Questo sito contribuisce alla audience di

Il Reggimento Savoia in Russia - Andrea Tallillo

Cavalli e Cavalieri

Il Reggimento Savoia in Russia

Le più antiche e gloriose unità italiane fanno ormai parte di un patrimonio storico da rivalutare anche in chiave modellistica.
Fra gli antichi Reggimenti di Cavalleria, spicca il Savoia, costituito poco più di 300 anni fa ed oggi, montato sulle potenti blindo Centauro, è di stanza a Grosseto.
La sfortunata ma spesso epica partecipazione di reparti del Regio Esercito alla campagna sul fronte orientale vide pure, per una delle ultime volte nella storia militare, un reparto di cavalleria lanciarsi in una vera e propria carica, il 24 agosto del 1942.
Il Savoia cavalleria ebbe questo onore, siglando però la fine di tutto un mondo e di un modo di fare la guerra che perdeva le sue origini nella notte dei tempi.
Comunque, non fu un ‘beau geste’ anacronistico e fine a sé stesso, ma dal punto di vista tattico un’operazione da manuale, che servi’ ad alleggerire la pressione avversaria e salvò migliaia di fanti da una completa disfatta.
Sul fronte orientale, del resto, furono usati molti reparti di cavalleria, sia tedeschi che dell’Asse, che di fronte ebbero mole divisioni di cavalleria sovietica. Su quel fronte estesissimo, con una natura particolare del terreno – mai troppo solido – e con situazioni tattiche molto fluide, più di una volta l’antico binomio cavallo-cavaliere una rivincita morale sui mezzi a motore.
Limiti di spazio c’impediscono una descrizione approfondita della carica in sé stessa, del resto rintracciabile in moltissime pubblicazioni, ci preme di più fare un po’ di divulgazione sul lato modellistico dell’episodio storico, meritevole senz’altro d’essere esplorato e sviluppato ‘ in scala’ grazie ai figurini in resina della Allarmi, una delle ditte italiane che più si segnalano per serietà d’intenti e qualità delle realizzazioni.
Qualche anno fa però l’idea non era ancora venuta all’amico Felice e cosi’ per avere un paio di cavalieri italiani abbiamo sudato un po’ di camicie.
Riproponiamo il lavoro di allora, sperando che possa essere di stimolo a chi volesse costruirsi figurini di altri Reggimenti di cavalleria italiani.

Le uniformi
Anche le uniformi del Savoia, nel periodo compreso fra l’entrata in guerra ed il 1942 furono soggette, specie quelle della truppa, ad un forte scadimento di qualità, dovuto alla mancanza di materie prime ed al deterioramento di fregi e distintivi.
Il primo gradino di questo lungo ma costante processo è ormai ritenuta l’adozione della cosiddetta ‘uniforme di guerra’ già nella tarda estate del 1940 (Disegno 1, Tavola 1 ).

Uniforme Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Essa era composta da una giacca in ruvido panno grigioverde, chiusa d atre bottoni, portata a colletto aperto con camicia di flanella grigioverde e cravatta – rossa per il Savoia – Le quattro tasche erano a toppa, con alette dritte; le maniche avevano paramani dritti, ma essi a volte mancavano; sul dietro c’era uno spacco, fissato in alto con cucitura a triangolo.
La giacca era stretta in vita da una cintura dello stesso panno (2), sorretta da quattro passanti, regolabile con due bottoni.
Sulle semplici controspalline semifisse compariva solo il numero di squadrone (3) od altre indicazioni, come la D per il personale del Deposito, in bianco su di un rettangolo nero, che poi tendettero a scomparire.
Sul bavero semplici ‘fiamme’ a tre punte, da 6 x 3.2 cm, in panno o velluto nero con stellette applicate (4).
Tutti i bottoni metallici, decorati col fregio dell’Arma, erano stati sostituiti con quelli ‘di frutto’ ovvero in un modesto materiale autarchico colore verde scuro.
I pantaloni (5) non poterono essere altri che quelli per armi a cavallo adottati nel 1935, in panno grigioverde, con quattro passanti per cintura, due tasche ai fianchi e due posteriori, con interno della gamba rinforzato da topponi con cuciture angolate.
Le calzature erano i gambali a stecca (6) da truppe montate, in cuoio nero, assicurati alla gamba con strisce dello stesso materiale e con scarponcelli modello 39 di cuoio nero.

Uniforme Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

In seguito, la carente situazione dei rifornimenti e delle riserve mostrò la corda; le giacche divennero di un panno sempre più rozzo e verdastro e mancando una regolare fornitura per le calzature si usarono stivali anche per la truppa.
Comunque, trattandosi di un reparto di prestigio, che aveva alle spalle 200 anni di vita, è probabile che si cercasse di conservare il più possibile un certo decoro.
I distintivi di grado, dall’appuntato al caporale maggiore
(7 ed 8 ) , erano galloni in rayon rosso, ridotti alla larghezza di 5 cm e cuciti sulle maniche in alto, più tardi anche il loro confezionamento vedrà un abbassamento di livello.
La truppa portava ancora la bandoliera (9) modello 91 da cavalleria in cuoio grigioverde chiaro, a due tasche per solo 4 caricatori, resistente ma ormai poco funzionale.
Oltre a questa, si portava la classica borraccia (10) modello 33, rivestita di panno grigioverde e provvista di cinghia in canapa ed il tascapane (11), di tela di canapa grigia e dotato di tracolla in tela con fibbia.
L’elmetto era il modello 33 standard, con soggolo in cuoio grigioverde od in canapa.
Sulla sua vernice grigioverde scuro campeggiava, sul davanti, partendo da 2 cm dal filo inferiore, la tradizionale croce nera alta 10 cm e larga poco più di 9.
Questo distintivo dei primi quattro reggimenti montati era stato reintrodotto nel 1935 e per tutti i gradi.
L’uniforme modello 33 degli ufficiali (12), ancora in vigore all’epoca dell’entrata in guerra, era realizzata in un tessuto diagonale grigioverde, detto cordellino, di buona qualità rispetto al panno di quelle da truppa.
Per la gioia di noi modellisti, il ‘cordellino’ ebbe diverse sfumature, come il salvia o quella denominata ‘Principe di Piemonte’.
La giacca, chiusa da quattro bottoni, era portata a bavero aperto e rovesciato, con camicia e cravatta; il taglio era leggermente incavato alla cintola e le quattro tasche erano a toppa con aletta dritta; la parte posteriore aveva lo spacco mentre le maniche avevano paramani dritti da 8-9 cm d’altezza, filettati di nero; il bavero era nero, con stellette applicate; le controspalline semifisse (13) erano filettate anch’esse in nero.
I distintivi di grado erano larghi 8 cm, in filo metallico dorato su fondo grigioverde, ma ben presto divennero quelli previsti per l’uniforme ‘di guerra’, in rayon giallo cucito su soppanno grigioverde (14), lunghi 5 cm, da portarsi sui paramani; quelli del nostro figurino sono il classico ‘giro di bitta’ da sottotenente.

Uniforme Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

I pantaloni alla cavallerizza (Disegno 15, Tavola 2) erano in cordellino, con due tasche verticali lungo i fianchi, una terza sulla parte posteriore destra, un taschino a taglio sul alto anteriore sinistro.
Erano guarniti di doppie bande di panno nero, larghe 52-55 mm, intervallate da una pistagna – da 2 a 4 mm - di panno rosso.
Gli stivali erano quelli neri d’ordinanza.
In pelle semirigida nera, con gambale alto sino a 10 cm sotto al ginocchio.
Per gli ufficiali, la ‘uniforme da guerra’ doveva essere quella da truppa, senza filettature e senza più bande ai pantaloni.
Tuttavia si consenti’ di portare a consumazione l’uniforme di marcia, adeguandola allo standard di quella ‘da guerra’ per quel che riguardava il bavero – che diventava in panno grigioverde, nelle controspalline che erano private del fregio e della filettatura, per essere cucite al giromanica, e dulcis in fundo nei bottoni, non più dorati ma ‘in frutto’ anch’essi. Restavano inalterate la filettatura nera ai paramani e la banda nera ai pantaloni.
La normativa fu sempre troppo generica e non potè portare che molta difformità nell’ambito dei reparti, basti pensare che sino al 1941 furono consentite uniformi ‘di marcia’ anteguerra, a volte senza nessuna modifica. L’uniforme ‘adeguata’ divenne alla fine la più diffusa nel periodo 1942 inoltrato, in alcuni reparti resistette nella configurazione con filettature ai paramani, gradi inalterati e bande nere ai pantaloni. In pratica, col tempo si diffusero i gradi ridotti nelle dimensioni a 5 – 6 cm ed applicati sui paramani, al centro. Per gli ufficiali era previsto il cinturone con spallaccio regolabile (16), in cuoio marrone, per fondina da pistola, che si chiudeva sul davanti con fibbia in ottone.
Il cinturone sorreggeva all’occorrenza anche la borraccia o la borsa portacarte (17) in cuoio marrone, della quale esisteva anche una versione ‘aperta’.

L’armamento ed equipaggiamento
I cavalieri del Savoia potevano contare solo sul moschetto da cavalleria, con baionetta ripiegabile nella cassa e sulle loro sciabole.
I moschetti erano efficaci sino a 400 metri, ma si tendeva a non usarli da cavallo per via della maggiore vampa causata dalla canna corta.
La sciabola d’ordinanza
modello 1871 era lunga poco più di 90 cm e pesante poco più di 1 kg, con impugnatura in ebano e guardia a quattro rami.
Per il combattimento ravvicinato, erano usate anche le bombe a mano SRCM che avevano corpo rosso semilucido, guaina in alluminio e linguetta in metallo brunito.
Gli ufficiali avevano la pistola Beretta 34 calibro 9, portata in fondine di cuoio grigioverde, quella illustrata (18) è la versione con caricatore supplementare.
Per usarla da cavallo, al calcio veniva assicurato un correggiolo in canapa (19) che girava attorno al colletto.
L’appoggio a distanza era fornito dai fucili mitragliatori Breda 30 e dalle mitragliatrici Breda 37, trasportate con apposito basto da cavalli adibiti esclusivamente a questo compito e con altri destinati al trasporto munizioni.
Almeno due armi sovietiche di preda bellica furono molto apprezzate, la prima era il solido e sicuro mitra Ppsh 41, di facile manutenzione e pulizia.
L’altra era la caratteristica sciabola cosacca, - shaska – che aveva una tipica impugnatura a testa d’uccello senza guardia.

Sella Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Sella Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Quanto al materiale da selleria, esso era stato perfezionato con la sella tipo ‘Del Frate’ più arcuata rispetto alle selle normali, che perciò consentiva una migliore aderenza (20).
Tra il seggio ed il cuscino di sella si frapponeva in genere il farsetto a maglia; davanti alla sella si portava arrotolato il pastrano ricoperto dal telo tenda mentre, sul retro, le bisacce (21).
Le tasche a sella, ricoperte di pelo, erano usate solo con la grande uniforme.
Alla sella erano assicurate a sinistra anteriormente la sciabola (22), con l’elsa portata all’indietro.
La gavetta, fissata all’arco posteriore (23), era ricoperta di panno grigioverde.
A destra, era assicurato il tubo portamoschetto (24) in cuoio grigioverde.

Sella Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Sella Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

L’equipaggiamento del cavallo, al fronte, comprendeva una coperta in panno bigio al posto del feltro sottosella, ed ovviamente martingala (25) e finimenti (26) in cuoio marrone scuro.

I figurini
Molti figurinisti, appassionati di soggetti italiani del periodo, se devono affrontare la realizzazione di pezzi a cavallo si sentono a volte intimiditi.
Si perde cosi’ l’occasione di vivacizzare dei pezzi e renderli ancora più interessanti.
Ormai siamo molto presi dallo sperimentare tecniche di pittura sempre più elaborate, rischiando di considerare i cavalli solo un specie di accessorio e restando con una loro conoscenza molto superficiale.
In questi ultimi anni, per fortuna, il mercato offre alcuni bei pezzi nuovi, cavalli in metallo bianco o resina che invoglieranno certo ad impostare delle buone realizzazioni che prevedano anche loro a fianco dei cavalieri.
Nel nostro caso, i cavalli li abbiamo ricavati da materiale meno ‘nobile’, ovvero dalla banale plastica.
La realizzazione dei figurini, invece, è stata resa possibile grazie ad un mix di due soggetti provenienti dalla sempre più ricca e valida produzione Model Victoria e dalla presenza di una ‘banca dei pezzi’ ben fornita, uno dei segreti per ricavare un diverso buon figurino da un figurino simile ma non uguale.

Il Reggimento Savoia in Russia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Il figurino a terra, quello con la sciabola in mano, è stato ottenuto dall’ufficiale n. 4007, al quale sono state tagliate le gambe all’altezza delle ginocchia, per sostituirle con degli stivali tedeschi Airfix ‘multipose’, leggermente accorciati e fissati con spilli.
Una volta cambiata la posizione delle mani e sostituita la testa con una della gamma Hornet, in pratica tutto è pronto.
Dopo una stuccatura nei pochi punti ove è necessaria ed una fresatura per togliere ogni pur piccolissimo segno di stampo, si passa a ricostruire con lamierino di piombo il colletto e la cravatta.
Il figurino a cavallo è un pezzo Dragon, della scatola n. 6065 relativo ai cosacchi in uniforme tedesca.
Di questo pezzo si sono usati solo i pantaloni e gli stivali; ad essi è stato poi unito un busto Model Victoria, quello del mitragliere che cammina – il numero 4009 – con braccia recuperate dalla banca dei pezzi ed una testa Hornet al posto dell’originale.
Anche in questo caso sono state seguite stuccature e fresature, anche per armonizzare la forma della giubba al resto, e poi sostituiti colletto e cravatta.
Usando pezzi in resina e con del lamierino di piombo è stata ricostruita la bandoliera modello 91.
Il moschetto è un pezzo Italeri, proveniente dalla vecchia scatola dedicata ai
bersaglieri, lavorato sul calcio con la fresa.
La sciabola cosacca aveva impugnatura in legno rivestito d’argento niellato, il foro nero con fornimenti in argento niellato o dorati.
Molte delle eventuali residue imperfezioni le potremo rilevare solo dopo aver steso una mano di fondo color grigio chiaro.
Per la verniciatura delle uniformi, si è usato un sistema semplice ma di buon effetto generale, usando il buon vecchio Humbrol Matt 30 come base, si tratta di un vede di media tonalità, schiaribile un po’ a pennello secco, nelle pieghe è stata poi applicata una leggera quantità di colore ad olio nero.

Il Reggimento Savoia in Russia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Gli elmetti vanno lasciati in Matt 30, ma reso un po’ satinato.
Per realizzare le croci nere ho usato le insostituibili decals presenti nel foglio Model Victoria n. 4000.
I gradi da manopola del figurino a terra provengono dall’interessante foglio della A.W.D. n. di catalogo AI – 013. ad essi dedicato.
C’è da dire che con questi due fogli è veramente possibile completare degnamente una buona gamma di uniformi italiane del periodo.
Su quelle dei figurini, l’ultimo tocco è un leggero velo di colore a dolio, una miscela di nero e seppia da applicarsi ai bordi delle cinghie ed attorno alle tasche, senza esagerare.
Per i visi, iniziamo a mescolare un color carne di tonalità media – Terra rossa e Bianco titanio, successivamente si aggiunge più bianco ed una punta di Giallo di Napoli o Giallo brillane per produrre una lumeggiatura intermedia (la prima sfumatura di luce) e più bianco e Giallo di Napoli per la seconda sfumatura di luce.
Per la zone d’ombra mscoliamo al 50 % Terra d’ombr abruciata e Rosso Magenta aggiunti al color carne di base per ottenere una prima sfumatura ed una seconda sfumatura d’ombra.

Il Reggimento Savoia in Russia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

I cavalli
Quelli del Regio Esercito erano maremmani, la razza di cavalli usati dia butteri ed immortalati dal Fattori nei suoi quadri, molto resistenti anche se non erano campioni di bellezza.
Il maremmano in genere è baio, alto al garrese circa 1.55 metri, con la testa leggermente pesante ed il collo corto.
Nel Savoia almeno quelli della truppa avevano criniere corte e code all’altezza dei garretti.
Per avere dei discreti cavalli senza ammattire, abbiamo recuperato quelli del kit Dragon sopraindicato, che hanno il merito di offrire delle cavalcature discretamente fedeli ed in un materiale ben lavorabile anche in caso d’interventi più a fondo.
Dimensioni dei pezzi a parte, basta seguire alcune regole fondamentali.
Prima fase è selezionare le varie parti, pulendole e passandole con carta abrasiva.
Si prosegue con un’accurata stuccatura per togliere ogni segno di stampo ed unione tra le due metà, magari stendendo lo stucco con un pennello intriso di solvente, per avere superfici le più lisce possibili.
Dopo una fresatura lungo i bordi è stato riprodotto l’effetto del pelame con frese montate su trapanino.
Inoltre, per non farli assomigliare troppo a dei monumenti è senz’altro meglio ritoccare alcuni particolari, come la criniera e la coda, con una fine incisione col pirografo, seguendo il movimento dello stampo.
Il sottopancia è da rifare e la coperta sottosella è da stuccare e rifinire; la sella va modificata per farla assomigliare di più al tipo in uso nel Regio Esercito.
Oltre alle coperte sono da rifare i pastrani, arrotolati sull’arcione, mentre le briglie vanno realizzate in lamierino di piombo.

Reggimento Savoia © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

La colorazione (Disegno 27, Tavola 3) è stata eseguita con basi a smalto, ombreggiature ad olio e lumeggiature ad acquerello.
Appena scelto il colore del manto, è giocoforza diversificare la base, per esempio se il cavallo sarà marrone la base sarà un sabbia e cosi’ via. Maggior realismo si otterrà se non lesineremo su qualità dei colori e dei pennelli e conoscendo meglio quali colori usare secondo la scelta dei mantelli, in questo caso un baio ed un nero e da una finitura satinata delle parti superiori, restando quelle inferiori sempre più opache.
Per il baio, la prima mano da stendere è un marrone Terra bruciata, la seconda un Terra di Siena bruciata diluito.
A colore ancora fresco, applicheremo poi una miscela di Terra d’Ombra e Nero, dal ginocchio agli zoccoli (A), mescolando Nero e Siena sopra al ginocchio ed ai garretti, sfumando tutto verso l’alto e dando una tonalità nero-rossiccia nella zona intermedia.
Il mantello può variare dal beige al testa di moro, è comunque più scuro superiormente ed all’altezza di ginocchia e zoccoli (B).
Basta passare sulla schiena del nero diluito, sfumando verso il basso e lasciando trasparire il colore sottostante.
Se riusciremo a mettere in evidenza la parte sporgente della muscolatura (C) con un po’ di Ocra, si creeranno sfumature che renderanno più vivo il mantello.
La parte inferiore va schiarita sul ventre (D), attorno alle natiche e nelle parti interne delle gambe, rendendola nel contempo più opaca.
Lo stesso tono è presente sulle guance e si può rendere con un grigio chiaro, da unire alla tinta di base del mantello e ad una parte di rosso, sfumando verso l’alto sul mantello e su parti in rilievo.
I genitali sono color grigio scuro e con esso vanno evidenziate le venature del ventre.
Le balzane, variabili nel numero – da una a quattro – sono le zone biancastre che ornano l’attaccatura dello zoccolo; hanno dimensioni varie, da un piccolo anello a duna zona estesa, più raramente verso l’articolazione della zampa (E).
Il muso, attorno a froge, naso e bocca può essere reso con del grigio-rosa, un po’ scurito e sfumato nel colore del mantello verso le orecchie.
L’intera bocca è di un colore rosa violaceo, da passarsi poi col colore di base del mantello scurito, per mettere in evidenza la muscolatura scontornando bocca ed occhi.
Dopo aver sfumato morbidamente, le labbra vanno scurite esternamente.
Le orecchie sono più scure del mantello, internamente, le narici molto scure.
Sul muso è quasi sempre presente una macchia bianca (F), variabile in forma e dimensioni ma riconducibile spesso ad una riga lunga e stretta che arriva sino al muso, rastremandosi in mezzo agli occhi.
Ne sfumeremo i bordi, facendo seguire, per ultimo, un tocco di bianco a pennello secco.
Più raramente, la macchia si estende alla parte inferiore del muso (G).
Gli occhi sono scuri, circondati da una zona di rosa-grigio.
Dopo aver dipinto di bianco l’area, va aggiunta una palla marrone scuro grande fin quasi a coprire il bianco tranne la punta verso il muso.
La pupilla è nero lucido; una riga nera delimita l’area, con palpebre grigio-scure – nel dipingerle va assotigliata la riga nera di cui sopra.
Sfumeremo poi il grigio con la tinta di fondo, verso l’esterno.
Per maggiore comodità, gli zoccoli possono essere verniciati per ultimi, in modo che si possa usarli come appoggi per maneggiare il cavallo.
Quelli dei kits, però, non sono mai troppo realistici, perché lisci (H).
Andrebbero, se ben visibili, scavati per riprodurre la forma a corona dell’unghia, applicando poi i ferri (I).
La parte cornea e scura, anche se non troppo e normalmente sono più chiari in corrispondenza della zampa con balzana.
Poco prima di verniciare, col pirografo si può realisticamente aggiungere un effetto di pelo (L).
Per dipingerli, si può usare del bianco Humbrol mescolato a del Seppia.
Poiché, però, in pratica sono spesso sporchi di terra o perlomeno impolverati, per renderli al meglio si può usare un marroncino grigiastro, ovvero ocra e grigio mescolati.
Coda e criniera, rispetto al mantello, sono più lucide : qui è sufficiente del nero.
Il secondo cavallo è di colore nero, un tipo di pelame che in scala non appare mai troppo realistico, si può tentare di riprodurlo con del marrone scurissimo, cui vanno aggiunti tocchi di rosso ed ultramarino, mentre i toni più chiari vanno mescolati col Siena, quelli scuri col blu-nero.
Le lumeggiature sono in Giallo di Napoli applicato senza esagerare.
Per il mantello, al nero è stata aggiunta una punta di Bianco crema, in seguito scurito con Nero più Terra d’ombra.
Le parti inferiori sono in colore marrone rossiccio caldo, che deve restare più opaco del mantello nero.
Criniera, ciuffo e coda sono in Nero avorio e Giallo di Napoli; una volta asciutti vanno sottoposti ad un lavaggio di blu-nero, diluito per avere un effetto di lucentezza.
Sui mantelli scuri, la macchia in fronte raramente si presenta di una certa larghezza.
La preparazione del terreno, pur semplice nella sua struttura, è stata abbastanza laboriosa.
La base è in Das sul quale è stata stesa una miscela di vinavil poi dipinta con acquerello Verde-medio.
Prima di stendere la miscela ho preparato, a parte, due o tre tonalità d’erba da modellismo ferroviario e del muschio naturale, applicati pian piano fino a coprire tutta la superficie.

 

Andrea & Antonio Tallillo
© 2009
[Gallery]

 

Si ringrazia il personale della Sala storica del Savoia cavalleria per le fotografie scattate ad unfiromi ed equipaggiamenti qualche anno fa.

Bibliografia:

  • Isbuscenskij – L’ultima carica, Mursia 1970
  • Le cariche di Jagodniy ed Isbuscenskij, Corporazione Arti Grafiche 1984
  • Cavalli e cavalieri, Mursia 1998
  • Axis Cavalry in WWII – Men at Arms 361, Osprey Publishing 2001
  • Uniformi e distintivi dell’Esercito Italiano nella 2a Guerra Mondiale 1940-1945, Stato Maggiore Esercito 1988.
  •  

    Link correlati