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EH 101 Cormorant - Massimo Cerrato

Kit Italeri in scala 1:72

EH 101 Cormorant

Nel corso degli ultimi anni molte aeronautiche si sono trovate nella necessità di sostituire i vecchi Sikorsky CH 56 con una macchina più moderna e versatile che affrontasse le attuali esigenze; la scelta è caduta su quello che sta dimostrandosi un ottimo velivolo, realizzato dalla Agusta-Westland già licenziataria del vecchio Pelican, impiegabile sia in operazioni terrestri sia imbarcato.
A oggi l’EH101 Merlin arma le britanniche RAF e Royal Navy, le italiane AMI e MMI e sta dimostrando una versatilità senza precedenti; non si devono infatti dimenticare che questa macchina sta iniziando a operare nelle condizioni e nei climi (leggasi meteo) più diversi tant’è che l’hanno adottata il Belgio, il Canada, la Danimarca, il Giappone, il Portogallo, ai quali potrebbero presto aggiungersi gli Stati Uniti, i quali lo vedrebbero ottimo come Marine 1 l’elicottero presidenziale.
La scelta era quasi ovvia che nel momento nel cercare qualche novità vista la scatola di montaggio ci si rivolgesse a questa, peccato però che l’unica realizzazione in scala del Merlin proposta dalla Italeri fosse con le decals britanniche: decisamente incomprensibile per una ditta italiana, se si considera il campanilismo che vige in questi casi da parte delle maggiori aziende del settore. Accattivante invece la versione canadese dove questo mezzo è chiamato Cormorant e presenta alcune caratteristiche proprie. In tal caso non si tratta soltanto del portello di carico posteriore, presente pure sui Merlin dell’AMI (a differenza delle macchine appartenenti alla Marina); bensì la particolare presenza di una serie di dettagli che lo contraddistinguono per le missioni SAR, alcuni dei quali necessariamente aggiunti per la realizzazione completa del modello in scala.
Per una mia scelta personale la scala è immancabilmente la 1:72 e, com’è mia consuetudine, prima di mettere mano ai pezzi cerco di avere il maggior numero di informazioni possibili, su quanto mi accingo a realizzare. Tuttavia devo ammettere che per quanto concerne il Cormorant, a differenza del Merlin, non si è trovato molto e in entrambi i casi è risultato molto utile il confronto con le fotografie realizzate per l’articolo dedicato dalla rivista “Aerei”, benché non sia emerso nulla relativo al vano di carico che è rimasto quasi identico a quanto fornito dal kit e a mio giudizio incompleto, tant’è che alla fine ho deciso di non presentare nulla di visibile, sebbene alcuni elementi fossero stati aggiornati.


EH 101 Cormorant © Massimo Cerrato - Click to enlarge


EH 101 Cormorant © Massimo Cerrato - Click to enlarge

Iniziamo quindi dal cockpit per la realizzazione del quale si deve tenere presente che le parati di cabina e il pannello antiriflesso, posto al di sopra della strumentazione di condotta, non sono neri o grigio scuro come indicato nella scatola di montaggio, bensì in un grigio antracite molto scuro: per tale motivo, dal confronto con le foto a disposizione, ho ritenuto che il più simile poteva essere l’Humbrol 140; attenzione, tuttavia, che tutto questo non è valido per la parete posteriore della carlinga e il vano di carico in quanto questa è, invece, correttamente indicata in grigio chiaro (anche qui il più simile mi è parso l’Humbrol 127), a eccezione del soffitto carlinga (Hu 140). Un altro errore riscontrato sono le imbottiture dei sedili sia piloti sia passeggeri, pure queste in grigio chiaro Hu127, mentre la struttura di questi e il poggiatesta sono correttamente neri (Hu 6) con cinture di sicurezza in grigio scuro e imbottitura in grigio gabbiano (Hu140).

Dall’esame dei pezzi emerge chiaramente come prima di procedere all’unione delle due semifusoliere sia necessario costruire il condotto di adduzione alla turbina numero 2 (quella centrale), altrimenti attraverso il condotto della presa d’aria laterale si vedrebbe soltanto un grosso foro all’interno della fusoliera.
La realizzazione di questo pezzo è relativamente semplice, prese le misure della mezzeria dall’asse del rotore e la distanza da questo alla bocca di presa (e i lati di questa), ho tracciato le dimensioni di massima su un pezzo di carta plastica e usato il medesimo come dima per tracciarne un secondo; successivamente ho preso altri due pezzi di carta plastica fornendo loro una curva approssimata (d’altra parte non è così plausibile inserire un condotto perfetto che non sarebbe neppure visivamente apprezzato) e incollati con loktite a ciascuno dei due pezzi costruiti in precedenza: in tal caso la carta plastica è veramente molto comoda da gestire, in quanto dato la forma di questi ultimi due gli altri pezzi assumono la curvatura adatta di conseguenza.
Una volta asciugato il tutto e verniciato l’interno in giallo cromo, analogamente al vano motore, il pezzo così realizzato, è sufficiente incollarlo (nuovamente con Loktite che asciuga rapidamente e non lascia aloni) all’interno della semifusoliera in corrispondenza della presa d’aria e il gioco è fatto.


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Parti autocostruite del condotto adduzione aria al motore centrale e faro di ricerca con relativo supporto

Tolto quanto si è ora detto la fusoliera non offre altri grossi problemi: il portellone laterale è configurabile nella posizione chiusa e aperta; tuttavia in considerazione della scarsa conoscenza oggettiva dell’interno, ho preferito lasciarlo chiuso, sebbene mi sia abbandonato alla “licenza poetica” di lasciare il predellino di accesso al portellone laterale destro in posizione aperta: rappresentando in questa maniera una condizione di pronto intervento.

Prima di passare al montaggio effettivo dei pezzi ho provveduto a verniciare ogni singolo particolare esterno in giallo e in rosso, in modo da non dover mascherare nulla; è qui opportuno ricordare che i vani dei carrelli sono in giallo cromo, tuttavia quello anteriore è incompleto e una volta montato il radome resta un foro: pertanto si è nuovamente costruito con carta plastica.
Sebbene il piano di montaggio indichi la realizzazione del rotore, ho preferito montare soltanto l’albero del medesimo nella sua sede, poiché altrimenti mi avrebbe dato problemi in fase di ritocchi e di incollaggio dei diversi accessori, come antenne, decals. ecc.
Una volta unite le due semifusoliere si deve avere la pazienza di ritoccare la parte ventrale con stucco: nonostante tutte le attenzioni resta un solco troppo evidente; quindi nuovamente una mano di giallo a coprire il tutto.

In seguito a questo ho provveduto a un secondo intervento di adeguamento.
Il finestrino laterale destro posto subito dopo la cabina di condotta, non è piatto come fornito nel kit bensì bombato; quindi anziché deformare il trasparente fornito, con conseguenze difficilmente prevedibili, ho preferito andare alla ricerca di un surrogato individuato nel cupolino per la navigazione stellare di un B25 Mitchell.
Con qualche goccia di colla cianoacrilica ho incollato quest’ultimo sull’originale della scatola e verniciato la parte che non sarebbe più dovuta essere trasparente.
Mi sono ovviamente posto se vi fosse stata un’analoga incongruenza per il lato sinistro, sul quale tuttavia non ho potuto assumere riscontri fotografici oggettivi.


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Modifica finestrino laterale destro


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Ricostruzione maniglia


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Sono quindi passato a mettere le decals e a questo punto mi sono accorto di altre incongruenze, oltre a effetti ottici non soddisfacenti.
Tutti i pannelli di camminamento posti sui vani carrelli laterali e sulla sommità della fusoliera sono in materiale antiscivolo, le decals sono troppo lucide e ritenuto opportuno di impiegarle come dime, riverniciando l’area in nero opaco (Hu 6).
Nell’area ventrale della fusoliera si deve recupare la dicitura “sauvatage” presente tra le decals per la realizzazione del modello prototipale, inoltre nel tronco centrale del trave di conda è presente la quarta coccarda nazionale.
A contorno della aperture di emergenza è presente una tratteggiatura in nero, facilmente riproducibile con una rapidograf.
Finalmente si può procedere al montaggio delle gambe di forza del carrello.
Quindi si incollano (o non si incollano) tutti i pezzi esterni che fanno da contorno al modello reale.
Innanzitutto non si devono impiegare gli specchi retrovisori, poiché non sono presenti su questa versione. Anche questa condizione è ben documentata dalle fotografie.
Cominciando dalla zona ventrale il pezzo indicato come 20E non deve essere impiegato, analogamente l’8E; il pezzo 16B è un gruppo di fari e come tale deve essere realizzato.
I pezzi 7E non sono presenti sull’originale ma possono essere impiegati ponendoli nella zona ventrale in qualità di ganci di ancoraggio (non presenti nel kit).
I pezzi da 9E a 11E devono essere riposizionati, da sotto il radome ai lati del fusoliera in prua.
Poco sopra a questi sono presenti delle maniglie (non presenti nel kit); queste sono state realizzate piegando filo di rame dello spessore 0,5 mm ricavato da fili elettrici.
Con filo di ferro preso dai cavi freni sostituiti dalla bici ho potuto invece realizzare il supporto del faro di ricerca (anche questo non presente nel kit), facilmente realizzabile con un piccolo pezzo di sprue delle dimensioni adatte.
Sul ventre è ancora presente un’antenna a doppia frusta: trovato il pezzo adatto a realizzare il supporto, il filo di ferro dei cavi telefonici è sufficientemente piccolo per essere impiegato alla scopo.
Lo stesso filo è adatto a costruire la controventatura dell’antenna a lama presente sulla sommità della carlinga.
Un’ennesima modifica si rivela necessaria per l’antenna di coda: troppo alta deve essere pure questa opportunamente sagomata.
Fatto tutto questo è finalmente possibile realizzare il rotore, avendo l’accortezza che pure in questo caso il nero indicato nel foglio non ci azzecca nulla: nuovamente è grigio scuro con il bordo d’attacco in grigio chiaro.
Terminato questo il modello è finito e pronto a fare bella mostra di sé.


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Autocostuzione antenna a doppia sciabola


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Ricostruzione controventature dell’antenna centrale


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Massimo Cerrato
© 2009
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