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Junkers Ju 87G-2 “Stukakanone” - Marco Vergani

Un kit Hasegawa in 1/48

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Un po’ di storia
Junkers Ju 87 è la sigla dei bombardieri in picchiata detti anche Stuka (Sturzkampfflugzeug, letteralmente “aereo da combattimento in discesa”), uno dei migliori bombardieri da picchiata della seconda guerra mondiale largamente impiegato su tutti i fronti dall’aviazione militare tedesca durante la seconda guerra mondiale.
Era contraddistinto dalla caratteristica forme delle “ali a gabbiano rovesciate”, o a “doppia V”.
L’armamento era composto da 3 mitragliatrici da 7,9 mm (2 fisse in caccia e una brandeggiabile per la difesa posteriore) e da varie combinazioni di bombe da 50, 250 o 500 kg.
Dal 1941, quindi appena iniziato il conflitto anche la Regia Aeronautica ne ebbe in dotazione 159 esemplari tra varie versioni.
Gli aviatori italiani lo chiamavano scherzosamente Picchiatello.
Normalmente impiegato soprattutto nella guerra anticarro e antinave, e per demolire le fortificazioni avversarie, era dotato di una sirena (detta tromba di Gerico) montata sul carrello d’atterraggio che, per effetto del vento, produceva un suono stridente e fortissimo che aveva lo scopo di terrificare il nemico e la popolazione civile delle zone sorvolate.
La differenza fra i bombardieri ed i bombardieri in picchiata è che, mentre i primi sganciano grappoli di bombe su un’area piuttosto vasta navigando in volo orizzontale, i secondi si dirigono verticalmente (in picchiata) verso l’obiettivo da colpire e, giunti vicino ad esso, sganciano una sola bomba, ottenendo così una precisione maggiore.
In un certo senso sono i precursori delle moderne bombe intelligenti a guida laser.
L’attacco in picchiata si era già rivelato come l’ideale per colpire bersagli in movimento o di difficile inquadramento, come ponti, postazioni fortificate ecc.
Questa tecnica è stata molto usata negli scontri aereonavali durante la seconda guerra mondiale.
Furono costruite le versioni B, D e G, con diversi tipi di armamento, cannoni da 20 mm serie D, cannoni da 37 mm - 50 mm serie G (caccia carri).
Uno dei difetti operativi derivanti da un attacco in picchiata contro un obiettivo terrestre però consisteva nella violenta accelerazione laterale subita dal pilota che non avendo a quei tempi delle tute a compressione differenziata per favorire il deflusso del sangue dalle estremità inferiori verso il cervello tendeva a svenire al culmine dello sforzo, generalmente coincidente con lo sgancio della bomba.
I progettisti tedeschi ebbero però il merito di aver pensato anche a questa evenienza realizzando un sistema di richiamo automatico della barra, da attivarsi prima della picchiata, capace di riportare in quota l’aereo dopo l’attacco anche in caso di svenimento del pilota, il quale aveva tutto il tempo durante la risalita di riprendere i sensi e quindi il comando dello “Stuka”.
Lo Stuka venne abbondantemente “rodato” nelle file della Legione Condor durante la guerra civile spagnola.
Nel settembre del 1939 i reparti da bombardamento in picchiata furono i primi a colpire con estrema durezza e precisione le vie di comunicazione, gli aeroporti e le retrovie polacche.
La lugubre sirena che annunciava la picchiata ed i brillanti risultati ottenuti anche in Norvegia, e durante la Campagna di Francia ne fecero un aereo leggendario.
Queste brillanti vittorie furono ottenute però in condizioni di supremazia aerea quasi assoluta.
Nel corso della Battaglia d’Inghilterra i reparti da bombardamento in picchiata vissero un momento di crisi profonda, subendo predite pesantissime.
In realtà lo “Stuka” era un aereo piuttosto vulnerabile, lento e poco manovrabile.
Un confronto diretto, senza protezione adeguata con i veloci caccia della RAF ne faceva una facilissima preda.
Tuttavia, per quanto avesse perduto la sua fama leggendaria di invincibilità, lo Ju 87 rimaneva un’arma straordinaria nel tiro in picchiata, e continuò a ottenere risultati molto positivi, in condizioni di parità o di supremazia della Luftwaffe.
Questo accadde nel Mediterraneo, dove i reparti di “Stuka” si rivelarono micidiali contro le navi britanniche; lo stesso accadde nel 1941 con la conquista della Jugoslavia e della Grecia (dove si ripeterono le condizioni favorevoli della Polonia), e qualche mese più tardi durante l’invasione dell’Unione Sovietica.
Costantemente aggiornato (nelle varianti D e G, più potenti e variamente equipaggiate ) lo Ju 87 rimase sempre un apparecchio valido, ma assolutamente incapace di difendersi adeguatamente dalla caccia avversaria.
Era quindi un’arma ideale per una guerra aggressiva, che la Germania combatté fino a tutto il 1942.
Nel momento in cui venne messa sulla difensiva, lo “Stuka” mostrò tutti i suoi limiti, pur continuando ad essere impiegato sino alla fine.

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Lo Ju. 87 in numeri:
- ruolo : anticarro
- lunghezza m. 11,50
- apertura alare m. 13,80
- altezza m. 3,90
- velocità max. 410 Km/h a 4.100 m. di quota
- tangenza 7.300 m
- autonomia 788 Km.
- equipaggio 2 persone
- motore 2 Junkers Jumo 211J-1 a 12 cilindri a V invertito, raffreddato a liquido da 1.400 hp
- armamento : una mitragliatrice MG 81Z da 7,92 mm. facente fuoco nella parte posteriore del velivolo, due cannoni anticarro da 37 mm. (tipo BK3,7 o Flak 18) installati sotto le ali da sei colpi ciascuno
- esemplari costruiti : 5.709 in 20 versioni

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Hans-Ulrich Rudel
Fu il più celebre pilota di Stuka.
Rudel nacque a Konradswaldau il 2 luglio 1916, in Alta Slesia che divenne una regione della Polonia dopo il 1945; il padre era un pastore protestante.
Hans Ulrich Rudel
Fin da piccolo si iscrisse alle organizzazioni giovanili del partito nazista, rimanendo per sempre un convinto sostenitore della Germania di Hitler.
Dopo avere abbandonato gli studi entrò, il 4 dicembre 1936, a far parte della Luftwaffe e venne addestrato nel ruolo di pilota osservatore, principalmente a causa del suo limitato curriculum scolastico.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Rudel, promosso Leutnant (Tenente), partecipò alla campagna polacca nel ruolo di pilota ricognitore per missioni a lungo raggio meritando, per i risultati ottenuti, la Croce di Ferro di seconda classe l’11 ottobre 1939.
Il 2 marzo 1940 Rudel fece domanda per essere ammesso al corso di addestramento per la specialità del bombardamento in picchiata e terminatolo con successo venne trasferito ad un reparto operativo nei pressi di Stuttgart.
Partecipò alla campagna di Francia e all’invasione di Creta con il grado di Oberleutnant ma in entrambi i casi in ruoli non operativi.
Nell’aprile 1941 venne trasferito presso il I Staffel/StukaGeschwader 2 Immelmann.
Fu allo scoppio delle ostilità contro l’Unione Sovietica che Rudel iniziò, il 23 giugno 1941, la sua vera esperienza bellica che lo portò ad ottenere già il 18 luglio 1941 la Croce di Ferro di prima classe a seguito delle sue eccezionali capacità nel bombardamento in picchiata.
Il 23 settembre 1941, nell’attacco al porto di Kronstadt, durante le operazioni nei pressi di Leningrado, riuscì a colpire ed affondare (con una speciale bomba da 1000 kg) la corazzata sovietica Marat.
In una successiva missione sugli stessi obbiettivi riuscì a distruggere un incrociatore ed un cacciatorpediniere.
Il 15 agosto 1942 venne nominato comandante di squadriglia (Staffelkapitän) del III Staffel/StukaGeschwader 2, reparto con il quale operò fino al termine del conflitto.
In totale Rudel effettuò 2.530 missioni di volo (un record assoluto) durante la guerra.

Egli operò esclusivamente sul fronte orientale dove gli vennero accreditati i seguenti successi:
. 519 carri armati (l’equivalente di due divisioni corazzate)
. 150 cannoni contraerei e controcarro
. 800 circa mezzi di trasporto e blindati
. 11 vittorie aeree (9 caccia e 2 aerei da attacco al suolo Ilyushin Il-2 Šturmovik)
. 70 mezzi da sbarco
. 1 cacciatorpediniere
. 2 incrociatori
. 1 corazzata
. centinaia di ponti, bunker e linee di rifornimento nemiche

Il 10 febbraio 1943 raggiunse la millesima missione di volo.
Grazie a questi incredibili successi divenne presto un eroe in patria ed il soldato più decorato.
L’uomo che da solvo vale un’armata” fu una delle tanti frasi coniate per Rudel.
Per la Germania alle corde valeva tanto che Adolf Hitler inventò per lui una nuova decorazione, le fronde di quercia in oro con brillanti e spade sulla Croce di ferro, che gli venne conferita il 1 gennaio 1945 direttamente dalle mani dello stesso Hitler.
Per l’URSS invece era una minaccia tale che Stalin in persona stabilì per lui una taglia di 100.000 rubli.
La maggior parte della carriera di Rudel si svolse sul bombardiere in picchiata Junkers Ju 87, inizialmente con le normali versioni per il bombardamento “a tuffo”, per poi passare, appena disponibile, allo speciale Ju 87 G-2 Kanonenvogel (cannone volante) armato con due cannoni Rheinmetall-Borsig da 37 mm controcarro, alloggiati in due gondole alla base delle ali.
Tale modello risultò letale sia contro le formazioni corazzate che contro i corazzatissimi aerei da attacco al suolo Ilyushin Il-2 sovietici, altrimenti considerati difficilmente attaccabili dall’aviazione germanica.
Rudel ebbe anche occasione di provare il cacciabombardiere Focke-Wulf Fw 190 nel corso del 1944 ma con esso non si trovò mai pienamente a suo agio e preferì continuare a volare con il vecchio Ju 87.
L’8 febbraio 1945 Rudel, durante una missione, venne colpito da un colpo di contraerea alla gamba destra che dovette essere successivamente amputata. Ma nulla lo fermava.
Nonostante questa menomazione Rudel tornò a volare con un arto artificiale già all’inizio di aprile dello stesso anno e combatté fino alla resa della Germania.
Terminò il conflitto come colonnello consegnandosi agli anglo-americani con alcuni compagni di stormo l’8 maggio 1945, per non cadere nelle mani dei sovietici.
Dopo un breve periodo passato in prigionia si trasferì nel 1948 in Argentina, compiendo spedizioni sulle più alte montagne del continente sud americano: l’Aconcagua (6.959 m) e il Llullay-Yacu (il più alto vulcano al mondo, 6.920 m).
Rudel rientrò in Germania Ovest nel 1953 dove non tradì l’antica ideologia nazista e si iscrisse al Deutsche Reichspartei, partito ultraconservatore di estrema destra.
Rudel morì, all’età di 66 anni, a Rosenheim, il 18 dicembre 1982 e venne sepolto presso il cimitero di Dornhause.

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Il kit
Un bel kit della Hasegawa in scala 1/48, riguardante un famoso velivolo in forza alla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale: lo Junkers Ju 87nella versione G, anticarro.
Ho voluto cimentarmi sullo Ju 87 perché è un velivolo che mi è sempre piaciuto, sia per la sua caratteristica forma delle ali, ma anche perché fu un velivolo leggendario.
Il kit è della qualità Hasegawa, però ho voluto lo stesso acquistare il dettaglio in resina dell’Aires riguardante il cockpit (set n. 4119).
Per mascherare le parti trasparenti del tettuccio ho usato il foglio mask della Eduard EDU-089.
Non ho incontrato delle vere e proprie difficoltà nell’assemblaggio del kit, solo l’abitacolo in resina ha richiesto un’attenzione maggiore, considerato la fragilità del materiale.
L’uso dello stucco è stato comunque veramente modesto in quanto le parti si congiungevano abbastanza bene.

Junkers Ju 87G-2 - Marco Vergani

Ho voluto, per una questione scenografica, “aprire” lo sportello dell’involucro del cannone ricreando, forse un po’ rozzamente, il cannone stesso con materiale di recupero, mentre lo sportello non è altro che un pezzettino di resina bombato da recupero, ed opportunamente modificato.

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Ho anche forato la bocca (volata) dei due cannoni per un maggior realismo.
L’intero abitacolo è stato dipinto in RLM 02, usando il colore acrilico della LifeColor UA071 FS36165.
Per dare poi profondità e risalto allo stesso ho eseguito poi un lavaggio con il dark grey n. 32 della Humbrol (RLM 66) e marrone opaco molto diluiti, al fine di dare a tutto l’interno dell’abitacolo stesso un aspetto vissuto.
I pannelli contenenti le varie strumentazioni del cockpit sono stati poi “ripassati” con del nero opaco meno fluido, eseguendo poi dei “lavaggi” in modo da far risaltare le strumentazioni stesse con la tecnica del Dry Brush (pennello asciutto).
Per quanto riguarda il cruscotto del pilota ho usato le fotoincisioni inserite nel kit Aires, colorando la lastrina in nero opaco diluito, facendo risaltare i contorni degli strumenti sempre con la tecnica del Dry Brush.
Il camouflage standard dello Ju 87 era: superfici superiori delle ali ed intera fusoliera in RLM 70 e 71 con contorni precisi ed angolati; superfici inferiori in RLM 65.
Per la colorazione di questo velivolo ho usato gli spray Tamiya, in particolare l’AS 5 come RLM 65, l’AS24 come RLM 71 ed il TS2 per RLM 70.
Per quanto riguarda invece le parti in giallo (gelb RLM 04 ) ho usato l‘acrilico della Lifecolor UA 140 FS 33538.
Dopo il posizionamento delle decals ho voluto dare al modello un aspetto vissuto, dovuto all’usura e allo sporco, al fumo dei gas di scarico, alle perdite di olio ed alle manutenzioni varie, cercando altresì di mettere in evidenza le linee delle pannellature, per poi sigillare il tutto con spray opaco trasparente.

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Figurini e Mezzi
Per questo modello ho voluto ricreare una “sceneggiatura” particolare, inserendo nel diorama anche un mezzo e molti figurini.
Il mezzo è della Tamiya, e si tratta della Pkw. 1K “Kubelwagen” type 82.

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La Kubelwagen è stata dipinta con il TS 4 German Grey, subendo dei lavaggi in marrone e nero opachi per accentuare l’usura del mezzo e “sporcature” in marrone per simulare polvere e fango secco sulla carrozzeria.
Per quanto riguarda invece i figurini questi sono un miscuglio di marche.
Ci sono figurini della ICM (i due ufficiali posti sulla parte rialzata del terreno e i meccanici), due figurini in resina della CMK (piloti in tenuta di volo); il pilota seduto è in metallo della Hecker & Goros, mentre quello sul velivolo e della Verlinden trovato nella scatola degli avanzi, (chissà da quanto tempo si trovavano là).
Dimenticavo, ci sono anche tre figurini della Eduard!
I figurini sono stati dipinti nei classici colori che riguardano piloti e meccanici della Luftwaffe, con smalti della Humbrol.
Intorno alla scena sono stati inseriti taniche, bidoni di carburante, casse varie, un tavolino ingombro di attrezzi… tutti più o meno recuperati.

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Ambientazione
Per la base ho utilizzato una semplice cornice cm. 30×38, senza la lastra di vetro.
Come detto in precedenza ho voluto creare una “sceneggiatura” particolare e molto movimentata.
La parte rialzata del terreno è stata creata modellando un pezzo di lastra di polistirolo usato in edilizia.
E’ un polistirolo molto più compatto, che si sgretola meno facilmente di quello “normale”.
E’ stato incollato alla basetta con il bi-adesivo, ricoperto di colla vinilica, cospargendolo poi con un miscuglio d’erbetta da modellismo e sabbia setacciata.
Al bordo interno sono stati incollati dei tondini di legno (quelli per il modellismo navale) opportunamente tagliati a misura e “rovinati“ ad hoc.
Per quanto riguarda la parte più bassa del terreno è stata coperta, in parte, sempre con listelli di legno da modellismo navale, creando una zona adibita alla manutenzione dei velivoli.
I due dislivelli sono stati infine messi in comunicazione fra loro da una scala auto costruita, utilizzando sempre listelli di legno per modellismo navale.
Ho spruzzato infine con uno spray color sabbia per accentuare il fondo polveroso e calpestato di una zona adibita a manutenzione dei velivoli.
Ho passato poi del nero opaco molto molto diluito su tutta la superficie, al fine di dare profondità e risalto al terreno.
Gli alberi sono un acquisto fatto al Model Expo di Novegro, ma sono stati modificati, “allungando” a tutti e due il tronco in quanto era, per la scala trattata e secondo la mia opinione, un po’ troppo corto ed esile.
I tronchi così modificati, sono stati coperti di colla e sabbia molto fine, creando così un effetto ruvido e pertanto abbastanza realistico.
Infine gli stessi tronchi sono stati colorati con del marrone misto a nero opaco ed, una volta ben asciutti, con “virgole” di bianco.
Il pino, sempre acquistato a Novegro l’anno scorso, è stato sfumato con verdi diversi ed anche con del colore sabbia per renderlo più realistico e meno da “giardino “.

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Marking
Il velivolo qui rappresentato, uno Junkers Ju87G-2 “Kanonenvogel“, è quello del più celebre pilota di Stuka, Oberstleutnant Hans-Ulrich Rudel, comandante del III Staffel/StukaGeschwader 2 Immelmann che operò, per tutta la durata del conflitto, principalmente sul fronte russo.
Infatti la fascia gialla in fusoliera, come le estremità inferiori delle ali sempre in giallo (gelb RLM 04), erano verniciate sui velivoli che operavano sul fronte orientale, come lo Ju 87 di Rudel, W.Nr. 494193, Russia, estate 1944.

Buon modellismo a tutti!!

Marco Vergani
© 2008
[Gallery]

Il mio prossimo modello sarà:
- il Supermarine Spitfire Vb, un kit Tamiya i n scala 1/48 …
    

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