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I Genii

Sono degli spiriti che partecipano sia della natura divina che di quella umana e che occupano lo spazio intermedio che separa comuni mortali da Dio.

Già i pagani, prima ancora dei cristiani, si sentivano accompagnati da due esseri sovrannaturali, uno propizio e l’altro infausto. Il genio buono sapeva regalare ogni genere di felicità mentre l’altro era accusato di tutto il male che capitava.
Entità altrimenti dette Demoni, Deva, Dhyan Chohan, Chitkala, Kwan-Yin.. Ve ne sono molti, diversi fra loro, tanti quanto le stelle. Ed ogni stella ha i propri geni, buoni e cattivi. Essi sono presenti in tutte le cose del mondo, prendendo ognuna in custodia non appena nasce. Cambiano continuamente girando in cerchio, attraverso il corpo permeano due parti dell’anima affinchè essa possa ricevere da ciascuna l’impronta della sua energia. Ma nè i Geni, nè gli Dei, hanno potere alla presenza di un solo raggio di Dio.

Per i Babilonesi erano una classe di Spiriti inferiori a quella degli Anunaki, gli Angeli della Terra. Gli antichi sacerdoti li consideravano inferiori agli Dei, ma superiori ai Manu.

Secondo Platone, Saturno, che amava l’umanità, pose a governarla non re o principi mortali, ma Spiriti e Geni di natura divina, superiore a quella dell’uomo.

Secondo gli Gnostici, un nome per gli Eoni, o angeli. Legione è semplicemente il nome per le loro gerarchie e categorie.

Nome attribuito dai Romani - i Greci li chiamavano Dèmoni - a speciali divinità minori dalle quali ognuno era assistito o contrastato nelle diverse circostanze della vita. C’era il genio buono o benefico, che i Greci chiamavano Agatodèmon, e il genio malvagio, Cacodèmon: il primo lo guidava al bene, l’altro al male.

Al genio benefico, nella ricorrenza natalizia di ognuno, si facevano offerte di focacce, di corone di fiori, d’incenso e di vino, accompagnandole con formule d’augurio. Esso era raffigurato da un giovane ignudo, coronato cornucopia e, nell’altra un mazzo di spighe. Il genio malefico, invece, era raffigurato da un vecchio dallo sguardo torvo, dalla lunga barba negletta, con in mano un gufo, uccello di malaugurio.

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