Questo sito contribuisce alla audience di

Vergine (Virgo)

Nel mito greco è identificata con Diche, la dea della giustizia.

E’ la costellazione più estesa della Zodiaco, la seconda in assoluto del cielo. Si trova sull’equatore celeste tra il Leone e la Bilancia.

Raffigurata con ali che ricordano un angelo e con in mano una spiga di grano, Diche impersona l’osservatrice imparziale in un racconto morale che illustra il declino dei valori del genere umano, un racconto molto popolare presso i mitologi greci e latini, il cui contenuto suona familiare ancora oggi. Si suppone che Diche sia vissuta sulla Terra nell’età dell’oro, quando Crono governava sull’Olimpo.

Era un’epoca di pace e felicità, una stagione di perenne primavera: Diche camminava tra gli uomini dispensando saggezza e giustizia. Successivamente, quando Zeus detronizzò suo padre Crono, cominciò l’età dell’Argento: Zeus accorciò la primavera e introdusse il ciclo annuale delle stagioni. Gli esseri umani divennero litigiosi e smisero di onorare gli dei. Diche aveva nostalgia dei giorni idilliaci ormai lontani. Radunò il genere umano e l’apostrofò con toni aspri per aver abbandonato gli ideali dei padri. Infine vennero l’età del Bronzo e del Ferro, in cui gli esseri umani cedettero alla violenza, al ladrocinio e alla guerra. Incapace di sopportare le malefatte degli uomini, Diche abbandonò la terra e se ne volò in cielo, dove splende tra le costellazioni dello Zodiaco vicino alla costellazione della Bilancia, che alcuni vedono come la bilancia della giustizia

Oltre alla dea Diche alcuni identificano la Vergine con Demetra, la dea del frumento., figlia di Crono e di Rea. Eratostene fa intravedere un’altra possibilità, quella cioè che la Vergine sia Atargoti, la dea siriana della fertilità, la quale era raffiguranta anche con una spiga di grano in mano.

Igino identificò la Vergine con Erigone, la figlia di Icaro, che si impiccò dopo la morte del padre. Secondo questa storia, Icaro divenne la costellazione di Boòte, a nord della vergine, mentre il cane di Icaro, Maera, divenne la stella Procione.

Sia Eratostene che Igino citano tuttavia anche Tiche, la dea della fortuna, come un’altra identificazione della Vergine, ma Tiche era solitamente raffigurata con in mano il Corno dell’abbondanza (cornucopia) piuttosto che con una spiga di grano.

Al tempo dei Romani, la Vergine rappresenta Cerere, la dea del grano, che dopo il 496 a. C. andò sempre più identificandosi con la dea greca Demetra. In agosto si celebrava il “sacrum anniversarium Cereris”, adattamento dei misteri greci rappresentanti le nozze di Persefone (figlia di Demetra) e Plutone, per cui Cerere fu anche onorata come dea delle nozze. Sotto l’impero, Cerere, fu considerata specialmente come dea della coltura e del frumento. Venne identificata in questa costellazione che a quei tempi sorgeva all’orizzonte nel periodo della mietitura del grano.

La stella più luminosa è Spica, di magnitudine 1, che è tra le venti stelle più brillanti in assoluto. È una bianco-azzurra e dista 260 anni luce. Spica è infatti un termine latino che significa “spiga di grano”, ed è tenuta nella mano sinistra della Vergine. Questa costellazione contiene più galassie luminose di ogni altra costellazione.

Ultimi interventi

Vedi tutti