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Amerigo Vespucci - Massimo Icardi

Modello Heller in scala 1:150, direttamente da scatola.


Amerigo Vespucci  © Massimo Icardi - Click to enlarge

Cenni Storici
La Nave a Vela Amerigo Vespucci è stata costruita presso i Cantieri Navali di Castellammare di Stabia
Varata il 22 Febbraio 1931, è entrata in servizio nel luglio dello stesso anno.
Nel 1925 fu infatti decisa la costruzione di due Navi scuola, approvando il progetto del Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, che nel disegnare le forme si era ispirato al Vascello della fine del diciottesimo secolo.
La prima delle due Navi, il “Cristoforo Colombo”, entrò in servizio nel 1928 e svolse la sua attività di nave scuola fino al 1943, alla fine della guerra fu ceduta all’URSS in conto di risarcimento danni di Guerra.
Lo scafo delle due Unità fu dipinto sin dall’inizio nel caratteristico colore bianco e nero; le fasce bianche ricordano le due linee di cannoni del vascello cui si era ispirato il costruttore.
L’Amerigo Vespucci è una Nave armata con tre alberi, alti 50, 54 e 43 metri e bompresso; le vele quadre, vele di strallo e fiocchi, in tutto 26, per una superficie totale di 2.824 metri quadrati, sono di tela olona (canapa).
Per le manovre correnti sono utilizzati oltre 30 km di cavi vegetali.
La lunghezza della nave è di 83 metri, compreso l’albero di bompresso misura 101 metri.
Dislocazione: 4100 tonnellate.
Gli alberi: partendo dalla parte anteriore: albero di trinchetto, di maestra e di mezzana.
L’albero maestro, dal basso verso l’alto, può contare le seguenti vele: “trevo di maestra”, “gabbia fissa”, “gabbia volante”, “gran velaccio”, “controvelaccio”.
L’albero di mezzana: vela aurica di “randa” (situata verticalmente nella parte posteriore), “contromezzana”, “contromezzana volante”, “controbelvedere”, “belvedere”.
L’albero di trinchetto: “trevo di trinchetto”, “parrocchetto fisso”, “parrocchetto volante”, “velaccino”, “controvelaccino”.
Il bompresso conta su quattro fiocchi: “controfiocco”, “fiocco”, “gran fiocco”, “trinchettina”.
Infine le vele di strallo sono: “strallo di belvedere” e “strallo di contromezzana” tra maestra e mezzana, “strallo di controvelaccio” e “strallo di velaccio” tra maestra e trinchetto.


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Il modello
L’Amerigo Vespucci da me costruito, è della Heller in scala 1:150, ed è composto da 409 pezzi.
La lunghezza è di 68 cm, con un’altezza di circa 50 cm, dimensioni discrete per un modello in plastica.
Il modello è stato costruito direttamente da scatola di montaggio, ad eccezione dei cavi, per i quali ho utilizzato del comune filo di cotone, diametro 0,30 oppure 0,50 a seconda dei casi.
Ho preferito non utilizzare il filo accluso nel kit, in quanto di spessore troppo elevato, quindi fuori scala.
L’unica modifica riguarda la vela del primo albero, albero di trinchetto.


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Per dare sl modello un po’ di spazio, e non soffocarlo, ho preferito rappresentare la vela del primo pennone (partendo dal basso), chiamata “trevo di trinchetto” arrotolata.
Ho ammorbidito un foglio di plasticard con un phon, e l’ho avvolto su se stesso, creando le corrugazioni tipiche della vela arrotolata.
In un secondo tempo con del filo di ottone riscaldato su di una candela, ho creato gli incavi provocati dai cavi che stringono al pennone la vela stessa.
Ho provveduto poi al montaggio della vela sul pennone, fissandola con i fili di cotone, ottenendo un discreto realismo.
Per la costruzione delle manovre (i cavi che comandano le vele) ho annodato i vari cavi, fissando i nodi con colla per plastica.
I nodi dei marciapiedi (i cavi situati sotto i pennoni), invece, sono stati fissati con colla cianoacrilica.
Essendo il primo modello di veliero, ho avuto difficoltà nella realizzazione delle sartie, che i marinai utilizzano per salire sui pennoni.
Infatti Heller consiglia di utilizzare l’utilissimo telaio incluso nella scatola di montaggio per la creazione delle sartìe, e di fissare con normale cement per plastica, i fili.
Alla fine ho dovuto optare per la colla cianoacrilica, in quanto il cement non aderisce bene al tessuto di cotone e le sartie si rompevano prima di essere installate.
Per la colorazione ho utilizzato smalti Humbrol ed in alcuni casi Model Master.
Le vele sono state verniciate (dopo una lunga e laboriosa scelta del colore) utilizzando il colore n. 28 Humbrol, applicato con l’aerografo.
Il resto della nave è stato verniciato a pennello.
Il timone, che è andato perduto nelle fasi di montaggio (eh si, succede!) è stato completamente autocostruito con plasticard.
Le scialuppe di salvataggio sono state arrichite nella colorazione e negli accessori che al vero sono presenti; le istruzioni per la colorazione a tal proposito non sono molto chiare.


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Spero di non avervi annoiato, arrivederci a presto con il prossimo modello …

  

Massimo Icardi
© 2005
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