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Baratuciàt

Finalmente un vino bianco autoctono per la valle di Susa

Da circa quattro-cinque anni è stato “riscoperto” in pochi vigneti della bassa valle di Susa un interessante vitigno bianco, chiamato Baratuciat.

Si tratta di una varietà particolare, sia per il nome locale, decisamente curioso (lo si chiama anche Bertacuciàt), che per la zona di coltivazione, esclusivamente circoscritta ai comuni di Almese, Villardora, Rubiana, Rosta e Buttigliera, nella bassa valle di Susa e allo sbocco di quest’ultima nella pianura.

Il Baratuciat non è citato nei documenti storico-ampelografici relativi alla valle di Susa, ma i viticoltori locali ne ricordano ceppi assai vecchi prima dell’avvento della fillossera e ne hanno proseguito la coltivazione, oggi limitata agli orti famigliari.

L’uva di Baratuciat, che si conservava bene in fruttaio, era l’uva da mensa dell’autunno-inverno; talvolta se ne otteneva un gradevole passito. Le piante di Baratuciat sono vigorose e produttive, fertili anche a livello delle gemme basali; l’uva matura in media epoca, contemporaneamente all’Arneis, ma, a differenza di quest’ultimo, mantiene una vivace acidità. Anche per via della buccia spessa, è molto resistente alla muffa ed al marciume e a maturità presenta un sapore caratteristico.

In Valle di Susa la produzione enologia trae vantaggio da un cospicuo numero di vitigni a bacca rossa, che offrono al mercato prodotti che incontrano il gradimento dei consumatori.

Storicamente la valle era molto rinomata per i vini rossi che produceva ed esportava, ma non esiste traccia di una tradizione di vini bianchi. Dal punto di vista ambientale tuttavia non ci sono impedimenti alla diffusione di vitigni a bacca bianca, anzi è risaputo che in territori pedemontani le correnti fredde notturne favoriscono l’espressione e l’intensità dei profumi varietali.

Le aziende vitivinicole locali hanno la necessità di produrre un numero adeguato di tipologie di vini per offrire ai consumatori una gamma di prodotti diversificata e competitiva, per questo spesso nella produzione di vini da tavola bianchi delle cantine valsusine vengono utilizzati vitigni internazionali che danno garanzie produttive ma che soffrono la concorrenza di altre realtà viticole più affermate. Da qui è nata l’esigenza di individuare nel patrimonio ampelografico locale una varietà di vite autoctona a bacca bianca che si adattasse alle moderne tecniche di coltivazione e che raggiungesse nell’ambiente vallivo un’adeguata maturazione dimostrando buone potenzialità enologiche.

Perciò la Comunità Montana Bassa Valle di Susa e Val Cenischia ha creduto sin dall’inizio nel Baratuciat, finanziando un progetto di tre anni in cui sono stati raccolti i dati ampelografici e viticoli ed è stato possibile effettuare la vinificazione delle uve per valutare chimicamente ed organoletticamente i vini prodotti.

Il vino prodotto risulta di ottima qualità, dal colore giallo paglierino scarico, con buona acidità e freschezza, di buona struttura, ma l’elemento di maggiore interesse è sicuramente il profumo caratterizzato in modo netto da note di mela verde molto piacevoli, riscontrabili anche all’aroma, che ha ben impressionato gli assaggiatori ufficiali.

Attualmente in progetto c’è l’iscrizione del Baratuciat al Catalogo Nazionale delle Varietà ed inserimento nell’Elenco delle varietà di uve ad vino classificate come idonee alla coltivazione, che si dovrebbe concretizzare per fine anno 2006.

Mai come in questo momento il mercato del vino è alla ricerca di produzioni originali ineccepibili qualitativamente e diversificate per tipologia di prodotto e di vitigno impiegato ed in questo il Baratuciat è già ben più di una speranza.