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Ariete

L'Ariete fonda il suo mito sostanzialmente su quella romana, in base alla quale un ariete alato dal vello d'oro salvò Frisso ed Elle.

Figli di Nefele, che cospirò perchè fossero offerti in sacrificio per scongiurare una carestia appositamente da lei provocata.





Elle cadde, morendo, durante il viaggio in groppa sull’ariete, sul fiume che in suo onore venne chiamato Ellesponto. Frisso, invece, portato in salvo nella Colchide, sacrificò l’ariete a Zeus, ne inchiodò il vello d’oro ad una quercia e la sua immagine (spoglia del vello, per questo non molto brillante) venne posta nel cielo da Nefele in memoria del salvatore dei suoi figli. Frisso, deciso ad ottenere la mano della figlia del terribile Re Aeta, offrì il vello al padre di lei, che lo lasciò sulla quercia custodito da un grosso serpente insonne.

In seguito Frisso morì e suo cugino Pelia divenne ingiustamente il sovrano di Iolco in Tessaglia, titolo che spettava in realtà a Giasone. Pelia un giorno sfidò Giasone a portargli il vello d’oro dell’Ariete, in cambio del suo trono: fu così dunque che Giasone e altri 55 eroi (gli Argonauti) intrapresero il famoso viaggio a bordo della nave Argo, alla conquista del vello.

Gli Argonauti si presentarono innanzi al Re Aeta, che rifiutò la loro richiesta. Intanto Medea, la figlia di Aeta, si innamorò di Giasone, ed escogitò per lui un piano per rubare il vello: convinse con l’inganno il serpente insonne ad addormentarsi, di modo che Giasone potè agevolmente staccare il vello dalla quercia e scappare via con lei, inseguiti dalle guardie del Re. Giunti sani e salvi i due usarono il vello a mo’ di coperta nuziale

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