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NOI & GLI ALTRI . . .L' ansia da prestazione. . . .

Ogni volta che ci troviamo a sostenere un esame, un colloquio di lavoro o a parlare in pubblico . . . . . . . la Monopoli Terapia!

La costruzione del modo di relazionarsi con gli altri inizia sin dai primi contatti nell’ambito familiare .

Il bambino comincia a relazionarsi con i genitori quando impara i primi rudimenti della comunicazione.

Il pianto, il sorriso come inizio di una comunicazione che attraverso le tappe della crescita lo porterà a trasmettere il suo “sentire” agli altri .

La voglia di “empatia” con il proprio genitore come momento di rifugio sicuro nelle situazioni di dubbio o di paura . . . . di tutto ciò che è non conosciuto e quindi oscuro!

Un po’ narcisistico, giocoforza il piccolo si pone difronte all’adulto in una posizione di bisogno assoluto.

Però se questi bisogni di “empatica comprensione” tra adulto e piccolo per un qualche motivo non vengono esauditi, ecco che il bambino avrà in seguito difficoltà ad evolvere e soffrirà della mancanza di un “sano narcisismo” che lo avrebbe portato sicuramente a credere sempre di piu’ in se stesso .

Rimarrà schiacciato e frustrato tanto che nella vita continuerà a cercare di avere rapporti sociali ma che si realizzeranno in un compulsiva manifestazione di inadeguatezza sentendosi lui e solo lui vergognosamente non all’altezza degli altri.

Anche la sua capacità di amare subirà in modo negativo le conseguenze.

Rendendosi conto delle sue limitate possibilità di comunicativa creerà un sé fragile e molto vulnerabile.

Ogni volta che si confronterà in un dialogo con gli altri, si scontrerà con il suo sentirsi fuori dal coro.

Eccolo ad una interrogazione a scuola, preparato ma assolutamente timoroso….gli altri che hanno studiato meno di lui rifulgono di luce propria e lui risponde a fatica come se avesse lacune di conoscenze .

Ogni volta è come se volesse verificare la propria inefficenza e la sicurezza di essere inadeguato prende il sopravvento, tanto da farlo sentire sicuro, prima di ogni prova in cui debba confrontarsi con gli altri, di non farcela……. !

gli altri sono sempre meglio di me !

Questo è ciò che si ripete in continuazione .. . . . . . . . questa frase che gli risuona dal profondo e lo frena in ogni suo possibile cambiamento .

Poi la vita con il suo lento ma inesorabile incedere porta ognuno di noi a fare i conti con realtà diverse . . . ….esami, colloqui di lavoro, situazioni in cui si deve parlare in pubblico.

Ogni volta per qualcuno queste situazioni diventano un vero e proprio “drammaesistenziale.

L’Ansia da prestazione

Questa è una delle “fobie sociali” purtroppo più comuni e credo che almeno una volta ognuno di noi l’abbia sperimentata .

Tra le cause che la originano c’è sicuramente la paura di fare una brutta figura .

Ad esempio, ad un esame, se consideriamo il rapporto che esiste tra l’esaminatore e l’esaminato ecco che ritorna a galla il rapporto che vi è stato tra la figura del padre e quella del bambino.

Se questo rapporto è stato formativo e positivo, l’esaminato cercherà di dialogare apertamente con l’esaminatore dando sicuramente il “meglio di sé”, ma se il rapporto padre figlio è stato deleterio ed insoddisfacente, l’esaminato paleserà carenze a tutti i livelli della comunicazione sia che faccia una prova scritta che orale.

Si nota però che malgrado le sue inadeguatezze l’esame scritto verrà affrontato un po’ meglio grazie al “filtro” del compito stesso che non consente “contatto diretto” con l’esaminatore.

Ma ecco che difronte magari ad un compito ben scritto ed ben eseguito, qualora si richieda all’esaminato di “discuterlo”, ecco che i problemi ritornano a galla.

L’esaminato “sente” l’esaminatore come un dispensatore di privilegi ma anche e soprattutto di condanne.

Sorge in lui la paura dell’autorità che lo giudichi che lo valuti…..e quindi che lo punisca.

Tutto ciò può sfociare in momenti di vera Ansia durante i quali si rimane “paralizzati” e le parole si “strozzano in gola “.

Anche il solo pensiero di una situazione di una prossima prova, ad esempio un esame da affrontare, fa scaturire patologie psicosomatiche nell’organismo..mancanza di appetito, insonnia, mancanza di concentrazione, sudorazione eccessiva, respiro corto e frequente, tachicardia, diarree……

L’angoscia del doversi confrontare con gli altri cresce tanto di più quanto l’evento si avvicina.

Molte volte alla fine dell’evento (esame) nel momento in cui tutto è “finito”, anche se tutto poi si è risolto positivamente, “scatta” una reazione di risposta allo stress sopportato dall’organismo che può sfociare in un attacco di panico vero e proprio, con grosse paure di morire tanto che si somatizzano in dolori al petto quasi fossero dovuti ad un infarto in atto.

Così ogni volta che nella vita si creerà una situazione di aspettativa…..sia esso un colloquio di lavoro o una relazione difronte ad altri…., questa situazione compulsiva di risposta , si riverifica puntualmente!

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Allora cosa fare ?

L’unica cosa da fare è cercare di osservare quasi fossimo spettatori di noi stessi e potessimo vedere un filmato di un nostro esame o colloquio di lavoro (questa è una buona idea!) per capire come ci comportiamo, come palesiamo i nostri problemi, quali sono le nostre reazioni al coloquio cercando di cogliere anche la nostra mimica facciale.

Alleniamoci a tirare fuori la nostra sopita spontaneità, e per fare questo riannodiamo le fila di un discorso lontano nel tempo, magari tornando come bambini a fare insieme ad altri “giochi di società“, ce ne sono molti e non sta a me consigliarne uno in particolare…………. ma una bella partita tra amici al monopoli può fare meglio di mille elucubrazioni.

Lasciarci andare a riscoprire quanto facile sia relazionarsi e quanto sia bello poter ridere insieme di cose magari banali come un gioco di società.

Tornare bambini per recuperare la fiducia di se stessi, scacciando così tutte le “vergogne e le paure” che per troppo tempo ci hanno attanagliato.

Proviamo con umiltà e con costanza ad osservarci mentre parlando siamo accettati dagli altri scoprendo per la prima volta questi specifici momenti che prima nemmeno vedevamo.

Impariamo bene qualche gustosa barzelletta e godiamo del fatto che gli altri ne ridano…il sorriso degli altri sarà la miglior medicina per un se che ha bisogno di riscontri per crescere ancora.

Se vi piace cantare, cantate anche quando siete soli e magari vi fate la barba…godete della vostra voce ..dovete accettarla, amarla ed apprezzarla .!

Create delle frasi di pensiero positivo che vi possano aiutare a rompere con la vostra insicurezza…….create da voi delle frasi ad hoc !

Le frasi potrebbero essere molte. . . . CREATELE !

Ogni frase “portatevela con voi” per almeno una settimana scrivendola su bigliettini che disseminerete un po’ dapperttutto …. ove i vostri occhi posano l’attenzione ogni giorno…e ripetetevela finchè non diventi un assioma assoluto!

Questi sono solo alcuni semplicissimi consigli che mi sento di darvi certo che se saranno ascoltati potrete riceverene una buona carica positiva e la vostra ansia da prestazione sarà solo un ricordo …………. . . . . .

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