Storia:
A dispetto di un millennio di pace, la Repubblica si trasformò velocemente in una formidabile macchina da guerra quando la minaccia Separatista si aggravò nella Guerra dei Cloni.
La differenza fatta in pochi anni fu incredibile; canalizzando enormi risorse in nome della sicurezza, La Repubblica sviluppò flotte di enormi navi da battaglia, molte con progetti all’avanguardia.
L’incrociatore da battaglia della Repubblica, o Star Destroyer , diede a questa flotta stellare la sua forza.
La nave da battaglia non era pensata principalmente come Cargo, trasporto truppe o come nave da rifornimento; era stata concepita e perfezionata per il combattimento.
Sulla sua forma aggressiva, con un profilo simile ad un pugnale, sono state montate svariate postazioni di fuoco capaci di penetrare scudi di energia e spesse armature. Dalle torri di controllo, l’equipaggio di cloni e di ufficiali della Repubblica sopraintendevano le operazioni.
La metà superiore del dorso della nave conteneva un’enorme ponte di volo capace di lanciare i nuovi starfighter della Repubblica.
Le enormi porte degli hangar si aprivano per poter consentire il decollo e l’atterraggio; il vascello aveva inoltre un secondo attracco più piccolo nella superficie ventrale.
Questi incrociatori sono stati sia la spina dorsale che il fronte d’attacco della difesa di Coruscant durante l’attacco separatista per la conquista della capitale.
Moltri incrociatori occuparono l’atmosfera del pianeta, ingaggiando le navi nemiche, spesso a distanza ravvicinata.
Queste navi sono servite spesso anche come navi di comando durante le operazioni distanti, come la missione di Yoda su Kashyyyk e la ricerca del generale Grevious su Utapau da parte di Obi-Wan Kenobi.
Le informazioni sono tratte dal sito www.starwars.com.
Il Kit:
Il modello risulta ben definito e di facile montaggio.
I pezzi sono “tagliati” in maniera ottimale, come ci si aspetterebbe da kit recenti, e la scala permette di non dover fare lavori di dettaglio eccessivi.
Essendo il primo modello che faccio dopo molti anni, non ho voluto spingermi oltre il semplice montaggio e la colorazione.
In realtà il modello si presta ottimamente a vari tocchi “di fino”.
Montaggio:
Come già detto i vari pezzi sono molto ben dettagliati, una nota estremamente positiva è l’assenza totale di sbavature di stampa, bolle d’aria o comunque di altre imperfezioni.
I pezzi, come scritto sulla scatola, sono 74 su cui spiccano le due metà dello scafo (504 mm di lunghezza).
Non sono presenti pezzi minuscoli e, a parte alcuni pezzi delle fiancate che vanno controllati in base al verso, sono tutti facilmente montabili anche da chi ha poca esperienza (come me dal resto :-) ).
Colorazione:
La plastica è già di colore grigio scuro, con il semplice montaggio si ottiene un modello di dimensioni notevoli e impressionanti.
La colorazione ovviamente rende il modello decisamente più interessante e attinente con le navi viste nell’esalogia.
Innanzi tutto devo sottolineare che ho avuto i miei problemi con la colorazione a causa dell’inesperienza, ho iniziato più volte a pennello ma mi sono scontrato contro la mole della nave.
Parlerò quindi della colorazione ad aerografo e dei problemi che sono scaturiti dalle varie fasi di colorazione (comprese quelle a pennello).
La base è stata data con un Pale Grey Blue della Vallejo.
Il colore è un grigio chiaro con una particolare tendenza al blu ovviamente poco marcata.
Ho dato svariate mani di “primer” visto che comunque era anche il colore scelto come base.
Per i motori ho cambiato tattica, la base è stata coperta da un nero (sempre Vallejo) e, in seguito, da un natural steel.
Questo ha fatto in modo che i motori divenissero di color acciaio brunito.
L’estremità dei motori, gli ugelli, li ho invece lasciati con il solo colore steel per simulare una sverniciatura da calore, mentre l’interno è stato colorato in nero.
La seconda fase di colorazione mi ha visto combattere contro la livrea della Repubblica.
Purtroppo mancano dei riferimenti visivi sullo scafo che denotino le linee rosse sulle ali, sia sulla parte dorsale che su quella superiore.
Ho dovuto procedere un pò a spanne ercando di mantenere le proporzioni delle immagini di riferimento delle istruzioni.
Ho provato anche a ricavare delle maschere precise a partire dalla scannerizzazione del manuale di istruzioni resa in scala ma il risultato è stato deludente.
Sono passato quindi alla colorazione delle fiancate.
Vedendo le foto delle navi imperiali della trilogia originale, questa parte è risultata la più complessa per la miriade di particolari e di lavorazioni che possono essere ottenute.
Io ho puntato ad una diversificazione dei dettagli, colorando “a caso” alcuni dettagli in nero, grigio scuro, bianco, acciaio e acciaio brunito (seguendo lo stesso procedimento dei motori).
Questo ha creato un’effetto di diversificazione delle zone molto carino a vedersi.
Dopo aver finito anche questo passo ho dato una mano di trasparente lucido, ho applicato le poche decal contenute nella scatola (giusto i due simboli circolari e alcune linee rosse che si trovano dietro le batterie di cannoni).
Per evitare di rovinare con il tempo le decal, ho dato una seconda mano trasparente lucido per coprire tutta la struttura e ho dato inizio alla fase più divertente: il weathering.
Ho effettuato due passaggi di washing: il primo in smoke, un marrone abbastanza intenso che, diluito, rende perfettamente l’idea di olio di motore.
Il secondo lavaggio l’ho effettuato con il nero.
I due lavaggi sovrapposti creano delle zone d’ombra con riflessi tipo metallo, si nota sopratutto negli alloggiamenti delle batterie di turbolaser.
Inoltre ha delineato benissimo le linee dei pannelli, a parte alcune che ho dovuto intagliare nuovamente perchè si erano “tappate” nella colorazione a pennello.
Dopo i lavaggi ho cercato di riprodurre delle scrostature (minuscole visto la scala) con un pò di brybrushing usando il solito steel.
Il risultato è stato di avere spigoli che in controluce sembrano metallici.
L’ultima fase è stata quella di “far combattere” un pò la nave.
In tutti i film di star wars le navi che hanno combattuto portano i segni della battaglia, sotto forma di bruciature dei laser.
Per riprodurle ho semplicemente tirato delle linee con l’aerografo, soffermandomi su un punto e poi tirando verso i motori, in modo da creare una specie di “cono”.
Varie ed eventuali:
Come già detto il modello è bello grande, il suo interno è spazioso e lascia molto alla fantasia.
Quello che riporto qui è il frutto di varie discussioni con altri modellisti, ben più esperti di me, con cui ho discusso su come dettagliare e modificare questo modello.
La prima cosa che viene in mente guardando questo modello è sicuramente che è quasi un peccato non illuminarlo a dovere.
Per come è strutturato il modello abbiamo spazio in abbondanza per inserire all’interno un sistema di illuminazione a led o a fibra di tutto rispetto.
La cosa più semplice che si può fare è fornirsi di un trapano da modellismo, forare i motori (quelli più grossi) e inserire all’interno 4 led azzurri.
Modifiche più avanzate possono essere quelle di creare un buco sotto la torre di comando, intagliare quest’ultima nelle posizioni delle finestre e illuminare quest’ultime tramite della fibra ottica.
In questo caso è decisamente sconsigliabile usare la soluzione facile dell’unico led piazzato al centro della torre.
La luce si spanderebbe in maniera piuttosto irrealistica.
Altra cosa che ho notato è che il peso viene distribuito in maniera non uniforme.
Il baricentro del modello è spostato molto indietro a causa del peso dei motori rispetto alla punta.
Nella parte inferiore dello scafo ci sono due “hangar” uno quadrato e uno allungato che prosegue fino alla fine dello scafo.
La parte di quest’ultimo verso l’hangar più centrale è il baricentro della nave finita.
Perchè questo discorso sui pesi? Semplice: se volete fare un lavoro di fino, illuminando anche il modello, questo è il punto migliore per montare uno “spinotto” d’alimentazione, in modo da nascondere completamente i cavi.
Mettendo in questa posizione la parte “femmina” dello spinotto avrete un punto perfetto per alimentare il sistema di illuminazione interna senza cavi a vista e, sopratutto, incluso direttamente nel sostegno per l’esposizione.
Sperando di non avervi annoiato troppo, e di avervi magari dato qualche dritta, vi saluto!
Al prossimo modello!
| Pierpaolo Polo |

Giaba (Giacomo Banche)








