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Dioniso

Figlio di Zeus e di Semele, dio del vino, della gioia e del delirio mistico, chiamato anche Bacco e a Roma identificato col dio italico Liber pater.

Sua madre morì a Tebe nel darlo alla luce, ed il bambino fu allevato da Ino, sorella di Semele e sposa di Atamante, ad Orcomeno, epoi dalle ninfe della valle boscosa di Nisa che lo nascosero in una caverna. Licurgo re degli Edoni nella Tracia cacciò da Nisa le ninfe ed il loro allievo, ma fu punito dagli dèi.

ERA, la moglie gelosa di Zeus, cercava il piccolo per ucciderlo, e così il padre lo portò lontano dalla Grecia in un paese chiamato Nisa e, perché non potesse essere riconosciuto da Era, lo trasformò in un capretto. Le ninfe della valle di Nisa lo nascosero in una caverna e provvidero a nutrirlo. Esse diventeranno poi la costellazione delle Iadi.

Licurgo, re degli Edoni nella Tracia cercò di imprigionare il dio, ma Dioniso fu salvato da Teti che gli diede asilo nel mare. Licurgo catturò le Baccanti che scortavano il dio, ma le Baccanti furono salvate e Licurgo impazzì: credendo di tagliare la vite, sacra a Dioniso, si tagliò una gamba e poiché l’oracolo, interrogato in occasione di una pestilenza improvvisa, disse che bisognava togliere di mezzo Licurgo, questi fu legato a quattro cavalli lanciati in direzioni opposte, e fu squartato.

Il dio con una schiera obbediente di menadi (o baccanti), sileni e satiri, girò la Grecia e passò in Asia, arrivando sino all’India, introducendo da per tutto il suo culto.Poi volle andare a Nasso, accompagnato da alcuni pirati, e poiché si accorse che volevano ucciderlo trasformò i loro remi in serpenti, riempi la nave d’edera e fece risuonare una musica che inebriava, poi avvolse la nave con ghirlande di vite, finché i pirati si gettarono in mare e furono divorati dai delfini, o trasformati essi stessi in delfini, tranne Acete, che lo riconobbe per dio. Dopo queste lunghe peregrinazioni sulla terra, scese nell’Ade e condusse la madre Semele sull’Olimpo, tra gli dèi.

Il suo culto assunse caratteristiche orgiastiche: in suo onore si tenevano feste chiassose e disordinate, per le libagioni di vino, a cui sui abbandonavano, da prima donne e giovani, e poi anche uomini. Tali cerimonie si celebravano ogni tre anni, per lo più di notte, sui monti.

Il corteo di Bacco si chiamava anche Tiaso e le sue feste erano celebrate quattro volte nelle Grandi Dionisiache, nelle Antesterie, nelle Lenee e nelle Piccole Dionisiache. Per la loro licenziosità, il Senato romano nel 186 a C proibì i Baccanali, in cui era fatto largo uso del vino e a cui partecipavano uomini e donne, giovani e vecchi, in preda a un’euforica ebbrezza, ma sembra che Cesare avesse autorizzato nuovamente le cerimonie bacchiche, che erano in uso in epoca imperiale.

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