Per stabilire l’origine dei Mamelucchi occorre risalire al 1230, quando il sultano d’Egitto acquista dai mongoli alcune migliaia di schiavi cristiani per farne dei guerrieri e dandogli questo nome, che significa proprio “schiavi comprati”.
I Mamelucchi divennero presto una forza militare così potente da governare l’Egitto.
Nel 1517 la conquista turca pone l’Egitto sotto il controllo dell’impero Ottomano ed i Mamelucchi riescono a conservare parte della loro autonomia politica come vassalli dell’impero.
Alla fine del settecento Napoleone Bonaparte impiega truppe musulmane nella Armata d’Egitto, tanto da costituire un “Corpo Turco”.
Nel 1799 viene creata una compagnia interamente a cavallo, formata da Giannizzeri Siriani e Turchi a cui si aggiungono i Mamelucchi, ultimi a sottomettersi. Nel 1800 Siriani e Mamelucchi vengono organizzati in tre compagnie a cavallo di cento uomini ciascuna che poi, attraverso varie evoluzioni, verranno definitivamente inquadrate prima nella Guardia personale dell’allora Console Bonaparte e poi, nel 1805, nell’organico della Guardia Imperiale.
Proprio nel 1805 i Mamelucchi si coprono di gloria nella battaglia di Austerlitz ma ci saranno molti altri episodi in cui si distingueranno in battaglia.
Creato inizialmente con personale mediorentale il corpo verrà presto contaminato da elementi francesi tanto che ad un certo punto, su 583 uomini che lo compongono, ben 374 sono di origine francese.
L’uniforme dei Mamelucchi è molto particolare, in quanto essi continuarono ad usare i propri costumi nazionali anche sotto l’Impero.
Gli elementi più tipici e pittoreschi sono la “beniche”, un giubbetto a maniche lunghe, molto attillato e sul quale viene indossato il “fermelet”, una sorta di gilet fermato in vita da una fascia; i pantaloni molto ampi e stretti in vita in modo da formare pieghe voluminose e di colore rosso; il “tarbush”, copricapo tipico orientale, una specie di fez attorno al quale viene avvolto un turbante.
Le calzature sono dei morbidi stivali senza speroni, in quanto per spronare il cavallo vengono usate le larghe staffe.
L’armamento infine è costituito da una coppia di pistole portate in vita, una scimitarra, un pugnale ed una carabina.
Rif. Soldatini N° 31, pag. 28
Sebbene la maggior parte della mia produzione riguardi il periodo medievale ed antico devo dire che i soggetti napoleonici hanno comunque un loro grande fascino ed è ancora più difficile astenersi dal dipingerli se si tratta delle sculture di Bruno Leibovitz (Metal Modeles).
Per questo quando mi fu regalato questo bellissimo Ufficiale dei Mamelucchi a cavallo decisi che era l’occasione giusta per entrare nel mondo napoleonico.
Dopo avere assemblato il cavallo, sono stati inseriti dei robusti perni nei tre zoccoli che poggiano in terra per il fissaggio alla base. Il cavaliere è stato anch’esso assemblato (le due gambe, il busto e le braccia) e provvisto di un ulteriore perno per l’ancoraggio alla sella.
Le altre parti (testa, scimitarra, staffe, fregi del cavallo) sono state prima dipinte e poi incollate.
Dopo avere fatto le stuccature necessarie (non molte per la verità) ho dato il solito primer (Grigio tamyia spray) e sono passato alla pittura.
Per quanto riguarda il cavallo ho steso un fondo acrilico realizzando già a questo punto le prime luci ed ombre, che sono state enfatizzate poi con i colori ad olio, ottenendo così anche una finitura satinata che ben riproduce il manto equino.
Coda e criniera sono state realizzate partendo da una base marrone, schiarendo inizialmente con marrone dorato al quale ho via via aggiunto bianco pergamino.
Per ultimo ho effettato dei lavaggi con marrone terra e marrone mate.
Il figurino è risultato abbastanza impegnativo per i numerosi dettagli e soprattutto per i ricami che adornano beniche e fermelet.
Questi ricami (in tessuto dorato) sono stati riprodotti partendo da una base marrone cioccolato, schiarita prima con marrone dorato e poi con giallo mate. Sempre con marrone cioccolato sono state realizzate delle sottili linee parallele ed oblique.
Infine è stato realizzato un lavaggio con oro vallejo molto diluito, insistendo maggiormente sulle parti più in luce.
La stessa tecnica è stata adottata per il tessuto dorato della sella, del tarbush, della bandoliera, delle altre decorazioni del cavallo, della fondina e della scimitarra.
Per i pantaloni ho scelto un rosso vermiglione per differenziarli dal fermelet, dipinto in rosso scarlatto.
Si tratta sempre di colori acrilici, ombreggiati con verde e marrone e schiariti con arancioni vari.
Per le parti in metallo dorato ho usato uno smalto oro maimeri, lavato poi con terra d’ombra ad olio diluita.
Un bel lavoro di pazienza è stato poi realizzare con del lamierino tuti i finimenti non scolpiti sul cavallo e raccordarli tra la mano del cavaliere, la criniera ed il morso.
Devo dire che superati alcuni momenti difficili (un primo tentativo non riuscito di realizzare i ricami dorati ha fatto trascorrere al nostro amico una notte a bagno nell’acetone) c’è molta soddisfazione nel vedere nella propria vetrina una così bella scultura.
|
Marco Berettoni [Gallery] Figurini.it |
![]() |
|

Giaba (Giacomo Banche)















