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Martin B-57B Canberra - Massimo Cerrato

Kit Italeri in scala 1/72

Martin B-57B Canberra

Il B57 è la versione americana del BAC Canberra. Dopo un prima fornitura all’USAF di velivoli simili a quelli inglesi denominati B 57A, la Martin capo commessa per la produzione oltre Atlantico, che già aveva sostituito i propulsori Bristol Avon con i Wright J65 (gli Amstrong Siddeley Sapphire costruiti su licenza), dalla versione B ridisegnò la fusoliera adottando un abitacolo con posti in tandem tipo caccia.
Tale soluzione offriva alcuni vantaggi: favorito l’abbandono dell’aereo e dal punto di vista aerodinamico un minore ingombro frontale con conseguente minore resistenza di forma; venne inoltre installata una stiva bombe di tipo rotante per velocizzare le operazioni di attacco.


Martin B-57B © Massimo Cerrato - Click to enlarge

Il velivolo entrò in linea con l’USAF contemporaneamente all’omologo inglese al principio degli anni ’50; dapprima privo di colorazione in metallo naturale o in nero con gli stencils in rosso brillante per le operazioni notturne, svolgendo attività di appoggio ravvicinato e bombardamento tattico nell’ambito delle squadriglie del TAC (il Tactical Air Command).
Tale colorazione fu mantenuta fino al 1967 fu sancito l’utilizzo della mimetizzazione a tre toni per tutti i velivoli; fu così che anche il Canberra ricevette i due verdi alternati al marrone rossiccio della superfici superiori con il bianco per le inferiori, tuttavia poco tempo dopo quest’ultimo fu sostituito con il nero opaco applicato in sede di revisione di reparto.
Sia dal punto di vista modellistico sia storico, è qui opportuno fare una precisazione: i colori adottati dal TAC non sono identici a quelli del SAC (il comando strategico) e, in particolare, il nero è opaco 8FS 36622) e non lucido (FS 17038) come per il B52.


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La scatola di montaggio dell’Italeri (in scala 1/72) offre la possibilità di realizzare la versione B in una delle tre differenti colorazioni: un velivolo nero operante in Francia durante la metà degli anni ’50 e due in Viet Nam alla fine degli anni ’60 (in metallo naturale e mimetico).

La scelta (quasi tre anni di lavoro) non poteva essere altrimenti: la versione dotata di mimetica sia per il piacere di cimentarsi con i tre toni sia per l’accattivante pin up in fusoliera.
Ovviamente si comincia dall’abitacolo di colore grigio medio per tutte le superfici (compreso l’interno dell’intelaiatura del tettuccio) tranne la zona superiore del cockpit e del parabrezza in nero antiriflesso (Hu 33).
Del medesimo colore grigio sono i seggiolini (imbottitura compresa) e le consolle laterali a eccezione: il poggiatesta e la parte superiore della seduta del seggiolino (indicata in nero sul foglio istruzioni ma sbagliata) in grigio scuro (Hu 79), il volantino del pilota in nero (Hu 33) con l’attuatore del trim elettrico in rosso (sulla manopola destra), le cinture di sicurezza in verde kaki.
Tutte le superfici interne (vano bombiero, vani carrelli e flaps) sono in giallo-cromo tranne i portelli del vano carrelli in metallo naturale (Hu 56): è quindi da tenere presente che il foglio istruzioni riporta nuovamente una informazione errata.
L’unione delle due semifusoliere non comporta grandi difficoltà se non lievi ritocchi; correzioni facilmente apportabili con un po’ di stucco e un carteggio sottile.
Quindi dopo avere tagliato la sezione dei flaps per poterli porre in posizione abbassata, ho proseguito con il montaggio delle semiali; quindi tralasciando ogni altra indicazione fornita dal foglio istruzioni ― a eccezione dell’anello di adduzione aria delle turbine, le giranti delle medesime (in argento (Hu 11) le palette e alluminio (Hu 56) l’ogiva) e il bordo d’attacco in cui sono presenti i cannoncini da 20 mm ― ho proceduto con la verniciatura.


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Dapprima le superfici superiori in verde scuro ― è da sottolineare che il verde erba riportato nel foglio istruzioni (FS 34092) è impiegato nella mimetica Europe I; mentre in Viet Nam si adottava il FS 34079 (Hu 116) come pure si evince dall’articolo “Federal Standards – United States”, di Urban Fredrikkson e Martin Waligorski pubblicato nel corso del 2006 sul sito www.IPMSStockholm.org e dalle numerose fotografie a colori del periodo ―. Successivamente i ritocchi con aerografo impiegando il FS 30219 (marrone) e il FS 34102 (verde) della Hobby Model. Quindi tutte le superfici inferiori in nero.
Un’ulteriore attenzione da porre agli errori riportati sul foglio istruzioni è l’inversioni dei colori in prua del velivolo; confrontando le fotografie reperite è emerso chiaramente che all’estrema prua non è mai stato adottato il colore marrone come riportato nel foglio, bensì il verde chiaro il (FS 34102).


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Finita questa operazione si è potuto procedere con il montaggio dei carrelli. Particolarmente semplice, nel caso di questo velivolo, è stata la realizzazione delle tubazioni freno: correva lungo il martinetto di retrazione delle gambe di forza posteriori e sul portello copriruota, per giungere quindi su quest’ultima all’altezza del mozzo.
Fatto anche quest’ultima operazione il dilemma si è presentato proprio con la stiva bombe; dapprima avrei desiderato mostrarla aperta, sennonché mi sono accorto che non era possibile riuscire in alcuna maniera a realizzarla nelle corrette condizioni di realtà se si fosse scelto tale opzione: si è detto che la stiva bombe del B57 era di tipo rotante, analoga a quella impiegata sul Buccaneer, e una volta aperta erano ben visibili sui lati il portello in un unico pezzo. I pezzi forniti non permettono di eseguire operazioni di montaggio corrette senza eseguire interventi appropriati, poiché non ho potuto reperire immagini sufficientemente nitide ne ho concluso che tale soluzione non sarebbe stata e ho quindi preferito mantenerla chiusa.
Apposto le decals ho provveduto a incollare antenne, sonda anemometria e travetti portabombe; una precisazione per questi ultimi: i ganci di supporto sono in acciaio non verniciato e per realizzare questo colore ho mischiato il classico argento (Hu 11) con del cosiddetto “blu Francia” della Humbrol molto diluito, ricreando così gli effetti di lucentezza e colore tipici dell’acciaio.
Penultima operazione il montaggio del tettuccio; anche in questo caso una correzione sui particolari forniti nella scatola. Il canopy era sollevato per mezzo di un attuatore idraulico dotato di un micro per fermare la corsa del pistone, inoltre la parte oleodinamica era fissata dietro al pilota e il pistone alzandosi andava in appoggio l’intelaiatura meccanica che consentiva il sollevamento. Il kit fornito mostra una soluzione capovolta, pertanto si è dovuto per prima cosa tagliare il particolare e reincollare ovviamente stuccando opportunamente poiché i due oggetti hanno diametri differenti. A questo punto con un filo si è potuto realizzare il cavo del micro.
Prima di incollare il canopy ho ancora provveduto a tagliare di misura quattro pezzi di plasticard, sagomati secondo le dimensioni e le forme degli specchietti retrovisori (due per il pilota e due per il RIO); non ancora soddisfatto ho preso del filo metallico di diametro inferiore a 1 mm e arrotolatolo attorno a uno stuzzicadenti ho costruito le quattro maniglie di attuazione del seggiolino eiettabile.
Da ultimo i due aerofreni senza preoccuparmi troppo della simmetria di montaggio, in quanto la posizione di installazione e il notevole sbalzo del pannello faceva si che a motore spento e senza alimentazione a terra il circuito idraulico era privo di controllo, quindi per inerzia il martinetto tende anche a estendersi sotto il peso del pannello aerofreno medesimo. Come si potrà notare dalle immagini non sono presenti tracce di sporco. Questo per diversi motivi: in primo luogo la manutenzione dei velivoli in Viet Nam era costante e nel difficile teatro operativo era prioritario che le condizioni aerodinamiche fossero conservate al meglio, i B57 inoltre operavano da piste preparate quindi non avevano particolari problematiche di fango o altro, meno che mai le condizioni nevose al contrario delle intense piogge.
Analogamente non ho posto in evidenza alcun pannello; la motivazione è molto semplice: sia non è apprezzabile, se si desidera realizzare la riproduzione di una fetta di storia dell’aviazione, nelle dimensioni di un modello un “solco” come altrimenti sarebbe nella realtà, sia anche sul modello reale la giunzione dei pannelli è apprezzabile da molto vicino (quasi a contatto con il velivolo).

Alla fine ecco la replica di un B 57B dell’8th TFS 35th TFW operante da Phan Rang nel 1968 e al rientro da una missione di bombardamento sul Vietnam del Nord.


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Le maniglie di attuazione del seggiolino eiettabile non sono presenti nel kit di montaggio. Sono quindi state realizzate con del filo di rame arrotolandolo attorno a uno stuzzicadenti.


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Tra i due abitacoli, agganciato all’attuatore del canopy, è presente il cavo elettrico di attuazione del micro sotto il tettuccio.


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I tubi dell’impianto idraulico per i freni sono stati realizzati con filo di rame da 1 mm, essi corrono lungo l’attuatore di retrazione del carrello e sul portello carrello solidale con il medesimo.


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Con carta plastica ho realizzato gli specchi retrovisori per pilota e RIO.


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Con una leggera traccia di bianco si riesce a fare risaltare gli strumenti.


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Nella scatola di montaggio l’attuatore è fornito in posizione invertita di 180°, quindi deve essere tagliato e incollato nuovamente.


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Massimo Cerrato
© 2010
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