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Sherman - Fabio Barberini

la 7° Armata Americana avanza...


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Tra l’autunno-inverno del 1944 la 7° Armata Americana si trovava davanti al vallo occidentale, la linea Sigfrido, lasciata abbandonata dal 1939, e in seguito rimessa frettolosamente in funzione per l’evolversi degli avvenimenti dopo lo sbarco in Normandia.
La 7° armata comandata dal Gen Patch e la 1°armata francese del Gen De Lattre costituivano il VI Gruppo d’armate al comando del Gen Devers, ed erano la parte più meridionale dello schieramento alleato al confine con la Svizzera.
La 7° armata all’interno del VI gruppo d’armate era l’ ala sinistra dello schieramento e confinava con la 3° armata del Gen Patton, fattore che per stessa ammissione del Gen Patch: “a volte creava non pochi problemi logistici e di sicurezza” in quanto Patton, (dopo che gli erano stati negati i rinforzi necessari per oltrepassare il Reno per appoggiare l’operazione Market Garden di Montgomery suo acerrimo rivale, rivelatasi un fallimento), era furioso e impaziente, spesso capitava che a causa di sue decisioni sui vari movimenti delle sue truppe non comunicati, si creassero tra le stesse armate confinanti dei vuoti anche di alcuni Km (in un occasione vicino a Colmar addirittura 50 Km), che mandavano su tutte le furie il Gen Devers, per questi continui movimenti non autorizzati del fronte da controllare.

- Patton era l’ala destra del XII gruppo di armate -

Il VI gruppo d’armate (7° USA + 1° francese) aveva avuto subito + successo di Patton ed era riuscito a scacciare i Tedeschi dall’Alsazia pur dovendo aprirsi la strada combattendo attraverso il difficile settore montagnoso dei Volgi.
Ma alla fine di Dicembre la 7° armata venne attaccata dal gruppo di armate G del Gen Blaskowitz che occuparono un piccolo triangolo di territorio sulla riva occidentale del Reno (uno degli ultimi colpi di coda dei Tedeschi a seguito dell’ operazione “Nebbia d’autunno”, svoltasi nelle Ardenne, che doveva attirare lontano delle truppe da questo teatro d’operazioni), che venne riconquistato in febbraio quando con la nuova offensiva venne eliminata la sacca di Colmar dalla 7° armata, che continuava ad operare a sud di Strasburgo e fino al confine Svizzero.
Il 22 marzo ‘45 la 7° armata attraversò il Reno pronta a dilagare nella Germania meridionale dove per l’ ultima resistenza si trovò di fronte il gruppo di armate di Oberrhein comandato da Himmler, che nei piani di Hitler (anche se il vero ideatore fu Gobbles) doveva proteggere la ritirata dei Gerarchi Nazisti con i migliori reparti di SS e Luftwaffe verso le Alpi, tra la Germania meridionale e l’ Austria nord occidentale, dove avrebbero resistito per anni fino alla rinascita della Germania, in quello che nei piani doveva essere il ridotto Alpino inespugnabile sognato da Gobbles; ma tutto questo non si verificò perché la 7° armata con la 3° di Patton e la 1° Francese ebbero la meglio e dilagarono in Baviera e in tutta la zona meridionale dove restarono fino alla fine della guerra, non potendo andare a Berlino perché era stata “promessa” ai Russi.
La 7° armata avanzò ancora fino alle rive occidentali dell’Elba dove il 27 aprile incontrò i Russi.


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Il modello:
Era da un po’ che tenevo sottocchio questo modello posato sullo scaffale, ma che prima o poi ci avrei messo su le mani, e una sera leggendo uno dei tanti libri sulla 2°GM mi si accese la classica lampadina ed iniziai i lavori.
Il kit è montato da scatola con l’aggiunta del cavo di traino ottenuto attorcigliando insieme tre cavetti grazie ad un trapanino, e le protezioni per i fari ottenute con del filo di rame, per il resto è il classico montaggio da scatola, con le solite attenzioni, un po’ di stucco e qualche colpo di carta abrasiva, e si può passare alla colorazione.
Viste le piccole dimensioni del modello dovuti alla scala, e che i futuri passaggi con i lavaggi mi avrebbero inscurito molto il carro ho optato per una colorazione di fondo abbastanza luminosa, l’H78 della Gunze ad aerografo schiarito in un secondo tempo con l’H 304 sempre Gunze per le pannellature.
Per i successivi passaggi ho seguito uno schema abbastanza classico: un drybrush con il Matt 155 del Humbrol su tutto il carro che sono poi andato a schiarire con un20% di Matt 129 per fare risaltare i particolari e infine per un effetto sporco con un drybrush di tre Matt il 29, il 72, e il 93 su tutto il carro.
Per il treno di rotolamento ho colorato i cingoli con il matt 98 Humbrol poi un lavaggio di terra di Siena bruciata e alla fine un drybrush di matt72.
Mentre sulle ruote ho ripassato con il matt 66 la parte del rivestimento in gomma di ogni ruota per dare l’ idea della gomma usurata e poi un leggerissimo drybrush di matt 72 per evidenziare l’ effetto polvere, e per finire un lavaggio selettivo di nero per dare profondità, e ad asciugatura completa ho steso un velo di flat clear ad aerografo su tutto il carro.


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L’edificio:
L’edificio è un vacoform della Formed Model Polacca, che una volta lavorato un po’ e pronto per il montaggio, l’ho riempito di gesso per poter fare tutte le rifiniture necessarie, ho asportato una parte dell’edificio (il secondo piano) e ho autocostruito con listelli di legno di varie misure il tetto e il pavimento nei cui travi ho innestato dei perni metallici per estrarlo durante le fasi di adattamento e colorazione, e una volta incollato dare maggior robustezza a tutto l’insieme, le tegole, gli infissi e gli scuri esterni sono autocostruito con listelli di plasticare da 0,25mm e 0,5 mm e incisi con un punteruolo.
La parte di edificio con l’intonaco è colorata con un matt 129 a pennello per poter essere andare con precisione anche attorno ai travi di legno, un leggero lavaggio con terra d’ombra naturale e qualche drybrush con i soliti colori per ottenere l’effetto polvere (matt 29-72-93-26 tutti Humbrol).
Tutte le parti in legno sono colorate con il matt 110 di base, le travi di legno mancanti delle tegole sono in matt 121, mentre per i restanti travi ho schiarito la base con un 30% di matt 121 ai quali ho fatto un leggero drybrush di matt 121+ matt 34 (70%-30%) con l’aggiunta per i punti in ombra di una punta di matt 110.
Porte e finestre sono in matt 72 e ad asciugatura avvenuta da un lavaggio di nero.
Le tegole sono in matt 92 (color Ardesia) con un drybrush di matt 110 seguito da uno più leggero in matt 129.
Sempre con il matt129 ho fatto un drybrush sulle macerie precedentemente colorate con gli stessi procedimenti dell’edificio. In fine ho fatto un lavaggio leggero, cercando di essere preciso, di terra d’ombra naturale sui travi della casa e sulle tegole, finendo con un velo di Flat Clear.


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La Basetta:
La basetta è il classico strato di dash, in cui ho premuto i vari componenti del diorama, su cui ho sparso delle polveri in varie grane, qualche sassolino e un pò d’erba.
Per la colorazione ho usato il matt 187 sulla strada, schiarita con drybrush di matt 72 e 34 per ottenere varie tonalità, mentre ai bordi della stessa ho usato il matt 29 con un drybrush di matt 93.
Su tutta la basetta (comprese le macerie) ho effettuato un lavaggio di terra d’ombra naturale e a completa asciugatura un drybrush di matt 72 per schiarire le macerie sporgenti e un drybrush più leggero di matt 34.


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Bibliografia:
La II guerra Mondiale – Jonh Kegan
La II guerra Mondiale – Jonh Phillipp Ray
L’ultimo anno dell’esercito Tedesco –James Lucas
Dal D-Day a Berlino
Vari numeri di riviste del settore, Model Time – Steel Art - Mezzi Corazzati.

Fabio Barberini
Drive & Fly - Modena

    

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