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U-boot VII C – Roberto Colaianni

Kit Revell in scala 1/72

U-boot VII C

Premessa
Credo che fosse il 2004, dovendo operarmi ad un ginocchio e avendo di fronte a me tre settimane di convalescenza da passare a casa, ero alla ricerca disperata di un passatempo.
L’ idea brillante mi venne quando, parlando con alcuni miei colleghi modellisti “attivi”, scoprì che la Revell aveva appena messo sul mercato il modello dell’ U-boot VII C in scala 1/72.
Mi domandai allora perché non riprendere temporaneamente l’ hobby interrotto alla fine dei miei studi di scuola superiore, nel lontano 1983, per il sopraggiungere di impegni lavorativi ed alti interessi ludici diversi dal modellismo?
Anche se fondamentalmente sono un appassionato di aviazione, non so per quale motivo, i sommergibili mi attraggono particolarmente.
Detto fatto, mi sono recato nel più vicino negozio di modellismo ed ho comprato il modello ed un set minimo di colori, forse una decina, e 3 o 4 pennelli, e via inizia l’avventura.
Le tecniche modellistiche di cui ero a conoscenza erano veramente rudimentali, il significato di parole quali dry brush, ombreggiature, colori a olio, lavaggi selettivi, aerografo ecc… mi era praticamente sconosciuto.
In tre settimane ho compiuto quello che a me sembra un capolavoro modellistico, e l’ U-Boot 552, che è rimasto in bella mostra, fino all’ estate 2008, su una mensola del salotto di casa mia.
Naturalmente più passava il tempo ed io miglioravo le mie capacità modellistiche, più il capolavoro, assumeva ai mie occhi, l’ aspetto di un giocattolo mal riuscito.
Ciò che prima mostravo con orgoglio a tutti i miei amici, tendeva ad arretrare sempre più sulla mensola, nascondendosi dietro riproduzioni di vasi Minoici e altri soprammobili dei tipi più disparati.
La scorsa estate la decisione di rimettere mano al capolavoro declassato, con l’ intento di restaurarlo fino a fargli assumere un aspetto che si avvicinasse almeno alla decenza. Per rendere ancor più difficile la mia missione, ho deciso di non affidarmi a set di aftermarket, ma di auto costruire quanto possibile con materiali “poveri” .

Cenni storici
L’accattivante mimetica mi ha fatto propendere per la costruzione dell’ U-82, uno sfortunato battello affondato con tutto l’ equipaggio alla sua terza missione operativa.

Ordinato il: 25/01/1939
Impostato il: 15/05/1940 nei cantieri Bremer Vulkan-Vegesacker Werft, Bremen-Vegesack (werk 10)
Varato il: 15/03/1941
Entrato in servizio il: 15/04/1941
Comandante: Oblt. Siegfried Rollmann (14 May, 1941 - 6 Feb, 1942 )
Operazioni: Assegnato alla 3 Flottiglia sommergibili

 
Crociere:

Comandante Partenza Arrivo Giorni Tonn,
S. Rollmann 12 Jul,1941 Kiel 13 Jul,1941 Horten 2  
S. Rollmann 20 Jul,1941 Horten 23 Jul,1941 Trondheim 4  
S. Rollmann 11 Aug,1941 Trondheim 8 Sep,1941 Lorient 39 26,361
S. Rollmann 15 Oct,1941 Lorient 19 Nov,1941 La Pallice 36 9,380
S. Rollmann 11 Jan, 1942 La Pallice 6 Feb, 1942 Affondato 27 19,307
    TOT: 102 55,048

Successi:

8 Mercantili affondati 51,859 tonnellate
1 Nave da guerra affondata 1,190 tonnellate, Cacciatorpediniere HMS Belmont ( H46 )
1 mercantile danneggiato 1,999 tonnellate

Perdita:

Affondato il 06/02/1942, con tutto l’ equipaggio di 45 uomini, in posizione 44.10N, 23.52W, a mezzo cariche di profondità, dallo sloop HMS Rochester e dalla corvetta HMS Tamarisk

Ricostruzione
Lasciamo perdere ora lo sfortunato U-82 e passiamo ai lavori effettuati sulla sua più fortunata replica in plastica.
Ho proceduto a distaccare tutto quanto sporgeva dallo scafo: timoni, assi porta eliche, corrimano, torretta e cannone; devo dire che gli incollaggi mal fatti mi hanno aiutato non poco nell’ arduo compito.
Ho quindi iniziato ad aprire le vie d’ acqua sui fianchi dello scafo, ad eccezione della fessura più lunga al di sopra dei “saddle tank” (Scusate il termine in inglese, ma non so proprio come si chiamino, in italiano, le due grosse sporgenze ai lati dello scafo, probabilmente serbatoi carburante o casse di compensazione), con un minitrapano e fresa sferica.
L’ operazione e’ stata effettuata solo da un lato dello scafo, poiché, essendo lo stesso già chiuso, non avrei potuto ricostruire quel minimo di dettaglio interno necessario a non far apparire lo stesso come completamente vuoto. D’ altronde un modello lungo quasi un metro non può che finire ridossato ad una parete, un mobile o quant’ altro, rendendo il “lato B” poco osservabile.
Sicuramente aprire la vie d’ acqua e ridurre lo spessore dei bordi delle stesse, agendo dall’ interno a modello aperto, sarebbe stato più agevole.
Ho trovato parecchia documentazione in proposito, dalla quale si deduce che i diversi lotti di unità, prodotte da cantieri diversi, presentavano delle differenze nel numero e nella forma delle stesse.
Ho preferito accontentarmi della configurazione riprodotta da Revell anche se non esattamente conforme all’ U 82 che intendevo riprodurre.
Sullo scafo vi sono anche altre imprecisioni abbastanza evidenti, la cubia dell’ ancora è troppo arretrata, i portelli dei tubi lancia siluri sono troppo lunghi, sono assenti un certo numero di portelli ovali imbullonati sui “saddle tank”
Come per le vie d’ acqua , anche per questi particolari, mi sono accontentato di quanto fornito da scatola.
Per i più volenterosi, Withe Ensigne produce un set di fotoincisioni che pone rimedio a tutte queste carenze, fornendo particolari per sostituire gli originali, e un certo numero di dime di foratura.
Peccato che la successiva carteggiatura dello scafo ha, in alcuni punti, quasi cancellato la chiodatura in rilievo; anche se da un punto di vista puramente dimensionale mi sembra eccessiva, una volta ben lumeggiata sarebbe stata di sicuro effetto.


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L’ originale U-552 smontato, parzialmente carteggiato e le vie d’ acqua già aperte a fresa. Si nota la crudezza della verniciatura originale e delle colature di ruggine.

Terminata la carteggiatura ho rimontato assi porta eliche, timoni vari corrimano, mezzi marinai e quant’ altro andava fissato allo scafo, ad esclusione di: eliche, ancora, cannone e torretta.
Terminati i lavori sullo scafo sono passato alla torre.
Originariamente avevo costruito l’ U-552, e le parte opzionali necessarie a riprodurre la torre del- l’U 82, fortunatamente non sono andate perse.
Mi sono concentrato principalmente sull’ aggiunta di qualche particolare all’ interno della plancia di comando, sulla ricostruzione dei corrimano all’ esterno della torretta e sui supporti dei periscopi, utilizzando principalmente filo di ottone da 0,5 mm.


U-boot VII C – © Roberto Colaianni- Click to enlarge


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Dettaglio delle modifiche alla torre.

Il cannone non è stato modificato se non per l’aggiunta del foro del vivo vi volata, la 20mm ha subito la sostituzione della canna con uno spezzone di spillo, ma non ho riprodotto il congegno di mira. Le pale delle eliche invece sono state ridotte in spessore e colorate a parte.

Colorazione
Finalmente è iniziata la parte del lavoro che mi piace di più, la colorazione.
Non ho ritenuto di dover acquistare set di colori dedicati alla Kriegsmarine, ma ho utilizzato tinte acriliche Tamiya e Gunze.
L’ opera viva degli U-boot era generalmente pitturata in Schiffsbodenfarbe III Grau (Ral 7016), il codice DKM per questo colore antivegetativo era 23a o 23b.
Era anche conosciuto come Wasserlinienfarbe (colore linea di galleggiamento) W.L. III Grau.
Si trattava di un grigio scurissimo utilizzato, come dice il nome stesso, per dipingere le linee di galleggiamento delle navi Tedesche , comunemente ed erroneamente riprodotte da molti modellisti in nero.
Ne esisteva anche una versione identica, ma priva della componente antivegetativa.
Tale colore è stato da me riprodotto partendo dal Nato Black Tamiya, sovrapponendo velature di German Gray, Dark Gray, e Dark sea gray.

All’ inizio della seconda guerra mondiale convivevano due diversi grigi per l’opera morta, uno più scuro, di introduzione meno recente (Vedi U-47 di Prien ) ed uno di introduzione più recente e più chiaro (Vedi U-552 comandato per diverso tempo da Erich Topp).
L’opera morta dell’ U 82 era inizialmente dipinta del grigio più chiaro denominato Hellgaru (grigio chiaro) 50 (RAL 7001, ma ne esisteva anche una variante). Tale colore era conosciuto anche come Silbergrau (grigio argento) o Hellgrau 4. Era lo stesso colore utilizzato prima e durante le prime fasi della seconda guerra mondiale, per dipingere le sovrastrutture delle navi della Kriegsmarine.
Poichè è passato un po’ di tempo tra la costruzione del modello e la scrittura di queste righe, non ricordo esattamente come ho ottenuto tale colore, credo mescolando del grigio chiaro 334 Gunze con una percentuale intorno al 30 % di bianco.

Durante le prime fasi delle operazioni in Atlantico, su alcuni battelli, sono state applicate delle bande mimetiche.
Nel caso dell’ U 82 sono state applicate 22 bande a dritta (lato destro) e 23 a sinistra.
E qui il macroscopico errore, il foglio istruzioni Revell, di cui mi sono fidato ciecamente, riporta 14 bande a dritta e 13 a sinistra. Tale schema mi risulta essere invece quello applicato sull‘ U 201.
Peccato che lo abbia letto troppo tardi!
Comunque il colore di tali bande, anche se piuttosto controverso, sembra essere stato il Schlick grau 58. Letteralmente grigio fango, un grigio leggermente tendente al verde.
Ho ottenuto tale colore mescolando in percentuali che non ricordo Medium Blue, RLM 22, e bianco Tamiya.

Il ponte, tranne per le sezioni estreme di prua, di poppa e di alcuni portelli, era in legno. Non teck, considerato troppo costoso, ma legni economici di produzione locale. La porzione del ponte in legno, cosi come eventuali altre parti dello stesso materiale, erano generalmente pitturate con un protettivo nero denominato Teerfirniss Tf99. Tale vernice, quando usurata, tendeva a schiarire e a prendere la tinta marronastra del legno specie nei punti di maggior passaggio dell’ equipaggio dove la vernice poteva essere asportata completamente.
I portelli metallici sul ponte erano generalmente colorati di nero per uniformarsi alle parti in legno. E’ chiaro che, quando usurati, probabilmente assumevano un tono diverso da quello del ponte. E’ bene tenerne conto in fase di pittura.
Per pitturare le parti in legno del ponte sono partito da una miscela di Nato Black aggiungendo progressivamente Red brown fino eal 30%. E facendo un leggero dry brush con il natural wood Humbrol dove volevo simiulare una maggior usura. Le parti metalliche sono state colorate allo stesso modo, ma al posto del dry brush, hanno subito diversi leggeri lavaggi a olio, con il nero, per essere scurite.

Non mi dilungherò nel descrivere la pitturazione dei dettagli minori, dell’ invecchiamento effettuato con le arcinote tecniche dei lavaggi a olio, ma vi invito eventualmente a legge due interessantissimi articoli entrando direttamente nei seguenti siti:
   http://www.rokket.biz/lood_patterns_dm.pdf
   http://www.rokket.biz/uboat_colours.pdf


U-boot VII C – © Roberto Colaianni- Click to enlarge


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Alcune fasi della colorazione

Equipaggio

Sono stati usati diversi set di ottimi (e costosi) figurini Eckher e Goros in metallo bianco, alcuni specifici per l’ U-Boot altri dedicati alla S-boot Revell.
Non essendo un esperto figurinista, credo di aver poco di utile da dire a riguardo, sappiate solo che sono stati pitturati con smalti Humbrol e sottoposti a leggeri lavaggi a olio.


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Equipaggio


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Complessivo

Conclusioni

Trattandosi della ricostruzione di un modello, non sono partito con l’ intenzione di di fare il massimo, ma solo con quella di rendere interessante un soggetto che consideravo da buttare.
Sicuramente il dettaglio avrebbe potuto essere meglio curato, ma già così, almeno, spero di essere riuscito a ricreare l’ aspetto cupo e minaccioso che dovevano avere gli U-Boot Tedeschi durante la battaglia dell’ Atlantico; una delle fasi più cruente di quella grande tragedia umana che è stata la seconda guerra mondiale.

Roberto Colaianni
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