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L'AMIGDALA..storie di Panico Ansia Sesso e quant'altro.....

L'amigdala questa piccola e poco conosciuta parte del nostro cervello dove avvengono reazioni prodigiose ai fatti della nostra vita ...alcuni studi hanno messo in evidenza il ruolo di questa piccola "Mandorla".

 

 

Spesso paure fobie sono condite da ansia panico e quantaltro sia frutto di un’esperienza traumatica, sesso dipendenze da alcool o da droghe…….tutto questo si è scoperto che spesso risiede stabilmente dentro la nostra Amigdala.

 


L’Amigdala, questa piccola ma efficacissima parte del nostro cervello (Grande come una mandorla) dove risiedono come scolpite nel granito le nostre esperienze i nostri ricordi più solidi…..è infatti lei che collegata direttamente con i sensi riesce a dare velocissimamente reazioni che a volte sbalordiscono per la velocità e la precisione.

 

 

Quindi l’amigdala anche come pronto intervento del nostro cervello che con essa riesce in tempo reale a dare risposte comportamentali che avrebbero invece tempi molto più lunghi…

 

Anche se si parla di tempi infinitesimali l’amigdala riveste un ruolo fondamentale anche nella conservazione della specie infatti l’organismo ha bisogno di risposte di decisioni comportamentali per sopravvivere a volte subitanee .

 

 

Ma lAmigdala “questa sconosciuta” può riservare molte sorprese eccone alcune molto interessanti estrapolate da vari articoli……

 

 

 

Da un articolo apparso su NEUROSCIENZE si scrive che:

 

La vecchia idea secondo cui la gran parte del sesso è nella mente sembrerebbe vera. A confermarla è arrivata, infatti, una ricerca dell’Università di Melbourne (Australia), pubblicata sugli Annals of Neurology, secondo la quale quanto più sono grandi le dimensioni dell’amigdala, il centro cerebrale delle emozioni, tanto maggiore sarà la spinta sessuale di una persona. Del resto non si tratta di una novità assoluta visto che già in passato l’amigdala era stata associata all’impulso sessuale, risultando stimolata in occasione di film erotici, mentre in molti animali era stata identificata come area deputata a controllare i comportamenti nel periodo dell’accoppiamento. Ma l’entità di questo ruolo non era mai stata definita.

 

 


La mandorla delle emozioni

 

 


L’amigdala è un’area del cervello, grande in media come una mandorla, da tempo ritenuta importante nei processi emotivi e coinvolta anche in una forma particolare di memoria che è quella emozionale. Uno studio recente ha, per esempio, identificato in quest’area profonda del cervello i meccanismi chimici che scatenano il sentimento della paura. Non solo. La ricerca ha anche dimostrato che le connessioni fra le cellule nervose che compongono l’amigdala si consolidano solo di fronte a una situazione di pericolo. Ancora un altro studio dell’Università della California aveva rivelato che i due sessi utilizzano diversi lati dell’amigdala per immagazzinare ricordi di esperienze ad alto tasso di emotività. L’amigdala in pratica fornisce a ogni stimolo il livello ottimale di attenzione, lo arricchisce di emozioni e, infine, lo immagazzina sotto forma di ricordo. Al suo interno, poi, si distinguono più aree. Non due come si è lungamente creduto ma almeno dieci o dodici, con proprie suddivisioni interne e con diverse funzioni. La ricerca australiana, però, è la prima a legare le dimensioni dell’amigdala all’impulso sessuale.

 

 


La ricerca australiana

 

 


I ricercatori hanno monitorato il cervello di 45 pazienti affetti da epilessia cronica, malattia che generalmente abbassa la libido, e poi li hanno sottoposti a un intervento chirurgico (l’emisferectomia) che ha lo scopo di ridurre le convulsioni nei pazienti in cui i farmaci non riescono a ottenere questo effetto. In pratica, rimuovendo la parte del cervello in cui ha origine l’anomalia elettrica alla base dell’epilessia, si permette alle restanti aree di funzionare in modo normale. Dopo l’intervento ai pazienti è stato chiesto, attraverso interviste e questionari, di raccontare la propria vita sessuale, scoprendo che i pazienti ai quali era stata lasciata una maggiore quantità di amigdala avvertivano, dopo l’intervento, una spinta sessuale più forte. Ora – concludono i ricercatori – si tratta di verificare se questa conclusione sia rintracciabile anche nella popolazione generale. Se venisse confermata l’ipotesi, senza dimenticare la correlazione di questa parte del cervello con altre importanti aree come l’ipotalamo, che governa l’erezione, diventerebbe possibile risvegliare non solo l’erezione ma il desiderio stesso attraverso farmaci mirati. Le industrie farmaceutiche già si fregano le mani…


Marco Malagutti


 

Fonti

Reutens DC et al. The amygdala and sexual drive: Insights from temporal lobe epilepsy surgery. Ann Neurol. 2004 Jan;55(1):87-96

Shinnick-Gallagher P et al. NMDA currents and receptor protein are downregulated in the amygdala during maintenance of fear memory. J Neurosci. 2003 Nov 12;23(32):10283-91.

Cahill L. Sex- and hemisphere-related influences on the neurobiology of emotionally influenced memory. Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry. 2003 Dec;27(8):1235-41.

 

 


Psicologia


 

 


Le radici del malessere

 

 


L’origine dei disturbi da ansia vanno ricercate nella psiche del paziente e nel suo vissuto, ma ciò non esclude l’esistenza di circuiti nervosi che hanno preso a funzionare in modo leggermente diverso dalla norma. La chimica, anzi la biochimica, gioca quindi un ruolo importante in problemi che sembravano strettamente legati all’animo del soggetto. E se così non fosse, non sarebbe spiegabile perché gli psicofarmaci risultano efficaci.

Per verificare quali aree del cervello sono coinvolte in questi processi anomali si è fatto ricorso alla risonanza magnetica funzionale che permette di seguire, quasi in tempo reale, le rapide variazioni del metabolismo o del funzionamento delle aree cerebrali che accompagnano i diversi comportamenti e, quindi, i processi mentali.

Usando modelli animali, i ricercatori hanno focalizzato l’attenzione su strutture filogeneticamente più vecchie, cioè quella parte del cervello che l’uomo ha in comune con l’animale e che regola gli istinti che garantiscono la sopravvivenza. Sono strutture come l’amigdala e il corpo striato. Al contrario il ragionamento, il pensiero e la coscienza sono elaborati da una struttura che rappresenta una fase più recente dell’evoluzione: la corteccia frontale.

 

 


Ansia
, ma anche paura vera e propria

 

I pazienti che soffrono di ansia generalizzata possono manifestare un’eccessiva attività della serotonina in particolari aree del cervello. L’approccio biologico ha individuato il ruolo nella patogenesi dell’ansia generalizzata anche di altre molecole. Alcuni studi hanno indicato che il livello delle catecolamine (adrenalina, noradrenalina e dopamina) nei pazienti con ansia generalizzata è simile a quello di soggetti normali; tuttavia in questi pazienti si può verificare una riduzione di sensibilità recettoriale nei sistemi regolati da tali molecole.

Le teorie biologiche sugli attacchi di panico suggeriscono l’esistenza di anomalie delle vie di trasmissione dell’impulso nervoso associate alla modulazione degli stati di ansia. Una sorta di trasmissione difettosa o esagerata nell’ambito di un circuito che comprende diverse aree cerebrali.

 

 

 ”

 


“Nota personale”

 

 

(Il fatto che appunto la comunicazione tra varie cellule nervose avvenga in malo modo non fa che confermare la teoria del Dott.BUTEYKO il quale asseriva che in assenza o riduzione degli scambi gassosi dovuti a situazioni di stress che innescano a sua volta iperventilazione, anche le cellule cerebrali risentono di questa problematica evidenziando carenze che si esplicano in attacchi di ansia panico paure…ect)


 (Cellule “cerebrali”a cui manchi un adeguato apporto di OSSIGENO a causa della Mancanza di ANIDRIDE CARBONICA dovuta all’iperventilazione sono cellule che “lavorano” in modo anomalo e quindi che creano situazioni di sofferenza che a livello emotivo si tramutano in evidenti stati di Ansia Panico Paure Fobie Depressioni….)

 ”

 

Un’attuale linea di ricerca ha posto l’attenzione sul ruolo dell’ippocampo e dell’amigdala, due importanti nuclei del sistema limbico (sede del controllo delle risposte emotive) che regolano, rispettivamente, la formazione della memoria e le emozioni.

Studi su modelli animali e umani hanno dimostrato il ruolo essenziale dell’amigdala nell’acquisizione della paura condizionata (che insorge anche quando lo stimolo che la scatena non c’è) e nell’espressione delle risposte alla paura. Sono stati descritti due circuiti nervosi paralleli che trasportano l’informazione all’amigdala. Una di queste vie si pensa che sia automatica e involontaria e che agisca escludendo la neocorteccia, dove risiedono le attività “razionali”. E’ un circuito coinvolto nell’identificazione di potenziali pericoli, che trasmette immediatamente questo tipo di informazione all’amigdala la quale, se è il caso, scatena una risposta di lotta o fuga.(reazione da stress nda) L’altra via di trasmissione coinvolge le aree della corteccia cerebrale che inducono alla riflessione, al ragionamento e alla coscienza sacrificando la rapidità di trasmissione a favore di un processo più complesso degli stimoli emotivi. Esperienze condotte nell’animale confermano questa ipotesi: nella cavie con lesioni della corteccia, infatti, le reazioni alla paura ci sono ancora, mentre spariscono quando a essere danneggiata è l’amigdala.

 

 


Stress da trauma

 

 


Sono tre le principali aree cerebrali interessate dalla patofisiologia dei disturbi da stress postraumatico: l’amigdala, il cingolato anteriore e l’ippocampo.

L’amigdala è coinvolta nella risposta alla paura e nell’analisi delle minacce provenienti dall’ambiente circostante. Quando si percepisce una minaccia l’amigdala attiva altre aree cerebrali che inducono la risposta fisiologica e comportamentale alla paura. In individui soggetti a disturbi da stress postraumatico si osservano diversi processi anomali. Una risposta alla paura si può verificare anche quando nell’ambiente non è realmente presente una minaccia oppure quando viene provocata dal ricordo di minacce incontrate in passato; si osserva quindi una reazione fisiologica esagerata in risposta a minacce anche minime.

E’ stato notato che nei veterani di guerra affetti dal disturbo, c’era un aumento del flusso sanguigno nella parte sinistra dell’amigdala durante l’evocazione di eventi traumatici o neutrali, che non si verificava nei soggetti esenti dal disturbo. Tale variazione era associata a un incremento dell’eccitazione fisiologica, come per esempio un aumento del battito cardiaco e del tono muscolare.

Il funzionamento dell’amigdala è stato testato in pazienti con stress postraumatico mostrando loro immagini di visi con espressioni felici o minacciose o spaventose per un tempo molto breve, e in seguito, per 167 millisecondi, visi con espressioni neutre. I soggetti a livello conscio vedevano soltanto le facce neutre e, infatti, non riportavano verbalmente di aver visto le facce che esprimevano un’emozione. Tuttavia la risonanza magnetica funzionale evidenziava nei veterani una risposta dell’amigdala più marcata quando guardavano i volti con espressioni minacciose rispetto a espressioni di felicità. Una variazione ancora più forte del segnale nell’amigdala era visibile nei veterani con il disturbo, e l’entità di questa variazione era correlata alla gravità dei sintomi.

Quanto all’altra struttura limbica coinvolta, il cingolato anteriore, la risonanza magnetica ha anche dimostrato che in presenza di stress postraumatico l’attivazione e la risposta si riducono.

Di fronte a immagini che evocavano il trauma vissuto, un gruppo di donne affette dal disturbo manifestava, appunto, una ridotta attivazione del cingolato anteriore. Nel caso di veterani con il disturbo, in risposta a parole evocative del trauma (per esempio: “sacchi per cadaveri”), i segnali del cingolato anteriore erano più deboli, mentre nei veterani “sani” l’attività cerebrale di quest’area era più forte.

Gli individui soggetti a stress postraumatico presentano anomalie anche nell’ippocampo, area cerebrale implicata nella codificazione dei ricordi. Negli animali è stato osservato che l’esposizione a gravi stress comportava la morte dei neuroni dell’ippocampo e test neuropsicologici hanno dimostrato che i pazienti di questo tipo incontravano difficoltà negli esercizi di memoria verbale e presentavano dimensioni ridotte dell’ippocampo rispetto alla media.

 

 


Disturbi da ansia sociale

 

 


E’ un disturbo caratterizzato dalla paura persistente di essere sotto esame o di ricevere giudizi negativi in situazioni di socialità. Questo crea un eccessivo timore di subire umiliazioni, una riduzione delle capacità adattative e una sofferenza clinicamente riconosciuta. Esporsi alle temute situazioni sociali o viverle con un certo anticipo produce reazioni ansiose e sintomi fisiologici come, per esempio, rossore e aumento della sudorazione.

Ancora una volta l’amigdala e l’ippocampo sono coinvolti nella patogenesi del disturbo: la risonanza magnetica ha evidenziato in queste strutture e nella corteccia prefrontale un’attivazione più marcata quando alla persona vengono presentate immagini di persone che manifestano un’emozione rispetto a quando si tratta di immagini neutre.

E’ stato riscontrato che nelle persone con ansia sociale, impegnate in discorsi pubblici, esiste una riduzione del flusso sanguigno corticale e un corrispondente aumento del flusso nell’amigdala. Al contrario, i soggetti “tranquilli” manifestavano un aumento del flusso corticale. Ciò indica che le persone ansiose attivavano aree del cervello deputate all’emozione e alla paura, a discapito delle aree responsabili dei processi cognitivi.

L’approccio neurobiologico ha suggerito un ruolo anche per la dopamina e per la serotonina.

La densità di recettori della dopamina nel nucleo striato è risultata marcatamente ridotta nei soggetti con ansia sociale. Il ruolo della serotonina è confermato dall’efficacia di farmaci che inibiscono il riassorbimento della serotonina nei circuiti che modulano il percorso delle informazioni sulla paura dell’amigdala. Se al trattamento farmacologico si associava una terapia cognitivo-comportamentale, si registrava una riduzione del flusso sanguigno nell’amigdala, nell’ippocampo e nelle regioni circostanti.

Simona Zazzetta

 

Fonti

Korn ML and. Pollock RA. Anxiety Disorders: Science and Clinical Understanding. Medscape

 

 


E’ CHIARO QUINDI IL RUOLO DI QUESTA PICCOLA PORZIONE DEL NOSTRO CERVELLO ANCHE SE MOLTO ANCORA DEVE ESSERE DIMOSTRATO DELLA SUA”POTENZA” ………..COMUNQUE E’ SEMPRE LA SITUAZIONE DI STRESS CHE CONDIZIONA POI LA NOSTRA RISPOSTA AD OGNI EVENTO E CONSEGUENZIALMENTE IL NOSTRO STATO DI SALUTE PIU’ O MENO ALTERATO.

 

 

CERCANDO DI COMPRENDERE LE CAUSE E LE NOSTRE NATURALI RISPOSTE A SITUAZIONI DI STRESS SI PUO’ AVERE LA POSSIBILITA’ DI ATTENUARE SE NON ADDIRITTURA DI ANNIENTARE INNESCHI DI PATOLOGIE CHE SI POTREBBERO INSINUARE IN NOI A CAUSA DI UNA NOSTRA ERRATA RISPOSTA ALLA SITUAZIONE STRESSANTE.

 

 

LO STRESS DA SEMPRE SVOLGE IL DUPLICE RUOLO DI “ISTRUTTORE ” DI VITA E DI ” DISTRUTTORE ” DI VITA STA A NOI COMPRENDERE CONSAPEVOLIZZARE E SOPRATTUTTO TRASFORMARE OGNI SITUAZIONE STRESSORIA IN UNA SITUAZIONE DI CRESCITA…….

 

 

CIO’ E ‘ POSSIBILE STA A NOI COMPRENDERE !