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INTRODUZIONE E PREMESSE FILOSOFICHE (seconda parte)

La meditazione (DHYANA) è il settimo ANGA dell’ASTANGA YOGA o Raja Yoga (Yoga regale) di Patanjali.

Astanga Yoga significa Yoga dalle otto membra.

Queste rappresentano gli otto stadi evolutivi che l’uomo deve gradualmente raggiungere durante il suo cammino di ricerca interiore, prima di arrivare alla sua completa liberazione dell’ego, alla sua unificazione di corpo-mente-spirito.

Queste tappe sono basate prima di tutto sull’eliminazione di ostacoli come l’ignoranza, l’odio, la falsità, i quali vanno tradotti in pensieri e opere positive, a partire da una morale corretta nei confronti di se stessi e degli altri (suadharma).

Le prime cinque parti dello Yoga, dette membra esterne (bahir-anga), sono soltanto una forma di addestramento iniziale; il corpo deve essere rafforzato ed equilibrato attraverso le Asana ed il Pranayama, la mente ed i sensi devono essere depurati coltivando le virtù etiche degli Yama e dei Nyama ed attraverso i primi esercizi di controllo del pensiero (Pratyahara).

Dopo che lo yogin o sadhaka è riuscito a padroneggiare perfettamente il corpo, il subcosciente e il flusso psicomentale, può dedicarsi alla pratica del Samyama, la disciplina mentale, l’unione delle ultime tre tappe dello Yoga, dette membra interne (antar-anga), concentrazione perfetta (Dharana), stabilendo con l’oggetto di attenzione scelto uno stato di unità fluido e decontratto, la meditazione (Dhyana), che conduce all’esperienza di integrazione totale dell’oggetto nella chiarezza profonda e serena (Samadhi).

I tre aspetti della concentrazione yogica sono strettamente collegati tra di loro e il loro punto di arrivo è il Samadhi che non dovrà rappresentare la meta ultima, bensì il punto di partenza, l’avvio di una nuova era, poiché la vita spirituale si potrà assaporare soltanto dopo l’assorbimento del Brahman, ossia il divino che in noi dimora, che totalmente libero ed immortale, non può essere perturbato dalle emozioni del fisico o dall’intelletto.

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