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Il mito di Atlanta

Cresciuta sul monte Partenione, dove il padre l'aveva abbandonata alla nascita perché non voleva che figli maschi, fu aiutata dalla dea Artemide che le mandò un' orsa, perché la allattasse, in seguito fu raccolta e allevata da alcuni cacciatori.

Si dedicò alla caccia nei boschi e riportò premi nella corsa e persino nella lotta. Non voleva sposarsi sia per fedeltà ad Artemide, sia perché un oracolo le aveva rivelato che se si fosse sposata sarebbe stata trasformata in un animale. Così annunciò che avrebbe sposato solo l’uomo capace di vincerla nella corsa; se fosse stata lei a vincere, avrebbe ucciso il pretendente.

Molti giovani avevano trovato così la morte, perché Atalanta, dato all’inizio un lieve vantaggio al suo concorrente, lo raggiungeva facilmente prima della meta, armata di una lancia con cui lo trafiggeva.

Finché si presentò un nuovo pretendente, Ippomene, che riuscì a vincerla con l’aiuto di Afrodite. La dea gli diede tre mele d’oro tratte dal Giardino delle Esperidi che egli, seguendonone il consiglio, lasciò cadere davanti a lei, nel momento in cui stava per essere raggiunto,che spinsero la fanciulla a fermarsi per raccoglierle, e perciò il giovane ottenne il premio pattuito.

La gioia fù tale che il giovane dimenticò di ringraziare la dea che lo aveva aiutato e così causò lo sdegno della dea che abbandonò al loro destino la coppia, la quale per aver profanato il tempio della dea Cibele furono da ella mutati uno in leone e l’altra in leonessa .

Atalanta ebbe un figlio, Partenopeo, il quale partecipò alla prima spedizione contro Tebe.

Teocrito, Idilli III, 40 ss.; Ovidio, Metamorfosi X, 560 ss.; Igino, Favole 185.

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