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La danza Indiana - dialogo con gli dei ( seconda parte)

Per la tradizione indiana, la danza, non è conseguenza di una invenzione umana: come i testi sacri appartenenti alla "Sruti", essa prende origine da una "rivelazione divina".

Si ha ragione di ritenere che la danza indiana sia stata utilizzata anche come mezzo di diffusione dei principi vedici e induisti.

Originariamente era presentata nei luoghi sacri dalle “Devadasis”, danzatrici dei templi, e l’esposizione degli episodi era affidata alla mimica del viso e alle molteplici posizioni delle mani (”Mudra”), che costituivano un preciso linguaggio, oggi ben codificato e sistematizzato.

Le Mani ed i piedi delle danzatrici sono tinti di rosso proprio per rendere scenicamente più visibili le estremità, in particolare le dita della mano che svolgono un ruolo importante nella narrazione mimata.

Infatti:
“dove le mani vanno, lo sguardo segue, lì dove va lo sguardo, si dirige lo spirito, dove si posa lo spirito, si manifesta uno stato d’animo, dove si intensifica uno stato d’animo, nasce la gioia suprema”.

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Nella fotografia, la danzatrice “Surya” propone alcuni passi della danza classica Bharata Natyam originaria del sud India.

Questo tipo di danza è considerato lo stile madre dei sei stili di danza classica indiana, il quale, circa un secolo fa, fu strutturato in una tecnica ben precisa da alcuni maestri chiamati Nattuvanares.

Dopo la sua rinascita ed affermazione negli anni trenta, si è così sviluppata, fino a divenire una delle forme di danza più complete e significative del mondo.

Questa disciplina può divenire una via per elevati stati di consapevolezza, uno Yoga che richiede anni di preparazione e di studio per allenare il corpo e la mente a fondersi nella “Bhakti” o devozione.

Uno spettacolo di danza indiana, in generale, con i suoi meravigliosi costumi e l’incanto dell’atmosfera diviene una esperienza emotiva di altissimo livello:

“fiori di loto sbocciano nelle mani della danzatrice e uccelli prendono il volo dalle sue dita. Il suo corpo si muove ora orgoglioso, ora sensuale, ora manifestando devozione. Il viso si trasforma in continuazione mimando sentimenti ed emozioni. Gli occhi e le sopracciglia, in particolare, esprimono ora l’amore, ora il disprezzo, il sospetto, la compassione, il disgusto, l’orrore.”

Quest’arte vive nel suo semplice splendore da 3.000 anni.

Nello Siva Sutra, antico testo indiano in sanscrito si legge:

“Nartaka Atma” - il sé è il danzatore

“Rango (a)Nt(a) Ratma” - il palco è il sé interiore

“Preksakani Indryani” - gli spettatori sono i sensi

“Dhivasat Sattva Siddhih” - la sensibilità estatica è raggiunta con l’intuito.

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