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Un suggerimento per un weekend

Alla scoperta del cappello di paglia: 22-23 luglio Montappone (AP)

 

Nel distretto di cappelli più importante d’Europa rivive l’antica tradizione della lavorazione della paglia.

 

Nel borgo antico di Montappone (AP), capitale del cappello, torna a vivere l’antica tradizione della lavorazione della paglia di grano con la quinta edizione del celebre evento promosso dal Comune di Montappone, Pro Loco Montappone e numerose aziende del distretto di cappelli più importante d’Europa (A Montappone, piccolo centro dei colli fermani, che conta appena 1800 abitanti sono presenti ben 45 aziende di cappelli che esportano in tutto il mondo.

 

Nella cittadina dell’entroterra marchigiano, situata a pochi chilometri di distanza sia dal mare che dalla catena dei Monti Sibillini, la coltivazione del grano è una risorsa importante. L’antica lavorazione artigiana del cappello di paglia si è trasformata negli anni in produzione su vasta scala e Montappone, sul finire dell’Ottocento, è stato il primo centro italiano a industrializzarne la fabbricazione).

 

Per le vie del paese vecchio, fra mestieri e giochi di campagna, musiche, balli, stornelli ad impronta, vino cotto e cucina di un tempo, il 22 e 23 luglio ci si potrà immergere in una fedele ricostruzione storica della quotidianità di una volta.

 

Sono davvero molte le sugestioni create da questa poetica manifestazione ideata da Giuliano De Minicis, art director di professione che qui ha vissuto periodi importanti della sua giovinezza nella casa dei nonni materni, contadini molto legati alla tradizione del cappello, e che ha immaginato tale evento per il grande affetto che lo lega a questa terra e alla sua gente così accogliente ed affabile.

 

La Festa:

Al borgo antico ci si arriva percorrendo uno stupendo viale alberato. Per i più piccini c’è un “bus navetta” fatto con un carro trainato da buoi. Giunti in paese ci si potrà immergere in un atmosfera d’altri tempi dove ogni cosa è curata nei minimi dettagli. Partecipare alle attività che si svolgono è d’obbligo se si vuole provare a rivivere lavori che oggi nessuno fa più. Si può provare a “capare” la paglia, intrecciarla, tentando di carpirne l’abilità dalle anziane del paese, stirare il cappello, ma anche fare il sapone come si faceva una tempo, costruire spaventapasseri, osservare come si facevano i materassi, farsi fare un cappello dalle sapienti mani di antichi artigiani, apprezzare il lavoro delle ricamatrici, farsi tagliare i capelli dal barbiere di campagna all’aperto proprio come una volta. Intanto gli stornellatori girano per il paese cantando stornelli in rima baciata ad impronta. I più piccoli potranno partecipare ai “Jochi de ‘naota” nella “piazzetta de lo rammaglià” e nella “camminata dò cala lu sole”, ed ai laboratori guidati di decorazione pittorica del cappello e creatività con la paglia.

 

La mostra

Sabato 22 luglio verrà inaugurata la Mostra Internazionale “Il Cappellaio Pazzo” (III edizione) che resterà aperta fino all’8 dicembre.  

Un’esposizione di oltre settanta pezzi unici contemporanei realizzati appositamente dai maestri cappellai di Montappone e da maestri di diversi paesi europei con cui le aziende del distretto di Montappone intrattengono collaborazioni e rapporti commerciali. Sono opere di grande creatività, “cappelli improbabili”, citazioni, giochi artistici, cappelli pazzi… 

Insieme a questi verranno esposti i pezzi più preziosi di proprietà del Museo Storico del Cappello, di cui i più antichi risalgono alla fine dell’800 e altri copricapo di pregio come  l’ultimo utilizzato da Federico Fellini, donato al Museo dalla sorella del regista. Dopo l’inaugurazione della mostra si svolgerà alle 19,30 il “concerto pazzo” di Jack Alemanno per strumenti a percussione ed attrezzi da lavoro del mondo contadino.

Poi tutti lungo la “caminata della vella vista” per godersi il tramonto di fronte ai Monti Sibillini dove verrà servita la cena su ciotole e bicchieri di terra cotta come nella antica tradizione contadina.

 

La gastronomia

La cucina di un tempo: partendo dal bere è doveroso assaggiare del buon vino cotto (che non si deve confondere con il vin brulè, anche perché il vino cotto si serve freddo. Il “vì cotto” viene bollito per quasi una giornata intera in marmitte di rame e poi viene messo dentro delle botti di legno che contengono il vino degli anni precedenti. Le botti sono rimboccate dunque con il vino nuovo ma dentro hanno un fondo fatto dai vini delle passate stagioni. Così il vino nuovo si mescola al vecchio (madre?). Alcune botti hanno anche cent’anni e se per sbaglio o ingordigia venissero svuotate completamente il loro valore si perderebbe. Durante la festa si potrà vedere come funziona la preparazione del vino cotto.)

 

Per sbocconcellare si potrà poi passare a  “li caciù co’ la fava”, una sorta di frappa piegata in due con dentro una pasta di fava e ad altre prelibatezze preparate per l’occasione spolverando la cucina di una volta come “lò pà pé na settimana”, pane cotto nel forno a legna che una volta fatto doveva durare una settimana. C’è la “fila tonna” (tonda), “sbilonga” (grande), “ciuca” (piccola). Oltre alla “pizza de’ nonna roscia e bianca a pézzi”.

 

L’ideale è arrivare alla festa un po’ prima del tramonto. Dopo essersi lasciati cullare da immagini insolite ed aver girovagato per il paese vecchio è il momento di concedersi una pausa culinaria.

Per cenare c’è “Lo magnà dé ‘naota” servito sulla “caminata della vella vista” dove si potrà assaggiare la “coratella d’agnéllu co’ l’oe”, i “vincisgrassi dé ‘naota”, i “tagliulì co’ la papera”, il “frecandò” di verdure, le prelibate “patate tonne (tonde) fritte”, i “pummidoro”.

 

“Lu voccò” al “campu de la merennetta”. Questo è un pasto più frugale e la particolarità è che si mangia per terra sulle tovaglie, dove la vergara porterà il cesto con le vivande: “’do fette de pà co lo salato”: “co le saccicce sotto strutto”, quelle come si facevano in quegli anni. Lo strutto era il frigorifero di una volta e le salsicce sotto strutto sono state riscoperte per l’occasione. Imperdibili. Ma il pane si potrà accompagnare anche “co lu ciausculu”, “co la lonza”, “co lu prisuttu”, l’insalata di campo, e poi certo il “vì cotto” e il “ciambellottu”.

 

La cena di sabato sera (solo su prenotazione a differenza della domenica) è dedicata al cuoco originario di Montappone Cesare Tirabasso Chef di cucina – Igienista (1888 – 1968). Pubblicò vari ricettari e notizie nutrizionali e dietetiche. Allestì pranzi per Giovanni Leone, Norberto Bobbio, Umberto di Savoia, molti ministri ed altre personalità passate in varie città marchigiane.

La cena verrà servita su  ciotole e bicchieri (che gli ospiti potranno poi portarsi a casa) di terra cotta come nella antica tradizione contadina. Il menù ripropone ricette della tradizione grastronomica marchigiana rielaborate dal tirabasso nel 1927. Dopo la cena ci sarà lo spettacolo della “Compagina Dei Folli“, teatro di piazza su trampoli con spettacolari giochi di fuoco e musica, nella piazzetta del borgo antico..