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SOLDATINI CHE PASSIONE! - N. 25

TRA FILOLOGIA E SIMBOLISMO: Terza parte




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Siamo ancora alla ricerca del nostro oplite.

Non sono affatto meravigliato di questo, visto che a ben guardare la sua migliore raffigurazione, che rispetti i canoni anzi detti per una posa di attesa, sembra offerta da… un’amazzone del Colosseo!!!

Amazzone

Detto questo, in effetti, il modo di rappresentare l’oplite che trovo gli si addica di più è nella falange, praticamente in combattimento.

Questo permetterebbe di documentare proprio il motivo della forma concava e le dimensioni dell’oplon erano dettate da due fattori: il primo quello di poterlo poggiare sulla spalla sinistra una volta imbracciato, il secondo di poter riparare anche il compagno alla sua destra, sulla cui spalla veniva appoggiato durante l’avanzata.

In definitiva si dovrebbe rappresentarlo inserito nella falange (di otto file) come in quest’esempio iconografico da cui si intuisce che la disciplina e lo spirito di corpo erano anche dei fattori caratteristici di questi guerrieri.


Falange

Questi avanzavano per centinaia di metri in perfetto schieramento fino a lanciarsi in corsa negli ultimi metri e impattare contro la falange avversaria.

Qui il combattimento evolveva in una gigantesca mischia, molto simile a quelle di rugby, in cui aveva la meglio chi spingeva con più forza gli scudi contro quelli degli altri.

Con difficili probabilità di successo si tentava di infliggere colpi agli avversari mirando attraverso i varchi tra gli scudi, preferibilmente all’inguine e al collo, che rimanevano le parti del corpo più vulnerabili.

Posizioni oplitihe

Nella crescente pressione le lance potevano spezzarsi e si ricorreva soltanto dopo alle armi da taglio.

Grazie quindi all’addestramento gli Spartani riuscivano spesso a prevalere, dato che frequentemente la vittoria era appannaggio di chi resisteva alla spinta avversaria senza cedimento.

Ma stando così le cose i meravigliosi opliti di Konnov (qui dipinti dal solito Raffaele Coniglio) dello scontro tra Atene e Sparta sarebbero completamente fuori contesto, visto che sembrano lanciati in corsa gli uni contro gli altri, impugnando già i “Kopis”.


Atene Sparta

Restano comunque uno splendido documento delle diverse tipologie di armature dell’ellade classica. Assolutamente da non perdere per un appassionato del periodo!


Atene Sparta

Esclusa per ovvie ragioni l’amazzone, ci resta quindi un vero superstite: l’oplita etrusco scolpito da Adriano Laruccia per la Soldier e qui dipinto da Paolo Leonori.


Oplite Etrusco

Siamo già al IV sec. a.C. inoltrato, ed il guerriero indossa un elmo di tipo italo-corinzio, ritenuto caratteristico.

L’elmo è infatti provvisto di un nasale e di fori per la vista, ma non è certo che venisse realmente calzato, neanche in combattimento.

Per il resto il nostro oplite, seppur solitario, imbraccia la lancia.

Ad esser pignoli si ritiene che fosse più spesso impugnata per colpire dall’alto in basso, ma è pur sempre l’oplite che cercavamo, racconta quasi tutto quel che
Oplita El Viejo Dragon
gli compete, anche l’esportazione della falange greca presso altre culture del mediterraneo.

È quindi altrettanto interessante quello proposto da El Viejo Dragon, il quale oltre ad impugnare la lancia come anzi detto ed assumere una postura idonea per essere inserito in una falange, presenta una corazza di tipo “muscolato”, ovvero con la riproduzione dell’anatomia addominale e dorsale in rilievo.

Corazza muscolata

Ma a ben vedere c’è un altro soggetto che necessariamente deve esser menzionato prima di concludere.

Dall’inizio del IV secolo la corazza a campana venne via via soppiantato dal corsetto (che in verità era sempre coesistito) in lino cotto oppure in cuoio (più spesso nel caso degli Etruschi), talvolta rinforzato sul torso con scaglie di rame o bronzo.


Corsetti Vaso

Come la corazza, spesso era integrata con pteruges (o pteryges) in cuoio, più o meno decorato, aventi la funzione di proteggere il ventre senza limitare eccessivamente i movimenti. Nel caso del corsetto costituivano un tutt’uno.

Corsetto

Era sostenuta da due spallacci che si allacciavano sul petto. Questo corsetto, si ipotizza fosse più semplice da indossare al punto che si potesse allacciare su un fianco, senza aiuto.

Allacciatura Corsetto

Era molto più leggero e univa questa leggerezza alla libertà di movimenti che lasciava al guerriero un altro vantaggio da non sottovalutare: la minore conducibilità termica nei confronti della corazza metallica.

Questa comodità e agilità guadagnata dagli opliti ci viene raccontata in maniera geniale dallo stratego di Andrea Jula.


Stratego

L’ufficiale sceglie di “accomodarsi” in attesa degli eventi già armato, la torsione del suo busto sottolinea la sua possibilità di movimento mentre la magistrale interpretazione pittorica di Diego Ruina ci pone di fronte ad un soggetto naturale, trasposto nel passato, e ad una tautologica autocitazione della Pegaso il cui marchio viene riproposto sull’hoplon.
Vi meraviglia che questo capolavoro sia stato premiato come “miglior soldatino del 2001″?