Questo sito contribuisce alla audience di

“Huey down!” - Massimo De Luca

Kit Revell, 1/48

Huey down!

Rifacendomi a considerazioni già fatte in un precedente articolo (Xwing Fighter) sul come alcuni oggetti siano poi diventati icone di un’epoca non posso fare a meno di pensare come l’elicottero Huey, ed il suo caratteristico rumore di flappeggio durante il volo, rappresenti al meglio quella che viene definita la “Viet Nam-era”, cioè lla pagina di storia connessa all’intervento USA nel Sud-Est asiatico.
Se poi a questo immaginiamo in sottofondo un pezzo musicale come “Fortunate son” dei Credence (ma anche i Jefferson Airplane o un riff Hendrixiano) ecco che il nostro modellino diventa il rievocatore della tragedia di una guerra che per molti che l’hanno vissuta, sia in prima persona che come familiari di militari, non si è mai realmente conclusa.

Premessa
Capita molto spesso che il modello che abbiamo sotto mano sembra ribellarsi ai nostri voleri di solerti modellisti, oppure, che gli dei tramino alle spalle di noi mortali, facendoci capitare guai irrimediabili che molto spesso si risolvono con il fatidico lancio dalla finestra.
Questo è uno di quei casi in cui però, vuoi per la saggezza dei miei oramai 40 e passa anni di cui almeno 20 passati con la plastica in mano con alti e bassi, vuoi per la cocciutaggine di non darla vinta agli elementi contrari, tutto si è risolto trasformando un danno in un potenziale elemento di riuscita e rinnovato interesse.

il montaggio
Il kit Revell 1/48 altri non è che il vecchissimo Monogram datato 1973 (per l’epoca spettacolare) quindi non aspettatevi incastri e particolari “last generation”, anzi!!!

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Gli interni sono forse la cosa migliore del kit ed io, che sono uno scratchbuilder incallito, ho passato piacevoli ore con materiali vari per rifare particolari o a migliorarne altri avendo l’idea di fare un modello con tutti i portelli aperti.
Per rifare le imbottiture laterali ho usato una copertura del tappo di una bottiglia di “Moet e Chandon” con tipico disegno romboidale in rilievo. Il resto è plasticard e cavetti di rame.

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Incollare le semifusoliere riserverà attimi di orrore con possibilità reali di crisi isteriche visti i canyon che rimarranno aperti e tenendo conto che sono TUTTI situati dove ci sono le parti trasparenti vi lascio immaginare il mio disappunto: infatti me ne sono andato in ferie!

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Al mio ritorno fresco, riposato e deciso a dargli dentro di brutto per domare il perfido chopper yankee ecco il guaio: in un momento di distrazione…oooops… la colla liquida si rovescia sul modello insistendo particolarmente proprio sui trasparenti.
Dopo qualche minuto, malgrado i tentativi di pulizia, ecco che compare il classico alone biancastro dei fumi di colla.
Che fare??? Scollare e termoformare con acetato (ecchilosaffare???), buttare via tutto????
In altri tempi avrei optato per quest’ultima soluzione (magari anche con sollievo visto il kit) ed invece, passata qualche ora per metabolizzare ed interiorizzare il danno (leggi sguardo perso e fisso nel vuoto), dopo mezzora di jogging e dopo aver cenato, mi sono chiesto: perché non provare qualcosa di diverso, tanto perso per perso il modello è compromesso comunque, in pratica l’idea è stata: uno Huey abbattuto e abbandonato……”originale” vero direte???

…e lo scassaggio!

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Dunque mano al trapanino, fresette e taglierino, comincia l’opera di danneggiamento.
Per prima cosa ho fatto sparire il più danneggiato dei trasparenti, tagliato, bucato, ammaccato e piegato il resto… insomma i Vietcong hanno dato il meglio della loro leggendaria combattività nell’abbattere lo Huey.
Ovviamente i danni dovranno essere studiati perché si rischia di esagerare (nel senso che “scassare” ti prende veramente la mano), quindi ho immaginato il chopper in hovering a pochi metri dal suolo che cade in un imboscata e fatto segno con armi leggere che colpiscono la fusoliera, un pilota, incendiando il motore con conseguente caduta pesante al suolo.

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Da questo i danni effettuati sono stati: buchi lungo la fusoliera, nella zona motore e nel parabrezza sx.
Per rappresentare questi ho usato prima un trapanino con una punta 1 mm e poi rifilato il tutto con una fresetta per le ammaccature.
Alcune zone sono state trattate “a caldo” per simulare piegamenti e ammaccature varie.
Uno dei piani di coda è stato tagliato e poi con la carta stagnola incollata sopra ho simulato la lamiera spezzata.
Ho aperto anche un portello della trave di coda ove rimane visibile parte dell’albero di trasmissione (un bello spaghetto nr.5).

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Colorazione

Qui si è posto un bel problema perché la colorazione sarebbe stata fondamentale in quanto non si trattava solo di colorare ma anche di rendere il vissuto, quindi, ho capito che avrei dovuto usare tecniche pittoriche tipiche dei mezzi corazzati, scordandomi la pulizia dei modelli di jet.
In altre parole vernice desaturata e sporcata, scritte illeggibili, ruggine e fuliggine dovuta all’incendio della zona motore, polvere e fango… insomma un bel guaio ed il bello è stato che ho dovuto imparare tutto in poco tempo (grazie YouTube e la serie Plamo Tsukurou!).
Per prima cosa ho simulato una superficie incendiata della zona motore mediante texturizzazione con colla liquida mischiata a farina.

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Visto che il colore sarebbe stato il classico verde Fs34102 ho pensato ad un bel fondo giallo e preshading verde scuro.

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Poi ho verniciato il tutto di verde, lasciando trasparire molto il sottofondo piastrellato.

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

A pennello con un mix di marroni ho cominciato a simulare la zona bruciata del motore. Per questa grazie ad ottimi consigli ho passato del nero opaco e, su di questo, del bianco titanio ad olio per simulare la fuliggine.

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Da questo momento in poi comincia il martirio del modello: lavaggi di color terra acrilico sui vetri, lavaggi e filtri ad olio, drybrush.
Per le decal ho messo giusto 2 scritte e 2 numeri che poi ho fatto quasi sparire spruzzandoci sopra verde diluito con alcool (1:10). Incredibilmente poi una grossa mano me l’hanno data la pasta per modellare della Stadler (simile al DAS ma più giallognolo) e la mia incompetenza.
In pratica mentre facevo la basetta (la prima che ho poi buttata) volevo creare “l’impronta” per lo Huey perché lo volevo semiaffondato nel fango.

Prendo il modello e tranquillamente lo affondo nella pasta senza preoccuparmi di proteggerlo con un foglio di carta tipo cellophane.
Quando ho tirato fuori lo Huey mi sono accorto che della pasta era rimasta attaccata ai pattini ed inferiormente alla fusoliera …le maledizioni a me stesso si sono sentite a chilometri di distanza.
Passati 10 minuti di ebollizione mi sono accorto che invece era stata una benedizione perché seccando, quei rimasugli di pasta hanno simulato perfettamente il fango incrostato ed è bastata solo una colorazione un po’ più convincente per renderlo perfetto… sono proprio bravo mi sono detto!

La Basetta

In questo caso l’ambientazione sarebbe stata fondamentale e complementare al modello non solo dunque una semplice pista di cemento con due strisce bianche.
Ho preso una basettina ovale di legno in un negozio di bricolage e dopo averla spennellata con abbondante colla vinilica ho ricreato il terreno con la “pasta legno” Stadler.
Prima che seccasse ho creato le impronte per il mezzo ed i vari rottami sparsi di modo che una volta posizionato il tutto non sembrasse “sospeso”.
L’idea era una landa fangosa di colore rossiccio tipico del sud-est asiatico, qualche pozzanghera, il chopper inchiodato e qualche rottame caratteristico, insomma, niente di troppo affollato dove il mezzo rimane protagonista.
Il terreno è stato colorato con toni acrilici marroni e poi ricoperto con terra rossiccia per fermodellismo.
Per simulare qualche cespuglio ho usato le setole di un pennello tagliate di varie misure ed incollate nel terreno.
Quando la cosa mi è apparsa convincente con l’aerografo ho spento un po’ il terreno e i cespugli con grigi diluiti.
Con la Future mischiata a colore beige ho simulato la pozza di fango.

“Huey down!”
A questo punto ho unito il modello alla sua base, rappresentato con i portelli aperti (divelti ed uno spezzato).
A terra ho messo un casco di volo ed un estintore.
Il tutto doveva dare un idea di un abbandono repentino e veloce da parte dell’equipaggio, per quanto rallentato da un membro dell’equipaggio ferito.

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Huey down!  © Massimo De Luca - Click to enlarge

Alla fine guardando il risultato e considerando le premesse credo di essere soddisfatto del lavoro e che la missione sia stata compiuta ….sperando inoltre che a tutti voi, amici modellisti, sia altrettanto piaciuto.

Saluti

  

Massimo “pitchup” De Luca
© 2010
[Gallery]

    

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Roberto Colaianni

    10 Dec 2010 - 12:31 - #1
    0 punti
    Up Down

    Ottimo lavoro, anch’ io sono dell’ opinione che non si butta via niente, e bisogna sempre cercare di trasformare le sconfitte in vittorie, direi che ci sei riuscito molto bene.

    Roberto Colaianni
    GAMS Udine.

Link correlati