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Lo scjakuddi (Puglia)

Era un folletto che spesse volte prendeva a simpatia l'uomo, altre volte lo tormentava.

Chi dice di averlo visto lo descrive come un ometto molto basso, con un cappellino rosso a sonagli e sempre ben vestito. Lo scjakuddi nel corso dei secoli è entrato a far parte della fantasia popolare. Avvenimenti molto strani erano attribuiti al folletto.

Assumeva diversi atteggiamenti. Molte volte era dispettoso, prepotente, capriccioso; altre volte era allegro, buono, remissivo e agevolava la famiglia che gli stava a cuore. La sua dimora preferita era la stalla e si innamorava molto spesso della cavalla o dell’asinella. La accarezzava e trascorreva molto tempo insieme a lei.

Se i cavalli non gli permettevano di mangiare la biada, diventava dispettoso ed intrecciava le loro code. Gli anziani hanno sempre visto nello scjakuddi l’anima di un morto che non aveva ricevuto i sacramenti. Nessun documento accerta la presenza di queti folletti, ma nel corso dei secoli la minuziosa descrizione di questi avvenimenti ha affascinato ed impaurito intere generazioni.

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