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Gli Oracoli

Nelle antiche religioni del bacino del Mediterraneo, sono sempre stati intesi come oracoli alcuni responsi forniti dagli dei ai quali ci si era rivolti per conoscere il futuro.

Si è poi esteso il significato fino ad individuare con questo termine le stesse divinità, e più usualmente i personaggi ( profeti, maghi o sacerdoti) che pronunciavano l’oracolo.

I sacerdoti e le sibille proclamavano i responsi in uno stato di estasi che veniva considerato anch’esso divino. I pagani non si accontentarono di ricevere gli oracoli solo dagli dei, ma trasferirono questo privilegio anche agli eroi.

Oltre al famosissimo oracolo di Delfo, dedicato ad Apollo, Marte ebbe un oracolo in Tracia, Mercurio a Patrasso, Venere a Pafo, Minerva a Micene, Diana nella Colchide, Esculapio a Epidauro e a Roma, Ercole ad Atene e Trifonio in Boezia.

Al contrario, gli antichi cristiani pensavano che gli oracoli dipendessero dai diavoli e molti di loro rimproveravano ai pagani di lasciarsi imbrogliare dai sacerdoti. Eusebio, ad esempio, porta molte argomentazioni per provare che gli oracoli non potevano essere altro che degli imbroglioni.

Faceva notare che se i diavoli sono responsabili degli oracoli, non trascurano di compiacere i desideri dei potenti. Così la Pizia filippica stava attenta a formulare dei responsi sempre vantaggiosi per Filippo.

I luoghi che abbondavano di caverne, come i paesi montuosi, erano particolarmente frequentati da oracoli. Al proposito Plutarco ricorda che la Boezia ne possedeva una grande quantità. E quando non ve n’erano si costruivano artificiali.

Ruffino descrive il tempio di Serapide, ed anche la Bibbia si occupa molte volte dell’argomento riferendoci l’imbroglio dei sacerdoti di Belo scoperto da Daniele e ricordandoci che essi penetravano di nascosto, dopo il tramonto, nel tempio, per trafugare i cibi che erano stati offerti a Dio.

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