Alla fine degli anni trenta l’era degli aerei da combattimento biplani stava ormai tramontando a discapito di una nuova generazione di velivoli monoplani di concezione moderna con prestazioni e armamento superiori che segneranno gli eventi bellici della seconda guerra mondiale.
Nonostante l’evoluzione in atto, nel 1939 la russa Polikarpov progettò e mise in campo L’I 153, l’ultimo derivato dell’I 15, uno dei protagonisti della guerra civile spagnola.
Il Polikarpov I 153 aveva caratteristiche simili al suo predecessore in particolare L’ala superiore a gabbiano (da qui il nome Chaika) raccordata alla fusoliera, le diversità stavano nel motore, l’M62 di maggior potenza, l’armamento, portato a quattro mitragliatrici sincronizzate alle pale dell’elica e al carrello retrattile manuale.
All’inizio del operazione Barbarossa, l’aviazione sovietica aveva numerosissimi esemplari di questo aereo operativi in prima linea, subendo nei primi giorni di guerra un vero e proprio massacro, soprattutto sorpresi a terra da parte della Luftwaffe.
Nonostante fosse veloce e maneggevole non poteva certo competere con i BF 109 tedeschi, perciò fu sempre più relegato a compiti di assaltatore e bombardiere leggero contro le truppe nemiche a terra.
Il kit:
Il kit è prodotto dalla ceca Smer è stampato ad iniezione con il dettaglio in fine positivo, la scatola comprende un set in resina (sci, serbatoi supplementari) e una piccola lastrina di fotoincisioni.
A parte qualche dettaglio da rifare, tipo gli interni che sono un po’ spogli, il kit è di forme e dimensioni corrette, e grazie alla plastica facilmente lavorabile si presta bene a dei lavori di miglioria.
L’abitacolo:
Prima di tutto ho reinciso i pannelli metallici con un incisore, lo stesso strumento mi è servito a incidere delle griglie di raffreddamento mancanti sulle stampate, i rivetti e le viti di fissaggio dei pannelli invece sono stati riprodotti con una micro punta di 0,3.
Gli interni sono stati ricostruiti completamente in scratch a parte il cruscotto che è una fotoincisione compresa nel kit; per il montaggio ho utilizzato i seguenti materiali: striscioline finissime in plasticare per la costolatura interna e del filo di rame di vario spessore col quale ho riprodotto la struttura tubolare, le leve, i cavi di comando e parte delle pedaliere.
Il seggiolino del pilota è stato costruito con del lamierino d’ottone sagomato con l’imbottitura riprodotta in stucco bicomponente Tamiya putty, la cloche e le culatte delle mitragliatrici sono state riprodotte con dei pezzetti di plasticare, di plastirod e frammenti di vecchie fotoincisioni. Per la colorazione ho consultato varie fonti di documentazione e tutte riportano che gli interni degli aerei della Polikarpov erano verniciati dello stesso azzurro delle superfici inferiori a parte il pianale e il sedile dipinti di un verde non bene specificato.
I colori che ho utilizzato sono i seguenti: l’azzurro Aero Master 1194 per le paratie interne e il verde Tamiya XF58 per il pavimento e il seggiolino, il cruscotto e le armi sono state dipinte in nero opaco successivamente trattate con un leggero dry bruh in grigio e argento; un lavaggio di terra d’ombra naturale ad olio ed una lumeggiatura in grigio chiarissimo ha concluso questa fase del lavoro facendo risaltare i dettagli e creando una realistica patina di sporco.
Il montaggio:
Dopo aver unito le semi fusoliere e l’ala inferiore senza problemi mi è sorto un dubbio riguardante l’ala superiore, nella parte centrale dove si raccordano le ali vi sono stampate delle spesse centinature in rilievo, in tutte le foto della mia documentazione non vi è traccia, qui mi e stato d’aiuto un sito della Nuova Zelanda in cui vi sono restaurati un paio di esemplari, infatti si vede chiaramente la parte centrale composta da pannelli metallici, quindi ho deciso di agire in questo modo, prima di tutto ho carteggiato profondamente la parte in questione e successivamente ho inciso i pannelli servendomi di uno scriber e di nastro della Dymo come guida.
La cofanatura del motore necessita di parecchio lavoro di miglioria in particolare il bordo d’uscita, il quale risulta slabbrato e dalla linea irregolare, ho risolto riempiendo la zona danneggiata con parecchio Attac e usando un pezzetto di nastro adesivo come appoggio, una buona carteggiata ha reso liscio e omogeneo il tutto.
Nella parte superiore bisogna inserire due triangolini di plasticare per correggere un angolo sbagliato nell’innesto con la fusoliera, gli scarichi sono stati riprodotti con dei pezzetti di Plastirod forati e sagomati che poi ho inserito nei fori precedentemente preparati.
La griglia anteriore è una fotoincisione compresa nel kit, essa è molto ben riprodotta con i flabelli semi aperti ricca di dettagli in rilievo, ho completato il lavoro inserendoci le quattro mitragliatrici (aghi da siringa) e la fascia che avvolgeva la naca motore (strisciolina di nastro adesivo metallico).
Le superfici mobili sono state separate dalle ali con l’utilizzo di un seghetto molto fine e incollate in una posizione più dinamica che conferisce al modello maggior realismo, i dettagli aggiuntivi, come gli attuatori sono stati riprodotti con dei pezzetti di plasticare sagomati.
La colorazione:
Ho deciso di verniciare il mio modello seguendo uno dei profili offerti dalla scatola, l’86 bianco di stanza a Murmank nell’inverno 1941-42, purtroppo nella mia documentazione non ho foto di questo esemplare, ma la sua livrea è così accattivante che è un vero peccato non riprodurlo aggiungendovi anche qualche licenza personale.
Il soggetto in questione, dotato di sci, aveva uno schema mimetico invernale che consisteva in una verniciatura a chiazze irregolari bianche sopra probabilmente al tipico verde sovietico AII green, le superfici inferiori erano in azzurro AII blue.
Ho proceduto dipingendo l’aereo con in seguenti colori Areomaster IL1193 Topside green e IL1194 Russia lt blue, la fascia rossa è stata verniciata con il XF7 Tamiya, la maculazione bianca è stata riprodotta con il colore Gunze 311 diluito all’80% e utilizzando l’aerografo a bassissima pressione, molto importante per ottenere un reticolo di macchie non troppo sfumate e soprattutto nella scala corretta.
Dopo aver fissato le decal sono passato ad invecchiare il modello facendo risaltare le incisioni dei pannelli con del colore bruno ad olio diluitissimo, con un colore metallico sono state riprodotte qualche scrostatura soprattutto nei pannelli che venivano aperti per interventi di manutenzione ho concluso con un leggero dry brush di verde chiaro a smalto conferendo alle parti telate il giusto grado di usura.
I carrelli e l’elica:
I carrelli necessitano di varie migliorie e correzioni, prima di tutto ho accorciato la gambe un paio di millimetri per dare al modello la giusta altezza e assetto a terra, successivamente ho modificato gli ammortizzatori migliorandoli con dei frammenti di tubicini della Minimeca e aggiungendovi i compassi di torsione costruiti con pezzetti di plasticare, ho rifatto anche i lunghi pistoni di assetto degli sci sempre autocostruiti con dei tubini della Minimeca di vario diametro.
Se si decide di optare per la versione dotata di sci è importante chiudere parzialmente i pozzetti dei carrelli con le fotoincisioni apposite, infatti in questa versione le gambe si ritraevano lasciando i pattini esterni, gli sci e gli sportelli di chiusura fanno parte del set in resina offerto dal kit, essi vanno ripuliti dalle bave e assottigliati prima di unirli al resto dei carrelli.
Il tutto è stato verniciato con lo stesso tono di azzurro delle superfici inferiori e trattato successivamente con lavaggi e dry brush escludendo le parti mobili degli ammortizzatori che sono state dipinte con del crome Silver a smalto.
Purtroppo anche l’elica non mi convince, a mio parere le pale sono troppo corte, ho risolto separandole dal mozzo e allungandole con dei spessori in plasticare raccordando il tutto con carta abrasiva, il mozzo è stato dettagliato con l’aggiunta dei congegni del passo (riprodotti in plasticare) e con l’innesto di accensione per il sistema “Hucks” (pezzetto di tubino sagomato).
I tiranti ed altri dettagli:
Per i tiranti alari ho usato lo stesso procedimento che ho utilizzato sull’I15 bis che consiste di infilare della bava da pesca da 0,07 in fori passanti precedentemente praticati nelle ali, la bava va fissata facendo infiltrare della colla cianocrilica nei fori tendendola leggermente con una pinzetta, a incollaggio avvenuto bisogna tagliare l’eccedenza e carteggiare il foro d’uscita accuratamente, logicamente le parti esterne delle ali vanno verniciate dopo questa fase del lavoro.
Il parabrezza è stato prelevato dal set della Falcon n°24, prima di raccordarlo alla fusoliera bisogna forarlo nella parte anteriore nel quale ci dovrà poi passare il sostegno del mirino riprodotto con un pezzetto di sprue filato, sempre autocostruiti sono il collimatore e gli sportellini d’accesso rifatti in plasticare sagomato con l’imbottitura riprodotta con striscioline di nastro adesivo metallico.
Le bombe fanno parte del set di resina, io vi ho aggiunto le alette e i percussori rifatti in plasticare, mentre gli attacchi subalari sono fotoincisioni modificate e arricchite di dettagli sempre in plasticare.
La basetta:
Per ricreare una realistica ambientazione invernale ho utilizzato la neve sintetica della Prochima, che però ho seguito un procedimento diverso da quello consigliato dalla confezione.
Prima di tutto ho incollato un leggero strato di Das su una basetta di legno, ricreando impronte e avvallamenti del terreno, una mano di colla Vinavil e di conseguenza un’abbondante infarinata della apposita polvere, ad essiccazione avvenuta ho tolto l’eccesso e fissato il tutto spruzzando della lacca per capelli di mia moglie.
I figurini sono stati autocostruiti con pezzi di vario genere, in particolare Preiser e CMK, i tipici giacconi trapuntati russi sono stati riprodotti con dello stucco bicomponente Tamiya Putty, modellato con tanta pazienza sul corpo dei figurini, i colbacchi sono stati clonati in resina da un vecchio soldatino scala H0 della Atlantic e grazie alle copie che ho riprodotto mi ha permesso di adattarli e modificarli a mio piacimento.
Ho concluso la scenetta aggiungendovi casse, bidoni di varia provenienza e per dare un tocco di maggior realismo ho aggiunto all’ambientazione rametti e ciuffetti d’erba rinsecchita con lo scopo di ricreare un gelido campo avanzato ai bordi di una foresta nella Russia settentrionale.
|
Stefano Foresti Drive & Fly - Modena |
|
|

Giaba (Giacomo Banche)






















