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La prima sigaretta - Andrea Tallillo

... ovvero un carrista del VII in Africa

carrista del VII Btg

Un piccolo sogno che ogni tanto si avvera è quello d’avere una foto inedita, dalla quale ricavare un figurino simile, senza troppo lavoro e con la soddisfazione di aver fatto qualcosa che non esisteva prima, calando il proprio figurino in una bel precisa realtà storica.
Ormai non siamo più semplici figurinisti ma possiamo – e dobbiamo – diventare anche divulgatori di storia militare nel nostro piccolo.
Stavolta si tratta di una combinazione italiana, in un battaglione carri tra i più interessanti per il modellista.
Entrando in corrispondenza con un ufficiale del VII Battaglione carri medi abbiamo recuperato una fotografia che è tutto un programma, con due carristi colti in un momento di relax, presumibilmente ancora di mattina, con una delle prime sigarette della giornata.
Una realistica situazione, tirata fuori una sigaretta, preziosa due volte in quei frangenti…
Non c’è da pensarci due volte, sono divise quantomai pratiche e fuori di ogni schema, in pratica i loro giacconi d’ordinanza portati sopra ai pantaloncini, senza giacca o camicia.
Alcuni pensano ancora che convertire dei figurini vada troppo oltre le loro possibilità, ma non è vero. Viene più naturale se si ha più esperienza, fatta quando di figurini italiani ce n’erano pochissimi e non entusiasmanti, ma attualmente l’offerta si è molto diversificata e la disponibilità di teste supplementari fa cadere anche le ultime remore.
Tra i marchi non anziani sul campo ma ormai stabilmente presenti nella nostra stima, ALLARMI ha già avuto modo di segnalarsi.

132° © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

C’è un vecchio detto che afferma essere la prima impressione quella che conta ed è vero, la linea ci è piaciuta da subito per il suo tipico stile e la qualità di stampo.
Quel che fa al caso nostro è la ormai veterana confezione 35012, il felice risultato di un ottimo lavoro di stampista ispirato da una cartolina dell’ ottimo illustratore Piero Compagni.
Siamo di fronte ad un classico carrista in tuta e casco e ad un altro con giaccone sopra all’uniforme di servizio, proposti in una buona resina grigio chiaro, assolutamente senza ritiri e-o bolle d’aria.
Quest’ultimo, anche troppo accattivante – chi è un po’ dentro le vicende del figurinismo italiano sa di cosa si parla – pur essendo più statico nella posa, è quel che fa al caso nostro, con poche modifiche. Se ce lo consentite, il lampo di genio, foto alla mano, è stato quello d’immaginare il fulcro – il giaccone di questo figurino - montato su di un secondo figurino e con la testa di un terzo, dato che in ogni caso non si poteva usare quella originale, dai tratti somatici meno incoraggianti.

Il nuovo figurino
Il lavoro più impegnativo è quello di segare i pantaloni dal figurino Allarmi, per poi cominciare a svuotare da sotto il giaccone con l’aiuto di frese montate su trapanino.
E’ preferibile operare all’aperto, proteggendo gli occhi e le vie respiratorie dalla polvere di resina con una mascherina, sino a levare i primi 2 o 3 millimetri.
Per i pantaloncini, non vi saranno troppe difficoltà se avremo nella banca dei pezzi un qualche figurino della Model Victoria, dal quale segheremo i pantaloni corti più o meno all’altezza della vita; gambe e pantaloncini li troveremo leggermente sottoscalati rispetto al giaccone, ma è quel che ci serve visto l’obiettivo finale.

Carrista del VII Btg © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Dopo ave ripulito il tavolo di lavoro da residui e polvere di resina, passeremo ad una fase più delicata.
Leveremo piccoli strati dai pantaloncini e, se del caso, un po’ alla volta scaveremo ancora il giaccone, sino a trovare le proporzioni ottimali fra i due pezzi. Sarà molto utile tenere a portata di mano alcuni figurini in pantaloncini, per avere un aiuto visivo e sapere riconoscere quando sarà ora di smettere con le due lavorazioni. Le gambe – coi pantaloncini, ovviamente – vanno rifinite con carta abrasiva e fresette, poi inserite per una prova a secco, ma per comodità e robustezza è meglio avere l’abitudine d’inserire a caldo un paio di spilli, che uniranno le due parti in modo veramente definitivo.
Sarà molto pratico verniciare almeno i pantaloncini prima che la definitiva unione lo renda più arduo.
Dal giaccone Allarmi, che non presenta quasi nessuna bava da eliminare con la solita fresette, toglieremo la camicia dell’uniforme, subito dopo proveremo a secco una testa da carrista italiano della Hornet, comparandola con l’originale avremo la conferma che è compatibile, va solo trattata un po’ per eliminare gli eventuali sfridi di resina. Anche stavolta inseriremo un comodo perno, ferma restando la necessità d’incollarla con del cianoacrilato.
Lo spazio tra testa e giaccone si può colmarlo riproducendo un fazzoletto con del lamierino di piombo.
Il fazzoletto era usatissimo, essendo una delle poche cose che limitavano infiltrazioni di sabbia.
Ultimissima cosa, una volta terminato il soggetto non dimentichiamoci di osservarlo bene, per scoprire sviste ed errori, non cedendo alla tentazione di passare a pennelli e colori.
Si può sempre intervenire in extremis sul pezzo non verniciato…

La verniciatura e l’ambientazione
Si comincia con la doverosa mano di fondo, un grigio chiaro che andrà lasciato asciugare per una settimana.
La sua corrette densità è questione d’esperienza, per questo si dovranno compiere più prove per avere la giusta uniformità.
I pantaloni corti vanno preparati con una miscela di Humbrol 94 al 60 % ed 83 (al 30%), con un 10% di bianco opaco, per le gambe l’ideale è stendere un color carne.. quì penso che ogni modellista è giusto abbia la sua ‘formula’ come per l’incarnato del viso, regoliamoci pertanto con delle miscele di base, migliorabili quando avremo più esperienza.
In questa fase, infatti, più che usare un certo colore a tutti i costi è utile elaborare metodi diversi che possano portare a risultati molto simili, mai troppo uguali fra loro.
La mano destra andrà inserita a modello ultimato e va pertanto dipinta a parte.
Gli indumenti in pelle dovrebbero avere un aspetto intermedio, tra l’opaco ed il leggermente lucido, non facile da ottenere in scala.
Sul giaccone stenderemo una mano di nero Humbrol 33 allo 80 % ed una parte di Humbrol 26 al 20 %, utile a ‘spegnere’ il primo, dipingendo anche la parte interna dove andremo ad inserire le gambe.
Se usassimo solo i colori a dolio, potrà andare bene una miscela di blu e rosso scuro, schiarita nei punti d’usura con Terra d’ombra bruciata e bianco a pennello secco.
Invece abbiamo usato degli acquerelli, che ben si prestano, se ben miscelati, a fare da vero e proprio filtro su di una base che essendo nera accoglie bene ogni intervento.
Basterà una leggera mano marrone chiarissimo sui punti d’usura – basta vedere un giaccone vero per notare che sono i gomiti, le pieghe esterne, i bordi e le cuciture, le tasche ed il colletto.
Per diversificare, col nero a smalto dipingeremo pure il casco, paranuca compreso, ‘giocando’ poi con del marrone scuro ad acquerello attorno alle pieghe e dettagli.
Per il fazzoletto …qui potremo usare colori a piacere, restando nel plausibile di quel che poteva essere usato all’epoca, ovvero colori ‘pieni’ – rosso, blu o giallo - o tutt’alpiù con la presenza di pois come nel caso di prede belliche inglesi.
Dopo aver dipinto gli scarponcini in nero e le calze in giallo sabbia chiaro ed aver aspettato l’asciugatura, per non continuare a maneggiare il figurino inseriremo a caldo uno spillo tagliato, per fissarlo alla basetta, potendo cosi’ aggiungere con calma gli ultimi ritocchi ed aggiungere la fatidica sigaretta…
Non c’è voluta troppa fantasia per inserire questo carrista in un contesto a lui consono, trattandosi di deserto.
La basetta è stata preparata prima con del Das bianco, poi stendendo una miscela di vinavil, sabbia fina e gesso, non dimenticando qualche sassolino.
E’ stata aggiunta per ultima una tanica, un pezzo in resina Model Victoria, dipinta con una miscela a smalto Humbrol per simulare il metallo – messa da parte un po’ più a lungo e poi sporcata e lumeggiata sempre ad acquerello.

Carrista del VII Btg © Andrea & Antonio Tallillo - Click to enlarge

Qualche nota storica
Dietro ad ogni fotografia c’è una storia militare personale, in questo caso è quella breve ma intensa dell’allora sottotenente Andreani.
Volontario, operò dalla seconda metà del 1941 in Marmarica sino al dicembre, quando perse carro ed equipaggio, rimanendo seriamente ferito ‘in un’azione che era diventata troppo grande per la nostra unità come ci ha modestamente scritto.
In realtà è un decorato di medaglia d’argento, che non potendo più continuare a combattere, dopo una lunga degenza ospedaliera riprese gli studi universitari che aveva interrotto.
Il VII battaglione, costituito tra il gennaio ed il marzo 1941 dal 32° reggimento di Verona, su compagnia comando, tre compagnie carri, una recupero, una contraerea, una di riserva e due officine mobili, fu conosciuto in un primo tempo come ‘Carri d’urto’.
Sbarcato a Tripoli con 50 mezzi il 16 marzo del 1941, il battaglione combattè nella zona di Tobruk già dall’aprile, ricevendo 36 carri come rimpiazzi nell’agosto successivo.
Dal settembre, al comando del capitano D’Urso, passò alle dipendenze del 132°, sempre con l’Ariete, lo attendeva un duro ciclo operativo quando due mesi dopo, nella grande offensiva inglese, l’Operazione Crusader, sarà duramente impegnato a Sidi Rezegh, Bir Dlena e Bir el Gobi.
A Sidi Rezegh penetrò in un attendamento neo-zelandese a Betr Bel Giri, facendo 1.000 prigionieri, in un altro episodio combattè per tutta una notte a Trigh Capuzzo, facendone altri 2.000.
Nel duro scontro di Bir El Gobi si segnalò la sua 3 a compagnia, al comando del tenente Sobrero, ma non si risparmiò neanche la 1 a, che ebbe il comandante ucciso.
Dal 21 al 29 gennaio 1942, il battaglione, ridotto ormai a pochi carri ed un manipoli di carristi, partecipò alla seconda riconquista della Cirenaica, ma al termine del ciclo operativo fu sciolto, il personale superstite passò allo VIII e IX.

 

Andrea & Antonio Tallillo
© 2010
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Bibliografia :

  • Regio Esercito Italiano – Uniformi 33-40 – Corporazioni Arti Grafiche Roma 1978
  • Uniformi e distintivi dell’Esercito Italiano 1933-1945 – Albertelli Parma 1981
  • Uniformi e distintivi dell’Esercito Italiano nella 2 a Guerra Mondiale 1940-1945 – SME Roma 1988
  • Mussolini’s Soldiers – Airlife 1995
  • The Italian Army 1940-1945 (2) – Africa 1940-43 – MAA 349 – Osprey Publishing 2001
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