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F 104G - Massimo Cerrato

Kit ESCI, scala 1/72

F 104G

Storia
Il 104 nasce sull’esperienza della guerra di Corea in risposta a una specifica di fornire all’USAF un intercettore puro estremamente veloce, anche a discapito di manovrabilità in combattimento e autonomia.
Quello che la Looked realizzò fu un intercettore supersonico di punto, dotato della capacità di penetrazione con un limitato carico di caduta anche di tipo nucleare.
A torto troppo spesso denigrato come la “bara volante” o “fabbrica di vedove” fu indubbiamente grazie a questo aereo che si è passati da un’era di velivoli “farfalloni” dove il “manico del pilota” consentiva di fare ballare letteralmente l’aereo nel cielo, a un’era in cui tutto doveva essere fatto velocemente e con estrema cognizione di causa; così come avvenne per i più popolari F4 Phantom e Lighting.
Con il 104 si entrava nel mondo delle prestazioni incredibili, al limite della possibilità umana tanto da ritenere utile la stampa di un manuale di volo a fumetti decisamente spiritosi.
La prima azione operativa dell’F104A avvenne con la crisi fra Thaiwan e la Cina nella seconda metà degli anni ’50.
Successivamente venne inviato in Viet Nam dove non ebbe mai modo di scontrarsi con i MiG in quanto destinato a operazioni tipo strike, cosicché l’USAF se ne disfò relativamente in fretta poco convinta dell’acquisto.
Ben altra sorte lo avrebbero destinato gli alleati con più di 1000 velivoli prodotti.
IL 13 marzo 1963 venivano assegnati alla 4° Aerobrigata di Grosseto i primi F 104G (versione sviluppata per la produzione in Germania sulla base del più potente F 104C) in sostituzione dei caccia F 86F Sabre.
L’Italia, insieme con la Turchia, fu l’ultima nazione a impiegare il 104 e pure l’unica a sviluppare una versione specifica: la “S” da cui derivarono la “S/ASA” e la “S/ASA-M”.


F104G © Massimo Cerrato - Click to enlarge

Il kit
La scatola di montaggio (oltre a velivoli di nazionalità belga, spagnola e tedesca) fornisce i distintivi di due differenti modelli appartenuti all’AMI: un F 104G del 6° Stormo CB “Diavoli Rossi” basato a Ghedi (BG) nel 1972 e un F 104S del 53° Stormo CIO “Asso di Spade” basato a Cameri (NO) nel corso degli anni ‘80; tuttavia il secondo è irrealizzabile se non con pesanti modifiche, in primo luogo il seggiolino eiettabile poiché quello fornito con il kit è il modello Lokeed e non il Martin Baker adottato verso la fine degli anni ’70. Inoltre i velivoli con funzioni CIO erano privi del cannoncino Vulcan.


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Il 104 è bello in volo e per tale motivo ho scelto di realizzarlo con i carrelli retratti.
Potrà sembrare strano ma nel modellismo aeronautico le difficoltà maggiori si incontrano nella realizzazione dei velivoli italiani.
Incominciamo dall’armamento: i velivoli destinati al bombardamento non furono mai impiegati con armamento missilistico e la loro configurazione consueta erano le tip alari e due serbatoi subalari per aumentarne l’autonomia, eventualmente un pod ventrale (pieno di cemento) per le missioni di addestramento strike; condizione in cui il velivolo era eccellente grazie all’elevato carico alare che lo rendeva molto stabile a bassa quota.


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Discorso più complesso la colorazione; purtroppo anche il recente e eccellente F104 Starfighter. Storia e tecnica dello «Spillone» (Parma 2004) non si è smentito a tal proposito.
In particolar modo (a eccezione della colorazione da strike nucleare impiegata durante il primo periodo e il grigio degli ultimi) la lista colori non offre un andamento temporale come invece è avvenuto nel caso della cosiddetta mimetica NATO (macchie verde-grigio).
In merito alle superfici superiori è correttamente definito il verde (FS 34079: Humbrol Hu 116), mentre in proposito al grigio sono giunto alla conclusione che il “grigio scuro 27” (FS 36173) non è corretto per un velivolo del 1972: si tratterebbe invece del FS 26152 o del FS 34086 (in entrambi i casi Humbrol Hu111).
Le superfici inferiori erano verniciate in argento (Hu 11).
Il cono di prua del radar non è bianco bensì un grigio molto chiaro (FS 36622: Gunze H 111), utilizzato anche per la parte inferiore del tettuccio.


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Qualche dubbio invece l’ho avuta nella realizzazione del pannello antiriflesso di prua: sia l’immagine sia le istruzioni del kit è raffigurato nero, mentre le fotografie più recenti lo mostrano grigio verde; non ho alcuna certezza ma a memoria me lo ricordavo nero così come viene pure mostrato in un paio di profili pubblicati (F104 Starfighter, cit., p. 57; Storia dell’Aviazione, vol. 9 (Milano 1973).
È possibile che con le colorazioni adottate sui F 104S/ASA nel corso degli anni ‘90 fosse stata adottata tale variazione!
In nero lucido si presentano i coni di aspirazione dello strato limite e i bordi di attacco delle prese d’aria motore.
I bordi del parabrezza oltre alla vernice mimetica presentano una riga rossa che ho realizzato con l’ausilio di un tratto pen.
Due parole sugli interni: il colore predominante, struttura del seggiolino e interno tettuccio compresi, è il grigio chiaro denominato aircraft grey che offre il vantaggio di dare un senso metallico alla struttura.
L’interno del parabrezza è invece in nero antiriflesso (nero opaco: Hu 33), mentre il pannello superiore del cockpit in lamierino per l’F 104G è nero metallescente.
La sonda anemometrica era rossa metallescente alternata a strisce in bianco opaco (Hu 28).


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Come ho già detto il seggiolino era il Lokeed, privo delle maniglie di attuazione sopra la testa del pilota e dotato di un attuatore rigido cosciale.
La presenza del pilota (il casco di volo all’epoca era immancabilmente bianco) inoltre mi ha permesso di non dovere dettagliare in maniera estrema il cockpit, intervenendo soltanto sul pannello di questo che risultava troppo spesso e assottigliato con una limetta.


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Massimo Cerrato
© 2010
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