Questo sito contribuisce alla audience di

Lo Scorpione

«C'è un certo punto in cui lo scorpione con la sua coda e le chele ricurve si allunga su due segni dello zodiaco», scrive Ovidio nelle Metamorfosi.

Ovidio si riferiva all’antica versione greca dello Scorpione, che era molto più estesa della costellazione che conosciamo oggi. Lo scorpione greco era diviso in due metà: una metà conteneva il corpo e il pungiglione, mentre l’altra metà comprendeva le chele. I Greci chiamavano questa metà proprio Chelai. Nel I secolo a.C. i Romani fecero diventare le chele una costellazione separata che chiamarono Libra, Bilancia.

Lo scorpione è legato al mito di Orione, un cacciatore di forme gigantesche, forse figlio di Euriale e Poseidone. Lo si diceva anche nato dalla terra come tutti i giganti. Come il padre aveva il dono di camminare sulle acque.

Un giorno fu chiamato da Enopione, re di Chio, a liberare l’isola dalle belve, e qui egli si innamorò di Merope, la figlia del Re. Rifiutato da questa, avendo forse tentato di molestarla, fu accecato da Enopione mentre dormiva sulla spiaggia. Si recò allora nella fucina di Efesto e lì si pose un bambino sulle spalle, il quale lo guidò fino all’Aurora che gli restituì la vista. Ella tuttavia si innamorò di lui e lo rapì, portandolo a Delo, dove Orione si invaghì di Artemide o forse di una sua ancella. Comunque, avendo tentato di prendere l’una o l’altra con la violenza, la Dea lo punì aizzandogli contro un immenso scorpione. Orione, morso nel tallone, morì e fu accolto nei cieli sotto forma di costellazione, e così pure lo scorpione, che Artemide volle immortalare in segno di gratitudine. Anche nei cieli la costellazione di Orione fugge in eterno da quella dello Scorpione che la insegue: poiché sono opposte, quando lo Scorpione sale ad Est per attaccare, Orione fugge verso Occidente per sparire.

Ultimi interventi

Vedi tutti