Il kit
Nella scatola sono presenti tre stampate contenenti le parti del carrello di trasporto e del velivolo, più un’altra stampata per i trasparenti (ottimi), le istruzioni (13 fasi più verniciatura) e il foglio decals.
Queste ultime sono abbastanza sottili, ma il colore degli Hinomaru non è corretto (troppo scuro) come pure quello delle bande gialle, che vanno sul bordo d’attacco delle ali (troppo gialle).
Il livello di dettaglio generale è abbastanza buono; in particolare vanno segnalate le pannellature, evidenziate con linee molto sottili.
Le dimensioni del modello ridotto in scala rispecchiano il velivolo reale; c’è una lieve differenza nell’apertura alare (inferiore a 1 mm rispetto a quanto avrebbe dovuto essere) che comunque non inficia la qualità generale del kit.
Considerata l’età della scatola di montaggio, risalente alla fine degli anni 80 non c’è da lamentarsi troppo.
Montaggio e verniciatura
Ho iniziato dal carrello di trasporto, composto da 18 parti; si assembla con facilità.
Gli scivoli anteriori sono più bassi di quelli posteriori, per aiutare il trasferimento in acqua del velivolo.
Il carrello è stato verniciato in Hull Red (Tamiya XF9) e Flat Earth (Tamiya XF52) per quanto riguarda l’intelaiatura principale mentre i supporti dove poggia il velivolo sono in nero (Tamiya XF1).
Su questi ultimi è stato effettuato un drybrush abbastanza pesante in Flat Alluminium (Tamiya XF16) per simulare le scrostature dovute all’attrito con i galleggianti.
Sono seguite le fasi canoniche di assemblaggio del modello partendo dall’abitacolo, dal quale ho omesso le figure del pilota e del navigatore/mitragliere.
Il dettaglio degli interni è discreto con particolare riferimento ai pannelli strumenti.
Non sono riuscito a reperire set di miglioria in resina e/o fotoincisioni e mi sono limitato ad aggiungere le cinture di sicurezza in fotoincisione, prelevandole dal set della Eduard 49004, dedicato alle cinture della Marina Giapponese in 1/48.
Gli interni sono verniciati completamente in RLM Grey (Tamiya XF22); ho effettuato un drybrush in nero (Tamiya XF1) e alluminio (Tamiya XF16) per simulare scrostature e macchie di grasso.
La vaschetta dell’abitacolo va inserita poi in una semifusoliera (le cui pareti sono state dipinte in RLM Grey) che andrà poi accoppiata all’altra.
La prova a secco dell’accoppiamento evidenzia uno scalino, nella linea di giunzione, nella parte inferiore della fusoliera.
Questo inconveniente viene superato eliminando tutti i perni di riscontro ed effettuando l’allineamento a mano.
Seguono poi il montaggio del radiatore e della presa d’aria, nella parte inferiore del modello, l’accoppiamento delle ali (ottimo) e l’aggiunta degli stabilizzatori orizzontali in coda.
Per quanto riguarda questi ultimi, viene lasciato un piccolo spazio (meno di ½ mm.) tra gli stessi e la fusoliera.
Non ho provveduto ad alcuna stuccatura poiché trattandosi di parti mobili un minimo di aria per il movimento deve essere lasciata.
Veniamo ora all’unica parte problematica del montaggio ovvero l’accoppiamento tra ali e fusoliera.
Durante la prova a secco è risultato un evidente gradino tra la fusoliera e la zona posteriore dell’intera ala, nel punto in cui si accoppia con la fusoliera stessa.
Questo gradino è causato dall’esistenza di due protuberanze nella parte inferiore della vaschetta dell’abitacolo, che ostacolano l’accoppiamento.
Ho provveduto ad eseguire un’energica limatura di quest’ultime; ho ridotto il problema senza risolverlo completamente.
Sono intervenuto direttamente sul gradino cercando di ridurlo ulteriormente con la lima e la carta vetrata.
L’inconveniente è stato risolto al prezzo della perdita della rotondità della parte e della scomparsa delle pennellature in quella zona.
Queste ultime sono state reincise ma la perdita di rotondità purtroppo è rimasta.
Di seguito ho assemblato i flaps e li montati sulle ali, ho assemblato i galleggianti, all’interno di ciascuno dei quali ho posto un peso da 25 gr. per stabilizzare il modello e ho assemblato la bomba da 800 Kg (naturalmente in scala 1/48 e senza esplosivo !!!)
Ho dato una mano di primer bianco Tamiya e verificato che non ci fossero stuccature da rifare e/o graffi da carteggiare a questo punto ho iniziato la fase di verniciatura.
Lo schema mimetico è quello standard per i velivoli della Marina Giapponese: grigio chiaro nella parte inferiore (Tamiya XF12) e verde scuro in quella superiore (Gunze H59) entrambi diluiti al 50% con alcool puro.
L’elica e la sua ogiva, data la sua origine in legno, è stata verniciata in Hull Red (Tamiya XF9).
Per simulare l’usura della vernice sotto il sole, ho schiarito il verde scuro, sporcando, con il colore così ottenuto, il diluente e verniciando il centro dei pannelli delle ali e del cofano motore.
Le linee dei pannelli sono state poi evidenziate, prima con una passata ad aerografo di Smoke (Tamiya X19) estremamente diluito e poi con un passaggio a pennello di colori ad olio (anche in questo caso estremamente diluiti).
Per quanto riguarda i fumi di scarico, il diluente è stato sporcato con del Flath Brown, Dark Grey, Royal Blue e una punta di nero opaco; il tutto è stato dato ad aerografo in poche passate leggere.
Per la parte inferiore è stato usato solo la terra d’ombra bruciata (ottimo il risultato data la natura chiara della verniciatura) per quella superiore lo stesso mescolato con il blu oltremare scuro (l’effetto si vede a malapena).
Le scrostature della vernice sono state realizzate mescolando l’alluminio e l’RLM grey della Tamiya onde smorzare l’eccessiva brillantezza del metallizzato.
Per verniciare il telaio della cappottina ho usato, per la prima volta, la maschera della Eduard dedicata al Seiran; la comodità d’uso e il risultato ottenuto ne consigliano l’uso per tutti i velivoli per i quali è possibile reperire tale tipo di prodotto.
Terminata la verniciatura ho iniziato la procedura per l’applicazione delle decals.
Con mio grande disappunto le decals presenti nella scatola, non appena messe in acqua, staccandosi dalla carta si sono rotte più o meno tutte.
Per quanto riguarda gli Hinomaru, ho risolto con foglio della AeroMaster dedicato agli emblemi Giapponesi; i codici di identificazione sono stati ricavati da avanzi di precedenti modelli (comunque li ho fatti coincidere con le matricole originali) e sui galleggianti le decals sono state rimpiazzate con l’uso dell’ aerografo.
Il risultato ottenuto mi soddisfa in quanto presenta un aria di “vissuto” non particolarmente calcata ma adeguata alla breve vita operativa del velivolo.
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Carlo Canducci IPMS Italia Centro Tuttoinscala di Roma |
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Un particolare ringraziamento va agli amici del centro IPMS di Roma Luca Bucchi e Livio Gonella per l‘aiuto fornitomi per la realizzazione di questo modello.
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Giaba (Giacomo Banche)




















