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Lancieri di Aosta, la vittoria e la sconfitta - Stefano Deliperi

La storia dei lancieri ed un piccolo diorama a loro dedicato

stemma araldico dei Lancieri di Aosta con il motto reggimentale - Stefano Deliperi

La storia.
I Lancieri di Aosta costituiscono uno dei reparti della Cavalleria italiana più gloriosi e di formazione più risalente.
Vennero creati, nell’ambito della riforma generale dell’esercito degli Stati sardi ispirata al modello prussiano di Federico II il grande, dal re di Sardegna Vittorio Amedeo III di Savoia il 16 settembre 1774 in base al regio viglietto del precedente 28 agosto con la denominazione di Reggimento Cavalleria “Aosta”.
Il Reggimento venne affidato al figlio del sovrano, Vittorio Emanuele duca di Aosta (poi, re con il nome di Vittorio Emanuele I dal 1802 al 1821), dal quale presero la denominazione.
Aosta Cavalleria si costituiva a Voghera con il concorso di due squadroni ciascuno dei Dragoni del Génévois, di Piemonte Reale Cavalleria e di Savoia Cavalleria.
L’anno successivo il Reggimento, schierato nel Campo di Marte, veniva presentato al sovrano dal figlio sedicenne, colonnello comandante onorario.
Il comando effettivo era, invece, affidato al colonnello Alessandro Amoretti d’Envie che rimarrà in carica fino al 1780 e sarà ricordato come secondo comandante, pur avendo assolto il suo incarico fino dalla fondazione del reparto.
Nel 1792 “Aosta” ricevette il battesimo a fuoco nel Nizzardo in occasione della prima campagna d’Italia delle truppe francesi comandate da Napoleone Bonaparte.
Aosta prese parte alla campagna contro l’esercito francese fino al 26 ottobre 1796 quando, dopo la conquista del Piemonte da parte di Napoleone, venne sciolto e i suoi squadroni incorporati da Piemonte Reale e Savoia Cavalleria.
Il 3 ottobre 1831 il re Carlo Alberto, nel riorganizzare l’arma di Cavalleria, ne decretava la ricostituzione con il nome di Reggimento “Aosta Cavalleria” a Vercelli su sei squadroni con armamento e cavalli da dragoni.
Nel 1848-1849 “Aosta” prese parte alla prima guerra d’indipendenza distinguendosi nella campagna del 1848.
Nella fase iniziale della campagna, Aosta combattè a Goito l’8 aprile, quando viene ferito in battaglia il fondatore del corpo dei bersaglieri, Alessandro La Marmora.
Successivamente si distinse a Mantova il 18 aprile e a S. Lucia il 6 maggio.
Infine di nuovo a Goito il 30 maggio e nei combattimenti di Sommacampagna e Custoza il 25 luglio.
Durante la campagna del 1849, il 23 marzo, nella battaglia di Novara meritò la sua prima ricompensa allo stendardo, una medaglia d’argento, “per l’ottima condotta tenuta alla battaglia di Novara e in tutta la campagna del 1849″.
Le esperienze acquisite in questa prima guerra contro l’Austria indussero ad un ulteriore riordino della cavalleria piemontese che, nel 1850, venne portata da 6 a 9 reggimenti, di cui 4 di linea e 5 leggeri.
Aosta Cavalleria si trasformava, così, in Cavalleggeri di Aosta, lasciando l’elmo per il chepì rosso.

Divise di cavalleria di fine ‘800 - Stefano Deliperi

Divise di cavalleria di fine ‘800 in una tavola di Quinto Cenni.

Il reggimento nello stesso anno concorreva alla formazione dei Cavalleggeri di Alessandria e, nuovamente armato di lancia, sciabola e pistolone nel 1852, fornì nel 1855 il primo squadrone per la costituzione del Reggimento di Cavalleria “provvisorio” che sarà poi impiegato nella guerra di Crimea (1855-1856), dove prese parte ai combattimenti di Kamara e della Cernaja.
Nella seconda guerra di indipendenza del 1859 i Cavalleggeri di Aosta combatterono a Castelnuovo Scrivia il 5 maggio, poi nella grande e vittoriosa giornata di Montebello (20 maggio), a Madonna della Scoperta il 24 giugno e parteciparono all’assedio di Peschiera dal 26 giugno al 7 luglio.
Nel 1860 il reggimento assunse l’attuale denominazione di Lancieri di Aosta.
E’ impiegato dal febbraio 1863 al marzo 1864 nelle operazioni contro il brigantaggio in Capitanata, nelle Murge e nella zona di Bari.
Rientrati in guarnigione a Milano, i Lancieri di Aosta partirono di qui per la terza guerra di indipendenza ai primi di maggio del 1866 agli ordini del colonnello Alessandro Vandone di Cortemilia che, con il grado di capitano, aveva comandato il primo squadrone di Aosta nel Reggimento “provvisorio” di Cavalleria per il corpo di spedizione in Crimea nel 1855.
Nella giornata cruciale della sanguinosa battaglia di Custoza (24 giugno 1866), i Lancieri di Aosta, per proteggere la ritirata della I Divisione di fanteria inseguita tenacemente dagli austriaci, caricarono il nemico per ben 14 volte: cinque volte l’intero reggimento e nove volte per squadroni e per plotoni.
Tra le tante cariche ve ne è stata una, particolarmente brillante, in salita.
Grazie a questa valida e coraggiosa manovra della cavalleria, i bersaglieri e l’artiglieria della riserva possono, così, organizzarsi a difesa, secondo gli ordini del comando del I Corpo d’Armata, che vedeva nelloccupazione del Monte Vento la possibilità di arrestare gli austriaci nella loro azione di sfondamento.
Rimasero nella memoria i nomi delle località di Oliosi, Cascina Valpezzone, e proprio Monte Vento, quest’ultimo citato anche nella motivazione della medaglia d’oro al valor militare assegnata allo Stendardo.
In quella battaglia, vero battesimo del fuoco per l’esercito da soli cinque anni diventato italiano, l’ambiente naturale imponeva che la cavalleria venisse impiegata in prevalenza per l’acquisizione preventiva e il controllo di rotabili e punti dominanti.
Il I Corpo d’Armata, alle ore 8 del 24 giugno, avanzava per occupare le posizioni di Oliosi, a metà circa della strada fra Valeggio e Castelnuovo del Garda.
In avanguardia e a sostengo del I Corpo erano il 3° e il 4° squadrone delle “Guide” che, avanzando verso gli austriaci con numerose e ardite cariche estese anche alle località di Campagna Rossa e Monzambano, consentirono alle fanterie italiane di consolidarsi sulle posizioni raggiunte.
Alle 9.30, sopraggiunti rinforzi a favore degli austriaci, venne fatto intervenire il 2° squadrone di “Aosta” che, per ben due volte, caricava l’avversario presso la cascina Valpezzone ancora oggi riconoscibile da chi percorre la strada, raffigurata in un quadro che ricorda l’episodio e custodito al Museo del Risorgimento di Roma.
Gli austriaci erano respinti, ma il vantaggio conseguito doveva essere mantenuto per consentire all’artiglieria e ai bersaglieri in riserva di prendere posizione su Monte Vento e impedire alle forze austriache di avanzare verso il Mincio.
Vennero, quindi, fatti avanzare gli squadroni di “Aosta” che caricano, quindi, per ben 14 volte. Le colonne austriache vennero definitivamente arrestate.
Alla testa degli squadroni rimase sempre presente il colonnello comandante, Alessandro Vandone. Forse anche quella prima inusitata missione fuori Italia aveva avuto il suo peso nella esperienza maturata dal colonnello Vandone, che verrà decorato per le cariche di Custoza con la medaglia d’argento al valor militare.

Divise di Cavalleria del 1887 - Stefano Deliperi

Divise di Cavalleria del 1887 in una tavola di Quinto Cenni.

“Aosta” rimase l’unico reggimento di Cavalleria ad aver meritato la massima ricompensa nel corso di tutto il XIX secolo.
L’azione di “Aosta” proseguì dopo il 24 giugno fino al 2 luglio per proteggere il ripiegamento del primo Corpo d’Armata tra i fiumi Mincio e Oglio. Successivamente il reggimento passò alle dipendenze dell’Armata del Po e, con una lunga penetrazione a cavallo, partì dall’aqquartieramento di Mirano ed entrò in Udine il 25 luglio.
Il plotone di testa era comandato dal sottotenente Berghinz, profugo udinese cui il colonnello Vandone diede l’onore di entrare per primo nella sua città.
“Aosta” partecipò alla campagna del 1870 per la presa di Roma e fornì concorso di personale per le unità impiegate nelle campagne d’Africa (Eritrea, Abissinia) del 1887-1888 e 1895–1896.
Nel mentre, nel 1871, assunse la denominazione di 6° Reggimento di Cavalleria (Aosta), nel 1876 divenne semplicemente il Reggimento di Cavalleria “Aosta” (6°) e, nel 1897, prese la denominazione di Reggimento Lancieri di Aosta (6°).
Nel 1906 partecipò alle operazioni di soccorso delle popolazioni colpite dall’eruzione del Vesuvio.
Nella parte iniziale della prima guerra mondiale (1915–1918) il Reggimento, su cinque squadroni cavalieri e rinforzato con uno squadrone mitraglieri, venne impiegato sul basso Isonzo fino al 17 novembre 1915.
Era inquadrato nella IV Brigata di Cavalleria, a sua volta inserita nella II Divisione di Cavalleria.
Dopo aver trascorso l’inverno nella sede stanziale di Ferrara, “Aosta” venne impiegato nel maggio del 1916 sull’Altopiano di Asiago per contrastare l’offensiva austriaca che tende agli sbocchi in pianura attraverso le valli vicentine.
Nel 1917 durante l’offensiva sull’altopiano giuliano della Bainsizza svolge compiti di collegamento e sicurezza per il XXIV Corpo d’Armata fino al 12 settembre.
Nel mese di ottobre 1917 partecipava a tutte le azioni condotte a favore del ripiegamento della seconda armata, distinguendosi in combattimenti di alleggerimento della pressione nemica a Cividale del Friuli e Fagagna.
Con la travolgente offensiva di Vittorio Veneto (ottobre – novembre 1918), le ultime giornate di guerra videro “Aosta”, come gli altri reggimenti di cavalleria, all’inseguimento del nemico in fuga, con il fondamentale compito di portare più in avanti possibile la linea dell’armistizio e di prevenire la distruzione delle linee di comunicazione.
Con la carica di Corgnolo del 4 novembre 1918 il Reggimento meritava la medaglia di bronzo al valor militare.


Monticano © Stefano Deliperi - Click to enlarge

I Lancieri di Aosta guadano il fiume Monticano durante l’offensiva finale della I guerra mondiale.

Nel dopoguerra “Aosta” visse le vicende della riorganizzazione o, meglio, del “ripensamento” della Cavalleria. Negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso si discuteva, a livello internazionale, sulla progressiva “meccanizzazione” della cavalleria, fino a renderla, nelle proposte più estreme (Germania) arma completamente “montata” su mezzi corazzati.
In Italia si tendeva, con un po’ di confusione e con mancanza di strategia a lungo termine, a “sommare” unità a cavallo ed unità blindate nel medesimo reparto.
Negli anni ’30 i reggimenti di Cavalleria italiana acquisirono, per un breve periodo, uno squadrone “montato” sui piccoli L 3, mezzi dalla ridotta blindatura e dalle scarse prestazioni che vennero emblematicamente nominati dai soldati “scatole di sardine”.
Si deve segnalare che tali “scatole di sardine” costituirono fin dopo lo scoppio della II guerra mondiale il nerbo delle pretese forze corazzate italiane…
Il 20 maggio 1920 il Reggimento assumeva la denominazione di Cavalleggeri di Aosta e perdeva la lancia, incorporando, per lo scioglimento di 18 reggimenti di cavalleria, elementi dei Cavalleggeri di Caserta (3° e 4° squadrone) e, successivamente, (1 luglio) il 2° squadrone dei Cavalleggeri di Roma ed il 1° squadrone dei Lancieri di Milano.
Venne costituito su Stato maggiore, 4 squadroni e deposito.
L’1 marzo 1930 veniva nuovamente ricostituito il 5° squadrone mitraglieri su 8 mitragliatrici pesanti. Lo Stato maggiore assunse la denominazione di “reparto comando” con autocarreggio (15 autocarri leggeri che sostituiscono i carri bagaglio con cavalli), mezzi di collegamento (12 motociclisti e 3 stazioni radio R/3). Ogni squadrone ricevette, poi, 8 fucili mitragliatori.
L’8 febbraio 1934 riprese la denominazione di Lancieri di Aosta.
Si avvicinavano sempre più gli impegni bellici oltremare ed “Aosta” aumentò la consistenza del reparto: nel giugno 1935 vennero costituiti il III (a Torre Annunziata) ed il IV (a Baia) Gruppi mitraglieri autocarrati, su 3 squadroni (120 effettivi) ed 1 squadrone comando (60 effettivi) per Gruppo, con richiamati della classe 1911 del Reggimento e di quelli affluiti dai reggimenti “Novara”, “Firenze”, “Vittorio Emanuele II”, “Saluzzo”, “Monferrato”, “Alessandria” e “Guide”.
La forza complessiva di “Aosta” saliva a 125 ufficiali, 239 sottufficiali e 5.421 lancieri.
Nel 1935-1936 i Lancieri di Aosta presero parte alla guerra contro l’Etiopia, proprio con i Gruppi mitraglieri. Il III Gruppo, comandato dal tenente colonnello Panzini, s’imbarcò per Mogadiscio nella seconda quindicina di agosto; il IV, comandato dal maggiore Travaglianti, il 27 settembre.
A Mogadiscio ricevettero 11 autocarri Ford 8 V per ogni squadrone ed 8 per lo squadrone comando. Il 20 gennaio 1937, dopo aspri combattimenti, venne occupata Neghelli, capoluogo della regione dei Galla - Sidama.
Si avvicendano al comando del IV il Cap. Marcello Invrea ed il Cap. Carlo Bozzi.
Intanto l’1 gennaio 1937 i due gruppi, insieme al I e II di “Genova Cavalleria”, erano stati riuniti nel Raggruppamento Cavalieri di Neghelli, al comando del colonnello Micheli, così chiamato per la vittoriosa azione che aveva portato all’occupazione di quell’importante centro.
Esso combatte a Darar, Mega Sadè, Aghrasalem, Harbagoma, Javello, Agheramiam, Finciau, Adicciò, per le grandi operazioni di polizia coloniale.
Gli squadroni rimpatrieranno nella tarda primavera del 1937 e saranno subito disciolti, mentre molti loro componenti si fermeranno nella neonata Africa Orientale Italiana (A.O.I.) per opere di pace come colonizzatori e funzionari di governo.
Prima di essere sciolti i due Gruppi mitraglieri vennero decorati ciascuno con una medaglia di bronzo al valor militare per il coraggio e l’efficienza dimostrati durante il ciclo operativo nella regione dei Grandi Laghi (giugno – dicembre 1936).
Per la guerra civile spagnola (1935-1939) “Aosta” inviò, quali “volontari”, 5 ufficiali, 8 sottufficiali e 51 lancieri.
Nel 1939 il I Gruppo squadroni di “Aosta” venne inquadrato nel Reggimento di Cavalleria “provvisorio”, comandato dal colonnello Raffaele Pelligra, per la campagna di occupazione dell’Albania.


'Aosta' con uno squadrone carri armati L 3 © Stefano Deliperi - Click to enlarge

“Aosta” con uno squadrone carri armati L 3 alle grandi manovre, 1936

Lo scoppio della II guerra mondiale vide i Lancieri di Aosta organizzati, come tutti i reggimenti di cavalleria, in comando di Reggimento (autodrappello, servizi, sanità, ecc.), due Gruppi squadroni composti da due squadroni ciascuno ed uno squadrone mitraglieri.
La forza complessiva era di 37 ufficiali, 810 fra sottufficiali e truppa, 758 cavalli da sella, 52 cavalli da soma, 36 fucili mitragliatori, 12 mitragliatrici, 31 biciclette, 6 motociclette e 15 autocarri.
Con tali organici, decisamente coraggiosi e determinati, ma soprattutto con tali esigui mezzi si apprestava a duri e lunghi anni di guerra contro avversari notevolmente più forniti sul piano del materiale bellico.
Nell’estate del 1940, in Albania, “Aosta” con i Lancieri di Milano e le “Guide” venne inquadrato nel Raggruppamento celere del Litorale (a sua volta parte del Corpo d’Armata della Ciamuria comandato dal generale Rossi), schierato alla destra del fronte d’attacco alla Grecia.
Il 27 ottobre 1940 (prima ancora della dichiarazione di guerra alla Grecia) venne effettuata una ricognizione offensiva lungo il confine, che venne superato il giorno successivo, alle ore 10, senza incontrare resistenza. Nel pomeriggio venne guadato il pericoloso e profondo fiume Kalamas.
I primi scontri con le truppe greche avvennero a Hegoumenitsa, 6 km. oltre il fiume.
Da lì in poi avvenne una lunga serie di combattimenti con reparti di cavalleria e fanteria nemici, spesso in appoggio a grandi unità in difficoltà, come la Divisione “Siena” (9 novembre 1940).
Il 10 dicembre iniziò un vero e proprio raid verso Paramythia, alle spalle tergo delle linee nemiche ed attraverso pessimi sentieri.
Il villaggio venne raggiunto ed accerchiato, mentre il 3° squadrone vi penetrava e, nonostante consistenti forze avversarie, distruggeva magazzini pieni di rifornimenti con una brillante manovra, pienamente riuscita senza perdite.


I Lancieri di Aosta guadano il fiume Kalamas © Stefano Deliperi - Click to enlarge

I Lancieri di Aosta guadano il fiume Kalamas, 28 ottobre 1940

Il 16 dicembre ricevette l’ordine di ripiegare, a sostegno del 3° Granatieri, fortemente attaccato e si schierava a protezione del fianco destro col fronte.
Ripiegava poi su Kastrion e Porto Sagiada, percorrendo, così, oltre 100 km. in territorio nemico.
Successivamente, sempre con condizioni atmosferiche dure quando non proibitive, si spostava verso Argirocastro e poi Suhes per consolidare il relativo fronte di difesa avverso la controffensiva greca.
Per il ciclo operativo del 1940 “Aosta” ricevette la croce di guerra al valor militare.
Nei primi mesi del 1941 “Aosta” continuò la difficile attività di contenimento della pressione militare avversaria, spesso mediante reparti di formazione (“Raggruppamento celere Centauro”).
Dopo l’appoggio tedesco alle iniziative belliche italiane e l’attacco alla Jugoslavia (marzo 1941), “Aosta”, in seguito allo sfondamento del fronte, intraprese una profonda penetrazione nel territorio juogoslavo, giungendo a Dibra dopo ben 1.100 km. di marcia.
Successivamente ritornò in Grecia e si portò nella zona di Atene – Pireo per svolgere compiti di occupazione, in un secondo momento estesi al canale di Corinto.
Era, intanto, stato costituito presso il deposito del reggimento, rimasto in Napoli - Bagnoli, il VI Gruppo squadroni mitraglieri “Aosta”, inviato poi in Africa settentrionale.
Nel settembre 1941 veniva schierato sulla Via Balbia, a sud di Tobruk, inquadrato nella divisione “Trento”.
Il 17 settembre resistette a reiterati attacchi inglesi, malgrado l’inferiorità di mezzi.
Il 7 ottobre contro sanguinosi attacchi alle posizioni di Bir el Azazi e poi ancora il 10 ottobre, il 19 novembre.
Il 7 dicembre teneva testa a masse di fanterie e mezzi corazzati, mentre era in atto un ripiegamento: il 1° squadrone subì le perdite più gravi, dopo una resistenza protratta per due giorni ai furiosi assalti nemici, insieme ad un gruppo di artiglieria, provocando ai Britannici la perdita di una decina di carri, con oltre la metà degli equipaggi.
Il Gruppo squadroni mitraglieri venne, poi, assegnato al XXI Corpo d’Armata, a Bengasi.
Nel 1942 “Aosta” continuava l’attività di occupazione in terra greca.
Nel settembre 1942 era dislocato fra il Canale di Corinto ed il Peloponneso (Megara), poi anche a Lamia e Larissa.
In quel periodo stava organizzandosi il movimento di ribellione nazionalista greco (generale Zervas, E.A.M.), fortemente sostenuto dagli Inglesi.
Gli Alleati costituiranno e raggrupperanno tali partigiani in vere e proprie grandi unità, sotto le bandiere dell’E.D.E.S. (filo-monarchico) e dell’E.L.A.S. (di orientamento comunista).
Nella prima metà del 1943 si intensificò l’attività partigiana, in particolar modo nel settore operativo di “Aosta” (zona Trikkala Karditsa), sempre più duramente impegnato nella conseguente attività repressiva.
L’armistizio dell’8 settembre 1943 sorprese “Aosta”, naturalmente senza alcun “ordine superiore” come pressochè tutti i reparti italiani, a Trikkala, dove, nonostante la pressione partigiana, il Reggimento era padrone della situazione.
Il mattino del 9 settembre vennero presi contatti con la missione alleata: respinta la richiesta di resa, vennero stipulati il giorno successivo dal comandante colonnello Berti precisi accordi di “cobelligeranza” con gli Alleati e con i partigiani greci dell’E.L.A.S. e dell’E.D.E.S. (generale Fluglis, comandante della 1^ Divisione) contro le forze tedesche.
Si trattava di uno dei pochi accordi similari stipulati dalle forze armate italiane dopo l’armistizio con il quale veniva mantenuta l’autonomia del reparto e la pari dignità.
“Aosta” veniva posto sotto l’alto comando “congiunto” del Quartier generale inglese del Cairo e dello Stato maggiore italiano.
Sicuramente, in tale caso, giocava a favore italiano la forza e la determinazione del Reggimento, nonostante la situazione generale sfavorevole.
In tale momento “Aosta” contava su un organico di cospicue dimensioni (suddiviso in squadrone comando; I Gruppo su 1° squadrone e 2° squadrone; II Gruppo su 3° squadrone e 4° squadrone, 5° mitraglieri, XXXI Gruppo appiedato e una batteria del XVIII Artiglieria: in totale 48 ufficiali, 1.718 fra sottufficiali e truppa, 1.628 moschetti, 52 fucili mitragliatori, 38 mitragliatrici, 800 cavalli).
Per la parte logistica ”Aosta” riceveva dagli Alleati una sterlina d’oro al mese per lanciere e per cavallo, unico sostegno per la sopravvivenza.
Dopo l’accordo di “cobelligeranza” con gli Alleati del 10 settembre, il Reggimento si trasferiva alle falde della catena montuosa del Pindo.
Nel periodo settembre - ottobre 1943 contribuì notevolmente ad arrestare le forze tedesche nel loro tentativo di riconquistare l’area (scontri di Kalabaka e di Porta Psari) e svolse alcune azioni di controffensiva, come a Larissa, dove venne attaccato un campo di aviazione, distruggendo vari apparecchi).
In questo ciclo operativo riscosse il forte compiacimento del generale greco Averopulos, comandante del settore. Nonostante questi indubbi meriti (o, forse, proprio per aver dimostrato tenace spirito combattivo), il 14 ottobre 1944 due battaglioni dell’E.L.A.S. attaccarono a tradimento e vilmente il Reggimento, uccidendo il tenente cappellano don Marino Pilati, medaglia d’argento alla memoria, 19 lancieri e ferendone 49.
Nonostante la strenua difesa, “Aosta”, a sera inoltrata, dovette sospendere la resistenza.
Gli ufficiali furono divisi dai lancieri, si impedì loro di vedere i morti e di assistere i feriti, molti furono brutalmente percossi.
A Pirgos il I Gruppo, comandato dal maggiore Tognozzi, resistette più a lungo, finché il comando divisione diede, anche ad esso, ordine di cessare l’inutile resistenza.
Lunghe furono le sofferenze ulteriori dei soldati italiani, deportati in prigionìa tra popolazione ostile, con mancanza di ogni sostentamento.
Tuttavia “sempre fieri e dignitosi”, come ebbero a riconoscere gli stessi partigiani greci.
Saranno rimpatriati con navi alleate solo nel marzo 1945.
Lo Stendardo venne nascosto da graduati e sottufficiali di “Aosta” e riportato in Italia, a Bari, il 28 ottobre 1944.
Il VI Gruppo squadroni mitraglieri “Aosta”, in Africa settentrionale, dopo il ripiegamento italo-tedesco in Tunisia nel gennaio – marzo 1943, al comando del maggiore Noschese, pur con gravi perdite combattè l’avanzata alleata inquadrato nella I Brigata speciale a Serred Maknasy ed a Djebe Noemia.
Ad aprile i resti del Gruppo combattevano strenuamente sulla linea di Enfidaville, poi seguirono le sorti delle forze italiane fino alla resa dell’ultimo ridotto di Capo Bon l’11 maggio 1943.
Il 20 luglio 1943 il XXIII Gruppo appiedato costiero “Aosta” prese parte alla difesa del porto “N” di Palermo e della piazza militare di Marina di Reggio Calabria e combattè a Villa S. Giovanni.

Reggio Emilia, 1956 - Stefano Deliperi

Reggio Emilia, 1956: un cavallo ed un carro armato M 47 di “Aosta” fanno conoscenza.

Nel dopoguerra riprese con vigore il dibattito sul futuro della cavalleria nelle moderne forze armate: dopo varie tendenze, la Cavalleria riprese il suo ruolo di componente esplorante con unità blindate prima e cingolate poi.
La ristrutturazione del 1976 riportò in vita molti dei reggimenti scomparsi suddivisi fra unità meccanizzate, corazzate, carri ed esploranti.
Attualmente si assegnano i tradizionali compiti di osservazione, massa di manovra e di sfondamento, ora corazzato, in particolare con l’acquisizione della componente carrista negli anni ‘90.
Nel 1951 si ricostituiva a Reggio Emilia il 6° Reggimento di Cavalleria Blindata (R.C.B.) “Lancieri di Aosta” ed il 25 giugno 1952 rientrava in possesso dello Stendardo di guerra.
Nel corso degli anni ’50, dopo aver acquisito una componente blindata (scout car, autoblindo Greyhound) e corazzata (carro leggero Stuart M 5, carro medio M 24, carro medio M 47), veniva dotato anche di una sezione di aerei leggeri per osservazione (Piper L 21) fin quando non avrà vita autonoma l’Aviazione Leggera dell’Esercito. Il 4 Novembre 1958 riassumeva la denominazione di Reggimento “Lancieri di Aosta” (6°).
Sciolto il 31 agosto 1964, il successivo 16 settembre diede origine (II Gruppo squadroni) al Gruppo squadroni “Cavalleggeri di Saluzzo” ed al (I Gruppo squadroni) Gruppo squadroni “Lancieri di Aosta” (6°) con sede a Cervignano del Friuli, poco distante da Corgnolo, dove il Reggimento aveva concluso con onore la prima guerra mondiale.
Nel 1976 i “Lancieri di Aosta” ricevevano la medaglia di bronzo al valore dell’Esercito per l’abnegazione dimostrata nelle operazioni di soccorso delle popolazioni colpite dal disastroso terremoto in Friuli. Sempre nel 1976 cambiavano denominazione e moduli operativi in 6° Gruppo Squadroni Carri “Lancieri di Aosta”. Il 7 maggio 1991 lasciarono la sede di Cervignano del Friuli per trasferirsi a Palermo.
Il 3 marzo 1993, tornati al rango di reggimento, riprendono la denominazione attuale di Reggimento “Lancieri di Aosta” (6°).
La loro struttura è uguale a quella degli altri sette reggimenti di Cavalleria di linea esistenti: allinea il Comando del Reggimento ed uno squadrone comando e supporto, un Gruppo squadroni su quattro squadroni blindati con 50 blindo “Centauro” (con cannone da 105 mm. e mitragliatrici da 7,62 mm.) su otto ruote motrici e, in attesa delle blindo “Puma” a quattro ruote motrici, le blindo trasporto truppe FIAT 6614 ed i VM multiruolo protetti.
In questi ultimi anni “Aosta” ha preso parte all’attività di ordine pubblico in Sicilia nell’ambito dell’operazione “Vespri Siciliani” e a missioni di mantenimento della pace nei Balcani.


Lancieri di Aosta © Stefano Deliperi - Click to enlarge

Nel corso della sua lunga storia “Aosta” è divenuto uno dei reparti più decorati delle Forze armate italiane: una medaglia d’oro al valor militare (III guerra d’indipendenza, Custoza, 24 giugno 1866), una medaglia d’argento al valor militare (I guerra d’indipendenza, Novara, 1848), tre medaglie di bronzo al valor militare (I guerra mondiale, Corgnolo, 1918; due per la guerra contro l’Etiopia, 1935-1936), una croce di guerra al valor militare (II guerra mondiale, fronte greco-albanese, 1940), una medaglia di bronzo al valor dell’Esercito (terremoto del Friuli, 1976).
La festa del Reggimento si tiene il 24 giugno, anniversario della battaglia di Custoza (1866).

L’episodio storico e il diorama.
L’episodio storico “ricordato” con il piccolo diorama risale al periodo conclusivo della I guerra mondiale. Dopo la vittoriosa battaglia di Vittorio Veneto, che concluse la prima fase dell’offensiva italiana vòlta al superamento del Piave (24-29 ottobre 1918), la Cavalleria italiana, forte di quattro Divisioni riunite nel Corpo di Cavalleria e di reparti autonomi, venne lanciata all’inseguimento degli austriaci con gli obiettivi di portare avanti il fronte il più possibile, assicurandosi le linee di comunicazione (in particolare i ponti sui numerosi fiumi della pianura veneto-friulana) e tagliando le vie della ritirata avversaria.
I Lancieri di Aosta assolsero brillantemente i compiti assegnati: dalla zona partenza di Campocroce – Zero Branco si portò il 30 ottobre oltre il fiume Monticano, superando una forte reazione austriaca grazie alla decisa azione del II Gruppo squadroni.
L’1 novembre, passato il fiume Livenza, sempre il II Gruppo di “Aosta” catturò, con un’audace carica, un’intera colonna asburgica presso Bagnara, mentre un piccolo nucleo, insieme al I Gruppo squadroni dei Lancieri di Mantova, costrinse alla resa una Brigata di Ulàni appiedati presso Morsano.
Il 4 novembre “Aosta” salvava dalla distruzione i ponti sul fiume Tagliamento a Latisana, catturando, di seguito, a Polcenis due colonne di carreggio nemico con le scorte per complessivi 600 soldati, 20 ufficiali, 60 carri.
La galoppata per liberare terre friulane prima dell’armistizio continuò incessante: dopo aver salvato dalla distruzione anche il ponte di Chiamarcis sul fiume Stella ed aver aggirato reparti austriaci sulla linea Torsa – Paradiso (dove pochi minuti prima della fine della guerra caricarono i Cavalleggeri dell’Aquila) per raggiungere più rapidamente gli obiettivi, mentre uno squadrone appiedato combatteva aspramente per tener aperta la via al resto del reparto, “Aosta” caricava con il comandante e lo stendardo in testa le ultime tenaci resistenze asburgiche a Corgnolo, travolgendole e catturando un notevole numero di prigionieri.
Alle 15, ora fissata per l’armistizio, il Reggimento era a Porpetto, mentre uno squadrone e la sezione mitragliatrici si portavano, insieme ad altri reparti di cavalleria, di bersaglieri ciclisti, ad una batteria a cavallo e ad una squadriglia autoblindo, a Cervignano del Friuli, Aiello, Aquileia e Terzo di Aquileia, catturando l’intero Stato maggiore e 300 soldati della 58^ Divisione di fanteria austriaca.


Lancieri di Aosta © Stefano Deliperi - Click to enlarge

Il diorama rappresenta la resa di un fante asburgico davanti alla carica di un Lanciere di Aosta proprio negli ultimi giorni di guerra: il fante è una trasformazione del soldato tedesco in trincea con l’audace preda del… topo, tenace nemico di tutti i soldati nella guerra di posizione, “soldatino” in metallo prodotto dalla Ditta tedesca Zinnfiguren - Hecker Goros.
La divisa è la tipica feldgrau con il cappotto invernale e l’elmetto di acciaio che venne distribuito a tutti i reparti di fanteria a partire dal 1915.
Il fante austriaco “offre” il proprio fucile in segno di resa.
Anche il lanciere è una trasformazione: in questo caso di un lanciere polacco alla carica della Ditta statunitense Warriors (in resina).
La lancia è stata realizzata con un ago lungo da lana.
Le pose sono estremamente dinamiche e si prestano a numerose varianti nella disposizione dei “figurini”.


Lancieri di Aosta © Stefano Deliperi - Click to enlarge

I colori utilizzati sono gli acrilici Model con pennelli “tre zero” e “quattro zero”, mentre l’ambientazione è ottenuta esclusivamente con elementi naturali: un basamento di roccia, foglie secche, licheni, legno, ecc.

Bibliografia.

Lucio Lami, Isbuscenskij, l’ultima carica, Mursia, Milano, 1970
Marziano Brignoli, Savoye bonnes nouvelles. La storia del Reggimento Savoia Cavalleria, Mursia, Milano, 1986
Giorgio Vitali, Cavalli e cavalieri, Mursia, Milano, 1998
Giuseppe Fabris, Vinca il tempo il suo ricordo, in Rivista di cavalleria, anno XXXVI, n. 1, gennaio 2002
Giuseppe Taddeo, I Lancieri di Aosta a Corgnolo, in Rivista di cavalleria, anno XXXIII, n. 1, gennaio 1999
Marziano Brignoli, L’Arma di Cavalleria (1861 – 1991), R.A.R.A., Milano, 1993
Rodolfo Puletti, Dante Saccomandi, I Lancieri di Aosta, Mucchi, Modena, 1974
Rodolfo Puletti, Caricat ! Tre secoli di storia dell’Arma di Cavalleria, Bologna, 1973
Rodolfo Puletti, Dante Saccomandi, Dario Cerbo, I Lancieri di Aosta, Arti Grafiche Friulane, edizione fuori commercio, Udine, 1970
Edmondo Zavattari, Lancieri di Aosta, in Rivista di Cavalleria, anno IV, n. 1, gennaio 1969
Pietro Orsini, Notizie storiche del Reggimento Lancieri di Aosta (1774-1937), Ed. Rispoli, Napoli, 1937 sito web ufficiale dell’Esercito italiano, www.esercito.it
sito web www.cavalleriaitaliana.it

 

Stefano Deliperi
© 2005
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