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UNA GRANDE ESPERIENZA ( 6 )

Continua il diario della mia esperienza di corsi Buteyko in carcere............

Pioggia, freddo, vento , . . . . con una giornata così entrare in carcere sembra quasi un rifugio niente male.

Alla porta di ingresso tutto sembra ancor più lento ed i minuti sotto l’acqua ad aspettare sembrano secoli.

Finalmente posso entrare, stamane ho appuntamento con il capo responsabile dell’area pedagogica che se potrà farà di tutto per venire ad assistere ad una lezione del corso.

Ci troviamo e subito cominciano a squillare i suoi telefoni, chi lo chiama di qua chi lo chiama di là, chi gli porta carte da firmare……insomma o lo rapisco oppure anche stamani non verrà.!

Opto per “chiudiamo la porta e via!” andiamo a fare “questo” corso.

Scendiamo le scale e mentre ci avviciniamo corridoio dopo corridoio all’aula dove effetueremo il corso è tutto un salutare intervallato dai varie piccole soste per stare ad ascoltare un po’ tutti coloro che gli vogliono parlare…io non so come faccia, si rammenta quasi di tutti ed ha per tutti una buona parola !

Prende appunti su appunti, il suo blocco note è una sequela di interminabili appunti…….

Finalmente siamo arrivati all’aula e vado dall’ispettore responsabile per fare chiamare i “ragazzi” dalle varie sezioni.

Adesso bisogna aspettare…in carcere tutto, si sa, si svolge con tempi e metodi del tutto specifici !

Finalmente arrivano i ragazzi e non credono ai loro occhi nel vedere questo “nuovo alunno” tra l’altro molto gradito visto che “credo” che gli eventuali permessi passino tutti da lui !

Il nuovo alunno si rivela subito per una persona speciale, sa trattare molto bene con loro mettendoli a loro agio e cercando di seguire il corso proprio come fosse uno di loro.

Iniziamo con una prima importante parte di condivisione in cui ognuno di loro parla dei giorni in cui non ci siamo visti delle esperienze e degli esercizi che ha eseguito, soprattutto se ha visto cambiamenti in positivo o in negativo.

E’ veramente stupendo sentire dai ragazzi che da quando fanno gli esercizi sono cambiate in loro molte cose, dormono di più e specialmente la loro “presenza“, la loro riflessività sta prendendo il sopravvento su rabbia,paura ansia.

Anche l’aggressività che purtroppo la detenzione porta ad amplificare, facendo gli esercizi, tende a smorzarsi fino a lasciare il posto a quella che proprio loro hanno chiamato la “presenza” cioè l’essere consapevoli di dove si è ma senza portare il tutto al massimo della drammatizzazione cercando anzi di vivere il più possibile al meglio cio’ che giorno per giorno si deve vivere.

Mi colpisce molto la reazione che sta avendo Ljuk , che avendo un quarto di polmone in meno e il diaframma “devastato da un bruitto vecchio fatto “, di solito ha i battiti cardiaci ben oltre i cento al minuto e da quando fa gli esercizi è arrivato una volta perfino a 68…..per uno come lui è stata una bella cosa.

Il suo grande problema consiste nel fatto che oltre ad avere problemi che chiunque avrebbe avendo un quarto di polmone in meno ,ogni volta che “cambia il tempo” sente arrivare ai suoi polmoni un forte dolore che poi si tramuta in veri attacchi di panico.

Il cuore gli batte fortissimo e si scatena una vera e propria reazione a catena che culmina appunto con un attacco di panico.!

Nel fine settimana era sera ed era solo in cella , ha avuto un forte attacco ai polmoni , il cuore era a 160 battiti e dolori forti..ha chiamato il medico…..il tempo passava e si è ricordato degli esercizi di “pronto soccorso” visto che il medico tardava ad arrivare ha cominciato ad eseguirli anche se l’attacco era già molto avanti…………….

Piano piano grazie a gli esercizi il problema è passato ed è tornato tutto sotto controllo ;anzi alla fine si è sentito quasi sonnolenza.

Queste sono i risultati che mi fanno sentire veramente utile, che mi fanno capire come il metodo possa fare del bene in tante diverse situazioni a volte anche un po’ che esulano dall’otodossia delle patologie classiche che affronta il metodo.

Oggi parliamo dello stress,delle sue origini e di come a volte sia maestro e quindi positivo ed a volte sia invece doloroso e difficile da affrontare.

Parlare dello stress nell’ambito del carcere è veramente un argomento importante e molto delicato che va affrontato con serietà e con competenza ma senza mezze misure dicendo sempre la verità e cercando di consapevolizzare le trappole a cui si può andare incontro ritenendolo a volte a torto superato e non più nocivo.

Infatti lo stare in detenzione dopo molto tempo tende a creare assuefazione .

Può capitare di non accorgersi che sempre e comunque una parte dell’organismo sia sottoposta ad uno stress ormai diventato subdolo ……”il più pericoloso” perchè a volte molto ben nascosto ma lo stesso in grado di scatenare vere e proprie patologie.

Grazie alla metodologia che Buteyko ha inventato si è in grado di ripristinare al meglio ogni situazione in cui lo stress abbia minato la salute.

Di sicuro mi sto accorgendo che questo metodo “calza a pennello” per tutti i problemi che sono tipici delle problematiche legate alla detenzione e credo che miglior esperienza non sia possibile per questi ragazzi.

Spero che grazie al bel lavoro fatto con questo primo gruppo di ragazzi si possano avere altri gruppi e si possano aiutare molte più persone.

Facciamo tutti insieme l’esercizio di base da un quarto d’ora ed inserisco a metà una visualizzazione in cui invito tutto il gruppo a “camminare nei prati e poi a seguire volando le evoluzioni di un ‘aquila” , non è la prima volta che i ragazzi fanno una visualizzazione con me ma stavolta li vedo “tutti presi” da questa esperienza di “volo”, vedo i loro volti distesi qualcuno sorride…..sono proprio contento.

I dati poi ci dicono che gli esercizi sono stati ben fatti e che i ragazzi a questo punto conoscono bene “il Metodo”…….

Anche il “nuovo scolaro” ci strabilia tutti con un risultato di vero rilievo…..bravo per un “pivello” meglio di così !!

Così finisce anche questo giorno di corso, ci salutiamo dandoci appuntamento a tra quattro giorni ,saremo di nuovo qui a perfezionare questa bellissima esperienza che stiamo vivendo insieme !!!

Io e il dirigente dell’area didattica facciamo ritorno alla porta d’ingresso , ma durante il ritorno veniamo ancora”fermati” da alcuni detenuti che con l’occasione sfruttano la possibilità di parlare con lui dei loro problemi e lui senza scomporsi porge sempre una buona parola per tutti ascoltando le loro cose e prendendo appunti rassicurandoli del suo interessamento.

Sono veramente colpito dalle varie figure che “operano” in questo carcere ,dall’ultimo degli agenti alla direttrice, di quanto diano durante il loro oscuro lavoro, di quanto siano vicini, anche se a volte non compresi dai detenuti , alla vita di ciascun detenuto e alle sue problematiche.

Ed ogni detenuto è una vita a sé con le sue problematiche con i suoi perchè, le sue richieste i suoi sogni le sue pene.

La lezione più bella che si impara dai dirigenti del carcere è comunque quella di “trattare tutti con pari dignità” senza considerare il perchè loro siano qui reclusi, ma considerandoli uomini come gli altri a tutti gli effetti !

Il cercere è come dico sempre una grande lezione di vita !

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