La Storia
Anno del Signore 1458 primi giorni del mese di Luglio.
Moncalieri dà asilo al giovane Bernardo di Baden proveniente da Genova dove, col Suo piccolo seguito si era recatodietro il mandato di Papa Nicolò V°, e dove aveva trattato l’allestimento d’una flotta atta a contrastare l’espansionismo Musulmano.
A quel tempo nel capoluogo ligure infuriava la peste e a tale flagello non era sfuggito neppure il nobile Germanico, figlio del Margravio di Baden e cavaliere di grande fede e religiosità, che sulla via del ritorno in patria, aveva visto aggravarsi in maniera irreversibile il proprio stato di salute tanto che, il 15 Luglio 1458, moriva nella nostra città presso il convento di S.Francesco, dove era stato caritatevolmente accolto ed assistito.
Durante il Suo funerale un evento miracoloso lascerà un segno profondo nell’animo dei moncalieresi: il popolano Giorgio Corderio ricupererà l’uso delle gambe da tempo paralizzate.
Ascendeva così alla gloria degli Altari Bernardo di Baden nel cui Nome e nel cui ricordo ogni anno, nel mese di Luglio, i moncalieresi ritrovano la propria continuità ed identità spirituale.
La trascrizione modellistica
Quanto descritto nel paragrafo precedente ha dato spunto al Gruppo Modellistico Moncalierese per la realizzazione dell’opera che, in questa sede, vogliamo brevemente illustrare nei suoi aspetti storici e realizzativi, ci si permetta però un altro piccolo preambolo atto a focalizzare l’essenza stessa dell’attività modellistica: il riuscire a bloccare e quindi riprodurre un momento storico, esistente fino a quel momento, in semplice forma verbale e/o grafica trasformandolo in un’opera che nella sua acquisita tridimensionalità crei la capacità (e questo è l’obiettivo che si pone il modellista) di recuperare, attraverso l’impatto visivo, l’irripetibile emozione del momento.
Le difficoltà affrontate non sono state poche nell’illustrare questa vicenda umana della quale, purtroppo, l’iconografia è assai scarsa, e quella utilizzabile è di dubbia fedeltà storica, essendo vicende come questa, spesso alonate da una specie di mitico romanticismo che però nulla ha a che fare con l’uomo, l’ambiente, il suo tempo storico.
Comunque il modellista è persona tenace e paziente ed in capo circa 6 mesi di ricerche tutte le informazioni disponibili erano a nostra disposizione, presentandoci però, due accadimenti ben distinti:
- Bernardo, sopraffatto dalla malattia e fuori dalla cinta cittadina, cade da cavallo, ponendo fine al Suo viaggio
- Bernardo, a seguito di ciò, viene accolto nella città trovandovi cure ed asilo.
Per molteplici ragioni venne scelta questa seconda opportunità, immaginando il momento in cui il giovane signore Germanico , trasportato su un carro si presenta all’entrata della porta Piacentina, che tra l’altro possiamo stimare localizzata nei pressi dell’attuale viale omonimo.
Il centro focale della scena che si presenterà allo spettatore sarà quindi: Bernardo, che inerme ed assistito da un devoto armato della scorta, si presenta alla porta sopra ad un carro di fortuna; sono contorno a questo dolente momento: il frate che sta per presentare ad un armato di guardia un documento con le credenziali dei viandanti; la popolana che pare sollecitare l’armigero a portare aiuto ai forestieri; 3 uomini d’arme che non abbandonano i loro posti di guardia, ma vigilano ed osservano la scena; il contadino che ha prestato il carro alla bisogna segue lo svolgimento dei fatti; un po’ decentrato resta l’altro armato della scorta rimasto a bada delle cavalcature; completa la scena un ragazzino che, incuriosito dall’arrivo del drappello, guarda ma non s’avvicina più di tanto occupato nella conduzione del somarello che pare esser l’unico a disinteressarsi a quanto accade, a dare un tocco di vita bucolica viene aggiunto un cane che si fa… gli affari suoi.
La realizzazione scenografica
Per la realizzazione di questo diorama è stata scelta la scala di riduzione 1:35, dove si uniscono: buona visibilità, gestibilità costruttiva, e facilità di reperimento materiali sul mercato.
Dalla consultazione di litografie e dipinti d’epoca è stato tratto il dimensionamento di massima e la disposizione che doveva presentare la porta Piacentina in quei secoli; per la struttura delle torri e mura son stati usati fogli di legno di balsa, poi rivestito da un sottile strato di creta incisa e lavorata a simulare le pietre costruttive, prima dell’indurimento, e quindi dipinta; con lo stesso procedimento è stata creata la parte muraria del ponte levatoio, il tutto è stato completato dal tavolato mobile, catene, torce e quant’altro.
Nel fossato prospiciente è stata simulata la presenza d’acqua, sicuramente presente all’epoca attorno alle mura data la risaputa presenza di una canalizzazione derivata dal vicino Po, tale acqua è stata riprodotta grazie all’uso d’una particolare resina che da qualche anno ha definitivamente mandato in pensione: vetri, specchi e similari.
Nella spianata antistante, il prato è stato imitato con vari tipi di fibre sintetiche e non, aggiungendovi ramoscelli veri ed altri piccoli vegetali debitamente manipolati, come l’albero che fa bella mostra di sé, e che null’altro è che un bonsai a suo tempo morto di… tristezza, ma il cui previdente proprietario aveva conservato, dato che,come è noto, il buon modellista non getta mai via nulla perché oggetti, che per i comuni mortali non hanno più alcun valore, dopo le giuste manipolazioni possono diventare tutt’altra cosa; a questo proposito si racconta addirittura che alcuni di noi pur avendo visitato mezzo mondo, ne abbiano visto assai poco, sempre attenti ai piccoli oggettiche potrebbero diventare…, siamo però sicuri che questa sia una semplice maldicenza, una favola metropolitana messa in giro dai nostri detrattori!
Scusate la piccola digressione, ma tra gli altri difetti, il modellista ha quello di lasciarsi prendere la mano dalla fantasia e dai suoi percorsi mentali, che ora bisogna tralasciare per parlare della fase che ha visto la realizzazione dei figurini, la parte che può decretare o meno il successo di un’opera come questa, deputata a documentare un fatto storico.
Risolto, come abbiamo visto, il teatro dell’azione, gli sforzi del Gruppo Modellistico si sono rivolti al reperimento di personaggi che per postura e vestiario potessero essere utilizzati con modifiche contenute; ma proprio il nobile Bernardo e i suoi compagni di viaggio son state le figure più elaborate tutti quanti, infatti, indossavano pesanti armature da battaglia che mal si adattavano alla nostra storia.
Con l’uso di abrasivi, lime e frese le armature sono state rimosse e sostituite da più credibili abiti da viaggio, confortati in questo dall’iconografia raccolta e dalla consultazione di testi di uniformologia e storia del costume; i nuovi abiti sono stati creati con l’uso di una specifica resina modellabile e verniciabile, con lo stesso sistema i destrieri hanno ricevuto nuove selle e finimenti grazie anche all’uso di lastrine di plastica e fogli di piombo; altri personaggi provengono da una “famiglia contadina” appartenente al periodo napoleonico e loro pure rivisti attraverso le tecniche già descritte.
Il frate confessore di Bernardo è frutto della conversione (mai termine fu appropriato) d’un truce cavaliere spagnolo che, privato di mantello,scudo, spada e speroni è stato rivestito di un semplice saio; i 4 armigeri costituenti il corpo di guardia sono stati quelli meno bisognosi di attenzioni, in quanto le riproduzioni di armati medioevali abbondano nella produzione modellistica, essi hanno ricevuto contenute modifiche riguardanti armamento e postura, immutati sono rimasti il paziente asinello ed il segugio data la diretta provenienza commerciale.
Per il carro da trasporto il discorso è stato più complicato in quanto nulla del genere è reperibile in commercio, s’è dovuto quindi ricorrere alla completa autocostruzione del mezzo traendone forma e dimensioni a trattati storici;facendo uso di fogli di plastica di vari spessori e pezzi di varia provenienza disposti e modificati così da imitare vecchi tavolati e ruote in legno; l’ultimo passo effettuato è stato la disposizione e distribuzione, peraltro già a suo tempo pianificata, (ma in questa fase riprovata passo-passo) di tutte le figure e gli oggetti all’interno del diorama.
Conclusioni
Dopo circa un anno e mezzo dai primi ragionamenti e sondaggi di fattibilità, il nostro lavoro è terminato e con un poco di malcelato orgoglio apponiamo in maniera visibile le attestazioni di “paternità” unitamente al vezzo di celare, all’interno della struttura, una piccola pergamena “ad imperituro ricordo” dei principali autori materiali; abbiamo infine posto il tutto sotto una teca di vetro così da salvaguardare l’opera dai due nemici principali dei modellisti: la polvere e… le dita dei curiosi.
Oltre quindi al rimirare oggettivamente un lavoro modellistico, a nostro parere,di buon livello, resta nostra intenzione spingere lo spettatore a riflettere sulla vicenda umana di questo giovane Cavaliere che, morto lontano da casa, in uno sconosciuto paese italiano è stato qui innalzato alla gloria degli Altari e qui, da quasi 6 secoli ,venerato.
Baden Baden e Moncalieri, due città che chiudendo il cerchio d’una vita si ritrovano affratellate, confortando un rapporto di reciproca conoscenza ed amicizia, valori fondamentali nell’intreccio del grande villaggio globale che è il mondo odierno, e più da vicino della nostra bella Europa finalmente libera da secoli di guerre odii e atrocità.
In questo contesto il Gruppo Modellistico Moncalierese coglie l’occasione per porgere, agli amici Germanici un particolare saluto, con la fondata speranza che unità di intenti e convergenza di interessi, siano la giusta strada da percorrere per un futuro di progresso e di pace.
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R. Basso, R. Cugnetto, L. Giancalone, L. Grazioso, U. Sabatini e gli altri soci del Gruppo Modellistico Moncalierese |
Alcune immagini della cerimonia di consegna del diorama …
Conferimento di un “grazie” dalla Citta’ al Gruppo

Al centro del G.M.M. il sindaco di Moncalieri ed il vice Borgomastro di Baden
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Giaba (Giacomo Banche)










