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Guerriero Tuareg - Davide Chiarabella

Gli uomini blu...


Tuareg © Davide Chiarabella - Click to enlarge

Dispersi nell’immenso territorio che va dal Niger all’Algeria, dalla Mauritania al Mali sino al Sudan, i Tuareg sono genti di razza berbera, mischiatesi nel tempo con popolazioni nere del sud. Alti e magri, scuri di pelle, hanno percorso per secoli il deserto sahariano in piccole carovane, lungo piste note a loro soltanto, trasportando merci preziose e schiavi fra l’Africa equatoriale, i paesi arabi del Mar Rosso e le sponde del Mediterraneo.
I Tuareg sono noti come gli “uomini blu”, perché per proteggersi dai cocenti raggi solari usano cospargersi il viso e le altre parti scoperte del corpo con una polvere di quel colore. E’ l’indaco, ottenuto dalle foglie di un arbusto, la “indigofera tinctoria”: essiccate, polverizzate e fatte macerare nell’acqua danno origine ad un composto giallognolo che ossidandosi diventa blu; la pasta raccolta ed essiccata impregna facilmente i tessuti, colorandoli d’azzurro intenso. Solo ai nobili, però, è permesso indossare abiti blu; gli altri Tuareg usano il nero, mentre ai più poveri è riservato il bianco.
Queste popolazioni hanno condotto per secoli una vita rimasta praticamente immutata sino alla metà del secolo scorso. Ma negli ultimi sessant’anni l’invadenza del progresso e la legislazione dei nuovi stati africani hanno messo a repentaglio non solo le abitudini di vita ma la stessa sopravvivenza dei nomadi del deserto. Animati da un fiero spirito d’indipendenza e libertà, sono arrivati a sfidare con una guerra vera e propria stati come il Niger e il Mali, per difendere il loro diritto alla libertà e al nomadismo.


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Realizzazione del pezzo
Da tempo ero in cerca di un soggetto che mi permettesse di sfogare l’interesse pittorico per i …dromedari (volgarmente chiamati cammelli!).
Quando vidi le fotografie del guerriero tuareg scolpito per l’Andrea Miniatures da A. Terol e dipinto da David Rodriguez mi son detto: “Stavolta ci siamo!”. Davvero accattivante quell’animale in leggero movimento, con il collo flessuoso piegato in avanti e il beduino appollaiato sulla tipica sella rahla con il suo variegato armamentario da guerra: giavellotti, pugnale e moschetto.
Era forte l’emozione quando il pacco è arrivato. Ma, aperta la scatola, una delusione mi attendeva: molto bello il tuareg e tutto il suo corredo, ma (forse per qualche problema di fusione!) mi è parsa poco convincente la cavalcatura, con le zampe un po’ sgraziate, troppo sottili e allungate.
Così, anziché dar subito mano ai pennelli, ho dovuto lavorare di testa e seghetto per cercare un animale più idoneo.
I dromedari della Historex Nemrod (i mie preferiti!) in questo caso non si adattavano bene per una lieve differenza di proporzioni con la figura del tuareg, che intendevo in ogni caso utilizzare. Mi sono quindi orientato sul dromedario prodotto dalla EMI per un suo coloniale italiano (“truppe libiche cammellate”). In questo caso l’assemblaggio dei due soggetti risultava azzeccato, anche se la posa dell’animale era indubbiamente più statica. Ho voluto inoltre utilizzare il collo e la testa del dromedario Andrea, molto belli e vistosamente decorati, che ho tagliato e trapiantato (con successo!) unendoli al corpo del dromedario EMI.
Ho quindi scavato la groppa dell’animale per ricavare il posto per le sella beduina, che volevo ricca di tappeti e di frange. Sella e coperte ho dovuto scolpirle personalmente, dato che sul pezzo originale erano fuse con la cavalcatura che avevo scartato.


Tuareg © Davide Chiarabella - Click to enlarge

Il paesaggio
Da un po’ di tempo, su consiglio di un’amica che ha un animo d’artista, curo molto di più il paesaggio dei miei figurini. Prima mi accontentavo di “un terreno” per il soggetto. Adesso sono assai più attento nel decidere lo scenario e il pezzo mi nasce in mente già con il suo ambiente ideale. Mi sono accorto, anzi, che, indipendentemente dalla riuscita del figurino, un’ambientazione più ricca e curata contribuisce a valorizzarlo e a richiamare l’attenzione sul soggetto.
In questo caso volevo che, pur nella solitudine dell’ambiente desertico, i due soggetti fossero con il paesaggio circostante in una relazione ricca di spunti e suggestioni. Per questo ho inserito le rovine che emergono dalla sabbia: la statua di un leone e resti di colonne (accessori Viejo Dragon) sono segni di precedenti civiltà che sono arrivate fin qui e hanno lasciato le loro tracce. Anche il serpente che, disturbato nella sua quiete, si erge minaccioso verso gli intrusi è un simbolo che la vita persiste ostinata anche dove le condizioni sembrano più proibitive.


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Davide Chiarabella
www.kitshow.net/chiarabella

    

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Tuareg

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Ugo

    28 Jan 2009 - 23:33 - #1
    0 punti
    Up Down

    Ciao Davide, come sai ti stimo da tempo, e questo ultimo lavoro, non certo il primo dedicato ai tuoi amati cammelli, ti conferma come uno dei più ecceltici figurinisti sulla piazza. Complimenti x tutto, ma come sempre con un occhio di riguardo x i meravigliosi cavalli che realizzi. Quando me ne regali uno… vero???
    con simpatia
    Ugo

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