Questo sito contribuisce alla audience di

SOLDATINI CHE PASSIONE! - N. 24

TRA FILOLOGIA E SIMBOLISMO: Parte seconda




WIDTH="68" ALIGN="RIGHT" HSPACE="6" VSPACE="4">

Se quanto discusso nella prima parte è da considerarsi un’eventualità interpretativa, ciò che distingueva l’oplite dai fanti leggeri, quali lanciatori di giavellotto, peltasti o i frombolieri, era proprio l’essere armati alla pesante, e cioè provvisti di un elmo bronzeo, di una corazza a protezione del busto, schinieri e bracciali (e talvolta anche cosciali) che variavano nelle fogge e nella ricchezza delle decorazioni con il periodo storico o con la regione di provenienza.

Armatura pendenti ventrali

Seppure, la nomenclatura di queste tipologie non è riferibile ad una prerogativa forma degli oggetti nelle differenti regioni, semmai al nome assegnato dagli archeologi per averli rinvenuti prima in un luogo piuttosto che in un altro.

Il nome dello stesso scudo detto anche “argivo”, conserva le sue origini presumibilmente legate alla città di Argo.

Continuiamo quindi nella perlustrazione delle immagini, in cerca di un figurino che rispetti i canoni dell’oplite.

Opliti El Viejo Dragon
La prerogativa dell’uso della lancia come una picca, e quindi come arma da colpo più che da lancio, induce ad escludere dalla scelta tutti quelli che ne sono sprovvisti ed impugnano la spada.

Questa, portata a tracolla nel suo fodero, era estratta solo dopo l’urto tra le falangi, quando la lancia si fosse ormai spezzata al punto di essere inutilizzabile.

Si ricordi tra l’altro, che la lancia aveva anche un puntale inferiore, proprio per poter utilizzare in combattimento ognuna delle due parti residue. La spada è dunque da ritenersi un’arma secondaria per l’oplite.

Sarebbe dunque splendido, per quanto detto, “l’oplite del V-IV secolo a.C.” che la Pegaso ha realizzatò nei primi anni di vita.

Oplite

Esaminiamo subito questo dipinto da Raffaele Coniglio. Risulta essere un ottimo modello scultoreo (la mano è quella di Laruccia!), ricco di dettagli, anzi reca tutti gli elementi caratteristici, incluso un mantello.

Allo scudo è anche aggiunto un pendente in cuoio che aveva la funzione di proteggere le gambe del guerriero almeno dalle frecce “spente” degli arcieri persiani.

Ma a parte il fatto non del tutto decisivo, di essere un po’ tardo e privo della corazza, ha un po’ troppo l’aria del tipo “scendo al bar a prendere un caffè”.

Infatti la vera questione da analizzare nella scelta della postura e “dell’abbigliamento” di un oplite è quella posta dallo stesso Hanson. Un guerriero così armato, il cui corpo pesava più o meno 70 kg, sarebbe stato sovraccaricato di circa 30-35 kg! per l’ulteriore peso delle armi e degli apparati protettivi.

Difficilmente avrebbe marciato sotto il sole della Grecia estiva, con circa 35°C all’ombra, armato di tutto punto.

Anzi gli studiosi ci documentano come l’armamento fosse trasportato fino al luogo dello scontro su animali da soma, e che il guerriero l’avrebbe indossato solo pochissimo tempo prima dello scontro, aiutato dallo scudiero, indossando per primi gli schinieri.

Proprio a causa del limite imposto ai movimenti dalla corazza.

L’elmo stesso veniva imbutito con una caratteristica forma che avrebbe consentito di portarlo poggiato sul capo fino all’inizio della marcia della falange verso quella avversaria, momento in cui sarebbe stato abbassato nascondendo e proteggendo il volto, ma anche limitando il campo visivo.

Ma allora perché questo oplite è completamente “vestito” e porta il suo mantello e la sua lancia in quel modo?

Forse non andava in combattimento?

La corazza a campana, tipica dell’oplite è invece indossata dal “cavaliere tracio del IV sec.”

Armature a Campana

Il suo difetto? Quello di essere un cavaliere!

L’elmo con paragnatidi, tipico della cavalleria (che spesso era appunto costituita da traci) e del IV secolo, offriva infatti maggiore campo visivo.

cavaliere tracio

Bisogna dire che magari scambiando le teste si potrebbe arrivare ad un buon risultato aggiungendo, visto che si mette mano allo stucco, anche degli elementi pendenti (pressocché triangolari) a protezione del ventre, e “trasformando” i calzari in parastinchi bronzei (operazione meno facile).

Mancherebbe da aggiungere lo scudo, poggiandolo magari per terra e perdendo quella postura flessuosa della scultura che ha caratterizzato la storia del soldatino quando venne messo sul mercato.

In realtà il soggetto è molto interessante e oltre a narrare della pesante corazza in bronzo, questa era costituita da due valve allacciate sulle spalle e sui fianchi, copriva interamente il busto del guerriero fino alle anche, ma lasciandolo libero di compiere tutti quei gesti necessari in combattimento.

Corazza Muscolata

Con un pizzico di evocazione dell’attenzione dei greci verso l’estetica e un vago riferimento ad una probabile omosessualità di qualche guerriero, in verità “il tracio” è il documento della cooperazione di due geni del mondo soldatinaro.

Vi traspare l’abilità scultorea di Laruccia e l’attenzione di Marchetti verso un nuovo modo di proporre il soldatino (ormai più di una moda) e tutti suoi studi di danza.

Un piccolo passato che non è più, val la pena di lasciarlo com’è.

Rivalutando …

Stefano Castracane