Questo sito contribuisce alla audience di

La liberazione di Vienna - Stefano Deliperi

Un piccolo diorama per un grande avvenimento storico


La liberazione di Vienna 1683 © Stefano Deliperi - Click to enlarge

La storia… un po’ romanzata.
“All’inizio del settembre milleseicentottantatrè presso Passàu erano ormai anche le armi cristiane in soccorso di Vienna.
Raggiungevano l’Imperatore Leopoldo d’Asburgo e il Duca Carlo di Lorena che, con i suoi ventunmila soldati, continuava a tener impegnato il Turco.
Erano il Principe elettore di Baviera Massimiliano Emanuele con undicimila fra fanti e cavalieri, il Duca di Hòlstein con i suoi armati, l’Elettore di Sassonia con migliaia di fanti, i contingenti di Baden e della Turingia, numerosi nobili màgiari fedeli agli Asburgo ed alla cristianità, i contingenti italiani fra cui quello di San Marco.
E, soprattutto, ventisettemila polacchi, in odio eterno con il Turco.
Comandati dal loro re Giovanni III Sobieski.
Con i suoi diecimila ussari alati.
Il tempo del calvario di Vienna svaniva.
Marco d’Aviano, padre predicatore cappuccino, voce di Dio, fece inginocchiare re e prostitute, principi e maniscalchi, duchi e mercenari, margràvi e semplici soldati.
Sessantacinquemila cristiani ebbero la sua benedizione.
“La benedizione di Dio !”.
Tuonava il predicatore, brandendo la sua croce di legno alta verso il cielo.
“Dio lo vuole ! Avanti con la croce !”
E dai colli boscosi di Kàhlenberg, con leggerezza sguarniti dal Turco, si avventarono come angeli vendicatori.
Non era ancora l’alba del dodici settembre milleseicentottantatrè.
Fra i primi a lanciarsi contro l’accampamento ancora assonnato dell’immane esercito turco erano i cavalieri italiani condotti da Enea Silvio Caprara e da un giovanissimo e coraggioso Eugenio di Savoia, che farà parlare molto di sé sui campi di battaglia di mezza Europa.
Fra essi anche i cavalieri della Serenissima, stradiòti e cappelletti invasati da un odio secolare contro chi aveva rubato la terra ai loro antenati, i cavalleggeri mercenari dei due nobili fratelli per sfruttare le loro poche possibilità di vincere e restare vivi per godere del soldo di Venezia.
Sapevano, poi, tutti che l’unica artiglieria a loro sostegno poteva essere soltanto quella dell’Altissmo.
I Sipahi e gli Jeni Chèri, quelli che la cristianità temeva con il nome di giannìzzeri, difendevano la loro sicura vittoria che, ora, sfuggiva loro di mano.
Dopo dodici ore di accanita e sanguinosa lotta fra moribondi, straziati, eroi e vigliacchi, vi era ancora un tenue equilibrio.
Ed entrarono al galoppo sfrenato, con le loro lunghe lance, le spade ed i martelli uncinati migliaia di ussari alati, dalle mille penne che svettavano sibilando alla corsa.
Angeli o dèmoni che fossero.
Alla caccia dell’ultima strenua difesa del Turco.
E travolsero.
E con gli altri cavalieri cristiani rimasero padroni del campo, delle tende, del bottino, dell’harem.
Squartavano e scorticavano.
Con i soldati di Vienna, con i cittadini una volta famosi per la cordialità.
Ebbri della crudele morte scampata, della vita insperatamente ancora nelle loro mani.
Più di ottomila turchi erano inermi sul campo, migliaia di prigionieri, inestimabile il bottino.
Meno di duemila erano i martiri cristiani che avevano offerto la loro vita per la gloria di Dio.
E i resti dell’immane esercito dei turchi rifluivano mestamente sulla loro primitiva strada.
Indietro.
Come indietro rimase il cadavere del Gran Vizìr sconfitto, strangolato dal comandante degli Jeni Chèri con un lungo fazzoletto di seta nera secondo gli ordini del Gran Sultano.
Del Turco si persero le notizie, verso la capitale della sconfitta.
Mentre il sacro sancàk i serìfi veniva trascinato nella polvere verso Roma, in offerta, tramite il Papa, all’unico e vero Dio.
Lo accompagnava un messaggio dell’umile frate dal tono cesariano: “veni, vidi, Deus vicit”, liberando di gioia tutte le campane e le coscienze dell’Europa cristiana”
(da Storie di uomini e tempi, di Stefano Deliperi, La Riflessione Editrice, 2006).


Vienna (Giovanni Belotto)

Vienna - Giovanni_Belotto

Qualche riga di storia, senza alcun fronzolo…
La liberazione di Vienna dal pesante assedio turco nel settembre 1683 è uno dei più importanti avvenimenti storici, anche se non certo abbastanza conosciuti, della storia moderna.
Uno degli snodi storici primari dei rapporti fra occidente ed oriente.
Sotto le mura di Vienna venne fermato definitivamente l’espansionismo turco ed islamico verso l’Europa.
Da allora iniziò per la Sublime Porta una lentissima, ma inesorabile decadenza.
Eppure l’invasione del cuore del continente europeo era iniziata sotto i migliori auspici per i turchi, già fermati a stento nell’agosto 1664 dall’esercito imperiale asburgico guidato dal condottiero italiano Raimondo Montecuccoli nella battaglia sanguinosa di San Gottardo sulla Raab.
Candia era stata sottratta alla Serenissima Repubblica di Venezia nel 1669, nel 1672 era stata occupata anche la Podòlia (parte dell’attuale Ucraina).
Nel 1683 il limes turco attraversava la pianura ungherese.
Grazie anche all’aiuto finanziario occulto del re di Francia Luigi XIV e sfruttando l’occasione della chiamata da parte di alcuni nobili magiari ribelli all’Impero, il sultano turco Maometto IV decise di dare il colpo definitivo ad un’Europa cristiana fortemente divisa ed attraversata da durissime divisioni religiose e dispute territoriali.
Trovava l’opposizione iniziale soltanto dell’esercito imperiale asburgico, non certo al culmine delle proprie forze, guidato dal duca Carlo V di Lorena.
L’8 luglio 1683, dopo un’avanzata costellata di devastazioni e stragi, Vienna veniva cinta d’assedio da oltre duecentomila turchi e loro alleati valacchi, siriani, egiziani, serbi, albanesi, greci, tatari con 300 cannoni e bombarde.
L’imperatore Leopoldo I doveva lasciare Vienna per organizzare la resistenza e chiedere aiuti alle altre potenze europee.
Vienna resisteva con soltanto undicimila soldati e miliziani cittadini comandati dal conte von Starhemberg.
Con il passare delle settimane le atrocità dell’una e dell’altra parte non si conteranno più.
Sarà il papa Innocenzo XI il fulcro della spedizione cristiana al soccorso di Vienna: con soldi della Santa Sede e di diversi principi cristiani, verranno raccolti contingenti e truppe dagli Stati tedeschi del Sacro Romano Impero (il cui sovrano, seppure sempre più soltanto nominale, era Leopoldo I d’Asburgo), soprattutto dalla Baviera, dall’Holstein, dalla Sassonia, dall’Ungheria, dalla Polonia del re Giovanni III Sobieski, dagli Stati italiani, in particolar modo dalla Repubblica di Venezia.
Ma una parte importante nella novella “crociata” contro i turchi era svolta dal venerabile padre Marco d’Aviano, monaco predicatore itinerante notissimo in tutta l’Europa del tempo, ben oltre le terre cattoliche.
Agli inizi del settembre 1683, presso Passau, gli eserciti cristiani si ricongiunsero: erano in vista di Vienna, ormai allo stremo e con diversi bastioni diroccati, dopo aver resistito a ben diciotto attacchi.
I cavalieri cristiani, fra i quali si distinguevano gli italiani Enea Silvio Caprara ed il giovane Eugenio di Savoia, si avventarono dalle boscose colline di Kalhenberg sull’accampamento turco poco prima dell’alba del 12 settembre 1683.
Sessantacinquemila soldati cristiani provenienti da varie parti d’Europa si scontrarono con oltre duecentomila ottomani.
Dopo dodici ore di sanguinosi combattimenti senza quartiere, irruppero per la terza volta alla carica migliaia di ùssari alàti polacchi condotti dal re Giovanni II Sobieski: solo allora cedettero di schianto le linee turche, fuggendo in disordine ed abbandonando l’accampamento.

ussari alati

Carica degli ussari alati - 1683

Rimasero sul campo di battaglia circa duemila cristiani e, secondo varie fonti, dagli ottomila ai ventimila ottomani.
Vienna venne liberata in un tripudio di gioia che pervase tutta l’Europa, nella cattedrale di Santo Stefano venne celebrato il Te Deum di ringraziamento al cospetto dell’imperatore, di re, principi e nobili quanti raramente se ne videro insieme.
S’era realizzata quella fraternità d’armi cristiana che diede vita, in sostanza, all’ultima crociata e fermò definitivamente l’espansionismo turco ed islamico.
Padre Marco d’Aviano inviò il sancak i serifi, la sacra bandiera dell’Islam, a Roma dal papa Innocenzo XI, che dedicò il 12 settembre al S.S. Nome di Maria, la cui effige aveva adornato gli stendardi cristiani.
Nel contempo per l’intero Islam l’11 settembre (la battaglia ebbe inizio prima del sorgere del sole, momento in cui, secondo le usanze, inizia il giorno) divenne giorno di lutto e dedicato alla vendetta.
Il mondo occidentale e cristiano se ne renderà bene conto trecentodiciotto anni dopo…


La liberazione di Vienna 1683 © Stefano Deliperi - Click to enlarge

Il diorama.
Il piccolo diorama rappresenta la carica dei cavalieri cristiani dalle colline boscose di Kahlenberg contro le trincee turche che stringevano d’assedio Vienna.


Cavalleria pesante alla carica © Stefano Deliperi - Click to enlarge

Cavalleria pesante alla carica - 1683

I “soldatini” (ventiquattro cavalieri cristiani e ventisette turchi) sono quelli, veramente pregevoli, della Venexia Miniatures di Sovizzo (VI), validi sia per il war game che per la realizzazione di diorami.
Sono rappresentati dei cavalieri pesanti della Serenissima Repubblica di Venezia (RGI cav 01), che portò in soccorso della capitale asburgica un forte contingente di cavalleria in buona parte composto da mercenari e dalle truppe leggere a cavallo di origine balcanica (cappelletti e stradioti). Inoltre dei corazzieri asburgici (il Reggimento “Visconti”, RPIC 01) e un’orta (formazione paragonabile al “reggimento”) ottomana di giannizzeri (ROT 04) con un piccolo reparto di artiglieri con bombarda (OT 41).
Le pose sono numerose ed piuttosto dinamiche, rendendo bene il realismo di una “scena” di guerra.


Bombarda turca © Stefano Deliperi - Click to enlarge

Bombarda turca


trincea giannizzeri © Stefano Deliperi - Click to enlarge

Particolare della trincea dei giannizzeri

I colori utilizzati sono gli acrilici Model con pennelli “tre zero” e “quattro zero”, mentre l’ambientazione è ottenuta, ad eccezione degli alberi, esclusivamente con elementi naturali: legno per i trinceramenti, foglie secche, licheni, ecc.

Cavalleria pesante alla carica

Corazzieri asburgici

Bibliografia.

Renato Cirelli, La battaglia di Vienna del 1683, in www.alleanzacattolica.org;
Ekkehard Eickhoff, Venezia, Vienna e i Turchi. Bufera nel sud-est europeo 1645-1700, Rusconi, Milano, 1991;
Jan Wladislaw Wos, La Polonia. Studi storici (cap. VII: Giovanni Sobieski e la battaglia di Vienna), Giardini, Pisa, 1992.

 

Stefano Deliperi
© 2006
[Gallery]
Click here to go!