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Ilyushin IL 2 m3 Sturmovik - Andrea Vignocchi

Modello Eduard in scala 1/72

Cenni storici.
Lo Sturmovik, oltre ad essere l’ aereo più costruito della II Guerra Mondiale (35.000 tra IL2 e IL 10) è stato anche il primo aereo da attacco al suolo specificatamente progettato per questo ruolo.
Pesantemente blindato (molti piloti tedeschi riferivano di veder rimbalzare le pallottole traccianti sulla corrazzatura dell’aereo) era anche sufficientemente maneggevole e veloce per il suo ruolo.
Questo tuttavia non impedì alle unità russe di subire perdite gravissime, tanto che se un pilota sopravviveva a più di 5 missioni di guerra diventava Eroe dell’Unione Sovietica !!

Il 2 Sturmovik  - Andrea Vignocchi

Il modello.
Il kit Eduard si presenta bene: finemente inciso con particolari in resina e fotoincisioni, permette la realizzazione di ben 4 versioni (scatola Profipack).
Ho scelto di migliorare il modello con gli interni in resina della ditta russa Neomega, che sono estremamente dettagliati, però pensati per il kit Toko, cosa che renderà necessarie molte modifiche per adattarli alla cabina Eduard.
Assottigliare ed accorciare le pareti e il pavimento, modificare il cruscotto e la parte posteriore dell’ abitacolo con il supporto del cannone posteriore.
Dopo molte prove a secco, si parte con la verniciatura: il colore degli interni russi somiglia molto al RLM 02 tedesco, solo leggermente più chiaro.
Lavaggi, micropittura ed aggiunte varie completeranno gli interni.
La resina Neomega è leggermente sabbiosa, e contiene qualche impurità che appare inesorabilmente dopo la verniciatura.
Sulla fusoliera ho assottigliato al massimo i bordi delle prese d’aria sul muso, aggiungendo una sottile striscia di plasticard di 0,1 mm ed una retina all’interno della più grande sopra il muso.
L’interno del radiatore ventrale è in fotoincisione, (griglie ed alette).
L’esterno è assottigliato e raccordato con stucco alla fusoliera.
I tubi di scarico sono quelli del kit, svuotati col minitrapano usando una punta do 0,3 mm come fresa.
Poco da dire per ali e superfici di comando posteriori: ho separato le superfici mobili riposizionandole appena mosse; le alette dei trim sono in plasticard sagomato e le loro biellette di comando in fotoincisione.
I bordi di uscita sono stati affinati prima dall’interno usando una lama di cutter come raschietto, poi dall’esterno per carteggiatura, badando a non creare scalini o irregolarità sulle ali.
I cannoni, il tubo di pitot e le mitragliatrici sono aghi da siringa di vari diametri.

Il 2 Sturmovik  - Andrea Vignocchi

Portelli di chiusura ed interno carrelli sono in fotoincisione, tubi dei freni e soffietti degli ammortizzatori in filo di rame, questi ultimi realizzati arrotolando stretto un sottile filo di rame sull’ ammortizzatore.
Le bellissime ruote in resina del kit completeranno questa parte.
Il faro di atterraggio è un fanalino per auto della Tron con un pezzetto di nastro adesivo trasparente a simulare il vetro.
Le rotaie per i quattro razzi sono in fotoincisione, con i cavetti di connessione in rame.
I trasparenti sono quelli del kit assottigliati sui bordi per le parti fisse, mentre quelli mobili sono in acetato della Falcon.
I frames sono in decal dipinta nei colori della mimetica, mentre i rivetti sui frames sono fatti con una penna a china con punta da 0,1.

Colorazione.
La mimetica standard russa era così fatta: Topside Green 1193, Earth Brown 1192 (FS 30219) e Russian Light Blue 1194 (FS 35414) tutti della Aeromasters.
Si inizia realizzando le due fasce bianche in fusoliera e la parte del timone di direzione, e si colora anche il muso e l’ogiva dell’elica, così servirà come fondo per il rosso che non è molto coprente.
Dopo aver mascherato le parti che dovranno rimanere bianche, si inizia a colorare il muso, prima con un rosso scuro, poi si schiarisce l’interno dei pannelli e le zone più in luce con un rosso puro ben diluito.
L’effetto di “cottura” della cofanatura motore in questo modo è resa piuttosto bene.
Quindi si maschera anche questa zona e si stende l’azzurro sulle superfici inferiori.
Dopo aver mascherato anche queste, si stende prima una mano di marrone scurito su tutte le superfici superiori poi si sbiadisce l’interno dei pannelli con due passaggi: prima il marrone scuro del barattolo, poi un marrone schiarito più diluito al centro dei pannelli e sulle zone più esposte alla luce sulla parte superiore della fusoliera.
Stesso procedimento per il verde: prima si disegnano con l’aerografo, a mano libera, i contorni della mimetica, poi si ripete il procedimento sopra descritto.

Il 2 Sturmovik  - Andrea Vignocchi

Devo dire che i colori Aeromasters, se da un lato sono dannatamente difficili da usare (intasano continuamente l’aerografo, e tendono a schizzare di colpo la vernice tirando il grilletto, …almeno sul mio Badger…), dall’altro consentono, se opportunamente diluiti e con la giusta pressione, di ottenere sfumature finissime sui bordi della mimetica e permettono di schiarire e sfumare i pannelli con assoluta precisione.
Purtroppo però, dopo un minuzioso lavoro di ombreggiatura, con un modello splendido, ricco di toni e sfumature, arriva il momento dei trasparenti.
Già, perché i trasparenti lucidi e opachi necessari per posizionare le decal e fare i lavaggi, tendono a far scomparire il 90% del lavoro !!
Un modo per evitare questo è tenere i contrasti più marcati di quello che si vorrebbe ottenere a modello finito, sperando che i trasparenti, uniformando tutto, spengano i contrasti al punto giusto; e se non funziona?
Se tutto si uniforma poco, avremo lavorato lo stesso per niente, ma il modello è salvo: piatto ma salvo.
Ma se il modello, già con decal e lavaggi rimane orribilmente a quadrettoni ?
Ultimamente risolvo il problema con un metodo da kamikaze: riombreggio con colori più chiari o più scuri, sempre molto diluiti (80-90%) e a bassa pressione (0,5 bar) le zone che non mi convincono.
Sistema pericoloso sul modello finito, ma al momento è l’ unico che mi soddisfa.
Per finire, si fanno le scrostature a pennello con Humbrol 56.
Colature, fumi di scarico delle armi, sempre a drybrush, e abbiamo finito.

Il 2 Sturmovik  - Andrea Vignocchi

Basetta.
La basetta è in Das testurizzato con tracce, impronte, sassi naturali e polvere fine della Tauromodel.
Varie casse, taniche, bidoni e 4 razzi sbattuti a terra (i russi erano un po’ rustici in queste cose) daranno l’idea di una zona periferica in un campo di aviazione.
La vegetazione è su più livelli: erba con ciuffi e cespuglietti bassi, poi qualche cespuglio un po’ più alto e un paio di alberelli.
I due piloti sono della Doc Models ristampati in resina per essere più lavorabili, in quanto gli originali sono in plastica morbida impossibile da sbavare e modificare.
Le bretelle dei paracadute sono in alluminio adesivo, gli stivali sono quelli dei piloti tedeschi Preiser così come il braccio del pilota senza casco.
L’aereo riprodotto è quello del futuro cosmonauta sovietico G. Beregovki, Russia 1944.

Bibliografia.

Il 2 Sturmovik in Action
Model Wing n.2
Scale Aviation Modeller 1/1998
Replic n. 75 e 86
Volume Delta dedicato a IL 2, JU 87 e HS 129 Accessori.

Capottine: Falcon
Fotoincisioni: Eduard
Resine : Neomega







Andrea Vignocchi
Drive & Fly - Modena