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Messerschmitt Me 262 B-1a/U1 "Nachtjäger" - Marco Vergani

Un kit Trumpeter in 1/32

messerschmitt me 262

Fu il primo aereo a reazione operativo della storia. La sua comparsa, nel 1944, creò grande allarme negli Alleati, ma arrivò troppo tardi sulla scena del conflitto..

Il Messerschmitt Me 262 era un bimotore a getto da caccia multiruolo ad ala a freccia sviluppato e prodotto dall’azienda tedesca Messerschmitt AG negli anni quaranta.
Impiegato dalla Luftwaffe, durante le fasi finali della seconda guerra mondiale, detiene il primato di essere stato il primo caccia della storia con motore a getto ad entrare in servizio operativo.
Le versioni principali erano :
. da caccia, soprannominata Schwalbe, rondine;
. bombardiere soprannominata Sturmvogel, uccello delle tempeste;
. Nachtjäger, versione biposto da caccia notturna, costruito in pochi esemplari negli ultimi mesi del conflitto.


Messerschmitt Me 262 © Marco Vergani - Click to enlarge

Le origini
Il progetto del Me 262, iniziato nel 1938, prevedeva l’installazione di nuovi motori a reazione in fase di costruzione sia dalla Junkers Flugzeug und Motorenwerke AG che dalla BMW.
Nel 1940 la cellula era già pronta, ma mancavano ancora i motori. Infatti, i primi voli vennero fatti con un motore a pistoni Junkers Jumo 210 montato sul muso. Nel 1941 la BMW consegnò i motori e nel 1942 venne fatto il collaudo, ma la rottura di un compressore costrinse l’aereo a un atterraggio di fortuna. Finalmente nel luglio di quell’anno arrivarono i motori della Junkers, due Jumo 004, e il collaudo fu un successo totale.

L’impiego operativo
Mostrato nel luglio del 1943 a Hermann Göring, nel novembre dello stesso anno fu presentato al Führer. Impressionato, Hitler diede uno dei suoi più controversi ordini, disponendo che l’aereo fosse impiegato per missioni di bombardamento. Chiedendo a Willy Messerschmitt se l’aereo avesse la possibilità di portare bombe ed avendo ricevuto una risposta affermativa, sembra che esclamò: “Ecco il bombardiere veloce di cui avevo bisogno!”. Questo ordine comportò molti problemi ai reparti tedeschi, dal momento che il bireattore in pratica era incapace di assolvere il ruolo di bombardiere in quanto non aveva visibilità verso il basso e, non avendo aerofreni, accelerava troppo rapidamente in picchiate sostenute. L’unica soluzione fu trovata nel volo in picchiata leggera a media quota. Il Me 262 non aveva però vita facile con i caccia alleati, che potevano picchiare a velocità sufficiente per raggiungerli se si trovavano a quota superiore.
La versione da bombardamento poteva trasportare 500 kg di bombe, due SC 250 da 250 kg oppure una SC 500 da 500. Spesso venivano montati solo 2 cannoni, per un totale di 250 kg in meno.
Quando finalmente venne accordata l’autorizzazione all’uso come caccia, l’aereo aveva ancora molti problemi da risolvere, sia come tattica che come tecnica. La mancanza di piloti addestrati era un altro grave problema. Quando possibile vennero impiegati i piloti dei bombardieri perché l’aereo aveva la necessità di una costante e precisa regolazione, tutt’altro che istintiva nella condotta in volo. Non bisognava mai tentare manovre acrobatiche o esagerare con la manetta.
Quando riusciva ad attaccare era in grado di devastare il bersaglio aereo, ma al tempo stesso alcune caratteristiche di volo lo rendevano attaccabile da parte dei caccia alleati. Il Me 262 doveva prediligere il volo orizzontale piuttosto che quello in picchiata per il suo disimpegno, altrimenti rischiava di essere seguito e talvolta raggiunto dai veloci apparecchi angloamericani di recente produzione.
Per ottenere risultati ancora migliori, i cacciatori alleati iniziarono a pattugliare gli aeroporti tedeschi sorprendendo spesso i piloti nemici in atterraggio e soprattutto in decollo. I tedeschi cercarono di opporsi destinando reparti di Fw-190 e addirittura di Ta-152 alla difesa a bassa quota dei jet in atterraggio, ma questo non evitò dolorose perdite, come quella dell’asso Walter Nowotny.


Messerschmitt Me 262 © Marco Vergani - Click to enlarge

L’ultimo periodo
La macchina venne usata in tutte le sue versioni per scontri feroci negli ultimi mesi; talvolta scortò i bombardieri a reazione in attacchi al suolo. Il modello da caccia notturna, equipaggiato con radar come il Neptun e il Berlin, era un biposto (pilota più operatore radar) che giunse in linea in pochi esemplari negli ultimi mesi del conflitto, distruggendo rapidamente un buon numero di bombardieri alleati.
In una sola azione, 55 velivoli vennero inviati in azione durante un massiccio attacco al suolo in cui i caccia alleati ne abbatterono 3. La velocità con le bombe diminuiva a circa 755 km/h.
In un’altra giornata, ben 27 Me 262 finirono distrutti in aria e a terra durante un tentativo di arrestare l’ennesima ondata di bombardieri americani.
La mancanza di carburante e di quasi tutto il resto aveva impedito al caccia tedesco di operare al meglio di sé. Il totale delle perdite era stato di 100 aeroplani contro circa 450 vittorie reclamate.
I pochi esemplari completati riportarono pertanto buoni successi e nessun altro caccia tedesco nell’ultimo periodo di guerra era in grado di avere un rapporto abbattimenti/perdite favorevole. Il Messerschmitt Me 262 purtroppo apparve in un momento critico per l’industria aeronautica, ormai logorata dai continui bombardamenti.
Alla fine della guerra, non oltre 500 macchine di questo tipo erano state consegnate ai reparti: le altre erano state accantonate su scali ferroviari e fabbriche per l’impossibilità di mantenerle in servizio, e li rimasero fino alla fine della guerra.
Il reparto più famoso che operò sui Me 262 fu lo Jagdverband 44 (JV44), comandato dal leggendario asso della caccia Adolf Galland. Era una unità di elitè, composta da piloti eccezionali e pluridecorati, che entrò in operazione nelle ultime settimane di guerra e ottenne i risultati più significativi contro i bombardieri alleati:in poco più di un mese furono registrati ben 56 abbattimenti. Ma anche questo sforzo alla fine fu inutile, il destino della Germania era ormai segnato.


Messerschmitt Me 262 © Marco Vergani - Click to enlarge

Il velivolo: descrizione tecnica
Il Me 262 sviluppava una spinta di 1 800 kg grazie a due Junkers Jumo 004B a propulsione jet, configurazione interna di tipo assiale (che dava una struttura snella e aerodinamica), una velocità di 870 km/h a 6.000 m e una tangenza nominale di 11 500 m. L’alta velocità era raggiunta dai motori Jumo a costo di un consumo enorme di carburante. Questo fatto permetteva un’autonomia dai 480 ai 1 050 km a seconda della quota, nonostante il carico di 2 470 litri di carburante, sei volte quello di un Bf 109. Era possibile però usare carburanti meno costosi, come il kerosene o il gasolio: non c’era nessuna esigenza di benzine ad alto numero di ottani. Esistevano due serbatoi da 900 litri davanti e dietro l’abitacolo del pilota, mentre uno ausiliario da 570 litri non sempre era presente o pieno. I motori avevano una vita utile di appena 10-25 ore e dovevano essere trattati con molta cautela. I piloti rimasero inorriditi dalla tendenza agli incendi, dovuta alla indisponibilità di acciai speciali per le componenti critiche del motore, dall’impossibilità di riaccendere un motore se si fosse spento, dalla accelerazione troppo lenta per togliersi dai guai in caso di difficoltà a velocità più basse.
Particolarmente rilevanti le soluzioni utilizzati nella cellula, sia dal punto di vista strutturale che come aerodinamico (”a forma di squalo”). La sezione era triangolare con un ventre molto piatto che migliorava la capacità di sostentamento senza accrescere troppo la superficie alare. L’intero aereo era costruito secondo una struttura modulare, di modo che i singoli moduli potessero essere costruiti separatamente e quindi assemblati. Questo veniva incontro alle esigenze di decentramento dell’industria tedesca, che per far fronte ai devastanti attacchi aerei aveva spostato la produzione dalle grandi fabbriche a impianti più piccoli, nascosti all’aviazione alleata. La leggera freccia nella forma delle ali, che in seguito avrebbe fatto scuola nell’ambito degli aerei transonici, era dovuta originariamente alla necessità di rielaborare l’ala per riequilibrare i pesi, dopo aver cambiato il modello di motori previsto in origine. Le armature di protezione erano efficaci, la visuale ottima e la maneggevolezza ad alta velocità eccellente, rispetto a quanto precedentemente disponibile
Il velivolo disponeva di una batteria di 4 cannoni MK 108 da 30 mm montati nella fusoliera; in seguito vennero montati anche 24 razzi R4M da 55 mm. Erano presenti 80 o 100 colpi per arma, con una cadenza di fuoco di 550 colpi al minuto, ma data la loro pesantezza non era possibile avere anche una balistica ottimale: i risultati nei combattimenti con i caccia e negli attacchi al suolo erano assai inferiori in precisione ai precedenti colpi da 20mm. Avendo tuttavia una granata e un carico d’esplosivo superiore, la loro distruttività era notevolmente maggiore, tanto che persino un colpo solo poteva spesso distruggere un caccia avversario.

Dati Tecnici
Ruolo : caccia, bombardiere, caccia notturno
Equipaggio 1 persona ( biposto come caccia notturno )
Entrata in servizio : estate 1944
Costruttore Messerschmitt AG
Esemplari costruiti : 1433, operativi 500 ca.
Lunghezza : 10,58 m.
Apertura alare : 12,50 m.
Altezza : 3,83 m.
Motori : 2 turbogetti Junkers Jumo 004 B-1 da 900 kg di spinta
Velocità max : 863 Km/h a 7000 m.
Autonomia : 480 / 1050 Km.
Tangenza : 11500/12200 m.
Armamento : . caccia : 4 cannoni MK 108 da 30 mm. e 24 missili R4M da 55 mm.
. Bombardiere : due bombe SC 250 oppure una SC da 500 Kg ( 2 soli cannoni )
. caccia notturna : 4 cannoni MK 108 da 30 mm e due serbatoi sganciabili da 400 litri


Messerschmitt Me 262 © Marco Vergani - Click to enlarge

Il kit
Un bellissimo kit della Trumpeter, ancora in 1/32, riguardante sempre un velivolo in forza alla Luftwaffe durante la seconda guerra mondiale: il leggendario Messerschmitt Me. 262 in versione B-1a/U1 “Nachtjäger”
L’esperienza del precedente kit in 1/32 del Bf. 110 mi ha talmente appassionato che ho deciso di ripetere la prova, anche se credo che, vista la scala, sarà l’ultima.
Aprendo la scatola, dalle dimensioni generose, non si può non rimanere a bocca aperta davanti al contenuto: le stampate sono davvero tante ed il dettaglio delle stesse è veramente superbo! Oltre chiaramente a tutte le numerose e varie stampate in plastica, il foglio decals veramente completo, il foglio delle istruzioni dettagliatissimo, ed il foglio colorato per il camouflage e marking per due velivoli, Rot “10” e “11”, salta all’occhio la piccola scatola di cartone contenente le fotoincisioni riguardanti le cinture di sicurezza, i pneumatici in gomma, le tre gambe di forza del carrello in metallo ed i trasparenti.
Il dettaglio è completo, sia a livello di abitacolo, dei due motori e dei quattro cannoni da 30 mm. inseriti nella parte anteriore del velivolo, che sono stati lasciati in vista.
Le parti trasparenti del tettuccio, molto belle, permettono di poter tenere aperto lo stesso, sia quello del pilota che dell’operatore radar.
Ho comunque voluto acquistare questi articoli:
1) foglio mask della Montex 32077 per il Me 262 B-1;
2) figurino in 1/32 art. 54004 WWII German Fighter Pilot della Ultracast ( bellissimo );
3) figurino in 1/32 art. F2001 WWII Fighter JG 53 dell’Aires;
4) set di fotoincisioni della Eduard EDU 32622 Me 262 B-1;
5) set di fotoincisioni della Eduard EDU 32623 Me 262 B-1 interior.
Non ho incontrato delle vere e proprie difficoltà nell’assemblaggio del kit, però considerando la scala in 1/32, ha richiesto un’attenzione maggiore. L’uso dello stucco è stato comunque veramente modesto in quanto le parti si congiungevano abbastanza bene.
L’intero abitacolo è stato dipinto con l’acrilico Lifecolor UA 133 RLM 66 ( FS 36081), per poi eseguire dei passaggi in marrone opaco molto diluiti, al fine di dare a tutto l’interno dell’abitacolo stesso un aspetto vissuto
Il cruscotto ed i pannelli contenenti le varie strumentazioni del cockpit sono stati poi “ripassati” con del nero opaco meno fluido, eseguendo poi dei “lavaggi” in modo da far risaltare le strumentazioni stesse con la tecnica del Dry Brush (pennello asciutto).
Infine l’intero abitacolo, sempre con la tecnica del Dry Brush, è stato nuovamente “ripassato” con dell’argento per fare risaltare quelle sporgenze metalliche più esposte al contatto, facendo così evidenziare la perdita del colore originale .
Nel 1944 il ReichsLuftfahrtMinisterium emanò una specifica con la quale introdusse nel manuale designato L. DV.521/1 nuovi colori, che vennero usati per il camouflage dei nuovi velivoli tipo l’Ar. 234, il Ta. 152 ed il Me. 262, e cioè: RLM 81, RLM 82 ed RLM 83.
Pertanto il camouflage dei velivoli era il seguente: superfici inferiori della fusoliera e delle ali, lati fusoliera e derive in RLM 76; superfici superiori delle ali e della fusoliera in splinter RLM 81 e 82 che sfumavano sui lati con il 76.
Sui due lati della fusoliera e sulla deriva sopra il 76 comparivano, a volte, “macchie oppure virgole irregolari” molto sfumate sempre in 81 e 82.
Il camouflage dei pochi esemplari della versione Nachtjäger del Me 262 seguiva lo schema classico dei caccia notturni. In particolare quello del velivolo da me costruito, Rot “11”, era il seguente : parte inferiore della fusoliera, delle ali e gondole motori in RLM 22 ( schwarz), lati superiori delle ali, intera fusoliera e timone di coda in RLM 76 ( hellgrau ). Sopra tutto il 76 comparivano macchie o virgole molto sfumate in RLM 75 ( grau violett).
Dopo il posizionamento delle decals e di tutti gli stencil, ho voluto dare al modello un minimo d’aspetto vissuto ( considerato i pochi mesi d’operatività), cercando altresì di mettere in evidenza le linee delle pannellature, per poi sigillare il tutto con spray opaco trasparente.


Messerschmitt Me 262 © Marco Vergani - Click to enlarge

Figurini e motocicletta
Ho voluto inserire nel diorama due figurini di piloti tedeschi in modo da raffrontare la grandezza del velivolo con delle figure umane.
La scelta è caduta sul figurino della Ultracast, veramente molto bello, e dell’Aires. Sono stati dipinti come da istruzioni, ed hanno subito poi dei “lavaggi” in modo da far risaltare le pieghe della tuta di volo e della divisa con la tecnica del Dry Brush (pennello asciutto). .
La motocicletta è una Tamiya, art. 89548, “German military motorcycle DKW NZ 350”, in verità in scala 1/35, ed un pochino si nota. E’ stata colorata in German Grey utilizzando lo spray Tamiya TS 4 e successivamente ha subito anche lei dei “lavaggi” in modo da far risaltare le varie parti, con la tecnica del Dry Brush (pennello asciutto). .
Dopo il posizionamento delle decals della targa, ho voluto dare al modello un aspetto vissuto, dovuto all’uso, sporcandola con del marrone per far risaltare fango e sporco.

Ambientazione
Per la basetta, molto semplice in verità, considerate le dimensioni del modello, ho adoperato la solita cornice di legno, cm. 25×30, senza lastra di vetro.
Ho creato con dei listelli di legno, quelli usati per il modellismo navale, una zona adibita alla manutenzione dei velivoli
La parte circostante è stata ricoperta con colla vinilica. Sopra la colla ancora fresca ho sparso della sabbia setacciata. Una volta ben asciutto ho tolto la parte eccedente della sabbia, cospargendo infine dell’erbetta usata nel modellismo ferroviario. Ho sigillato poi il tutto con una bella spruzzata di trasparente opaco comprato in ferramenta.

Marking
Il modello rappresentato nel diorama è un Messerschmitt Me. 262 B-1a/U1″ Nachtjäger”, rot “11” W. Nr. 1110494, pilotato dal Lt. Herbert Altner, in forza al 10./NachtJägdGeschwader 11 a difesa del Reich, nell’aprile del 1945.


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Per correttezza, la documentazione storica sul velivolo è stata reperita da Wikipedia, l’Enciclopedia Libera.
Le fotografie storiche sono state recuperate dal sito www.luftarchiv.de.
Un grazie a queste fonti.
Il profilo invece è stato “scannerizzato” direttamente dalla scatola del kit.


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Marco Vergani
© 2009
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