescente potenziale terapeutico e ampio uso clinico,&nbsp; rappresenta la metodica di maggior interesse nell’ambito della cosmetodologia moderna.</p>
<p>Gli AHAs sono molecole organiche più comunemente note come acidi della frutta. Sono infatti prevalentemente presenti in natura nella frutta; ad esempio il limone e l’arancia contengono l’acido citrico, il mirtillo e l’ananas l’acido lattico, la canna da zucchero l’acido glicolico, l’uva sia l’acido </p>
<p>glicolico che l’acido tartarico e la mela, la fragola e la papaya l’acido malico.(5)&nbsp; </p>
<p>E’ ormai confermato il ruolo cheratinoplastico ed esfoliante degli AHAs, in grado di determinare una riduzione della coesione fra i corneociti, e la conseguente rimozione dello strato disidratato e vecchio responsabile dell’opacità e ruvidità della pelle matura(6). Gli AHAs inoltre stimolano il turnover cellulare epidermico e dermico, proponendosi come possibili alleati nel rallentamento dei processi di senescenza cutanea.&nbsp; </p>
<p>Le loro proprietà rigenerative determinano una crescita dello spessore epidermico, seguito da inversione dell’atipia delle cellule basali, e regolarizzazione della pigmentazione. A livello del derma, questi eventi sono accompagnati da un ulteriore ispessimento dovuto ad un incremento dell’attività dei fibroblasti e quindi un aumento nella sintesi del collagene , di fibre elastiche e di mucopolisaccaridi che favoriscono l’idratazione cutanea.(3)</p>
<p>Per quanto riguarda gli aspetti tossicologici e allergologici degli AHAs, avendo una&nbsp;&nbsp; struttura molecolare molto stabile, ed essendo componenti fisiologici delle reazioni biochimiche nelle cellule umane raramente la loro applicazione genera reazioni di questo tipo. (7)</p>
<p>I BHAs sono invece composti aromatici, tra i quali il più conosciuto è l’acido salicilico (o acido orto-idrossibenzoico) contenuto nella corteccia del <I style="mso-bidi-font-style: normal">Salix alba.</I></p>
<p>L’acido salicilico(SA) viene esclusivamente utilizzato come agente topico, in quanto provoca irritazione della mucosa gastrica se ingerito. Da più di duemila anni viene applicato per il trattamento di disordini cutanei grazie alle sue proprietà cheratolitiche, il cui meccanismo di azione sembra simile all’azione di rottura dei desmosomi che cementano i corneociti proposto per gli AHAs. Reazioni avverse sono rare, sebbene esiste una forma di tossicità sistemica ben definita chiamata salicismo che comporta disturbi gastrointestinali, respiratori, metabolici e neurologici.(7) </p>
<p>E’ presente in almeno 80 preparati ad uso topico, spesso in combinazione con altri agenti cheratolitici come ad esempio l’acido lattico, e viene clinicamente impiegato nel trattamento della psoriasi, dermatite seborroica, ittiosi, acne e ipercheratosi.(8)</p>
<p>Risultati convincenti sono stati ottenuti usando una formulazione a base di Idrochinone (inibitore della tirosinasi), acido glicolico e acido salicilico nel trattamento dei segni derivati dal fotoinvecchiamento, definendo in tal modo l’applicazione del P.c. una procedura innovativa, ad alta tollerabilità, sicura, ed efficace.(9) </p>
<p>Questi dati suggeriscono che l’applicazione topica degli AHAs in combinazione con i BHAs, sia determinante nel ridurre le aree di iperpigmentazione e nel rendere il fotoinvecchiamento un processo altamente reversibile.&nbsp; </p>
<p>Ulteriori dati provengono da un recente studio in cui un derivato dell’acido glicolico, in cui&nbsp; l’azione esfoliante viene conservata, funge da veicolo per l’acido salicilico facilitandone la penetrazione e&nbsp; migliorandone l’assorbimento&nbsp; attraverso la cute.(4) </p>
<p>In base a queste evidenze è ormai chiaro che l’associazione di queste due classi di acidi organici consente di ottenere uno strumento potenziato in grado di operare efficacemente contro disordini cutanei, rispettando un preciso profilo di sicurezza e validità. </p>
<p>Questo propone un ruolo di primo piano per gli AHAs e BHAs e li pone come prima linea di trattamento per comuni inestetismi cutanei fino a&nbsp; stati dermatologici più gravi. </p>
<p>L’unione di questi agenti è in grado infatti, di esaltarne le proprietà cheratolitiche ed esfolianti, svolgendo un’azione mirata, con grande effetto sinergico. </p>
<p>Questi importanti aspetti e le ampie potenzialità terapeutiche del P.c., ne giustificano l’ ampia diffusione e il crescente uso clinico . </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Conclusioni</B></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;La moderna cosmetologia è sempre alla ricerca di formulazioni innovative per migliorare l’aspetto estetico, e si propone di farlo utilizzando composti d’origine naturale privi d’effetti secondari. Fino ad ora gli alfa e beta-idrossi acidi si sono ben prestati a questo ruolo, la loro ampia diffusione nonché fruttuosa commercializzazione è stata un eco dell’efficacia e affidabilità di questi agenti. </p>
<p>Tuttavia la ricerca avanza, sono infatti al vaglio nuove molecole perlopiù derivate dagli alfa e beta idrossiacidi, concepite per ottenere risultati sempre più soddisfacenti ed unire in unico prodotto più proprietà di azione.&nbsp; </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><I style="mso-bidi-font-style: normal">Bibliografia</I></B></p>
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<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; Agent: 30% salicylic acid in polyethylene glycol.</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; J.Dermatol.Science 2002;28:211-218 </p>
<p>5. I.Nicoletti,C.Corradini,E. Cogliandro: Impiego di un</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; metodo hplc con colonna “narrow bore”; alfa-idrossi</p>
<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; acidi in formulato cosmetico.&nbsp; </p>
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<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp; alpha-hydroxyacids and related compounds.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20060302000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20060302000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20060302000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20060302000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2006%2F03%2F246332.shtml"/></p>
    ]]></content:encoded>
	<description>Peeling combinati con alfa e beta-idrossiacidi
&amp;nbsp;
Il Peeling Chimico
&amp;nbsp;
Il Peeling Chimico (P.) è un trattamento dermatologico che prevede l’applicazione sulla pelle di una o più[...]</description>
	
	</item>
    
	<item>
	<title>L&#039;angolo dell&#039;esperto - a cura del Prof. Addonisio</title>
	<link>http://guide.supereva.it/medicina_estetica/interventi/2006/02/243101.shtml</link>
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	<pubDate>Mon, 06 Feb 2006 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Roberto Tamborino</dc:creator>
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    <category>alimentazione_e_diete</category><category>Antiossidanti</category><category>Astaxantina</category><category>Carotenoidi</category><category>Radicali</category><category>Xantofille</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><EM><STRONG>L&#8217;Astaxantina: la molecola del Benessere</STRONG></EM></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><EM><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Sommario&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </B>L’Astaxantina&nbsp; appartiene ad un gruppo di pigmenti naturali conosciuti come Carotenoidi e&nbsp;si trova in molti organismi viventi.</EM></p>
<p><EM>Condivide con gli altri pigmenti analogie&nbsp; strutturali&nbsp; ma la presenza di gruppi funzionali&nbsp;terminali le conferiscono proprietà d’azione maggiore.</EM></p>
<p><EM>L’Astaxantina esercita infatti un potere antiossidante superiore, ed è considerata una molecola&nbsp;importante nel mantenimento dello stato di salute,in virtù dei suoi concreti effetti in molte malattie.&nbsp;&nbsp; </EM></p>
<p><B style="mso-bidi-font-weight: normal"></B>&nbsp;</p>
<p><STRONG>Astaxantina</STRONG></p>
<p><STRONG>&nbsp;</STRONG></p>
<p>&nbsp;L’astaxantina (A.) è un pigmento rosso presente in natura in numerosi organismi viventi.Tuttavia la principale fonte estrattiva è vegetale, in quanto viene esclusivamente sintetizzata dalla microalga unicellulare Haematococcus pluvialis come sostanza fotoprotettiva per le proprie cellule e spore.(8)</p>
<p>Questo carotenoide appartenente alla classe delle xantofille, è altresì responsabile della colorazione di alcuni pesci, fra cui il salmone ed i crostacei. Questi animali non essendo in grado di produrre A. la introducono attraverso la dieta ovvero lo zooplacton che a sua volta lo accumula a partire dalla microalga.</p>
<p>Un’altra fonte di produzione naturale utilizza la fermentazione del lievito xathophyllomyces dendrorhous o l’estrazione del pigmento da sottoprodotti di crostacei come: l’antartico Krill Euphausia superba. Inoltre la A. può essere chimicamente sintetizzata. </p>
<p>La molecola di A. è simile a quella del carotenoide Betacarotene ma piccole differenze strutturali, conferiscono grandi diversità nelle proprietà chimiche e biologiche.(4)</p>
<p>I Carotenoidi (C.) sono una classe di pigmenti naturali liposolubili, se ne conoscono circa 600 e si trovano principalmente nelle piante, nelle alghe e nei batteri fotosintetici dove giocano un ruolo cruciale nel processo fotosintetico. Si trovano anche in alcuni batteri non fotosintetici (lieviti e muffe) dove svolgono una funzione protettiva contro il danno da luce e ossigeno. I C. vengono incorporati dagli animali solo attraverso la dieta e forniscono loro colorazioni brillanti, agiscono come antiossidanti, e hanno un importante ruolo nutrizionale essendo una fonte di vitamina A.</p>
<p>Strutturalmente possiedono uno scheletro di quaranta carboni che può terminare con gruppi funzionali contenenti ossigeno.</p>
<p>I derivati ossigenati sono noti come Xantofille mentre gli altri come caroteni. Entrambe le classi di pigmenti condividono un tipico schema strutturale, in cui l’alternarsi di singoli e doppi legami permette di assorbire l’eccesso di energia contenuto in altre molecole, con conseguente proprietà antiossidante.</p>
<p>&nbsp;Questi pigmenti proteggono le cellule e i tessuti da danni indotti dai radicali liberi e in primis dall’ossigeno singoletto. (1) L’attività antiossidante della A. si è dimostrata di gran lunga superiore grazie alle caratteristiche uniche della propria struttura.&nbsp; </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><STRONG>Caratteristiche strutturali</STRONG></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La molecola di A. presenta una struttura chimica peculiare rispetto alle altre xantofille.</p>
<p>L’A. nel suo stato naturale è solitamente associata con altre molecole, è spesso complessata con proteine, o chimicamente legata ad acidi grassi a formare esteri, meno spesso si trova in forma libera.</p>
<p>Ha un peso molecolare inferiore a 600Da ed è costituta da una lunga catena idrocarburica&nbsp; insatura ovvero possiede ben 13 doppi legami e anelli terminali che presentano due gruppi; uno ossidrilico e uno chetonico. La sua simmetria e presenza di gruppi polari le conferisce allo stesso tempo idrosolubilità e liposolubilità. </p>
<p>Questa duplice natura e le ridotte dimensioni spiegano la facilità con la quale l’A. è in grado di permeare le membrane cellulari, al cui interno assume un singolare orientamento.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<p>Una volta penetrata all’interno del doppio strato lipidico infatti, tende a posizionarsi trasversalmente; in questo modo l’effetto che produce è intensamente stabilizzante e protettivo per l’intera membrana.</p>
<p>L’A. possiede dunque un alto coefficiente di lipo-idrosolubilità che determina una farmacocinetica veloce.</p>
<p>Dopo assunzione orale la molecola viene rapidamente assorbita a livello della mucosa duodenale sia passivamente che per diffusione e la rende immediatamente disponibile nel circolo ematico (concentrazione massima rilevata dopo 6 ore) e linfatico.</p>
<p>Attraverso quest’ultimo viene trasportata al fegato dove legandosi alle lipoproteine viene distribuita ai vari distretti organici.</p>
<p>Un aspetto assai rilevante da attribuirsi al ridotto peso molecolare e all’alta lipofilia è che l’A. riesce ad attraversare la barriera emato-encefalica, esercitando i suoi effetti a livello di sistemi difficilmente raggiungibili.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;<STRONG>Attività e Meccanismo di Azione</STRONG> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le proprietà principali della A. sono di contrastare e inattivare i dannosi&nbsp; radicali liberi e quindi di possedere un elevato potere antiossidante.</p>
<p>L’ossidazione è un processo chimico al quale noi siamo costantemente esposti.</p>
<p>Buona parte degli stress ossidativi provengono dall’ambiente esterno. Tra questi l’inquinamento, il fumo di tabacco, l’esposizione ad agenti chimici, UV e altre fonti di radiazioni ionizzanti, ma la restante quota deriva dal nostro metabolismo aerobio. Il metabolismo produce infatti come sottoprodotti molecole profondamente instabili e ossidanti; che includono radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno. Alcune </p>
<p>di queste molecole (super ossido, perossido d’idrogeno, ossido nitrico) sono fisiologicamente utili e necessarie per la vita ma possono essere nocive se presenti in eccesso o in condizioni inappropriate.(5) </p>
<p>I radicali sono molecole con elettroni spaiati e dunque altamente reattive che innescano reazioni a catena e insieme agli ossidanti possono reagire con varie componenti di una cellula vivente&nbsp; (proteine, Dna, lipidi) alterandone la struttura chimica e determinando danni notevoli.</p>
<p>Sebbene il nostro organismo abbia evoluto meccanismi di difesa e di controllo contro le specie reattive dell’ossigeno e i radicali liberi,&nbsp;&nbsp; (antiossidanti endogeni come gli enzimi; superossido dismutasi, catalasi, perossidasi o molecole ad attività antiossidante come&nbsp; glutatione, l’ormone melatonina, e l’acido urico), non è comunque in grado di contrastare totalmente il danno ossidativo che nel tempo contribuisce all’invecchiamento ed all’insorgenza di diverse malattie. </p>
<p>Molti stati patologici e processi degenerativi sono stati infatti correlati all’azione dei radicali liberi, che inoltre sono responsabili della depressione e inibizione delle difese e dei processi riparativi dell’organismo. I radicali contribuiscono all’insorgenza o progressione delle seguenti malattie: cancro, invecchiamento, stati infiammatori, reazioni a farmaci e tossine, e altre condizioni morbose che colpiscono il cervello,i globuli rossi, il sistema cardiovascolare, la pelle, il tratto gastrointestinale e&nbsp; l’apparato visivo.(3)</p>
<p>Il meccanismo fisico attraverso il quale i C. agiscono “spegnendo” l’ossigeno singoletto deriva dalla particolare disposizione alternata dei legami, in cui la carica degli elettroni viene a trovarsi delocalizzata sull’intera catena. Nelle cellule dei mammiferi sono dunque in grado di provocare l’estinzione dello ossigeno singoletto e dissipare l’energia come calore ed eliminare i radicali per prevenire o terminare eventuali reazioni a catena.</p>
<p>Questo avviene trasferendo l’eccesso energetico di tali molecole alla struttura elettron ricca dei C., che raggiungono uno stato eccitato intermedio e tornano poi allo stato basale dissipando&nbsp; il surplus di energia sotto forma di calore.(7)</p>
<p>Di contro l’A. possiede più di un meccanismo d’azione antiossidante, ed è in grado sia di inattivare i radicali liberi, sia di neutralizzare l’ossigeno singoletto e tripletto ed inibire tutti i ROM.&nbsp; </p>
<p>L’A. rispetto alle altre Xantofille già utilizzate come antiossidanti, producono un effetto di gran lunga superiore, attribuitole dalla particolare struttura molecolare precedentemente descritta. </p>
<p>La capacità della A. di neutralizzare i radicali liberi risiede nell’intrappolamento di quest’ultimi a livello della propria catena lipofila e il conseguente trasferimento dell’elettrone spaiato alla porzione polare che trasforma l’A. in una forma reattiva intermedia, in grado di interagire con altre molecole antiossidanti idrosolubili.</p>
<p>Ulteriori attività della molecola di A. sono un potente effetto antinfiammatorio e l’inibizione della lipoperossidazione al fine di proteggere le membrane mitocondriali e il DNA dal danno fotoindotto.</p>
<p>Uno studio comparativo ha largamente dimostrato che l’A. è un potente “spazzino” di ossigeno singoletto e la sua efficacia è il doppio del beta carotene e della zeaxantina e&nbsp; da 100 a 500 volte superiore all’attività promossa dalla Vitamina E, nel prevenire la perossidazione degli acidi grassi.(4)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><STRONG>Applicazioni&nbsp; e Aspetti Tossicologici</STRONG></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una delle maggiori applicazioni in campo medico della A. riguarda la sua somministrazione per contrastare la comparsa dei tipici segni di senescenza cutanei, dovuta all’azione dannosa dei radicali liberi.</p>
<p>Confermato il grande potere antiossidante della A. si sono indagate e ampiamente dimostrate le sue qualità benefiche che contribuiscono al mantenimento dello stato di salute. Molti studi preclinici hanno valutato la tollerabilità e il profilo tossicologico della A. sottoponendola a test mutageni e teratogeni.</p>
<p>I risultati hanno evidenziato alcuno effetto tossico, genotossico o collaterale, definendo una molecola di grande sicurezza.</p>
<p>Sono stati successivamente condotte sperimentazioni&nbsp; per chiarire il ruolo&nbsp; della A. nelle neoplasie e i dati in modelli animali mostrano&nbsp; esiti convincenti e stabiliscono che l’A. non solo è in grado di modulare la progressione della malattia ma ne è essa stessa un fattore preventivo e di protezione contro l’insorgenza. (2)</p>
<p>Infine sembra probabile un influenza dell’A anche sul sistema immunitario, in quanto si suppone in grado di stimolare i linfociti T e di ripristinare risposte umorali in soggetti immunocompromessi.(6)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><STRONG>Conclusioni</STRONG></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fra tutti i C., la&nbsp; crescente diffusione della A., viene spiegata attraverso considerazioni di farmacocinetica e sicurezza.</p>
<p>Si differenzia infatti per le sue esclusive caratteristiche chimiche e fisiche che la rendono più efficace di sostanze come il beta carotene e la vitamina E universalmente ritenute molecole antiossidanti. L’A. rappresenta la nuova frontiera dell’attività terapeutica anti radicali liberi, sperimentalmente riconosciuta. Per questo detta sostanza si pone, nel panorama mondiale della lotta all’invecchiamento, come la molecola del benessere dall’ indubbio futuro farmacologico.&nbsp; </p>
<p><STRONG>&nbsp;</STRONG></p>
<p><EM><STRONG>Prof. </STRONG></EM><STRONG>Tommaso Addonisio</STRONG> </p>
<p><EM>medico chirurgo specialista in Dermatologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Estetica e del Benessere</EM></p>
<p><EM></EM>&nbsp;</p>
<p><EM></EM>&nbsp;</p>
<p><EM></EM>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20060206000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20060206000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20060206000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20060206000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fmedicina_estetica%2Finterventi%2F2006%2F02%2F243101.shtml"/></p>
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