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U-boot type XXIII in bacino di carenaggio - Roberto Colaianni

Modello MPM Special Navy, scala 1/72

U-boot type XXIII
               - U-2363 dopo la resa agli Alleati -

Note Storiche:

61 battelli di questo tipo furono costruiti da diversi cantieri in Germania come da tabella sotto:

U-Boot Cantiere Serial Number
U-2321 - U-2331 Deutsche Werft AG, Hamburg 475-485
U-2332 - U-2333 F. Krupp Germaniawerft AG, Kie 941-942
U-2334 - U-2369 Deutsche Werft AG, Hamburg 488-523
U-2371 Deutsche Werft AG, Hamburg 525
U-4701 - U-4707 F. Krupp Germaniawerft AG, Kiel 943-949
U-4709 - U-4712 F. Krupp Germaniawerft AG, Kiel 951-954


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Caratteristiche tecniche:

Dislocamento (Tonnellate): 234 (in superficie) 258 (in immersione)
Lunghezza (m): totale 34,68, scafo resistente 26,00
Larghezza (m): 3,02
Pescaggio (m): 3,66
Altezza (m): 7,70
Potenza (cv): 630 (diesel) 580 (elettrico)
Velocità (Nodi): 9,7 (in superficie) 12,5 (in immersione)
Range (Miglia / nodi): 2600 /8 (superficie) 194 /4 (in immersione)
Armamento: 2 siluri in tubi lanciasiluri a prua, ricaricabili dall’esterno.
Equipaggio: 14-18 uomini
Profondità max: ca. 180 m

Il primo U-Boot tiopo XXIII, l’U-2321, è stato varato dal Deutsche Werft di Amburgo il 17 aprile 1944, era uno dei 6 battelli tipo XXIII che è andato in pattuglia operativa intorno le isole britanniche nei primi mesi del 1945.
L’U-4712 è stato l’ultimo , il 19 aprile 1945.
Il primo XXIII ad uscire di pattuglia è stato l’U-2324 il 29 Gennaio 1945.
L’U-2336, sotto il comando di Kptlt. Klusmeier, affondò, all’interno del Firth of Forth, le ultime navi perse dagli alleati nel teatro Europeo, si trattava di due mercantili.
Nessuno dei 6 U-boot tipo XXIII (U-2321, U-2322, U-2324, U-2326, U-2329 e U-2336) impiegati in crociere operative tra Gennaio e Maggio 1945 fu affondato dagli alleati.
Le perdite causate agli Alleati da 3 di questi battelli ammontano a 4 navi per un totale di 7.392 tonnellate.
Da notare che soltanto due siluri potevano essere caricati nei relativi tubi di lancio dall’esterno.
Non vi era la possibilità di trasportare e caricare siluri dall’interno. Questo limitava notevolmente l’efficacia dei sottomarini tipo XXIII rispetto a quella del loro fratello maggiore tipo XXI.

7 battelli furono persi per cause diverse:

U-2323 (mina, il 26 Luglio 1944)
U-2331 (in addestramento, il 10 Ottobre 1944),
U-2338 (affondato da aerei inglesi a est-nord-est di Frederika il 4 maggio 1945, l’unico battello tipo XXIII di essere affondato dalla nemico,12 perdite umane)
U-2342 (mina, il 26 Dicembre 1944),
U-2344 (Collisione con U-2336, 18 Febbraio 1945),
U-2351 (radiato nel mese di Aprile 1945, dopo aver subito danni da bombardamento aereo)
U-2367 (collisione con altro U-boat, il 5 Maggio 1945).

31 dei battelli rimanenti si sono autoaffondati all’inizio di maggio 1945.
Altri 20 si sono arresi agli alleati e la loro carriera si è conclusa con l’Operazione Deadlight.
Solo l’U-2326 (incorporato nella Royal Navy come N 35), l’U-2353 (incorporato nella Royal Navy come N 37) e l’U-4.706 (incorporato nella marina Norvegese come Knerten) sopravvissero alla guerra.

Note storiche tratte da www.uboat.net e liberamente tradotte.


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Il modello

A me i sommergibili piacciono moltissimo, così non ci pensai due volte ad acquistare la scatola MPM-Special Navy, dell’U-boot Typ XXIII in scala 1/72, da poco uscita (credo che fosse il lontano 2006).
Il modello è abbastanza semplice da costruire, prevede alcune parti in resina (ma erano veramente necessarie ?) ed un piccolo foglio di fotoincisioni per corrimano, cerniere e volantini portelli e poco altro, di cui un terzo almeno vanno sostituite con filo di rame perché troppo piatte in relazione all’oggetto da rappresentare.
Si assembla abbastanza bene e l’uso di stucco è limitatissimo non ci sono segni di estrattori in vista.

Montaggio

All’epoca non possedevo una macchina digitale, quindi le foto disponibili, fatte in parte a costruzione appena ultimata, in parte di recente, riguardano per la maggior parte il modello finito.
Prima di cominciare il montaggio ho aperto le poche prese d’acqua presenti sullo scafo, se ricordo bene quelle in torretta erano già aperte.
Ho anche ripassato con l’incisore tutte le pannellature in negativo per favorire lo scorrimento dei lavaggi ad olio.
Assemblato lo scafo, con materiale di recupero ho ricostruito, in maniera molto approssimativa, marmitte, garitta d’uscita, e periscopio, tanto per dare l’impressione che all’interno della falsa torre non vi sia il vuoto assoluto.
Sono seguiti tutti i dettagli minori in plastica e fotoincisione.

Il corrimano sul ponte anteriore (anche se definire ponte una passerella in legno di pochi metri di lunghezza mi sembra esagerato) non è stato costruito utilizzando i previsti candelieri in fotoincisione ma ne ho costruiti degli altri in filo d’ottone da 0,5 mm, facilmente reperibile nei negozi di fai da te, il cavetto è invece realizzato in filo da pesca.
Il corrimano sul fianco della falsa torre, la bitta sul retro della stessa e quella appena dietro, sono state realizzate col già citato filo d’ottone.
Sono stati assemblati e colorati a parte solo gli ammennicoli che sporgono dalla torretta
(periscopio, snorkel, antenne varie ecc) e l’elica.
Le antenne radio a stilo sono in corda di chitarra.
Quella in cavetto metallico che dalla falsa torre va a prua l’ho riprodotta con sottile filo da pesca, con gocce di colla vinilica a simulare gli isolatori.


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Colorazione

Nel caso di modelli relativamente semplici, con ampie superfici piatte, da colorare interamente in diverse tonalità di grigio, un invecchiamento accentuato è l’unica soluzione per renderli interessanti, meglio sacrificare qualche cosa al realismo della scala, con incisioni dei pannelli accentuate e un po’ pesanti e ampie zone arrugginite ma fare qualche cosa di attraente, piuttosto che ricercare a tutti costi il realismo e trovarsi con una informe salsiccia grigia.
Liberissimi di condividere o meno questa mia filosofia.
Per la colorazione mi sono affidato ai soliti pratici Acrilici Tamiya. Non ho ricercato la fedeltà all’originale, in quanto i successivi trattamenti avrebbero comunque fatto virare il colore.
Per l’opera morta sono partito dal Nato Black, per poi dare delle “strisciate” verticali ad aerografo con German Gray, Dark gray, Medium Sea Gray, cercando di schiarire di più verso il centro dei pannelli. La linea di galleggiamento nera è in Nato Black.
L’opera morta ha subito lo stesso trattamento dell’opera viva ma con grigi decisamente più chiari.
Con il bianco opaco Tamiya ho invece colorato le fasce di identificazione bianche in torretta, successivamente velate con un grigio chiaro per spegnerne la brillantezza, in maniera minore sui due tratti orizzontali, a simulare applicazioni in tempi diversi
Il ponte in legno, visto che non si trattava di uno yacht di lusso rifinito in costosissimo Tek (si scrive così?), probabilmente era verniciato in grigio come tutto il resto, ma, per creare delle variazioni cromatiche, mi sono concesso una licenza poetica e l’ho rappresentato color legno, colorando a pennello le singole assi in verde giallo marrone a smalto Humbrol (oggi userei i Vallejo) per poi velare a spruzzo con il Natural Wood, sempre della gamma Humbrol.


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Completata l’operazione “Aerografo” è arrivato il momento di fare la parte più tediosa del lavoro, armato di:
1. Pazienza
2. pennellino 000
3. smalto Humbrol Panzer gray e grigio chiaro

mi sono messo a dipingere tutte le scrostature e le ammaccature, non ricordo esattamente quanto ci ho messo, almeno tre sessioni da 2-3-ore l’una.
Dopo aver lasciato una settimana a riposare il modello, durante la quale sono andato avanti con diorama, figurini e accessori vari, ho cominciato l’invecchiamento, fatto direttamente sui colori di base, senza applicare lucido di alcun tipo, non essendo prevista l’applicazione di decals e vista la buona resistenza dei colori Acrilici Tamiya ai lavaggi a olio.
E qui è cominciato un vero e proprio festival dei colori a olio.
Ho iniziato con dei filtri blu, neri ed in piccola parte rossi e gialli testurizzati sulle superfici e tirati verso il basso.
Sono seguiti dei lavaggi selettivi nelle pannellature con terra di Kassel prima e terra di Siena bruciata poi. Ho poi creato delle macchie di ruggine in alcuni punti della superficie testurizzando con la punta del pennello piccole quantità di terra di Cassel, terra di Siena Bruciata, un colore rossiccio che non ricordo, gli stessi colori sono stati usati qua e la per contornare alcuni particolari in rilievo.
Piccolissime quantità dei colori usati in precedenza colore sono state applicate anche a molte delle scrostature, e tirate verso il basso, a rappresentare le colature di ruggine create dallo scorrimento dell’acqua sulle superfici.
La lucentezza dell’elica, colorata in bronzo, è stata invece smorzata con un verde oliva.
Non si tratta di lavori difficili, oltretutto se si sbaglia. basta una salvietta inumidita nell’acquaragia per rimuovere gli eccessi e riprovarci (anche se, non avendo dato alcuna finitura lucida, il colore ad olio ha un certo aggrappaggio sulle superfici).
Però ci vuole molta pazienza, il colore ad olio asciuga in tempi biblici, e se si passa lo strato nuovo troppo presto, gli effetti creati con le mani precedenti svaniscono nel nulla.


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Diorama

Il diorama, molto semplice, è stato realizzato su uno scaffale acquistato in un brico, incollandogli sopra una cornice di listelli di noce da modellismo navale.
La parete del molo è in polistirolo, cosparsa di colla vinilica, rivestita in DAS incisa e testurizzata quando ancora fresco.
La parete è poi stata incollata alla base ed è stata effettuata la colata di scagliola, che ha così contribuito al fissaggio.
Sono partito a incidere le singole pietre della pavimentazione, quando dopo svariate ore non ero neanche a un terzo dell’opera, sono sceso a più miti consigli e ho deciso che la pavimentazione doveva essere in cemento liscio, e che solo in alcuni punti il rivestimento doveva essere saltato via esponendo le pietre sottostanti.
Questo mio spregevole atto di pigrizia mi ha risparmiato un lavoro lungo e noioso, contribuendo a creare dei contrasti, a mio modesto parere, abbastanza realistici.

L’aggiunta di qualche piccolo accessorio auto costruito, la colorazione effettuata con acrilici Tamiya e colori ha olio, la costruzione dei ceppi di legno su cui lo scafo era poggiato (di realismo piuttosto dubbio, stando alla documentazione da me in seguito consultata) ha terminato il diorama propriamente detto.

Tutti i figurini provengono dalla scatola Revell dedicata agli equipaggi degli U-Boot.
Non sono all’altezza degli Ecker e Goros successivamente utilizzati sull’U-boot VIIC già pubblicato su questo sito, ma con una buona e lunga opera di pulizia, non aiutata dalla morbidezza della plastica, ed una colorazione adeguata, riescono discretamente ad animare la scenetta.


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…il triste finale.

Purtroppo, in seguito alle insistenze di un mio collega appassionato di sommergibili, che voleva averlo a tutti i costi, gliel’ho venduto. Anche se adesso penso di aver migliorato un po’ la qualità delle mie realizzazioni, il Typ XXIII è stato uno di quei modelli realizzati con il cuore, e a cui, riusciti o meno che siano, ti ci affezioni.
Comunque, quando sono a corto di navi da presentare ai concorsi, riesco sempre a farmelo prestare.

Grazie Massimiliano!

A consolarmi resta la pubblicazione della foto e un “vai cosi” apparsi su Model Time n 153.
Concedetemi questo piccolo sprazzo di vanità….

Buon modellismo a tutti.

Roberto Colaianni
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